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	Commenti a: STORIA DI MANUELA	</title>
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	<description>di Loredana Lipperini</description>
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		Di: k.		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/storia-di-manuela/comment-page-2/#comment-125395</link>

		<dc:creator><![CDATA[k.]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 09 Jan 2012 20:32:08 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[@paoloNon mi stupisce per niente che qualcunaltro pensi che è giusto fare l&#039;amore solo quando si vuole bene.
dici giustamente che non lo si può imporre.  e per fortuna aggiungo  nemmeno  lo si può vietare . purtroppo però  si possono imporre, o perlomeno proporre insistentemente modelli di comportamento perversi, in cui il sesso è banalizzato a piacere effimero individuale e quindi merce di scambio.
Questi comportamenti fino ad adesso principalmente comprovati dagli abusi dei forti sui deboli, ( in genere uomini ricchi su ragazze o ragazzi poveri) e dei magnaccia in genere trovano uoggigiuorno un  valente alleato nelle varie multinazionali della medicina e biotecnologia, al loro potere sui media, che spinge per  questa perdita di autonomia riproduttiva e contraccettiva  di donne e uomini a vantaggio dei loro interessi e brevetti.  A riguardo in queste pagine è stata illuminante la &quot;testimonianza di Silvana.&quot;
Poni poi giustamente il la questione sui sistemi esterni: nessun uomo è mai stato  completamente autonomo, c’è però una grossa differenza tra l’appartenere a una comunità o all’essere schiavi di un sistema. Cosa ne dobbiamo concludere.? che è una questione cruciale che ci interroga in  questi tempi , pensa all’acqua o all’energia. Ed è  comunque una questione in cui da sempre abbiamo cercato un equilibrio.
Però è una cosa grossa mi rendo conto  che uno come me si può mettere a pontificare  così, dopo cena. Ti rimando ai bei libri di Ivan Illich, ( soprattutto nemesi medica) da prendere con le molle.
ciao,k.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@paoloNon mi stupisce per niente che qualcunaltro pensi che è giusto fare l&#8217;amore solo quando si vuole bene.<br />
dici giustamente che non lo si può imporre.  e per fortuna aggiungo  nemmeno  lo si può vietare . purtroppo però  si possono imporre, o perlomeno proporre insistentemente modelli di comportamento perversi, in cui il sesso è banalizzato a piacere effimero individuale e quindi merce di scambio.<br />
Questi comportamenti fino ad adesso principalmente comprovati dagli abusi dei forti sui deboli, ( in genere uomini ricchi su ragazze o ragazzi poveri) e dei magnaccia in genere trovano uoggigiuorno un  valente alleato nelle varie multinazionali della medicina e biotecnologia, al loro potere sui media, che spinge per  questa perdita di autonomia riproduttiva e contraccettiva  di donne e uomini a vantaggio dei loro interessi e brevetti.  A riguardo in queste pagine è stata illuminante la &#8220;testimonianza di Silvana.&#8221;<br />
Poni poi giustamente il la questione sui sistemi esterni: nessun uomo è mai stato  completamente autonomo, c’è però una grossa differenza tra l’appartenere a una comunità o all’essere schiavi di un sistema. Cosa ne dobbiamo concludere.? che è una questione cruciale che ci interroga in  questi tempi , pensa all’acqua o all’energia. Ed è  comunque una questione in cui da sempre abbiamo cercato un equilibrio.<br />
Però è una cosa grossa mi rendo conto  che uno come me si può mettere a pontificare  così, dopo cena. Ti rimando ai bei libri di Ivan Illich, ( soprattutto nemesi medica) da prendere con le molle.<br />
ciao,k.</p>
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		Di: Anonimo		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/storia-di-manuela/comment-page-2/#comment-125394</link>

		<dc:creator><![CDATA[Anonimo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 09 Jan 2012 12:27:15 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Grazie Loredana, per le storie che &quot;metti in rete&quot;. Stai facendo un lavoro importantissimo, di cui ti sono grata.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Grazie Loredana, per le storie che &#8220;metti in rete&#8221;. Stai facendo un lavoro importantissimo, di cui ti sono grata.</p>
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			</item>
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		<title>
		Di: Paolo1984		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/storia-di-manuela/comment-page-2/#comment-125393</link>

		<dc:creator><![CDATA[Paolo1984]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 08 Jan 2012 23:21:19 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[e inoltre, caro k, sarò il solito romantico ma penso che anche una persona con cui all&#039;inizio fai &quot;solo sesso&quot; può diventare la persona con cui condividere un futuro, una relazione che all&#039;inizio si basa solo sul sesso può (anche qua dico &quot;può&quot;) diventare una storia d&#039;amore. Chiedo scusa per l&#039;OT.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>e inoltre, caro k, sarò il solito romantico ma penso che anche una persona con cui all&#8217;inizio fai &#8220;solo sesso&#8221; può diventare la persona con cui condividere un futuro, una relazione che all&#8217;inizio si basa solo sul sesso può (anche qua dico &#8220;può&#8221;) diventare una storia d&#8217;amore. Chiedo scusa per l&#8217;OT.</p>
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		<title>
		Di: Paolo1984		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/storia-di-manuela/comment-page-2/#comment-125392</link>

		<dc:creator><![CDATA[Paolo1984]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 08 Jan 2012 22:50:17 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[K, ti stupirà ma io sono d&#039;accordo con te quando dici di decidere di fare l amore con una persona perché gli si vuole bene, cioè siamo disponibili a condividere un destino, però non si può imporre. penso che sia bellissimo farlo con la persona amata con cui magari si sogna un futuro, non ho ancora avuto esperienze ma dubito che riuscirei a separare l&#039;atto sessuale dal coinvolgimento emotivo, non potrei non voler bene a chi fa l&#039;amore con me..altri e altre riescono a scindere i due aspetti e io non li giudico. Questo però non ha a che fare con l&#039;accesso legale all&#039;aborto e alla contraccezione. Come è stato detto più volte pure una coppia innamorata e magari sposata in chiesa può (non dico &quot;deve&quot; dico &quot;può&quot;) ricorrere ad anticoncezionali, non servono solo per evitare agli adolescenti con gli ormoni a mille di &quot;mettersi nei guai&quot; e possono essere usati o non usati da coppie stabili o da amanti occasionali. l&#039;accesso alla contraccezione ed all&#039;ivg va garantito a chiunque perchè chiunque non viva in perpetua castità potrebbe averne bisogno: le persone &quot;morigerate&quot; come quelle &quot;sessualmente disinvolte&quot;, chi ha una relazione stabile come chi &quot;vola di fiore in fiore&quot;, i coniugi fedeli come gli adulteri...le probabilità possono essere minori o maggiori ma non si può escludere in assoluto.
La questione è questa: c&#039;è una legge che viene di fatto sabotata dall&#039;interno utilizzando l&#039;obiezione di coscienza come leva, obiezione che del tutto illegalmente si allarga anche alla contraccezione d&#039;emergenza, questo è il tema,e non altro. il punto è lasciare la gente libera di decidere, e il discorso di k sui &quot;sistemi esterni&quot; vale per un sacco di cose, quasi tutte in verità: anche quando mangio o leggo un libro dipendo da strutture esterne (supermercati, industria agro-alimentare, librerie, editoria, biblioteche con relativo personale ecc..)..quindi che ne dovrei concludere?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>K, ti stupirà ma io sono d&#8217;accordo con te quando dici di decidere di fare l amore con una persona perché gli si vuole bene, cioè siamo disponibili a condividere un destino, però non si può imporre. penso che sia bellissimo farlo con la persona amata con cui magari si sogna un futuro, non ho ancora avuto esperienze ma dubito che riuscirei a separare l&#8217;atto sessuale dal coinvolgimento emotivo, non potrei non voler bene a chi fa l&#8217;amore con me..altri e altre riescono a scindere i due aspetti e io non li giudico. Questo però non ha a che fare con l&#8217;accesso legale all&#8217;aborto e alla contraccezione. Come è stato detto più volte pure una coppia innamorata e magari sposata in chiesa può (non dico &#8220;deve&#8221; dico &#8220;può&#8221;) ricorrere ad anticoncezionali, non servono solo per evitare agli adolescenti con gli ormoni a mille di &#8220;mettersi nei guai&#8221; e possono essere usati o non usati da coppie stabili o da amanti occasionali. l&#8217;accesso alla contraccezione ed all&#8217;ivg va garantito a chiunque perchè chiunque non viva in perpetua castità potrebbe averne bisogno: le persone &#8220;morigerate&#8221; come quelle &#8220;sessualmente disinvolte&#8221;, chi ha una relazione stabile come chi &#8220;vola di fiore in fiore&#8221;, i coniugi fedeli come gli adulteri&#8230;le probabilità possono essere minori o maggiori ma non si può escludere in assoluto.<br />
La questione è questa: c&#8217;è una legge che viene di fatto sabotata dall&#8217;interno utilizzando l&#8217;obiezione di coscienza come leva, obiezione che del tutto illegalmente si allarga anche alla contraccezione d&#8217;emergenza, questo è il tema,e non altro. il punto è lasciare la gente libera di decidere, e il discorso di k sui &#8220;sistemi esterni&#8221; vale per un sacco di cose, quasi tutte in verità: anche quando mangio o leggo un libro dipendo da strutture esterne (supermercati, industria agro-alimentare, librerie, editoria, biblioteche con relativo personale ecc..)..quindi che ne dovrei concludere?</p>
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		<title>
		Di: k.		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/storia-di-manuela/comment-page-2/#comment-125391</link>

		<dc:creator><![CDATA[k.]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 08 Jan 2012 21:17:04 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[“l’aborto non è nient’altro che una concessione del patriarcato alle donne che, in quanto tale, come qualsiasi altra concessione, può essere revocata in qualsiasi momento”
Mi sembra una frase importante questa della Lonzi  riportata da Antonella. Si può discutere  sul fatto che questa  concessione provenga   o meno dal patriarcato, o invece  dalla chiesa cattolica o chi per loro , ma è vera.  di fatto ogni  donna non può abortire da sola, ma necessita di un sistema  esterno che per prima cosa   avvalli la sua decisione e che comunque  fornisca mezzi e personale atti ad metterla in atto.
Mi pare che questo sia già  in contrasto con una vera autodeterminazione della donna e degli individui in genere. Per il sistema contraccettivo è guasi lo stesso; le industrie farmaceutiche forniscono sistemi  chimici sempre più sofisticati,  il cui scopo sembra  quello di eliminare ogni forma di autocontrollo, ( potremmo dire forse autodeterminazione) ancora necessario con i cosiddetti metodi naturali.  Sarebbe  da discutere la ricaduta morale di questa perdita di autocontrollo, in termini di comportamento soprattutto maschile... Più che altro ora, mi interessava far notare come i presunti “diritti “, concessi sempre dall’alto del  sistema  ,  nascondano sempre  un tarlo che rode l’autodeterminazione dell’individuo. C’è un post più sotto, dal titolo piuttosto infelice “Diritto all’ingenuità”,  ( è solo un titolo d’accordo) ma si arriva a presupporre che anche  l’ingenuità di un  ragazzino  dipenda da questo sistema burocratico sanitario.
Ritengo dunque che la vera autodeterminazione possibile sia quella che viene prima,  prima dell’aborto dei preservativi e delle pasticche,  in cui si decide di fare l amore con una persona perché gli si vuole bene, cioè siamo disponibili a condividere un destino.
ciao,k.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>“l’aborto non è nient’altro che una concessione del patriarcato alle donne che, in quanto tale, come qualsiasi altra concessione, può essere revocata in qualsiasi momento”<br />
Mi sembra una frase importante questa della Lonzi  riportata da Antonella. Si può discutere  sul fatto che questa  concessione provenga   o meno dal patriarcato, o invece  dalla chiesa cattolica o chi per loro , ma è vera.  di fatto ogni  donna non può abortire da sola, ma necessita di un sistema  esterno che per prima cosa   avvalli la sua decisione e che comunque  fornisca mezzi e personale atti ad metterla in atto.<br />
Mi pare che questo sia già  in contrasto con una vera autodeterminazione della donna e degli individui in genere. Per il sistema contraccettivo è guasi lo stesso; le industrie farmaceutiche forniscono sistemi  chimici sempre più sofisticati,  il cui scopo sembra  quello di eliminare ogni forma di autocontrollo, ( potremmo dire forse autodeterminazione) ancora necessario con i cosiddetti metodi naturali.  Sarebbe  da discutere la ricaduta morale di questa perdita di autocontrollo, in termini di comportamento soprattutto maschile&#8230; Più che altro ora, mi interessava far notare come i presunti “diritti “, concessi sempre dall’alto del  sistema  ,  nascondano sempre  un tarlo che rode l’autodeterminazione dell’individuo. C’è un post più sotto, dal titolo piuttosto infelice “Diritto all’ingenuità”,  ( è solo un titolo d’accordo) ma si arriva a presupporre che anche  l’ingenuità di un  ragazzino  dipenda da questo sistema burocratico sanitario.<br />
Ritengo dunque che la vera autodeterminazione possibile sia quella che viene prima,  prima dell’aborto dei preservativi e delle pasticche,  in cui si decide di fare l amore con una persona perché gli si vuole bene, cioè siamo disponibili a condividere un destino.<br />
ciao,k.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>
		Di: antonellaf		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/storia-di-manuela/comment-page-1/#comment-125390</link>

		<dc:creator><![CDATA[antonellaf]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 08 Jan 2012 19:40:13 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[D&#039;accordo con paola m. E aggiungo anche che la questione non è periferica perchè riguarda, in ultima analisi, il controllo sul potere riproduttivo della specie che non si vuole lasciare in mano alle donne.Da qui deriva l&#039;attacco all&#039;autodeterminazione, perchè l&#039;autodeterminazione limita il controllo esercitato da stato e chiesa. In quest&#039;ottica, il clerico-fondamentalismo a mio avviso fornisce l&#039; armamentario ideologico su cui esercitare tale controllo, visto che da secoli è avvezzo a colonizzare territori altri da sé.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>D&#8217;accordo con paola m. E aggiungo anche che la questione non è periferica perchè riguarda, in ultima analisi, il controllo sul potere riproduttivo della specie che non si vuole lasciare in mano alle donne.Da qui deriva l&#8217;attacco all&#8217;autodeterminazione, perchè l&#8217;autodeterminazione limita il controllo esercitato da stato e chiesa. In quest&#8217;ottica, il clerico-fondamentalismo a mio avviso fornisce l&#8217; armamentario ideologico su cui esercitare tale controllo, visto che da secoli è avvezzo a colonizzare territori altri da sé.</p>
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		<title>
		Di: paola m		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/storia-di-manuela/comment-page-1/#comment-125389</link>

		<dc:creator><![CDATA[paola m]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 08 Jan 2012 19:20:23 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Scusate gli errori di battitura, e aggiungo: come tutte/i sappiamo, dello stessa operazione contro l&#039;autodeterminazione delle donne fa parte la scelta pubblica di non svolgere informazione sui metodi anticoncezionali, ovvero su ciò che potrebbe evitare l&#039;aborto: dimostrazione, se ce ne fosse bisogno, che ai clerico-fondamentalisti, e a coloro che di tale copertura ideologica si giovano,  non interessa la tutela della vita di chi non è ancora nato/a, bensì il controllo dei corpi delle donne.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Scusate gli errori di battitura, e aggiungo: come tutte/i sappiamo, dello stessa operazione contro l&#8217;autodeterminazione delle donne fa parte la scelta pubblica di non svolgere informazione sui metodi anticoncezionali, ovvero su ciò che potrebbe evitare l&#8217;aborto: dimostrazione, se ce ne fosse bisogno, che ai clerico-fondamentalisti, e a coloro che di tale copertura ideologica si giovano,  non interessa la tutela della vita di chi non è ancora nato/a, bensì il controllo dei corpi delle donne.</p>
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		<title>
		Di: paola m		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/storia-di-manuela/comment-page-1/#comment-125388</link>

		<dc:creator><![CDATA[paola m]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 08 Jan 2012 18:44:36 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[&quot;Dividerci sugli approcci non serve a niente&quot;, la frase di Ileana la condivido totalmente e quindi la metto in epigrafe, dunque, qualche riflessione e domanda: perché Lonzi nella prima metà degli anni &#039;70 poteva dire quella cosa sul&#039;aborto come concessione del patriarcato etc.? Perché, mi sembra, ci sono due modi di intenderne il diritto a: uno è quello che parte dal riconoscimento all&#039;autodeterminazione delle donne su ciò che riguarda il loro corpo, insomma la prospettiva che parte dal riconoscimento della titolarità del corpo. L&#039;altro, storicamente vissuto, è quello che mette in atto l&#039;aborto come un espediente della società maschile per gestire in un modo o nell&#039;altro i corpi delle donne ed i problemi che potrebbero creare. Mi sembra chiaro che in una società in cui si affacciava la consapevolezza del diritto all&#039;autodeterminazione da parte delle donne, come quella dell&#039;epoca Lonzi, sarebbe prevalsa la prima delle modalità in cui intendere l&#039;aborto. Non è un caso che, quando ero piccina e si faceva propaganda per il referendum, non c&#039;era donna consapevole che non asserisse essere l&#039;aborto una &quot;extrema ratio&quot;, da adottare dove avesse fallito, o fosse mancato, tutto ciò che permette di non arrivare all&#039;aborto: un insieme di consapevolezze, cognizioni, attitudini, che avrebbe messo donne e uomini nelle condizioni di non arrivarci proprio, all&#039;aborto. Epperò, quello che contava, comunque, era il riconoscimento del diritto all&#039;autodeterminazione: questo significava &quot;l&#039;utero è mio&quot;. Oggi, è proprio questo diritto all&#039;autodeterminazione che è sotto attacco, è il diritto alla titolarità del corpo da parte di ciascuna donna che dà fastidio, e che si vuole cancellare. Che sia il risultato di un&#039;operazione clerico-fondamentalista giocata sui tempi lunghi, come dice Serbilla, non so, certo che è chiara quale sia la fonte ideologica da cui parte l&#039;attacco. Dico la fonte ideologica nel senso dell&#039;agenzia ideologica che fornisce la copertura teorica, filosofica, religiosa, all&#039;operazione, perché non sono sicura che esa esaurisca anche la totalità degli interessati al buon esito dell&#039;operazione. E quiindi non è un caso che l&#039;attacco alla titolarità dei corpi si estende pure alla parte finale della vita, per cui se lasciassimo fare al clerico-fondamentalismo, nessuna/o dovrebbe essere più padrona/e della propria morte, e si capisce la causa dell&#039;accanimento al cd. &quot;fine vita&quot;: perché una volta stabilito il principio che &quot;il corpo è mio&quot;, ne discenderebbe, per le donne, che &quot;l&#039;utero è mio&quot;. Lo stesso dicasi per le follie legislative e gli abominii concettuali che abbiamo visto prodotti in materia di riproduzione assistita. Che cosa dedurne? Che questi temi non sono affatto periferici, sono temi fondamentali, e sono fondamentali sia nella cultura che in quella elaborazione culturale che è il diritto. A proposito, ricordo che nella nostra civiltà giuridica esistono ancora l&#039;atto di nascita e l&#039;atto di morte, e che l&#039;atto di nascita corrisponde al momento in cui siamo uscite/i dal corpo delle nostre madri. Il che non ha nulla a che vedere con le tante e diverse angosce delle donne che hanno abortito, e con il rapporto che, per fortuna, esiste tra la madre ed il feto, ma è pur sempre un principio teorico che tutte/i condividiamo, teniamone conto, no?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Dividerci sugli approcci non serve a niente&#8221;, la frase di Ileana la condivido totalmente e quindi la metto in epigrafe, dunque, qualche riflessione e domanda: perché Lonzi nella prima metà degli anni &#8217;70 poteva dire quella cosa sul&#8217;aborto come concessione del patriarcato etc.? Perché, mi sembra, ci sono due modi di intenderne il diritto a: uno è quello che parte dal riconoscimento all&#8217;autodeterminazione delle donne su ciò che riguarda il loro corpo, insomma la prospettiva che parte dal riconoscimento della titolarità del corpo. L&#8217;altro, storicamente vissuto, è quello che mette in atto l&#8217;aborto come un espediente della società maschile per gestire in un modo o nell&#8217;altro i corpi delle donne ed i problemi che potrebbero creare. Mi sembra chiaro che in una società in cui si affacciava la consapevolezza del diritto all&#8217;autodeterminazione da parte delle donne, come quella dell&#8217;epoca Lonzi, sarebbe prevalsa la prima delle modalità in cui intendere l&#8217;aborto. Non è un caso che, quando ero piccina e si faceva propaganda per il referendum, non c&#8217;era donna consapevole che non asserisse essere l&#8217;aborto una &#8220;extrema ratio&#8221;, da adottare dove avesse fallito, o fosse mancato, tutto ciò che permette di non arrivare all&#8217;aborto: un insieme di consapevolezze, cognizioni, attitudini, che avrebbe messo donne e uomini nelle condizioni di non arrivarci proprio, all&#8217;aborto. Epperò, quello che contava, comunque, era il riconoscimento del diritto all&#8217;autodeterminazione: questo significava &#8220;l&#8217;utero è mio&#8221;. Oggi, è proprio questo diritto all&#8217;autodeterminazione che è sotto attacco, è il diritto alla titolarità del corpo da parte di ciascuna donna che dà fastidio, e che si vuole cancellare. Che sia il risultato di un&#8217;operazione clerico-fondamentalista giocata sui tempi lunghi, come dice Serbilla, non so, certo che è chiara quale sia la fonte ideologica da cui parte l&#8217;attacco. Dico la fonte ideologica nel senso dell&#8217;agenzia ideologica che fornisce la copertura teorica, filosofica, religiosa, all&#8217;operazione, perché non sono sicura che esa esaurisca anche la totalità degli interessati al buon esito dell&#8217;operazione. E quiindi non è un caso che l&#8217;attacco alla titolarità dei corpi si estende pure alla parte finale della vita, per cui se lasciassimo fare al clerico-fondamentalismo, nessuna/o dovrebbe essere più padrona/e della propria morte, e si capisce la causa dell&#8217;accanimento al cd. &#8220;fine vita&#8221;: perché una volta stabilito il principio che &#8220;il corpo è mio&#8221;, ne discenderebbe, per le donne, che &#8220;l&#8217;utero è mio&#8221;. Lo stesso dicasi per le follie legislative e gli abominii concettuali che abbiamo visto prodotti in materia di riproduzione assistita. Che cosa dedurne? Che questi temi non sono affatto periferici, sono temi fondamentali, e sono fondamentali sia nella cultura che in quella elaborazione culturale che è il diritto. A proposito, ricordo che nella nostra civiltà giuridica esistono ancora l&#8217;atto di nascita e l&#8217;atto di morte, e che l&#8217;atto di nascita corrisponde al momento in cui siamo uscite/i dal corpo delle nostre madri. Il che non ha nulla a che vedere con le tante e diverse angosce delle donne che hanno abortito, e con il rapporto che, per fortuna, esiste tra la madre ed il feto, ma è pur sempre un principio teorico che tutte/i condividiamo, teniamone conto, no?</p>
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		<title>
		Di: antonellaf		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/storia-di-manuela/comment-page-1/#comment-125387</link>

		<dc:creator><![CDATA[antonellaf]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 08 Jan 2012 14:27:27 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Quello che ho apprezzato molto della testimonianza di Emanuela è la sua capacità di contestualizzare la propria esperienza e di istituire  un confronto tra la società italiana del 95 e quella odierna, un&#039;Italia che, lei come me, stenta a riconoscere. Io la ringrazio molto per questo stimolo a collegare la propria esperienza al contesto sociale, a collegare dunque il personale al politico. Secondo me è questo stimolo che dovremmo raccogliere e su questo collegamento dovremmo riflettere e lavorare per far sì che le conquiste di battaglie combattute in passato non vadano cancellate da una vuota retorica pro-vita che si tiene in piedi solo su vani e vacui presupposti ideologici di chiara matrice reazionaria.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Quello che ho apprezzato molto della testimonianza di Emanuela è la sua capacità di contestualizzare la propria esperienza e di istituire  un confronto tra la società italiana del 95 e quella odierna, un&#8217;Italia che, lei come me, stenta a riconoscere. Io la ringrazio molto per questo stimolo a collegare la propria esperienza al contesto sociale, a collegare dunque il personale al politico. Secondo me è questo stimolo che dovremmo raccogliere e su questo collegamento dovremmo riflettere e lavorare per far sì che le conquiste di battaglie combattute in passato non vadano cancellate da una vuota retorica pro-vita che si tiene in piedi solo su vani e vacui presupposti ideologici di chiara matrice reazionaria.</p>
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		<item>
		<title>
		Di: antonellaf		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/storia-di-manuela/comment-page-1/#comment-125386</link>

		<dc:creator><![CDATA[antonellaf]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 08 Jan 2012 13:41:32 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Barbara, però il pensiero della differenza l&#039;hai tirato fuori tu. Io ho semplicemente citato una, e dico una sola, constatazione della Lonzi, che tra le altre cose è, anche se di poco, precedente al pensiero della differenza, considerato che Speculum della Irigaray è del 1974 (1975 ed. italiana) e io mi sono rifatta a scritti del 71. Il pensiero della differenza non convince nemmeno me, con il suo fideismo nella natura buona ed eccelsa della donna e non mi convince nemmeno con la sua dicotomia uomo/donna, eteronormante, che non contempla queer, bisex, gay e trans. Ma non era di questo che volevo parlare e non pensavo che citare Carla Lonzi potesse ricondurre al pensiero della differenza che, è vero, si avvita su stesso e ha perso il contatto con la realtà. Non volevo fare questa lunga digressione proprio per non distogliere l&#039;attenzione sui vissuti. Però le scelte su cui si costruisce un vissuto si operano con maggiore consapevolezza quando si hanno anche (non solo, ma anche) gli strumenti per decifrare la realtà che ci circonda, all&#039;interno della quale ritagliare lo spazio vitale per la nostra. Altrimenti continuiamo a rimanere dentro un recinto di luoghi comuni e di valori (o presunti tali) di cui si è persa memoria storica e, dentro a questo recinto, continuiamo a prestare il fianco a provocazioni, assalti, restaurazioni varie ed eventuali e a chiederci sbigottite il perchè di ciò che ci accade.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Barbara, però il pensiero della differenza l&#8217;hai tirato fuori tu. Io ho semplicemente citato una, e dico una sola, constatazione della Lonzi, che tra le altre cose è, anche se di poco, precedente al pensiero della differenza, considerato che Speculum della Irigaray è del 1974 (1975 ed. italiana) e io mi sono rifatta a scritti del 71. Il pensiero della differenza non convince nemmeno me, con il suo fideismo nella natura buona ed eccelsa della donna e non mi convince nemmeno con la sua dicotomia uomo/donna, eteronormante, che non contempla queer, bisex, gay e trans. Ma non era di questo che volevo parlare e non pensavo che citare Carla Lonzi potesse ricondurre al pensiero della differenza che, è vero, si avvita su stesso e ha perso il contatto con la realtà. Non volevo fare questa lunga digressione proprio per non distogliere l&#8217;attenzione sui vissuti. Però le scelte su cui si costruisce un vissuto si operano con maggiore consapevolezza quando si hanno anche (non solo, ma anche) gli strumenti per decifrare la realtà che ci circonda, all&#8217;interno della quale ritagliare lo spazio vitale per la nostra. Altrimenti continuiamo a rimanere dentro un recinto di luoghi comuni e di valori (o presunti tali) di cui si è persa memoria storica e, dentro a questo recinto, continuiamo a prestare il fianco a provocazioni, assalti, restaurazioni varie ed eventuali e a chiederci sbigottite il perchè di ciò che ci accade.</p>
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