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	Commenti a: SUL LAGO GHIACCIATO: A PROPOSITO DI IGNAZIO MARINO, MA NON SOLO. DECISAMENTE NON SOLO	</title>
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	<description>di Loredana Lipperini</description>
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		Di: Ferdinand Keller		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Ferdinand Keller]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 09 Oct 2015 17:34:11 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[La giornalista Alexandra Borchardt scrive sulla Süddeutsche Zeitung di ieri a proposito dell&#039;intervento di Lance Bennett al convegno IPSA (International Political Science Association) su &quot;Communication, Democracy and Digital Technology&quot;: (...) Qui sta la sfida per la democrazia: c&#039;e bisogno di un collegamento tra il nuovo modo di auto-organizzarsi e le istituzioni tradizionali. (...) L&#039;età dell&#039;Informazione si sta trasformando tramite le possibilità dell auto-rappresentazione in rete nell&#039;età  del Marketing. E c&#039;è una logica dietro. Più le organizzazioni di massa perdono la loro attrattiva, più il singolo si deve sforzare per farsi notare, altrettanto se lo vuole per la sua organizzazione. Professionisti e dilettanti hanno malgrado i collegamenti in rete difficoltà ad incontrarsi. Il dialogo su Twitter, per esempio, si svolge soprattutto tra le elites, per esempio tra politici e giornalisti. Un&#039;indagine del istituto Humboldt per Internet e Società produsse un risultato simile persino per la politica su livello comunale: politici su livello comunale quindi non apprezzano che i cittadini dei villaggi intervengano nei dibattiti sul budget con il loro know-how e i loro bisogni. I cittadini, tuttavia, smettono nel momento in cui si accorgono che il loro impegno non produce risultati. (...) Per il bene di una democrazia viva si tratta di congiungere questi due mondi paralleli. Da una parte le istituzioni devono apprezzare la forza e la ricchezza di idee dei cittadini impegnati e utilizzare le loro capacità, prendere sul serio i loro bisogni; dall&#039;altra parte i cittadini devono imparare nuovamente ad apprezzare le istituzioni: i loro standards qualitativi, il loro know-how, il loro impegno continuo e la loro disponibilità di assumersi la responsabilità e nel caso di metterci la faccia - cose che i movimenti dei cittadini con la loro mutabilità non possono offrire. Dove istituzioni e cittadini si connettono, possono migliorare i risultati della politica e si può rinforzare la democrazia. Dove non lo fanno, si rischia di creare un vuoto di potere - e questo è pericoloso. La Primavera Araba fallita è un esempio per ciò che può succedere quando movimenti forti s&#039;imbattono in istituzioni deboli o inesistenti. &quot;Se non risolviamo il problema della Democrazia, non potremo risolvere neanche tutti gli altri problemi&quot; dice Bennett.                                                                         L&#039;articolo è molto più lungo. Ho scelto arbitrariamente dei brani. Spero che la traduzione risulti comprensibile.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La giornalista Alexandra Borchardt scrive sulla Süddeutsche Zeitung di ieri a proposito dell&#8217;intervento di Lance Bennett al convegno IPSA (International Political Science Association) su &#8220;Communication, Democracy and Digital Technology&#8221;: (&#8230;) Qui sta la sfida per la democrazia: c&#8217;e bisogno di un collegamento tra il nuovo modo di auto-organizzarsi e le istituzioni tradizionali. (&#8230;) L&#8217;età dell&#8217;Informazione si sta trasformando tramite le possibilità dell auto-rappresentazione in rete nell&#8217;età  del Marketing. E c&#8217;è una logica dietro. Più le organizzazioni di massa perdono la loro attrattiva, più il singolo si deve sforzare per farsi notare, altrettanto se lo vuole per la sua organizzazione. Professionisti e dilettanti hanno malgrado i collegamenti in rete difficoltà ad incontrarsi. Il dialogo su Twitter, per esempio, si svolge soprattutto tra le elites, per esempio tra politici e giornalisti. Un&#8217;indagine del istituto Humboldt per Internet e Società produsse un risultato simile persino per la politica su livello comunale: politici su livello comunale quindi non apprezzano che i cittadini dei villaggi intervengano nei dibattiti sul budget con il loro know-how e i loro bisogni. I cittadini, tuttavia, smettono nel momento in cui si accorgono che il loro impegno non produce risultati. (&#8230;) Per il bene di una democrazia viva si tratta di congiungere questi due mondi paralleli. Da una parte le istituzioni devono apprezzare la forza e la ricchezza di idee dei cittadini impegnati e utilizzare le loro capacità, prendere sul serio i loro bisogni; dall&#8217;altra parte i cittadini devono imparare nuovamente ad apprezzare le istituzioni: i loro standards qualitativi, il loro know-how, il loro impegno continuo e la loro disponibilità di assumersi la responsabilità e nel caso di metterci la faccia &#8211; cose che i movimenti dei cittadini con la loro mutabilità non possono offrire. Dove istituzioni e cittadini si connettono, possono migliorare i risultati della politica e si può rinforzare la democrazia. Dove non lo fanno, si rischia di creare un vuoto di potere &#8211; e questo è pericoloso. La Primavera Araba fallita è un esempio per ciò che può succedere quando movimenti forti s&#8217;imbattono in istituzioni deboli o inesistenti. &#8220;Se non risolviamo il problema della Democrazia, non potremo risolvere neanche tutti gli altri problemi&#8221; dice Bennett.                                                                         L&#8217;articolo è molto più lungo. Ho scelto arbitrariamente dei brani. Spero che la traduzione risulti comprensibile.</p>
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		Di: diamonds		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[diamonds]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 09 Oct 2015 16:52:48 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[anche se tanto per cambiare sembra essere diventato lo sport nazionale tracciare giudizi tranchant su fenomeno di una complessità che solo le equazioni con svariate incognite possono simboleggiare ritengo che il giudizio di girolamo, per quanto misterioso possa apparire, sia in grado rappresentare il mio pensiero(ho pure il dubbio che il campidoglio e la poltrona da presidente della regione lazio sortisca negli occupanti lo stesso effetto che Jack Torrance subiva dall&#039;overlook hotel)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>anche se tanto per cambiare sembra essere diventato lo sport nazionale tracciare giudizi tranchant su fenomeno di una complessità che solo le equazioni con svariate incognite possono simboleggiare ritengo che il giudizio di girolamo, per quanto misterioso possa apparire, sia in grado rappresentare il mio pensiero(ho pure il dubbio che il campidoglio e la poltrona da presidente della regione lazio sortisca negli occupanti lo stesso effetto che Jack Torrance subiva dall&#8217;overlook hotel)</p>
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		Di: girolamo de michele		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[girolamo de michele]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 09 Oct 2015 13:54:15 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[La macchina narrativa della lapidazione del colpevole – o meglio: dell&#039;&quot;infame&quot; – mi sembra quantomai appropriata per descrivere non solo il particolare (le dimissioni di Marino), ma anche il generale (la macchina politica all&#039;opera, alimentata da grandi quantità di passioni tristi, il rancore innanzitutto).
Ma al tempo stesso: una narrazione tossica si combatte con narrazioni altre, di segno opposto. Come quelle – con tutti i limiti che sarebbe sciocco negare – che hanno provato a mettere in atto il Teatro Valle Occupato, che provano a mettere in atto i centri sociali (ci sono, a Roma, centri sociali grandi quanto fabbriche, nei quali ci sono officine per l&#039;autoriparazione, cucine per la mensa popolare, perché mangiare bene non è un lusso, falegnamerie, parchi, persino un lago, studentati occupati, residenze popolari). Che un sindaco presentatosi come &quot;diverso&quot;, &quot;altro&quot;, &quot;alternativo&quot; avrebbe potuto e dovuto valorizzare, anche per allargare l&#039;area del consenso. E sui quali è intervenuto con una politica di sgomberi, se non ordinati cmq avallati: in attesa di Salvini e della sua ruspa reale, quella metaforica e simbolica l&#039;ha messa in moto lui. Precludendosi il consenso di una Roma che ogni giorno si sbatte, si mobilita, cerca di pensare e agire – ripeto: con tutti i limiti che si possono trovare – contro lo scricchiolio del ghiaccio sotto le suole. E rimanendo circondato da una plebe che del permanere vuoto e inutile come un carapace sulla riva di un teatro che ha fatto la storia d&#039;Italia – eccheccazzo, lì dentro, al Valle, per la prima volta hanno camminato i Sei personaggi in cerca d&#039;autore – se n&#039;è altamente sbattuta, ma del conto in trattoria no: perché per quella società incivile, le uniche narrazioni che contano, oltre alle liste di proscrizione, sono quelle del conto della trattoria e quelle del gossip (c&#039;è andato davvero il sindaco? con chi? cos&#039;ha preso? e il rutto, lo ha poi fatto?). La narrazione del linciaggio ha vinto, perché quelli erano i soli lettori rimasti sulla piazza, dopo che gli altri erano stati mandati a casa.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La macchina narrativa della lapidazione del colpevole – o meglio: dell'&#8221;infame&#8221; – mi sembra quantomai appropriata per descrivere non solo il particolare (le dimissioni di Marino), ma anche il generale (la macchina politica all&#8217;opera, alimentata da grandi quantità di passioni tristi, il rancore innanzitutto).<br />
Ma al tempo stesso: una narrazione tossica si combatte con narrazioni altre, di segno opposto. Come quelle – con tutti i limiti che sarebbe sciocco negare – che hanno provato a mettere in atto il Teatro Valle Occupato, che provano a mettere in atto i centri sociali (ci sono, a Roma, centri sociali grandi quanto fabbriche, nei quali ci sono officine per l&#8217;autoriparazione, cucine per la mensa popolare, perché mangiare bene non è un lusso, falegnamerie, parchi, persino un lago, studentati occupati, residenze popolari). Che un sindaco presentatosi come &#8220;diverso&#8221;, &#8220;altro&#8221;, &#8220;alternativo&#8221; avrebbe potuto e dovuto valorizzare, anche per allargare l&#8217;area del consenso. E sui quali è intervenuto con una politica di sgomberi, se non ordinati cmq avallati: in attesa di Salvini e della sua ruspa reale, quella metaforica e simbolica l&#8217;ha messa in moto lui. Precludendosi il consenso di una Roma che ogni giorno si sbatte, si mobilita, cerca di pensare e agire – ripeto: con tutti i limiti che si possono trovare – contro lo scricchiolio del ghiaccio sotto le suole. E rimanendo circondato da una plebe che del permanere vuoto e inutile come un carapace sulla riva di un teatro che ha fatto la storia d&#8217;Italia – eccheccazzo, lì dentro, al Valle, per la prima volta hanno camminato i Sei personaggi in cerca d&#8217;autore – se n&#8217;è altamente sbattuta, ma del conto in trattoria no: perché per quella società incivile, le uniche narrazioni che contano, oltre alle liste di proscrizione, sono quelle del conto della trattoria e quelle del gossip (c&#8217;è andato davvero il sindaco? con chi? cos&#8217;ha preso? e il rutto, lo ha poi fatto?). La narrazione del linciaggio ha vinto, perché quelli erano i soli lettori rimasti sulla piazza, dopo che gli altri erano stati mandati a casa.</p>
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		Di: mauro		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/sul-lago-ghiacciato-a-proposito-di-ignazio-marino-ma-non-solo-decisamente-non-solo/comment-page-1/#comment-139113</link>

		<dc:creator><![CDATA[mauro]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 09 Oct 2015 10:10:42 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Le pubbliche lapidazioni, comunque, mi mettono ansia e disagio.
Bell&#039;articolo.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Le pubbliche lapidazioni, comunque, mi mettono ansia e disagio.<br />
Bell&#8217;articolo.</p>
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