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	<title>Mark Fisher Archivi &#8902; Lipperatura</title>
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	<description>di Loredana Lipperini</description>
	<lastBuildDate>Mon, 29 Jun 2026 07:40:50 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Mark Fisher Archivi &#8902; Lipperatura</title>
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		<title>INSISTO: LA NOSTRA DEPRESSIONE, I NOSTRI FANTASMI, I NOSTRI BRAND (E ANCORA FISHER)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[lalipperini]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 25 Jun 2026 07:26:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cose che accadono in giro]]></category>
		<category><![CDATA[Mark Fisher]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>"La depressione è il lato oscuro della cultura dell’autopromozione".<br />
Già, insisto.<br />
Ieri mi è capitato di ritrovarmi in un bell'incontro di persone che lavorano nella cultura, e ci sarà tempo per parlarne. E mentre fuori si passava dal forno non ventilato alla grandinata tropicale, mi è capitato di chiedermi come mai di tutte quelle energie, quelle idee, quel desiderio di unirsi per fare, poi trapelasse molto poco all'esterno. O meglio: nelle realtà, anche piccole, in cui si opera, trapela e si tocca con mano. Ma la percezione generale è che chi lavora con la cultura passi il tempo ad autopromuoversi e contemporaneamente a giudicarsi a vicenda.<br />
E in parte è vero: perché è il meccanismo in cui ci troviamo a spingerci a farlo.<br />
Dunque, insisto con Mark Fisher. <br />
Mark Fisher ha parlato di depressione, più volte. E sostiene una cosa che continuiamo a dimenticare: che è il mondo in cui ci muoviamo a privatizzarla, e da ultimo a monetizzarla. Se siete anche voi inseguiti dagli algoritmi social che, insieme alla camminata Tai Chi che ti fa perdere trenta chili in ventotto giorni (buffoni) ti seduce con la psicoterapia online, sapete di cosa parlo. Non che Fisher neghi che esistano cause neurologiche della depressione o della malattia mentale. Dice un'altra cosa, dice che la distruzione dei meccanismi di solidarietà che si deve al capitalismo neoliberista, ci ha lasciati "psicologicamente devastati" e disorientati. <br />
E imprigionati nella precarietà, nella spinta alla performance a tutti i costi, a "tecniche manageriali punitive", all'impossibilità di pianificare il futuro e, contemporaneamente, all'obbligo di autopromozione continua.<br />
Certo, è più complicato di così, ed essere infestati da questa doppia spinta produce tristezza, solitudine, paura. Odio, anche.<br />
Certo che è difficile liberarsi dai fantasmi e dai vampiri. Intanto, però, bisognerebbe parlarne, bisognerebbe vederli, i benedetti fantasmi, invece di andare a reiterare lo stesso meccanismo che diciamo di combattere ma in cui siamo infilati e che addirittura propagandiamo, in certi in casi anche in buona fede, in altri no. Nel giorno in cui smetteremo di esibire il nostro brand culturale o quello altrui, e torneremo a discutere davvero, anche con foga, anche furiosamente, beh, i fantasmi cominceranno, se non a svanire, a ritirarsi in qualche orologio a pendolo, per riposare un po'.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lipperatura.it/insisto-la-nostra-depressione-i-nostri-fantasmi-i-nostri-brand-e-ancora-fisher/">INSISTO: LA NOSTRA DEPRESSIONE, I NOSTRI FANTASMI, I NOSTRI BRAND (E ANCORA FISHER)</a> proviene da <a href="https://www.lipperatura.it">Lipperatura</a>.</p>
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		<title>ABBIAMO SEMPRE VISSUTO NEL CASTELLO DEI VAMPIRI: RILEGGERE MARK FISHER</title>
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		<dc:creator><![CDATA[lalipperini]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 24 Jun 2026 06:58:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cose che accadono in giro]]></category>
		<category><![CDATA[Mark Fisher]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ripasso forse utile e forse no, ma proviamoci.<br />
Nel 2013 Mark Fisher pubblica un lungo post, Uscire dal Castello dei Vampiri (Mark Fisher ha tenuto per anni un blog su internet con lo pseudonimo di K-Punk). Rileggerlo vale la pena, dunque ne pubblico alcuni stralci, nella traduzione a cura di Filippo Scafi e Tommaso Garavaglia).<br />
"All’inizio di quest’anno, ci sono state alcune importanti twitterstorms in cui sono state “prese di mira” e condannate alcune particolari figure vicine alla sinistra. Ciò che queste figure affermavano era, a volte, certamente discutibile; tuttavia, il modo in cui sono stati personalmente diffamati e perseguitati nascondeva un residuo, un non-detto, orrendo: il fetore della cattiva coscienza e del moralismo da caccia alle streghe. Il motivo per cui non ho mai parlato di nessuno di questi eventi, mi vergogno a dirlo, è stata la paura. I “bulli” stavano dall’altra parte del parco giochi, e io non volevo attirare la loro attenzione."<br />
"Il Castello dei Vampiri si nutre dell’energia, delle ansie e delle vulnerabilità dei giovani studenti, ma soprattutto vive trasformando le sofferenze di particolari gruppi – più “marginali” sono, meglio è – in capitale accademico. Le figure più lodate del Castello dei Vampiri sono quelle che hanno individuato un nuovo mercato della sofferenza: chi riesce a trovare un gruppo più oppresso e soggiogato di qualsiasi altro sfruttato in precedenza si troverà promosso molto rapidamente tra i ranghi".<br />
"I membri del Castello dei Vampiri, piccoli borghesi fino al midollo, sono intensamente competitivi, ma questo viene represso nella maniera passivo-aggressiva tipica della borghesia. Ciò che li tiene insieme non è la solidarietà, ma la paura reciproca – la paura che saranno i prossimi ad essere smascherati, esposti, condannati."<br />
""Dobbiamo pensare molto strategicamente a come usare i social media – ricordando sempre che, nonostante l’egalitarismo rivendicato per i social media dagli ingegneri libidinosi del capitale, questo è e rimane attualmente un territorio nemico, dedicato alla riproduzione del capitale stesso. Ma ciò non significa che non possiamo occupare quel terreno e iniziare ad usarlo per produrre coscienza di classe. Dobbiamo uscire dal “dibattito” istituito dal capitalismo comunicativo, al quale il capitale ci esorta sempre a partecipare, e ricordare che siamo coinvolti in una lotta di classe. L’obiettivo non è quello di “essere” un attivista, ma di aiutare la classe operaia ad attivare – e trasformare – se stessa. Fuori dal Castello dei Vampiri, tutto è possibile."</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lipperatura.it/abbiamo-sempre-vissuto-nel-castello-dei-vampiri-rileggere-mark-fisher/">ABBIAMO SEMPRE VISSUTO NEL CASTELLO DEI VAMPIRI: RILEGGERE MARK FISHER</a> proviene da <a href="https://www.lipperatura.it">Lipperatura</a>.</p>
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		<title>IL MONDO CULTURALE, I FANTASMI DI MARK FISHER E I PLOTONI DI ESECUZIONE</title>
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		<dc:creator><![CDATA[lalipperini]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 25 Jun 2025 09:15:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cose che accadono in giro]]></category>
		<category><![CDATA[Mark Fisher]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nel mondo culturale ed editoriale italiano riverberano le stesse questioni generali che riguardano tutte e tutti. Il classismo, certo: anche inconsapevole, ma non per questo meno forte.  La disuguaglianza, certissimo. La solitudine e la fragilità, ovvio.<br />
Ma restiamo sul mondo culturale. Perché mi sembra interessante che si parli qua e là di casi singoli e non del sistema, che è avvelenato da un bel pezzo. Mi perdonerete se cito per l'ennesima volta Mark Fisher, che parlava di una cultura soffocata da finitezza e sfinimento, perché oppressa, da un bel po' di lustri, dalla "creazione di valore" e dalla dimenticanza del passato, che ci costringe a vivere in un "presente permanente".<br />
La depressione, scriveva, è il sintomo.  Anzi, "la depressione è il lato oscuro della cultura dell’autopromozione": "L’attuale ontologia dominante esclude categoricamente ogni possibile causa sociale della malattia mentale". <br />
E viviamo in un mondo infestato dall'immobilità: nella sua idea di Hauntology, degli spettri dell'online che schiacciano il mondo reale, tutto peggiora. Se si deve produrre valore, e subito, non possiamo più ragionare di futuro, ma ci muoviamo fra competizione, narcisismo e individualismo. <br />
Non è una novità, ma certamente. Però ce lo dimentichiamo, ogni volta che dobbiamo denunciare o protestare: non è una singola realtà a essere preda dei fantasmi e dell'ansia di "valore", qualunque sia il significato che affidiamo a questo termine. E' tutto. Mondo culturale compreso, o forse per primo: e la caduta delle vendite, affiancata all'iperproduzione e alla rapida sparizione delle novità librarie, sta cominciando a mostrare il volto del fantasma che abbiamo ignorato.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lipperatura.it/il-mondo-culturale-i-fantasmi-di-mark-fisher-e-i-plotoni-di-esecuzione/">IL MONDO CULTURALE, I FANTASMI DI MARK FISHER E I PLOTONI DI ESECUZIONE</a> proviene da <a href="https://www.lipperatura.it">Lipperatura</a>.</p>
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		<title>I CAPPELLINI DI GESU&#8217;, MARK FISHER E I REFERENDUM</title>
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		<dc:creator><![CDATA[lalipperini]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 09 Jun 2025 07:53:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cose che accadono in giro]]></category>
		<category><![CDATA[Mark Fisher]]></category>
		<category><![CDATA[Referendum]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Arriviamoci per gradi, partendo da molto lontano.<br />
Il punto di arrivo è evidentemente la bassissima affluenza (fin qui) ai referendum, che darà il via a milioni di analisi politiche più o meno argute. Non essendo una politologa, ma una semplice osservatrice, riprendo il mio vecchio discorso sul disincanto e sullo scivolamento dei piani di realtà. Le mie amiche più giovani sono sconfortate (e pure io, naturalmente) perché ritenevano che un discorso sul lavoro e sulla cittadinanza riguardasse tutti: così sarebbe se moltissime persone non rimanessero chiuse nella propria bolla, convinte che sia meglio non muoversi da là per non farsi male.<br />
Il punto è che se scambiamo i reel su Gesù che fa miracoli per diffusione della fede (mentre invece si devono a venditori di magliette) e i referendum come qualcosa che non ci riguarda, abbiamo un serio problema. "Molto semplice, non ci penso", diceva Mark Fisher in Realismo capitalista.<br />
Essendo una persona fiduciosa, credo che prima o poi ricominceremo a pensarci e che svilupperemo una consapevolezza tale da riuscire a distinguere cosa è importante e cosa no, e anche a non scambiare venditori di cappellini per diffusori della buona novella e politici che non sono in grado di formulare un progetto per politici veri. Ci vorrà un sacco di tempo, probabilmente, ma accadrà.<br />
Nel frattempo, potete votare fino alle 15, sappiatelo.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lipperatura.it/i-cappellini-di-gesu-mark-fisher-e-i-referendum/">I CAPPELLINI DI GESU&#8217;, MARK FISHER E I REFERENDUM</a> proviene da <a href="https://www.lipperatura.it">Lipperatura</a>.</p>
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		<title>SOGNARE UN ALTRO SOGNO: SULLA RESPONSABILITA&#8217; E SULLE POSSIBILITA&#8217; DELLA PAROLA PUBBLICA</title>
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		<dc:creator><![CDATA[lalipperini]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 18 Apr 2025 08:04:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cose che accadono in giro]]></category>
		<category><![CDATA[Mark Fisher]]></category>
		<category><![CDATA[Valerio Evangelisti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>E' che sono stata abituata male.<br />
Sono stata abituata a credere nell'intelligenza dei gruppi, nella diverse età della mia vita.  E ho potuto far parte più volte di gruppi luminosi per intelligenza: nella mia giovinezza, al tempo del partito radicale, negli anni Novanta, quando ho conosciuto gli attuali Wu Ming, negli anni Zero, quando ho conosciuto scrittori e scrittrici che sono ancora fra le mie amicizie. Uno su tutti, morto esattamente tre anni fa, era Valerio Evangelisti, che è stato davvero un compagno di via indimenticabile, non solo come autore, ma per  lo sguardo ai deboli, ai non garantiti, ai contadini, a coloro cui abitualmente non si guarda.<br />
Ho potuto farlo, ancora, negli anni Dieci, con l'avventura magnifica del Salone del Libro insieme a Nicola Lagioia e al gruppo editoriale, quando non si trattava solo di metter su un programma ma di immaginare qualcosa di diverso da quanto si era conosciuto fino a quel momento.<br />
Ecco, con tutte queste storie alle spalle e peraltro ancora vive nel presente, proprio non riesco a capire come si possa mettere insieme pensiero politico, e letterario, e giornalistico usando l'arma  della delegittimazione. Davanti a questa sempre più ampia tendenza, mi viene in mente ancora una volta Mark Fisher, quando parlava di salute mentale e diceva che "la depressione è il lato oscuro della cultura dell’autopromozione". Credo sinceramente che siamo tutte e tutti, se non depressi, nella terra che lambisce la depressione stessa. Perché "la nostra immaginazione", ha scritto Fisher in The Only Certainties are Death and Capital, "è ancora dominata (o stordita) dal lavoro che emerge da questa mistione dopata di edonismo, cinismo e pietà che hanno governato l’arte e la politica negli anni Novanta e nei primi anni Zero".<br />
E come se ne esce? Lo diceva proprio Evangelisti: costruendo un immaginario attraverso le storie, che ci aiuti a "evadere dai sogni imposti ed eterodiretti". Sognando un altro sogno, insomma.<br />
Dovremmo, tutte e tutti, essere consapevoli di questa possibilità che è anche una responsabilità. Anche quando scriviamo un post. Anche quando commentiamo. Ogni volta che prendiamo parola pubblica e sprechiamo l'occasione, contribuiamo a quel cinismo che ci sta schiacciando da anni.<br />
E Buona Pasqua.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lipperatura.it/sognare-un-altro-sogno-sulla-responsabilita-e-sulle-possibilita-della-parola-pubblica/">SOGNARE UN ALTRO SOGNO: SULLA RESPONSABILITA&#8217; E SULLE POSSIBILITA&#8217; DELLA PAROLA PUBBLICA</a> proviene da <a href="https://www.lipperatura.it">Lipperatura</a>.</p>
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		<title>USARE L&#8217;ANELLO, DI NUOVO: UN REPORTAGE DI GARY YOUNGE DEL 2016 E LA DISPERAZIONE COLLETTIVA</title>
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		<dc:creator><![CDATA[lalipperini]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 07 Nov 2024 08:06:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cose che accadono in giro]]></category>
		<category><![CDATA[Gary Younge]]></category>
		<category><![CDATA[Mark Fisher]]></category>
		<category><![CDATA[Trump]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Certo che conta la resistenza a votare per una donna (a meno che non sia "materna" come si è proposta da noi Giorgia Meloni). Certo che conta la paura e tutto quel che si sta dicendo.<br />
Conta anche qualcos'altro: ovvero, combattere Sauron usando l'anello (e due).<br />
Me lo ha ricordato ieri un caro amico, inviandomi questo reportage di Gary Younge di otto anni fa, quando Trump venne eletto per la prima volta: reportage usato da Mark Fisher nelle sue ultime lezioni. E che dovrebbe farci capire che abbiamo bisogno di reinventare (una politica diversa da questa) e reincantare (altre parole, altre narrazioni). E agire, ovvio.<br />
"La gente ha maturato la convinzione di non avere voce in capitolo su ciò che sta accadendo alle loro vite. Ecco perché lo slogan "Take Back Control" ha avuto tanto successo durante il referendum sulla Brexit. Lo Stato nazionale è ancora la principale entità democratica, ma data la portata della globalizzazione non è più all'altezza del compito di soddisfare le esigenze dei suoi cittadini. Gli elettori vedono persone che attraversano confini che non possono chiudere, vedono perdere posti di lavoro che non difendere e si chiedono come possono farsi valere nel mondo.<br />
Trump e i suoi omologhi sono spesso descritti in Europa come una minaccia alla democrazia. Ma in verità sarebbe meglio vederli come il prodotto di una democrazia già in crisi."</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lipperatura.it/usare-lanello-di-nuovo-un-reportage-di-gary-younge-del-2016-e-la-disperazione-collettiva/">USARE L&#8217;ANELLO, DI NUOVO: UN REPORTAGE DI GARY YOUNGE DEL 2016 E LA DISPERAZIONE COLLETTIVA</a> proviene da <a href="https://www.lipperatura.it">Lipperatura</a>.</p>
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		<title>FANTASMI: MARK FISHER, E ANCHE FORTINI</title>
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		<dc:creator><![CDATA[lalipperini]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 21 May 2021 07:21:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cose che accadono in giro]]></category>
		<category><![CDATA[Franco Fortini]]></category>
		<category><![CDATA[Mark Fisher]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Non ho l&#8217;ossessione del mercato, lo premetto e lo prometto anche. Non vivo in eremitaggio sui Monti Sibillini, anche se a volte mi piacerebbe, e forse non sono del tutto pessimista, alla Mark Fisher, cui  si deve una delle analisi...</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lipperatura.it/fantasmi-mark-fisher-e-anche-fortini/">FANTASMI: MARK FISHER, E ANCHE FORTINI</a> proviene da <a href="https://www.lipperatura.it">Lipperatura</a>.</p>
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