La discussione di questi giorni sugli autori e le autrici si complica se chiamiamo in causa l’intelligenza artificiale. Resoconto di una polemica recente che vede protagonista la premio Nobel per la letteratura Olga Tokarczuk (da queste parti molto amata).
Riassunto. Qualche giorno fa Tokarczuk partecipa a un evento, Impact, dove fa, o farebbe, queste affermazioni:
“Contrariamente ai timori generali, credo che noi scrittori, data la natura specifica del nostro mestiere, saremo i più rapidi e incisivi nell’interagire con strumenti come l’IA. Le nostre menti letterarie funzionano in modo completamente diverso dalle altre, perché il nostro lavoro si basa su una vastissima rete di associazioni fra fatti eterogenei, che è estremamente diversa dal pensiero ristretto degli accademici. Ho acquistato la versione più avanzata di un modello linguistico e sono rimasta profondamente sorpresa da quanto abbia ampliato i miei orizzonti e approfondito il mio pensiero creativo”.
Segue intemerata di Lauren Groff e altri. Segue smentita di Tokarczuk, che spiega di utilizzare l’AI solo per le ricerche.
Tutto questo, però, mette in ombra la parte più importante del discorso della premio Nobel per la letteratura:
“Sembra che il mondo, con la sua inerzia distruttiva, non meriti più romanzi lunghi e impegnativi. Il numero di persone disposte a leggere libri del genere si sta semplicemente riducendo. Un tempo c’era una richiesta, mentre oggi l’idea di leggere un libro lungo è una sfida davvero scoraggiante per molti, e mi capita spesso di constatare che i lettori conoscono il finale de “I libri di Jakub” dai riassunti che trovano in rete. Non sono interessati a proseguire nella lettura, ma ci sono argomenti che non si possono trattare in breve. Il mondo è semplicemente e incredibilmente complesso”.
Questo mi pare il punto reale: numero uno, la perdita di interesse generale per romanzi lunghi e soprattutto complessi, la crescita dell’interesse per l’autore o autrice guru, sempre pronto a scendere in campo su ogni battaglia: il che da una parte può essere un bene, ma se va a scapito di quanto scrive, è decisamente un male.