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	Commenti a: TI RAPPRESENTO, ANZI TI PUBBLICO	</title>
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	<description>di Loredana Lipperini</description>
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		Di: Alessandro		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/ti-rappresento-anzi-ti-pubblico/comment-page-1/#comment-136594</link>

		<dc:creator><![CDATA[Alessandro]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 29 Mar 2014 06:47:59 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Bisogna mettersi in coda - lunga: http://www.wired.com/wired/archive/12.10/tail.html]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Bisogna mettersi in coda &#8211; lunga: <a href="http://www.wired.com/wired/archive/12.10/tail.html" rel="nofollow ugc">http://www.wired.com/wired/archive/12.10/tail.html</a></p>
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		Di: Fabio Lotti		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/ti-rappresento-anzi-ti-pubblico/comment-page-1/#comment-136593</link>

		<dc:creator><![CDATA[Fabio Lotti]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 28 Mar 2014 14:53:30 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Non so ma mi pare, lasciando per un attimo da parte le case editrici, di vivere in un momento in cui la velocità dei rapporti interpersonali stimolati dalle moderne tecnologie, non favorisca (tra le altre cause) l’approccio ad una lettura più calma e approfondita come quella del libro.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Non so ma mi pare, lasciando per un attimo da parte le case editrici, di vivere in un momento in cui la velocità dei rapporti interpersonali stimolati dalle moderne tecnologie, non favorisca (tra le altre cause) l’approccio ad una lettura più calma e approfondita come quella del libro.</p>
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		Di: piccolo lettore x		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/ti-rappresento-anzi-ti-pubblico/comment-page-1/#comment-136592</link>

		<dc:creator><![CDATA[piccolo lettore x]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 28 Mar 2014 14:19:39 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[&quot;Scrivevo che l’unico modo per invertire la tendenza catastrofica era pensare un piano di alfabetizzazione culturale coordinato con la scuola e l’università, e non iniziative rivolte essenzialmente al mercato come le promozioni e le feste del libro. Scrivevo che la Nielsen fa ricerche di mercato e censisce soprattutto quello che la gente compra, non quello che la gente fa: ossia non ci dicono molto sulla lettura che non riguardi l’acquisto di libri o di e-book, non ci parlano per esempio le abitudini della lettura on-line. Scrivevo che Gian Arturo Ferrari se ne doveva andare, per manifesta incapacità a gestire questo ruolo.&quot;
&quot;da almeno una decina d’anni, da quando con vari scrittori, editori ci siamo resi conto che la crisi economica stava investendo in modo calamitoso il settore culturale e editoriale, abbiamo pensato di rimboccarci le maniche e svolgere un ruolo di supplenza a una politica inane. Per questo sono nate realtà come Tq, i Mulini a Vento, Monteverdelegge, la Tribù del Lettori, i Piccoli Maestri, il Forum del Libro, o decine di associazioni, di piccoli festival indipendenti, di gruppi di lettura&quot;
&quot;Nel peggiore, come nel caso di Riccardo Cavallero, capo di Mondadori Trade, con una tronfia indifferenza si è detto che gli editori non hanno il compito di educare, hanno il compito di vendere.&quot;
&quot;Chi in questi anni – invece di piangere nel ricordo di un’età dell’oro (sì, ci ricordiamo anche di un pessimo articolo di Ferrari sul Corriere che parlava della Fiera di Francoforte, sputando sentenze sulla crisi editoriale italiana) o pensare come succhiare le ultime gocce di un mercato esausto – si è formato, studiando i progetti italiani o internazionali che sono riusciti a riconquistare lettori, chi ha letto per esempio i libri di Antonella Agnoli o ha guardato come funziona l’esperienza londinese di Sergio Dogliani, chi ha speso materialmente una parte importante del proprio tempo andando gratuitamente nelle scuole di periferia, nelle biblioteche sperdute di provincia, chi ha creato con pochissime forze e zero fondi degli osservatori sul libro più attivi del Cepell (il Tropico del Libro, il Forum del Libro, Librinnovando…); ora ha almeno la piccola fortuna di avere una speranza.&quot;
Beh, se vuoi ridurre tutto quello che dice Raimo alla sua reazione alle parole di Mondadori Trade, che legittimamente ha la sua idea di editoria, e non si capisce perché invitarla a certe iniziative, d&#039;accordo. Io ci leggo molte altre cose, con le quali concordo ( non con tutte ), come concordo con molte cose che dici. Non capisco invece perché pensi che commento prima di leggere, cosa che non ho mai fatto. Ho visto il tuo link, ho letto il pezzo e ho commentato. Perché presumi che commento senza leggere? Se le case editrici vogliono partecipare al processo di educazione, bene, se non vogliono pazienza. La loro assenza in ogni caso non impedisce la riuscita del processo, e non si capisce in ragione di cosa contestarli, dal momento che hanno tutto l&#039;interesse a essere dominanti, e con ragione. Un editore che pubblica certi libri avrà tutto l&#039;interesse a far sì che nascano nuovi lettori appassionati, ma infatti nessuno lo ha impedito in questi anni. Dire che le case editrici non hanno obblighi non implica che non possano, se vogliono, provare a &quot;educare&quot;. Ma non lo si può pretendere e non gli si può imputare nulla. La cosa che non mi piace del testo di Raimo è l&#039;idea di fondo che mette assieme tutto, che parte dal presupposto che sia un problema che i libri si vendano poco. Non si può allo stesso tempo impegnarsi per diffondere una certa idea di letteratura e parlare di crisi di settore, perché non tutti i libri sono uguali, e se certi libri che si considerano brutti o dannosi, tipo quelli per bambini che diffondono certi stereotipi, è cosa buona e giusta che non vendano, da questa prospettiva. Il punto è smettere di pensare al mercato e pensare unicamente ai lettori.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Scrivevo che l’unico modo per invertire la tendenza catastrofica era pensare un piano di alfabetizzazione culturale coordinato con la scuola e l’università, e non iniziative rivolte essenzialmente al mercato come le promozioni e le feste del libro. Scrivevo che la Nielsen fa ricerche di mercato e censisce soprattutto quello che la gente compra, non quello che la gente fa: ossia non ci dicono molto sulla lettura che non riguardi l’acquisto di libri o di e-book, non ci parlano per esempio le abitudini della lettura on-line. Scrivevo che Gian Arturo Ferrari se ne doveva andare, per manifesta incapacità a gestire questo ruolo.&#8221;<br />
&#8220;da almeno una decina d’anni, da quando con vari scrittori, editori ci siamo resi conto che la crisi economica stava investendo in modo calamitoso il settore culturale e editoriale, abbiamo pensato di rimboccarci le maniche e svolgere un ruolo di supplenza a una politica inane. Per questo sono nate realtà come Tq, i Mulini a Vento, Monteverdelegge, la Tribù del Lettori, i Piccoli Maestri, il Forum del Libro, o decine di associazioni, di piccoli festival indipendenti, di gruppi di lettura&#8221;<br />
&#8220;Nel peggiore, come nel caso di Riccardo Cavallero, capo di Mondadori Trade, con una tronfia indifferenza si è detto che gli editori non hanno il compito di educare, hanno il compito di vendere.&#8221;<br />
&#8220;Chi in questi anni – invece di piangere nel ricordo di un’età dell’oro (sì, ci ricordiamo anche di un pessimo articolo di Ferrari sul Corriere che parlava della Fiera di Francoforte, sputando sentenze sulla crisi editoriale italiana) o pensare come succhiare le ultime gocce di un mercato esausto – si è formato, studiando i progetti italiani o internazionali che sono riusciti a riconquistare lettori, chi ha letto per esempio i libri di Antonella Agnoli o ha guardato come funziona l’esperienza londinese di Sergio Dogliani, chi ha speso materialmente una parte importante del proprio tempo andando gratuitamente nelle scuole di periferia, nelle biblioteche sperdute di provincia, chi ha creato con pochissime forze e zero fondi degli osservatori sul libro più attivi del Cepell (il Tropico del Libro, il Forum del Libro, Librinnovando…); ora ha almeno la piccola fortuna di avere una speranza.&#8221;<br />
Beh, se vuoi ridurre tutto quello che dice Raimo alla sua reazione alle parole di Mondadori Trade, che legittimamente ha la sua idea di editoria, e non si capisce perché invitarla a certe iniziative, d&#8217;accordo. Io ci leggo molte altre cose, con le quali concordo ( non con tutte ), come concordo con molte cose che dici. Non capisco invece perché pensi che commento prima di leggere, cosa che non ho mai fatto. Ho visto il tuo link, ho letto il pezzo e ho commentato. Perché presumi che commento senza leggere? Se le case editrici vogliono partecipare al processo di educazione, bene, se non vogliono pazienza. La loro assenza in ogni caso non impedisce la riuscita del processo, e non si capisce in ragione di cosa contestarli, dal momento che hanno tutto l&#8217;interesse a essere dominanti, e con ragione. Un editore che pubblica certi libri avrà tutto l&#8217;interesse a far sì che nascano nuovi lettori appassionati, ma infatti nessuno lo ha impedito in questi anni. Dire che le case editrici non hanno obblighi non implica che non possano, se vogliono, provare a &#8220;educare&#8221;. Ma non lo si può pretendere e non gli si può imputare nulla. La cosa che non mi piace del testo di Raimo è l&#8217;idea di fondo che mette assieme tutto, che parte dal presupposto che sia un problema che i libri si vendano poco. Non si può allo stesso tempo impegnarsi per diffondere una certa idea di letteratura e parlare di crisi di settore, perché non tutti i libri sono uguali, e se certi libri che si considerano brutti o dannosi, tipo quelli per bambini che diffondono certi stereotipi, è cosa buona e giusta che non vendano, da questa prospettiva. Il punto è smettere di pensare al mercato e pensare unicamente ai lettori.</p>
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		Di: lalipperini		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/ti-rappresento-anzi-ti-pubblico/comment-page-1/#comment-136591</link>

		<dc:creator><![CDATA[lalipperini]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 28 Mar 2014 13:21:48 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Vecchia regoletta: prima si legge, poi si commenta. Ammesso che ripeterti le stesse identiche cose per anni abbia un senso. Quanto a Raimo: contesta proprio la negazione di ogni funzione &quot;educativa&quot; delle case editrici (ma che parlo a fare, poi?) :D]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Vecchia regoletta: prima si legge, poi si commenta. Ammesso che ripeterti le stesse identiche cose per anni abbia un senso. Quanto a Raimo: contesta proprio la negazione di ogni funzione &#8220;educativa&#8221; delle case editrici (ma che parlo a fare, poi?) 😀</p>
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		Di: piccolo lettore x		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/ti-rappresento-anzi-ti-pubblico/comment-page-1/#comment-136590</link>

		<dc:creator><![CDATA[piccolo lettore x]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 28 Mar 2014 12:59:54 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[@ Ekerot
ho letto male. Per il resto non so se è lamentismo italiano, non posso parlare per ogni singola casa editrice. Però che uno si metta a dire che i libri non sono detersivi mi fa sbadigliare e mi fa pensare male. Vendi ciò che vuoi vendere e come lo vuoi vendere e non rompere le palle. Parlami dei tuoi libri e non di quelli degli altri.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@ Ekerot<br />
ho letto male. Per il resto non so se è lamentismo italiano, non posso parlare per ogni singola casa editrice. Però che uno si metta a dire che i libri non sono detersivi mi fa sbadigliare e mi fa pensare male. Vendi ciò che vuoi vendere e come lo vuoi vendere e non rompere le palle. Parlami dei tuoi libri e non di quelli degli altri.</p>
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		Di: Ekerot		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/ti-rappresento-anzi-ti-pubblico/comment-page-1/#comment-136589</link>

		<dc:creator><![CDATA[Ekerot]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 28 Mar 2014 12:41:10 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Piccolo lettore x, va bene leggere poco, ma bisogna leggere bene. Leggi il mio primo periodo.
Non è Ekerot che si lamenta, sono le case editrici. E se si lamentano, evidentemente c&#039;è un problema, o anche loro sono affette dal lamentismo italico?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Piccolo lettore x, va bene leggere poco, ma bisogna leggere bene. Leggi il mio primo periodo.<br />
Non è Ekerot che si lamenta, sono le case editrici. E se si lamentano, evidentemente c&#8217;è un problema, o anche loro sono affette dal lamentismo italico?</p>
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		Di: piccolo lettore x		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/ti-rappresento-anzi-ti-pubblico/comment-page-1/#comment-136588</link>

		<dc:creator><![CDATA[piccolo lettore x]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 28 Mar 2014 12:30:56 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[è curioso che mi rimandi a un articolo con il quale in larga parte concordo, e che parla di piani di alfabetizzazione coordinati con scuola e università, di biblioteche eccetera, tutte cose che ci piacciono. Non parla di appunto di mercato e di strategie di mercato, di promozione eccetera, cose che se uno vuole può fare, cose che hanno portato nel decennio 2000 un po&#039; di profitti, ma che ovviamente non potevano portare lettori, perché il punto di partenza è che i lettori non si creano dall&#039;alto. Scrive contro Ferrari e il suo piagnisteo, cosa che in piccolo ( piccolo alla meno due, e poi sono solo tuo ) posso aver fatto anch&#039;io. A proposito: ho letto tutti i libri di Raimo, l&#039;ho incontrato alla sede di Minimum Fax e mi ha pure regalato un paio di libri. Io non difendo il mercato, non è colpa mia se ci sono squilibri e i pesci grossi e quelli piccoli. Se una casa editrice fa schifo penso che debba fallire, punto, non le vado a suggerire di fare meglio, perché non me frega nulla. Se c&#039;è la possibilità di far crescere il numero dei lettori e degli appassionati di letteratura, e penso ci sia, si lavori in questo senso. Senza farlo diventare un imperativo però, a proposito di istituti tecnici, la loro bellezza non sta nel fatto che creano lavoro, cosa buona, sta nel metodo, nella scienza, che non esclude le parole. parole e formule, dunque, tutto e di più, per rimanere in tema wallaciano. Non tutte le persone amano le parole. Dal momento che per la realizzazione di questo proposito le case editrici e il mercato non c&#039;entrano nulla ( non capisco perché parlarne come degli agenti colpevoli ( e allo stesso tempo da salvare ). al di là di specifiche responsabilità su specifiche scorrettezze, regole sul lavoro e concorrenza sleale. Una persone alla quale sono stati forniti gli strumenti fondamentali si appassionerà o meno alla lettura e sceglierà i libri che vuole.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>è curioso che mi rimandi a un articolo con il quale in larga parte concordo, e che parla di piani di alfabetizzazione coordinati con scuola e università, di biblioteche eccetera, tutte cose che ci piacciono. Non parla di appunto di mercato e di strategie di mercato, di promozione eccetera, cose che se uno vuole può fare, cose che hanno portato nel decennio 2000 un po&#8217; di profitti, ma che ovviamente non potevano portare lettori, perché il punto di partenza è che i lettori non si creano dall&#8217;alto. Scrive contro Ferrari e il suo piagnisteo, cosa che in piccolo ( piccolo alla meno due, e poi sono solo tuo ) posso aver fatto anch&#8217;io. A proposito: ho letto tutti i libri di Raimo, l&#8217;ho incontrato alla sede di Minimum Fax e mi ha pure regalato un paio di libri. Io non difendo il mercato, non è colpa mia se ci sono squilibri e i pesci grossi e quelli piccoli. Se una casa editrice fa schifo penso che debba fallire, punto, non le vado a suggerire di fare meglio, perché non me frega nulla. Se c&#8217;è la possibilità di far crescere il numero dei lettori e degli appassionati di letteratura, e penso ci sia, si lavori in questo senso. Senza farlo diventare un imperativo però, a proposito di istituti tecnici, la loro bellezza non sta nel fatto che creano lavoro, cosa buona, sta nel metodo, nella scienza, che non esclude le parole. parole e formule, dunque, tutto e di più, per rimanere in tema wallaciano. Non tutte le persone amano le parole. Dal momento che per la realizzazione di questo proposito le case editrici e il mercato non c&#8217;entrano nulla ( non capisco perché parlarne come degli agenti colpevoli ( e allo stesso tempo da salvare ). al di là di specifiche responsabilità su specifiche scorrettezze, regole sul lavoro e concorrenza sleale. Una persone alla quale sono stati forniti gli strumenti fondamentali si appassionerà o meno alla lettura e sceglierà i libri che vuole.</p>
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		<title>
		Di: lalipperini		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/ti-rappresento-anzi-ti-pubblico/comment-page-1/#comment-136587</link>

		<dc:creator><![CDATA[lalipperini]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 28 Mar 2014 12:00:08 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Sulla (prevedibile) difesa del mercato e delle case editrici che non sono opere di bene da parte del nostro piccolo lettore, Christian Raimo:
http://www.minimaetmoralia.it/wp/i-libri-vendono-poco-si-e-capito-ma-forse-qualcuno-potrebbe-prendersi-qualche-responsabilita/]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sulla (prevedibile) difesa del mercato e delle case editrici che non sono opere di bene da parte del nostro piccolo lettore, Christian Raimo:<br />
<a href="http://www.minimaetmoralia.it/wp/i-libri-vendono-poco-si-e-capito-ma-forse-qualcuno-potrebbe-prendersi-qualche-responsabilita/" rel="nofollow ugc">http://www.minimaetmoralia.it/wp/i-libri-vendono-poco-si-e-capito-ma-forse-qualcuno-potrebbe-prendersi-qualche-responsabilita/</a></p>
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		<title>
		Di: piccolo lettore x		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/ti-rappresento-anzi-ti-pubblico/comment-page-1/#comment-136586</link>

		<dc:creator><![CDATA[piccolo lettore x]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 28 Mar 2014 11:39:26 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[@ Ekerot
Io non capisco quando ti chiedi chi dovrebbe risolvere il problema. Intanto quale problema? L&#039;industria editoriale non è un&#039;opera di bene. Le case editrici non sono uffici di collocamento. Se una casa editrice basa tutto sul marketing bene o male per lei, se non ti piace non comprare i suoi libri, ma ti pare che uno ha una azienda e gli vai a dire cosa e come produrre? Nessuno costringe una casa editrice a fare alcunché, se vuole può investire solo nei libri in cui crede o anche in libri nei quali non crede, ma che possono dare profitti, o solo in questi ultimi. Le case editrici non hanno un obbligo morale verso la collettività che non sia quello di rispettare le regole. E vendere libri come detersivi non viola le regole. Se ci sono scorrettezze sul mercato, sulla concorrenza sleale, sugli oligopoli della distribuzione eccetera è un conto. Ma che una casa editrice debba comportarsi secondo i nostri desideri è assurdo. Poi vorrei sapere il nome di qualche casa editrice che si è riempita di esperti di marketing e cosa ha comportato al suo catalogo.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@ Ekerot<br />
Io non capisco quando ti chiedi chi dovrebbe risolvere il problema. Intanto quale problema? L&#8217;industria editoriale non è un&#8217;opera di bene. Le case editrici non sono uffici di collocamento. Se una casa editrice basa tutto sul marketing bene o male per lei, se non ti piace non comprare i suoi libri, ma ti pare che uno ha una azienda e gli vai a dire cosa e come produrre? Nessuno costringe una casa editrice a fare alcunché, se vuole può investire solo nei libri in cui crede o anche in libri nei quali non crede, ma che possono dare profitti, o solo in questi ultimi. Le case editrici non hanno un obbligo morale verso la collettività che non sia quello di rispettare le regole. E vendere libri come detersivi non viola le regole. Se ci sono scorrettezze sul mercato, sulla concorrenza sleale, sugli oligopoli della distribuzione eccetera è un conto. Ma che una casa editrice debba comportarsi secondo i nostri desideri è assurdo. Poi vorrei sapere il nome di qualche casa editrice che si è riempita di esperti di marketing e cosa ha comportato al suo catalogo.</p>
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		<item>
		<title>
		Di: Maurizio		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/ti-rappresento-anzi-ti-pubblico/comment-page-1/#comment-136585</link>

		<dc:creator><![CDATA[Maurizio]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 28 Mar 2014 10:27:52 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Comunque, mentre noi stiamo qui a interrogarci sull&#039;opportunità o meno di lasciare la guida delle case editrici (e delle aziende in generale) agli (autoproclamatisi) esperti di vendite e di marketing, la realtà è già oltre. Adesso, e sempre più sarà così in tempi in cui l&#039;indebitamento diventa un fardello pesante in quanto non bilanciato da ricavi consistenti, la guida passa nelle mani del settore finanza. Marketing e vendite mettevano in piedi strategie bislacche e idiote, che però ancora si capivano; i geni della finanza amano le alchimie, le operazioni societarie, le fusioni, le incorporazioni, gli spin off e tutta una serie di marchingegni che con il fine ultimo dell&#039;azienda, che dovrebbe essere la vendita di un certo prodotto (il libro, nel nostro caso) non hanno assolutamente niente a che vedere. Nell&#039;illusione, spesso, che quello che non viene dal mercato si possa recuperare sui mercati finanziari (la famosa e fumosa &quot;creazione di valore&quot;, manco venisse dall&#039;etere questo valore). E quindi, purtroppo, la mia riflessione è negativa: le cose oggi vanno molto male, e probabilmente andranno peggio. Però è vero che quando un&#039;industria entra in una crisi &quot;esistenziale&quot; di questa gravità, spesso significa semplicemente che non è stata capace di adeguarsi in modo creativo ai cambiamenti del mondo; e di solito c&#039;è qualcuno di molto creativo pronto a recepire quei bisogni latenti che gli incumbent del settore non hanno saputo cogliere. Insomma, potremmo anche assistere alla nascita di un nuovo che non sia necessariamentre à la Bezos, un nuovo che magari ci piacerà. Ma certo, non sarà un parto indolore: ci saranno (e ci sono già) molte vittime innnocenti, sul terreno.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Comunque, mentre noi stiamo qui a interrogarci sull&#8217;opportunità o meno di lasciare la guida delle case editrici (e delle aziende in generale) agli (autoproclamatisi) esperti di vendite e di marketing, la realtà è già oltre. Adesso, e sempre più sarà così in tempi in cui l&#8217;indebitamento diventa un fardello pesante in quanto non bilanciato da ricavi consistenti, la guida passa nelle mani del settore finanza. Marketing e vendite mettevano in piedi strategie bislacche e idiote, che però ancora si capivano; i geni della finanza amano le alchimie, le operazioni societarie, le fusioni, le incorporazioni, gli spin off e tutta una serie di marchingegni che con il fine ultimo dell&#8217;azienda, che dovrebbe essere la vendita di un certo prodotto (il libro, nel nostro caso) non hanno assolutamente niente a che vedere. Nell&#8217;illusione, spesso, che quello che non viene dal mercato si possa recuperare sui mercati finanziari (la famosa e fumosa &#8220;creazione di valore&#8221;, manco venisse dall&#8217;etere questo valore). E quindi, purtroppo, la mia riflessione è negativa: le cose oggi vanno molto male, e probabilmente andranno peggio. Però è vero che quando un&#8217;industria entra in una crisi &#8220;esistenziale&#8221; di questa gravità, spesso significa semplicemente che non è stata capace di adeguarsi in modo creativo ai cambiamenti del mondo; e di solito c&#8217;è qualcuno di molto creativo pronto a recepire quei bisogni latenti che gli incumbent del settore non hanno saputo cogliere. Insomma, potremmo anche assistere alla nascita di un nuovo che non sia necessariamentre à la Bezos, un nuovo che magari ci piacerà. Ma certo, non sarà un parto indolore: ci saranno (e ci sono già) molte vittime innnocenti, sul terreno.</p>
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