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	Commenti a: TIMEO PEPPA PIG (SUL PERCHE&#039; VOLO E MASTERPIECE NON SIANO UN PROBLEMA)	</title>
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	<description>di Loredana Lipperini</description>
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		<title>
		Di: Inferno &#38; some other disasters (parliamone, senza pregiudizi)		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/timeo-peppa-pig-sul-perche-volo-e-masterpiece-non-siano-un-problema/comment-page-1/#comment-135298</link>

		<dc:creator><![CDATA[Inferno &#38; some other disasters (parliamone, senza pregiudizi)]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 05 Dec 2013 23:40:24 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[[...] Sembra trovare applicazione l&#8217;osservazione di Loredana Lipperini, in un commento a un post su Lipperatura: &#8220;Abbassare il livello dei testi per venderne di pi&#249; &#232; quanto perseguito negli [...] ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>[&#8230;] Sembra trovare applicazione l&rsquo;osservazione di Loredana Lipperini, in un commento a un post su Lipperatura: &ldquo;Abbassare il livello dei testi per venderne di pi&ugrave; &egrave; quanto perseguito negli [&#8230;] </p>
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		<title>
		Di: Silvia Arzola		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/timeo-peppa-pig-sul-perche-volo-e-masterpiece-non-siano-un-problema/comment-page-1/#comment-135297</link>

		<dc:creator><![CDATA[Silvia Arzola]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 26 Nov 2013 14:19:54 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Sto in questo settore da molto, un piede dentro e uno fuori, pronta alla fuga.
Concordo pienamente con il post della Lipperini: la falsa dialettica tra alto\basso, nazionalpopolare\raffinatoavanguardistico etc ha reso artritici i dibattiti culturali per un decennio. Nel frattempo in editoria, gli addetti ai lavori hanno perso totalmente il polso dei lettori, ritarando le linee editoriali sui consigli di un  marketing invadente e spesso (sempre) impreparato.
Quel che vedo, quel che ho visto è una marcia acefala, guidata da manager che si scambiano di posto come in un ministero.
 Addetti ai lavori che presumono e coltivano  l&#039;imbecillità del lettore. E una cultura sedicente alta, e volontaristicamente meritoria, che cerca di promuovere la lettura come si trattasse di una purga: una cena macrobiotica dopo un&#039;abbuffata da Mc Donald.
Ho visto tariffe editoriali ridursi a livelli indegni.
Capisco che si deve lottare.
Ma come?
Perché non trovarsi fisicamente? da qualche parte.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sto in questo settore da molto, un piede dentro e uno fuori, pronta alla fuga.<br />
Concordo pienamente con il post della Lipperini: la falsa dialettica tra alto\basso, nazionalpopolare\raffinatoavanguardistico etc ha reso artritici i dibattiti culturali per un decennio. Nel frattempo in editoria, gli addetti ai lavori hanno perso totalmente il polso dei lettori, ritarando le linee editoriali sui consigli di un  marketing invadente e spesso (sempre) impreparato.<br />
Quel che vedo, quel che ho visto è una marcia acefala, guidata da manager che si scambiano di posto come in un ministero.<br />
 Addetti ai lavori che presumono e coltivano  l&#8217;imbecillità del lettore. E una cultura sedicente alta, e volontaristicamente meritoria, che cerca di promuovere la lettura come si trattasse di una purga: una cena macrobiotica dopo un&#8217;abbuffata da Mc Donald.<br />
Ho visto tariffe editoriali ridursi a livelli indegni.<br />
Capisco che si deve lottare.<br />
Ma come?<br />
Perché non trovarsi fisicamente? da qualche parte.</p>
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		<title>
		Di: manuel		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/timeo-peppa-pig-sul-perche-volo-e-masterpiece-non-siano-un-problema/comment-page-1/#comment-135296</link>

		<dc:creator><![CDATA[manuel]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 20 Nov 2013 07:14:08 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Noi qui su theincipit.com tentiamo di dare uno spazio libero agli scrittori,  dove sperimentare anche linguaggi diversi da quelli del nemico]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Noi qui su theincipit.com tentiamo di dare uno spazio libero agli scrittori,  dove sperimentare anche linguaggi diversi da quelli del nemico</p>
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			</item>
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		<title>
		Di: Anna Luisa		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/timeo-peppa-pig-sul-perche-volo-e-masterpiece-non-siano-un-problema/comment-page-1/#comment-135295</link>

		<dc:creator><![CDATA[Anna Luisa]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 19 Nov 2013 16:47:50 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[@ (**) “Tu immagini la situazione per cui lettori in erba cresciuti a libri fasulli saranno i perfetti consumatori per libri del genere.” No, sarebbe un modo semplicistico di ragionare, una previsione puntellata da un pensiero lineare e banale. Se torni al mio commento precedente, puoi leggere questo passaggio: “I lettori in erba cui si fa allusione nel post […] soggetti a questo genere di pressioni, che tipo di fruitori saranno in futuro? Non possiamo ovviamente saperlo...”
Non ho azzardato alcuna proiezione, ho solo espresso la necessità di non abbassare la guardia.
Su FB: come nel caso dei libri di Volo, non si tratta di vietare nulla, neppure il cazzeggio, ci mancherebbe. Hai ragione, i registri linguistici o i contenuti possono essere molteplici, ma l’impostazione di quel social, la sua struttura, favorisce maggiormente l’approccio ridanciano, il narcisismo, la riflessione ombelicale. Un discorso più articolato e serio all’interno di quel contenitore sarà illeggibile dopo pochi mesi (vista l’assenza di un archivio o di un motore di ricerca) e sempre depotenziato dalla foto di un gatto o dalla ricetta di una torta di mele postata in calce. E un po’ sì, lo penso, molti ex frequentatori di blog sono diventati più silenziosi perché si sono trasferiti su FB e, per come la vedo io, è un peccato. Comunque grazie per lo scambio. Fine OT.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@ (**) “Tu immagini la situazione per cui lettori in erba cresciuti a libri fasulli saranno i perfetti consumatori per libri del genere.” No, sarebbe un modo semplicistico di ragionare, una previsione puntellata da un pensiero lineare e banale. Se torni al mio commento precedente, puoi leggere questo passaggio: “I lettori in erba cui si fa allusione nel post […] soggetti a questo genere di pressioni, che tipo di fruitori saranno in futuro? Non possiamo ovviamente saperlo&#8230;”<br />
Non ho azzardato alcuna proiezione, ho solo espresso la necessità di non abbassare la guardia.<br />
Su FB: come nel caso dei libri di Volo, non si tratta di vietare nulla, neppure il cazzeggio, ci mancherebbe. Hai ragione, i registri linguistici o i contenuti possono essere molteplici, ma l’impostazione di quel social, la sua struttura, favorisce maggiormente l’approccio ridanciano, il narcisismo, la riflessione ombelicale. Un discorso più articolato e serio all’interno di quel contenitore sarà illeggibile dopo pochi mesi (vista l’assenza di un archivio o di un motore di ricerca) e sempre depotenziato dalla foto di un gatto o dalla ricetta di una torta di mele postata in calce. E un po’ sì, lo penso, molti ex frequentatori di blog sono diventati più silenziosi perché si sono trasferiti su FB e, per come la vedo io, è un peccato. Comunque grazie per lo scambio. Fine OT.</p>
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		<title>
		Di: (**)		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/timeo-peppa-pig-sul-perche-volo-e-masterpiece-non-siano-un-problema/comment-page-1/#comment-135294</link>

		<dc:creator><![CDATA[(**)]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 19 Nov 2013 14:37:34 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[@ Anna Luisa
ma la mia obiezione non è sulla tendenza in atto, ma sui suoi effetti. Tu immagini la situazione per cui lettori in erba cresciuti a libri fasulli saranno i perfetti consumatori per libri del genere. Ora, intanto ciò non è mai successo, e già Edgar Allan Poe sbraitava contro gli editori americani che si bevevano qualsiasi cosa provenisse dall&#039;Inghilterra. Ma soprattutto le case editrici non hanno il potere di influenzare i gusti dei lettori. Cercano nuovi mercati, cercano di vendere libri a chi di solito non li compra, da qui il marketing. La tua riflessione apparentemente OT si collega, perché mi pare che leghi due cose valide in sé, ma senza porre a verifica il legame. Se un tempo c&#039;erano più commentatori e discussioni più articolate e oggi non ci sono più e ciò dipendesse dai social staresti dicendo che quei commentatori oggi stanno sui social a cazzeggiare oppure che oggi non sono più capaci di articolare pensieri perché usano i social. I social non hanno questo effetto, si può cazzeggiare al bar o sui blog e si può essere seri su fb o su twitter. Chiaro che uno non ha tempo per tutto e che un blog letterario spinge di più alla riflessione, ma uno potrebbe anche dire che il blog letterario, con la sua modalità a commento ha spinto le persone a frequentarsi di meno. è possibile, ma non dipende dalle caratteristiche linguistiche del mezzo.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@ Anna Luisa<br />
ma la mia obiezione non è sulla tendenza in atto, ma sui suoi effetti. Tu immagini la situazione per cui lettori in erba cresciuti a libri fasulli saranno i perfetti consumatori per libri del genere. Ora, intanto ciò non è mai successo, e già Edgar Allan Poe sbraitava contro gli editori americani che si bevevano qualsiasi cosa provenisse dall&#8217;Inghilterra. Ma soprattutto le case editrici non hanno il potere di influenzare i gusti dei lettori. Cercano nuovi mercati, cercano di vendere libri a chi di solito non li compra, da qui il marketing. La tua riflessione apparentemente OT si collega, perché mi pare che leghi due cose valide in sé, ma senza porre a verifica il legame. Se un tempo c&#8217;erano più commentatori e discussioni più articolate e oggi non ci sono più e ciò dipendesse dai social staresti dicendo che quei commentatori oggi stanno sui social a cazzeggiare oppure che oggi non sono più capaci di articolare pensieri perché usano i social. I social non hanno questo effetto, si può cazzeggiare al bar o sui blog e si può essere seri su fb o su twitter. Chiaro che uno non ha tempo per tutto e che un blog letterario spinge di più alla riflessione, ma uno potrebbe anche dire che il blog letterario, con la sua modalità a commento ha spinto le persone a frequentarsi di meno. è possibile, ma non dipende dalle caratteristiche linguistiche del mezzo.</p>
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		<title>
		Di: Michele		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/timeo-peppa-pig-sul-perche-volo-e-masterpiece-non-siano-un-problema/comment-page-1/#comment-135293</link>

		<dc:creator><![CDATA[Michele]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 19 Nov 2013 14:04:12 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Due brevi pensieri:
1- sì è vero, 5 pagine di critica a croza (bellissimo suono) saranno pure troppe, ma finché molti quotidiani pubblicano articoli che commentano la sua performance a ballarò come fosse l&#039;omelia del Santo Padre o l&#039;Oracolo di Delfi, ci possono anche stare. Anche se per ricordare che, come dici tu, è solo croza a balarò ne bastano meno.
2-sono solo io che penso che ghost writer + brand è quasi uguale a collettivo di scrittori?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Due brevi pensieri:<br />
1- sì è vero, 5 pagine di critica a croza (bellissimo suono) saranno pure troppe, ma finché molti quotidiani pubblicano articoli che commentano la sua performance a ballarò come fosse l&#8217;omelia del Santo Padre o l&#8217;Oracolo di Delfi, ci possono anche stare. Anche se per ricordare che, come dici tu, è solo croza a balarò ne bastano meno.<br />
2-sono solo io che penso che ghost writer + brand è quasi uguale a collettivo di scrittori?</p>
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			</item>
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		<title>
		Di: Anna Luisa		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/timeo-peppa-pig-sul-perche-volo-e-masterpiece-non-siano-un-problema/comment-page-1/#comment-135292</link>

		<dc:creator><![CDATA[Anna Luisa]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 19 Nov 2013 11:15:37 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[@ (**) Sì, su una cosa concordo con te, chi legge abitualmente Clausewitz non passerà di sicuro ai “saggi” di Bruno Vespa, ma stiamo parlando di un lettore che ha sviluppato nel tempo capacità critiche robuste, solide. I lettori in erba cui si fa allusione nel post (parliamo di narrativa per bambini, ma il discorso è valido anche per gli adulti), soggetti a questo genere di pressioni, che tipo di fruitori saranno in futuro? Non possiamo ovviamente saperlo, ma essere informati aiuta. Non si tratta di generalizzare, ma di registrare una tendenza, più o meno sotterranea, che è in atto, un orientamento che, visti i tempi, potrebbe subire un’accelerazione. In sintesi: stiamo parlando di un indirizzo editoriale da tenere sotto osservazione.
Aggiungo un’altra riflessione che si discosta dall’argomento principale: sino a qualche tempo fa, un post come questo, avrebbe generato nelle prime ore dalla pubblicazione un flusso di commenti più numeroso, una conversazione più articolata, un’interessante moltiplicazione dei punti di vista tale da tenere vivo, anche per alcuni giorni consecutivi il “fuoco” della conversazione. In passato è accaduto spesso. L’arrivo dei social con le loro specificità linguistiche (modalità più diffusa: cazzeggio costante) per me ha portato a dei cambiamenti anche qui dentro: l’entità numerica dei commenti è diminuita e le conversazioni si svolgono con tempi più ristretti. I post invecchiano prima. L’intervento di “G” che bacchetta la Lipperini è indicativo. Qualche giorno fa su “Giap!” una medesima situazione: qualcuno ha criticato i tenutari del blog perché sul loro sito è impossibile commentare con un semplice “I Like”.
Posso sbagliarmi, ma a parer mio anche questa è una tendenza in atto (di tipo degenerativo) da tenere sotto osservazione e, se è possibile, da contrastare. Ma forse sono andata OT.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@ (**) Sì, su una cosa concordo con te, chi legge abitualmente Clausewitz non passerà di sicuro ai “saggi” di Bruno Vespa, ma stiamo parlando di un lettore che ha sviluppato nel tempo capacità critiche robuste, solide. I lettori in erba cui si fa allusione nel post (parliamo di narrativa per bambini, ma il discorso è valido anche per gli adulti), soggetti a questo genere di pressioni, che tipo di fruitori saranno in futuro? Non possiamo ovviamente saperlo, ma essere informati aiuta. Non si tratta di generalizzare, ma di registrare una tendenza, più o meno sotterranea, che è in atto, un orientamento che, visti i tempi, potrebbe subire un’accelerazione. In sintesi: stiamo parlando di un indirizzo editoriale da tenere sotto osservazione.<br />
Aggiungo un’altra riflessione che si discosta dall’argomento principale: sino a qualche tempo fa, un post come questo, avrebbe generato nelle prime ore dalla pubblicazione un flusso di commenti più numeroso, una conversazione più articolata, un’interessante moltiplicazione dei punti di vista tale da tenere vivo, anche per alcuni giorni consecutivi il “fuoco” della conversazione. In passato è accaduto spesso. L’arrivo dei social con le loro specificità linguistiche (modalità più diffusa: cazzeggio costante) per me ha portato a dei cambiamenti anche qui dentro: l’entità numerica dei commenti è diminuita e le conversazioni si svolgono con tempi più ristretti. I post invecchiano prima. L’intervento di “G” che bacchetta la Lipperini è indicativo. Qualche giorno fa su “Giap!” una medesima situazione: qualcuno ha criticato i tenutari del blog perché sul loro sito è impossibile commentare con un semplice “I Like”.<br />
Posso sbagliarmi, ma a parer mio anche questa è una tendenza in atto (di tipo degenerativo) da tenere sotto osservazione e, se è possibile, da contrastare. Ma forse sono andata OT.</p>
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			</item>
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		<title>
		Di: Fabio Lotti		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/timeo-peppa-pig-sul-perche-volo-e-masterpiece-non-siano-un-problema/comment-page-1/#comment-135290</link>

		<dc:creator><![CDATA[Fabio Lotti]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 19 Nov 2013 08:39:25 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Sinceramente quando guardo Peppa Pig con il mio nipotino Jonathan non mi chiedo chi abbia scritto la storia o fatto i disegni.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sinceramente quando guardo Peppa Pig con il mio nipotino Jonathan non mi chiedo chi abbia scritto la storia o fatto i disegni.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>
		Di: efraim		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/timeo-peppa-pig-sul-perche-volo-e-masterpiece-non-siano-un-problema/comment-page-1/#comment-135289</link>

		<dc:creator><![CDATA[efraim]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 19 Nov 2013 06:20:43 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Non ho niente contro Fabio Volo: l&#039;avrò visto non so quanti minuti non so quanti anni fa e mi ricordo che mi sembrava tanto simpatico quanto tremendamente sia banale che innocuo, la quintessenza stessa dell&#039;innocuità fatta personaggio (masterpiece non ho la più pallida idea di chi sia). Non l&#039;ho però mai letto e non vedo perché dovrei, nonostante tutto questo parlarne male. Di sicuro però sarebbe meno noioso di qualunque parola spesa su di lui: e questi che lo criticano e quelli che lo difendono per motivi visti, rivisti e svisti. Confesso per la prima volta di aver ceduto alla tentazione di leggere qualcosa in proposito, questo articolo, dati i pregiudizi positivi, e cosa leggo di nuovo? Benaltrismo! Il problema non è sviluppo verticale vs sviluppo orizzontale vs quadratura del cerchio e catalogazioni volumetriche: il problema è che il capitalismo si sta mangiando ormai fette di coda che un tempo erano parti d&#039;elite, grazie alla sempre più pervasiva inutilità di produttori umani (in genere) magari d&#039;intrinseca valenza e dunque in grado di ritagliarsi qualche fettina saporita del potere magari onestamente e aspramente contrastato. Ohibo!
Beninteso, sono d&#039;accordissimo e non da ieri. Idealmente dagli anni &#039;40 dell&#039;800: quantomeno da allora direi che la sostanza è incontrovertibilmente chiara. Ma è anche chiaro da molto tempo (anche se è divenuta credenza diffusa da più o meno un ventennio e per ragioni come spesso almeno in parte sbagliate) che la ricetta individuata, più correttamente a mala pena abbozzata, da chi aveva diagnosticato il male era sbagliata: inapplicabile, inadeguata, insufficiente, un&#039;altra manifestazione o veicolo del medesimo male... se ne può e se ne dovrebbe discutere, forse anche più che dei premi nobel. Ma nemmeno questo basterebbe!
Quello che non sopporto di tanti discorsi che partono bene è che si fermano alle premesse: ah sì? E&#039; questa la battaglia? Benissimo. Possiamo pensare che si possa vincere e convincerci che di vittoria si tratti con Renzi o con Vendola, con Cuba o la Cina, con la rivolta senza sosta di Sisifo o l&#039;insurrezione armata, con l&#039;assemblea di condominio permanente o con la democrazia che sarebbe dal basso se Grillo fosse basso, con il commercio equosolidale e la banca etica? Forse che no?
E allora perché qualcuno fra i molti intellettuali ben provvisti del ben dell&#039;intelletto, invece che a approfittare pure di Volo e Peppa Pig per ricordare a chi lo sa già o non ne vuol sapere qual è il problema, non pensa a trovare delle soluzioni vincenti? Militare o meno, è una battaglia? Contro forze soverchianti? Perché non cercare una strategia applicabile che possa vincere? Senz0altro in fieri, criticabile, mai dogmatica, certo, ma con dei punti fermi per quanto modificabili belli solidi per dar spunto all&#039;azione. Mica la devono agire gli intellettuali (intendo i non pochi allergici all&#039;azione), basta che sappiano spiegare a chi è in grado e ha voglia di capire e indurre chi non lo è (prima di tutto a diventarlo, in grado e desideroso di capire).
Cioè, se non siamo sicuri a priori che la suddetta battaglia sia persa in partenza, caso nel quale pur propendendo personalmente per l&#039;azione disperata, lo posso pure capire chi preferisce la beata ignoranza alla costernata paralisi, perché non cercare di capire se si può vincere? Poi magari lo si spiega a Fabio Volo, facendogli capire che gli conviene, così poi lo spiega lui alla gente e così diventa molto più interessante e ricco di contenuti profondi. Sai mai.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Non ho niente contro Fabio Volo: l&#8217;avrò visto non so quanti minuti non so quanti anni fa e mi ricordo che mi sembrava tanto simpatico quanto tremendamente sia banale che innocuo, la quintessenza stessa dell&#8217;innocuità fatta personaggio (masterpiece non ho la più pallida idea di chi sia). Non l&#8217;ho però mai letto e non vedo perché dovrei, nonostante tutto questo parlarne male. Di sicuro però sarebbe meno noioso di qualunque parola spesa su di lui: e questi che lo criticano e quelli che lo difendono per motivi visti, rivisti e svisti. Confesso per la prima volta di aver ceduto alla tentazione di leggere qualcosa in proposito, questo articolo, dati i pregiudizi positivi, e cosa leggo di nuovo? Benaltrismo! Il problema non è sviluppo verticale vs sviluppo orizzontale vs quadratura del cerchio e catalogazioni volumetriche: il problema è che il capitalismo si sta mangiando ormai fette di coda che un tempo erano parti d&#8217;elite, grazie alla sempre più pervasiva inutilità di produttori umani (in genere) magari d&#8217;intrinseca valenza e dunque in grado di ritagliarsi qualche fettina saporita del potere magari onestamente e aspramente contrastato. Ohibo!<br />
Beninteso, sono d&#8217;accordissimo e non da ieri. Idealmente dagli anni &#8217;40 dell&#8217;800: quantomeno da allora direi che la sostanza è incontrovertibilmente chiara. Ma è anche chiaro da molto tempo (anche se è divenuta credenza diffusa da più o meno un ventennio e per ragioni come spesso almeno in parte sbagliate) che la ricetta individuata, più correttamente a mala pena abbozzata, da chi aveva diagnosticato il male era sbagliata: inapplicabile, inadeguata, insufficiente, un&#8217;altra manifestazione o veicolo del medesimo male&#8230; se ne può e se ne dovrebbe discutere, forse anche più che dei premi nobel. Ma nemmeno questo basterebbe!<br />
Quello che non sopporto di tanti discorsi che partono bene è che si fermano alle premesse: ah sì? E&#8217; questa la battaglia? Benissimo. Possiamo pensare che si possa vincere e convincerci che di vittoria si tratti con Renzi o con Vendola, con Cuba o la Cina, con la rivolta senza sosta di Sisifo o l&#8217;insurrezione armata, con l&#8217;assemblea di condominio permanente o con la democrazia che sarebbe dal basso se Grillo fosse basso, con il commercio equosolidale e la banca etica? Forse che no?<br />
E allora perché qualcuno fra i molti intellettuali ben provvisti del ben dell&#8217;intelletto, invece che a approfittare pure di Volo e Peppa Pig per ricordare a chi lo sa già o non ne vuol sapere qual è il problema, non pensa a trovare delle soluzioni vincenti? Militare o meno, è una battaglia? Contro forze soverchianti? Perché non cercare una strategia applicabile che possa vincere? Senz0altro in fieri, criticabile, mai dogmatica, certo, ma con dei punti fermi per quanto modificabili belli solidi per dar spunto all&#8217;azione. Mica la devono agire gli intellettuali (intendo i non pochi allergici all&#8217;azione), basta che sappiano spiegare a chi è in grado e ha voglia di capire e indurre chi non lo è (prima di tutto a diventarlo, in grado e desideroso di capire).<br />
Cioè, se non siamo sicuri a priori che la suddetta battaglia sia persa in partenza, caso nel quale pur propendendo personalmente per l&#8217;azione disperata, lo posso pure capire chi preferisce la beata ignoranza alla costernata paralisi, perché non cercare di capire se si può vincere? Poi magari lo si spiega a Fabio Volo, facendogli capire che gli conviene, così poi lo spiega lui alla gente e così diventa molto più interessante e ricco di contenuti profondi. Sai mai.</p>
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		<title>
		Di: (**)		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/timeo-peppa-pig-sul-perche-volo-e-masterpiece-non-siano-un-problema/comment-page-1/#comment-135288</link>

		<dc:creator><![CDATA[(**)]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 18 Nov 2013 23:28:55 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[@ Anna Luisa
Però cerchiamo di non generalizzare. Che il marketing abbia invaso anche il campo letterario è un conto ( e d&#039;altronde perché mai si sarebbe dovuto fermare sulla porta d&#039;ingresso ), che questo abbia conseguenze sulla letteratura è un altro. Ciò che comporta è la produzione di libri vendibili. Faccio un esempio: ho un amico appassionato di calcio che colleziona libri sui calciatori ( già al tempo di Rivera c&#039;erano questi libri, magari lui si è scelto un autore al suo livello, ma tanto per dire, i libri su Pirlo e Ibrahimovic sono molto diversi per stile ). Non mi pare che legga altro e se non ci fossero libri sui calciatori non credo che leggerebbe altro, di sicuro non i libri che noi consideriamo di qualità. Quindi se tu metti tutto assieme e tracci una linea immaginaria della qualità letteraria è anche possibile che mediamente si possa abbassare, ma a noi non vedo cosa importi della qualità media, oltretutto parecchio astratta come concetto e come misurazione perché di fatto stiamo parlando del nulla, dal momento che nessuno può leggere tutto il materiale pubblicato. L&#039;esistenza di questi libri comporta l&#039;assenza di altri tipi di libri? A me non sembra. Io leggo opere del passato e del presente e non mi pare che oggi manchino scrittori e scrittrici di talento. C&#039;è molta più concorrenza, ma ci sono anche molti più lettori e lettrici. Conosci persone che un tempo leggevano Joyce e poi si sono date alla pazza gioia con Volo? Anche i libri sono un prodotto commerciale, facciamocene una ragione. Non tutti: alcuni, molti, quelli che sono, mica possiamo impedire a qualcuno di scriverli e di pubblicarli ( e tanto meno di leggerli ). Ma finché ci sono persone che hanno voglia di leggere libri &quot;di qualità&quot; ci sarà chi li pubblicherà, non è i miei soldi valgono di meno.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@ Anna Luisa<br />
Però cerchiamo di non generalizzare. Che il marketing abbia invaso anche il campo letterario è un conto ( e d&#8217;altronde perché mai si sarebbe dovuto fermare sulla porta d&#8217;ingresso ), che questo abbia conseguenze sulla letteratura è un altro. Ciò che comporta è la produzione di libri vendibili. Faccio un esempio: ho un amico appassionato di calcio che colleziona libri sui calciatori ( già al tempo di Rivera c&#8217;erano questi libri, magari lui si è scelto un autore al suo livello, ma tanto per dire, i libri su Pirlo e Ibrahimovic sono molto diversi per stile ). Non mi pare che legga altro e se non ci fossero libri sui calciatori non credo che leggerebbe altro, di sicuro non i libri che noi consideriamo di qualità. Quindi se tu metti tutto assieme e tracci una linea immaginaria della qualità letteraria è anche possibile che mediamente si possa abbassare, ma a noi non vedo cosa importi della qualità media, oltretutto parecchio astratta come concetto e come misurazione perché di fatto stiamo parlando del nulla, dal momento che nessuno può leggere tutto il materiale pubblicato. L&#8217;esistenza di questi libri comporta l&#8217;assenza di altri tipi di libri? A me non sembra. Io leggo opere del passato e del presente e non mi pare che oggi manchino scrittori e scrittrici di talento. C&#8217;è molta più concorrenza, ma ci sono anche molti più lettori e lettrici. Conosci persone che un tempo leggevano Joyce e poi si sono date alla pazza gioia con Volo? Anche i libri sono un prodotto commerciale, facciamocene una ragione. Non tutti: alcuni, molti, quelli che sono, mica possiamo impedire a qualcuno di scriverli e di pubblicarli ( e tanto meno di leggerli ). Ma finché ci sono persone che hanno voglia di leggere libri &#8220;di qualità&#8221; ci sarà chi li pubblicherà, non è i miei soldi valgono di meno.</p>
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