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	Commenti a: TRE LINK E UNA NOTA	</title>
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	<description>di Loredana Lipperini</description>
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		Di: milena d		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[milena d]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 12 Jan 2010 14:07:38 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[&quot;Ma poi conta anche avere una rete familiare che possa dare il sostegno necessario&quot;
Ecco, in questa frase c&#039;e&#039; tutto. Ho letto attentamente l&#039;articolo di Rosaria Amato, ma credo siamo ancora lontane dal nocciolo del problema, anche perche&#039; abbiamo iniziato ad allontanarcene e a regredire fin dai tempi in cui il lavorare meno lavorare tutti e simili sono diventati concetti obsoleti, sostituiti dal lavorare di piu&#039; ( e in meno), essere piu&#039; competitivi, puntare sulla riduzione costi e altre piacevolezze, mettendo sempre piu&#039; il mercato e l&#039;economia al centro di tutto e sempre meno l&#039;essere umano e le sue esigenze.
Le condizioni politiche di contorno certo non aiutano. Regrediamo a vista d&#039;occhio.
Voglio dire, va bene istituire una Authority per monitorare, se siamo a questi punti. (A meno che, a pensar male, non si trasformi nell&#039;ennesimo ente inutile...) Pero&#039;  il nostro paese va in direzione vertiginosamente opposta alle condizioni necessarie per lo sviluppo dell&#039;occupazione femminile qualificata.
Non si puo&#039; contare sulla famiglia, per chi ce l&#039;ha, su soluzioni posticce per alleviare la macina al collo rappresentata, per la maggioranza di donne, dalle cure familiari, come badanti, baby sitter, ore di permesso o simili.
Non e&#039; dignitoso arrabattarsi, e si salvi chi puo&#039;, come ti insegna la miglior tradizione del liberismo trionfante. (Caso strano, in USA, sulla sanita&#039;, stanno facendo marcia indietro).
La base e&#039; ricostruire di sana pianta una rete di servizi, pubblici, e sottolineo trenta volte pubblici, che funzioni, nella scuola come nella sanita&#039; come nei trasporti come negli orari d&#039;ufficio, flessibili secondo esigenze, per non parlare di sviluppo della telematica e dell&#039;innovazione per evitare code e perdite di tempo.
E poi, negli ultimi anni, come massima concessione, sentivo dire che alla donna spettava in qualche modo una forma di compensazione per la mole aggiuntiva del lavoro di cura.
Col cavolo! Io vorrei che tale lavoro fosse maggiormente distribuito con gli uomini, non essere &quot;compensata&quot; perche&#039; mi devo fare il mazzo con le esigenze familiari.
Questa e&#039; gia&#039; ammissione di ripiego e sconfitta. Dirlo ora suona da inguaribile e patetica vetero femminista. Eppure, in certi paesi, specie del nord Europa, tutto questo si cerca di realizzarlo.
Mi ricordo uno slogan che diceva: siate realisti, pretendete l&#039;impossibile.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Ma poi conta anche avere una rete familiare che possa dare il sostegno necessario&#8221;<br />
Ecco, in questa frase c&#8217;e&#8217; tutto. Ho letto attentamente l&#8217;articolo di Rosaria Amato, ma credo siamo ancora lontane dal nocciolo del problema, anche perche&#8217; abbiamo iniziato ad allontanarcene e a regredire fin dai tempi in cui il lavorare meno lavorare tutti e simili sono diventati concetti obsoleti, sostituiti dal lavorare di piu&#8217; ( e in meno), essere piu&#8217; competitivi, puntare sulla riduzione costi e altre piacevolezze, mettendo sempre piu&#8217; il mercato e l&#8217;economia al centro di tutto e sempre meno l&#8217;essere umano e le sue esigenze.<br />
Le condizioni politiche di contorno certo non aiutano. Regrediamo a vista d&#8217;occhio.<br />
Voglio dire, va bene istituire una Authority per monitorare, se siamo a questi punti. (A meno che, a pensar male, non si trasformi nell&#8217;ennesimo ente inutile&#8230;) Pero&#8217;  il nostro paese va in direzione vertiginosamente opposta alle condizioni necessarie per lo sviluppo dell&#8217;occupazione femminile qualificata.<br />
Non si puo&#8217; contare sulla famiglia, per chi ce l&#8217;ha, su soluzioni posticce per alleviare la macina al collo rappresentata, per la maggioranza di donne, dalle cure familiari, come badanti, baby sitter, ore di permesso o simili.<br />
Non e&#8217; dignitoso arrabattarsi, e si salvi chi puo&#8217;, come ti insegna la miglior tradizione del liberismo trionfante. (Caso strano, in USA, sulla sanita&#8217;, stanno facendo marcia indietro).<br />
La base e&#8217; ricostruire di sana pianta una rete di servizi, pubblici, e sottolineo trenta volte pubblici, che funzioni, nella scuola come nella sanita&#8217; come nei trasporti come negli orari d&#8217;ufficio, flessibili secondo esigenze, per non parlare di sviluppo della telematica e dell&#8217;innovazione per evitare code e perdite di tempo.<br />
E poi, negli ultimi anni, come massima concessione, sentivo dire che alla donna spettava in qualche modo una forma di compensazione per la mole aggiuntiva del lavoro di cura.<br />
Col cavolo! Io vorrei che tale lavoro fosse maggiormente distribuito con gli uomini, non essere &#8220;compensata&#8221; perche&#8217; mi devo fare il mazzo con le esigenze familiari.<br />
Questa e&#8217; gia&#8217; ammissione di ripiego e sconfitta. Dirlo ora suona da inguaribile e patetica vetero femminista. Eppure, in certi paesi, specie del nord Europa, tutto questo si cerca di realizzarlo.<br />
Mi ricordo uno slogan che diceva: siate realisti, pretendete l&#8217;impossibile.</p>
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		Di: Wu Ming 4		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Wu Ming 4]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 12 Jan 2010 12:52:53 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Se per Bernardi discutere sulla mistificazione di un grande autore del XX secolo, e conseguentemente di letteratura epica, creazione letteraria di mondi, ruolo del mito rispetto alla narrativa, etc. è una perdita di tempo, che dire? Buon sonno e buon pro gli faccia.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Se per Bernardi discutere sulla mistificazione di un grande autore del XX secolo, e conseguentemente di letteratura epica, creazione letteraria di mondi, ruolo del mito rispetto alla narrativa, etc. è una perdita di tempo, che dire? Buon sonno e buon pro gli faccia.</p>
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