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	Commenti a: TRECENTOSESSANTA	</title>
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	<description>di Loredana Lipperini</description>
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		<title>
		Di: Liliana		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/trecentosessanta/comment-page-1/#comment-111140</link>

		<dc:creator><![CDATA[Liliana]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 03 Oct 2010 09:52:32 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Anche se tutti storcono il naso quando  sentono parlar di una casa editrice a pagamento, non mi vergogno di dire che ho pubblicato (dopo sessant&#039;anni da lettrice) un libro (Formiche periferiche) con Statale 11 e non mi sono scandalizzata per il modesto contributo chiesto, perchè penso che la casa editrice debba sostenere delle spese non trascurabili . Non ho fatto &quot;presentazioni&quot; come l&#039;editore aveva proposto perchè mi sembrava di andare in giro a chiedere l&#039;elemosina .E allora che voglio? Semplicemente vorrei che le librerie non avessero tanti pregiudizi e accettassero di mettere questi libri nei loro scaffali .Su Internet ,certo , si possono acquistare, ma senza pubblicità nessuno saprà mai della loro esistenza. Conclusione: se me ne verrà ancora la voglia scriverò solo per me.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Anche se tutti storcono il naso quando  sentono parlar di una casa editrice a pagamento, non mi vergogno di dire che ho pubblicato (dopo sessant&#8217;anni da lettrice) un libro (Formiche periferiche) con Statale 11 e non mi sono scandalizzata per il modesto contributo chiesto, perchè penso che la casa editrice debba sostenere delle spese non trascurabili . Non ho fatto &#8220;presentazioni&#8221; come l&#8217;editore aveva proposto perchè mi sembrava di andare in giro a chiedere l&#8217;elemosina .E allora che voglio? Semplicemente vorrei che le librerie non avessero tanti pregiudizi e accettassero di mettere questi libri nei loro scaffali .Su Internet ,certo , si possono acquistare, ma senza pubblicità nessuno saprà mai della loro esistenza. Conclusione: se me ne verrà ancora la voglia scriverò solo per me.</p>
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		Di: zilberstein		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/trecentosessanta/comment-page-1/#comment-111139</link>

		<dc:creator><![CDATA[zilberstein]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 30 Sep 2010 22:07:16 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Paolo Pisanti, Presidente ALI;  dice: &quot;se un libro non decolla in due settimane, è praticamente fuori dai giochi.&quot;
Bisogna dargli atto che l&#039;aver tenuto duro [ cioè lasciar sopravvivere il libro in vetrina ] almeno una volta ha pagato, ha contribuito a farci scoprire un grande scrittore post moderno quale considero Camilleri.
Mi raccontava suo fratello che nei primi &#039;90 i romanzi di Camilleri giacevano  invenduti negli scaffali. L&#039;Autore, meschino, ogni fine mese si affannava in lunghe telefonate scongiurando  i Pisanti di tenere ancora esposti i suoi romanzi. Questi, non senza alzare gli occhi al cielo, alla fine acconsentivano.
E&#039; buffo eh?  pensare a Camilleri che implora un libraio, un bravo e onesto libraio, sembra un scena d&#039;altro mondo. Eppure accadde  così, la Libreria mantenne  visibili quei librucci, e bisogna dire che è stata ampiamente risarcita dai fatti.
Bravi i Pisanti.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Paolo Pisanti, Presidente ALI;  dice: &#8220;se un libro non decolla in due settimane, è praticamente fuori dai giochi.&#8221;<br />
Bisogna dargli atto che l&#8217;aver tenuto duro [ cioè lasciar sopravvivere il libro in vetrina ] almeno una volta ha pagato, ha contribuito a farci scoprire un grande scrittore post moderno quale considero Camilleri.<br />
Mi raccontava suo fratello che nei primi &#8217;90 i romanzi di Camilleri giacevano  invenduti negli scaffali. L&#8217;Autore, meschino, ogni fine mese si affannava in lunghe telefonate scongiurando  i Pisanti di tenere ancora esposti i suoi romanzi. Questi, non senza alzare gli occhi al cielo, alla fine acconsentivano.<br />
E&#8217; buffo eh?  pensare a Camilleri che implora un libraio, un bravo e onesto libraio, sembra un scena d&#8217;altro mondo. Eppure accadde  così, la Libreria mantenne  visibili quei librucci, e bisogna dire che è stata ampiamente risarcita dai fatti.<br />
Bravi i Pisanti.</p>
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		<title>
		Di: vincent		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/trecentosessanta/comment-page-1/#comment-111138</link>

		<dc:creator><![CDATA[vincent]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 30 Sep 2010 14:56:02 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[@Rosemarie: sono quasi commosso da questo sentimento di nostalgia e dalla parola incantamento. Ciao]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@Rosemarie: sono quasi commosso da questo sentimento di nostalgia e dalla parola incantamento. Ciao</p>
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		Di: Rosemarie		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/trecentosessanta/comment-page-1/#comment-111137</link>

		<dc:creator><![CDATA[Rosemarie]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 30 Sep 2010 14:24:04 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Ma i lettori non sono mica obbligati ad  &#039;accettare questa omologazione&#039;! I lettori suppongo che vadano dove li porta la loro cultura, la loro formazione. Quand&#039;ero una ragazza mi facevo incantare dal bel titolo, dalla bella recensione, e, perchè no, dalla bella copertina. E a volte questo incantamento mi procurava splendidi pomeriggi d&#039;estate immersa nella lettura. Ma a volte, troppo spesso, l&#039;incantamento finiva dopo le prime dieci pagine. Adesso non comprerei mai i faletti i boldi e ... non so, insomma non comprerei -come non compro - questi fuochi di paglia che hanno la ventura di possedere delle grancasse di risonanza, assordanti, ma che di sostanza, per i miei gusti, non hanno niente. Il lettore vero, prima di comprare un libro, lo soppesa, lo annusa, lo scruta, lo vuole conoscere e vuole farsi conoscere. Questioni di alchimie strane, impossibili da descrivere. Che poi si possano leggere 5 o 6 libri alla settimana ... beh non mi resta che rimanere a bocca aperta davanti a queste capacità. Ma mi chiedo quali sono questi libri che possono essere inghiottiti come pillole?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ma i lettori non sono mica obbligati ad  &#8216;accettare questa omologazione&#8217;! I lettori suppongo che vadano dove li porta la loro cultura, la loro formazione. Quand&#8217;ero una ragazza mi facevo incantare dal bel titolo, dalla bella recensione, e, perchè no, dalla bella copertina. E a volte questo incantamento mi procurava splendidi pomeriggi d&#8217;estate immersa nella lettura. Ma a volte, troppo spesso, l&#8217;incantamento finiva dopo le prime dieci pagine. Adesso non comprerei mai i faletti i boldi e &#8230; non so, insomma non comprerei -come non compro &#8211; questi fuochi di paglia che hanno la ventura di possedere delle grancasse di risonanza, assordanti, ma che di sostanza, per i miei gusti, non hanno niente. Il lettore vero, prima di comprare un libro, lo soppesa, lo annusa, lo scruta, lo vuole conoscere e vuole farsi conoscere. Questioni di alchimie strane, impossibili da descrivere. Che poi si possano leggere 5 o 6 libri alla settimana &#8230; beh non mi resta che rimanere a bocca aperta davanti a queste capacità. Ma mi chiedo quali sono questi libri che possono essere inghiottiti come pillole?</p>
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		Di: baldrus		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/trecentosessanta/comment-page-1/#comment-111136</link>

		<dc:creator><![CDATA[baldrus]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 30 Sep 2010 12:14:51 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[E&#039; vero che la situazione è a dir poco sconfortante, ma dobbiamo imparare a vivere - con caratteristiche di sopravvivenza - in una realtà in disfacimento, con la cultura predata dal mercato che detta legge ecc. Non so se e quanto potrà reggere una situazione gonfiata con una pletora di libri usa e getta, che significa per forza una ulteriore omologazione a standard imposti; non so per quanto tempo i lettori riusciranno ad accettare questa omologazione. Forse tutto deve finire, prima o poi, e fare &quot;crack&quot;; chissà se a quel punto qualcosa di nuovo potrà rinascere.
Chissà.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>E&#8217; vero che la situazione è a dir poco sconfortante, ma dobbiamo imparare a vivere &#8211; con caratteristiche di sopravvivenza &#8211; in una realtà in disfacimento, con la cultura predata dal mercato che detta legge ecc. Non so se e quanto potrà reggere una situazione gonfiata con una pletora di libri usa e getta, che significa per forza una ulteriore omologazione a standard imposti; non so per quanto tempo i lettori riusciranno ad accettare questa omologazione. Forse tutto deve finire, prima o poi, e fare &#8220;crack&#8221;; chissà se a quel punto qualcosa di nuovo potrà rinascere.<br />
Chissà.</p>
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		<title>
		Di: Rosemarie		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/trecentosessanta/comment-page-1/#comment-111135</link>

		<dc:creator><![CDATA[Rosemarie]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 30 Sep 2010 08:32:33 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Non ho titolo per commentare questo argomento, lo dichiaro a chiare lettere. Da lettrice non compulsiva, mi piacciono i libri, le belle edizioni, li compro perchè mi piace &#039;possederli&#039; e, lo confermo, da profana, mi piacerebbe che i prezzi di copertina fossero più contenuti. E&#039; un pio desiderio che ovviamente si scontra con le &#039;complicatezze&#039; degli editori, dei librai, etc.
Volevo invece commentare il &#039;vincent&#039; il quale mi ricorda tanto un frequentatore - ex come lo siamo tutti - del forum di fahre. Erudito, probabilmente professore d&#039;italiano storia e geografia - e forse latino - ama fare le pulci ai post, ama, per così dire, mettere i puntini sulle &#039;i&#039;, ama apparire saccente e, a volte, invadente. Non si accorge, il &#039;curioso&#039; del forum di fahre, di usare toni maleducati che lui ritiene ironici,
Naturalmente, questo &#039;vincent&#039; non è il &#039;curioso&#039; del forum, ma me lo ha fatto venire in mente con nostalgia.
P.S. Per inciso sono d&#039;accordo con desian quando dice che &#039;Sui banchi delle librerie arrivano decine di novità OGNI SANTO GIORNO&#039; e che il mercato è fortemente indirizzato dai grossi editori. E che i piccoli editori fanno una fatica del diavolo per tenere la testa fuori dall&#039;acqua.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Non ho titolo per commentare questo argomento, lo dichiaro a chiare lettere. Da lettrice non compulsiva, mi piacciono i libri, le belle edizioni, li compro perchè mi piace &#8216;possederli&#8217; e, lo confermo, da profana, mi piacerebbe che i prezzi di copertina fossero più contenuti. E&#8217; un pio desiderio che ovviamente si scontra con le &#8216;complicatezze&#8217; degli editori, dei librai, etc.<br />
Volevo invece commentare il &#8216;vincent&#8217; il quale mi ricorda tanto un frequentatore &#8211; ex come lo siamo tutti &#8211; del forum di fahre. Erudito, probabilmente professore d&#8217;italiano storia e geografia &#8211; e forse latino &#8211; ama fare le pulci ai post, ama, per così dire, mettere i puntini sulle &#8216;i&#8217;, ama apparire saccente e, a volte, invadente. Non si accorge, il &#8216;curioso&#8217; del forum di fahre, di usare toni maleducati che lui ritiene ironici,<br />
Naturalmente, questo &#8216;vincent&#8217; non è il &#8216;curioso&#8217; del forum, ma me lo ha fatto venire in mente con nostalgia.<br />
P.S. Per inciso sono d&#8217;accordo con desian quando dice che &#8216;Sui banchi delle librerie arrivano decine di novità OGNI SANTO GIORNO&#8217; e che il mercato è fortemente indirizzato dai grossi editori. E che i piccoli editori fanno una fatica del diavolo per tenere la testa fuori dall&#8217;acqua.</p>
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			</item>
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		<title>
		Di: Giorgia Vezzoli - Vita da streghe		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/trecentosessanta/comment-page-1/#comment-111134</link>

		<dc:creator><![CDATA[Giorgia Vezzoli - Vita da streghe]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 30 Sep 2010 07:52:04 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Tutte le nuove forme di comunicazione si bruciano velocemente. La narrativa, se da una parte è premiata sul verso perché ha un linguaggio molto più simile a quello attuale, dall&#039;altra è penalizzata dall&#039;affollamento di narrazione informativa cui siamo quotidianamente sottoposti. Se il mercato non le da il giusto tempo di decantazione, è come se le sue parole si sciogliessero nell&#039;immensa, frammentaria, inarrestabile narrazione informativa di questo mondo.
Paradossalmente, solo la poesia che non viene più promossa, mi da la certezza di non consumarsi rapidamente perché il verso di fronte al caos ti arresta, sancendo uno squarcio di mondo che imprime se stesso al tempo che manca.
E sei tu che decidi quanto farlo durare.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Tutte le nuove forme di comunicazione si bruciano velocemente. La narrativa, se da una parte è premiata sul verso perché ha un linguaggio molto più simile a quello attuale, dall&#8217;altra è penalizzata dall&#8217;affollamento di narrazione informativa cui siamo quotidianamente sottoposti. Se il mercato non le da il giusto tempo di decantazione, è come se le sue parole si sciogliessero nell&#8217;immensa, frammentaria, inarrestabile narrazione informativa di questo mondo.<br />
Paradossalmente, solo la poesia che non viene più promossa, mi da la certezza di non consumarsi rapidamente perché il verso di fronte al caos ti arresta, sancendo uno squarcio di mondo che imprime se stesso al tempo che manca.<br />
E sei tu che decidi quanto farlo durare.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: vincent		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/trecentosessanta/comment-page-1/#comment-111133</link>

		<dc:creator><![CDATA[vincent]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 29 Sep 2010 22:25:21 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[@Loredana Lipperini: come ho già scritto ironia che è franata e di cui mi scuso. La Patuzzi è una scrittrice, quindi ne sa di grammatica, spero. Non rilevo gambe tese, né toni maleducati. Solo una apatia alla &quot;dacci oggi il nostro commentino quotidiano&quot; che mi vede vergognosamente in prima linea. Nell&#039;ansia di cercare un contraddittorio inesistente, costruisco boomerang che mi si ritorcono contro. Cari saluti.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@Loredana Lipperini: come ho già scritto ironia che è franata e di cui mi scuso. La Patuzzi è una scrittrice, quindi ne sa di grammatica, spero. Non rilevo gambe tese, né toni maleducati. Solo una apatia alla &#8220;dacci oggi il nostro commentino quotidiano&#8221; che mi vede vergognosamente in prima linea. Nell&#8217;ansia di cercare un contraddittorio inesistente, costruisco boomerang che mi si ritorcono contro. Cari saluti.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: OdC		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/trecentosessanta/comment-page-1/#comment-111132</link>

		<dc:creator><![CDATA[OdC]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 29 Sep 2010 20:44:18 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Secondo me bisognerebbe lasciar perdere questi diverbi da fine millennio e pensare a un reale sistema di vendita degli e-book che, al giorno d&#039;oggi, sono diffusi molto - ma molto - meno di quanto dovrebbero.
:)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Secondo me bisognerebbe lasciar perdere questi diverbi da fine millennio e pensare a un reale sistema di vendita degli e-book che, al giorno d&#8217;oggi, sono diffusi molto &#8211; ma molto &#8211; meno di quanto dovrebbero.<br />
🙂</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: danae		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/trecentosessanta/comment-page-1/#comment-111131</link>

		<dc:creator><![CDATA[danae]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 29 Sep 2010 20:08:25 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[sono d&#039;accordo con desian: è una questione complicata e le posizioni (le forze in campo) sono tante e apparentemente contraddittorie.
Si tratta di trovare un punto intorno a cui far ruotare il compasso. Dovrebbe essere, questo punto, il libro. Fin qui credo che siamo tutti d&#039;accordo. Il libro, però, detto così, è un concetto, un&#039;ipotesi. Il libro veicolo di cultura. Bellissimo.
Però, appena si comincia a parlare di &quot;libri&quot; (cioè gli oggetti concreti), ecco il problema. I libri hanno vita media di due settimane. Perché? Perché in quelle due settimane &quot;chi li doveva comprare li ha comprati&quot;? O perché bisogna sostituirli con altri? Se è vera questa seconda ipotesi, perché altri libri (con identica vita media) incalzano? Perché gli editori si sentono obbligati a buttar fuori novità a piè sospinto? E&#039; la domanda che continuo a fare lì dove lavoro, ma ancora non ho avuto una risposta soddisfacente: Perché bisogna stare sul mercato, mi si dice. Perché le collane devono essere alimentate, si aggiunge. Perché ormai si fa così, ci si arrende...
Ma davvero servono tutti i libri che vengono pubblicati? Perché se ne pubblicano così tanti? Per sperare che - grazie ai buoni auspici della statistica - almeno uno funzioni, sbanchi, esploda? Non sarebbe meglio pubblicare di meno, ma curando di più la scelta, la lavorazione, la promozione di quello che si pubblica?
Se è vera la prima ipotesi, delle due da cui sono partita, cioè che in due settimane chi doveva comprare ha comprato, non significa, questo, abdicare alla funzione culturale del libro (la diffusione richiede tempo)? Non significa incentivare la bulimia ossessiva di cui si parlava, che spinge a comprare molto e leggere meno (mentre la lettura avrebbe bisogno di lentezza e ruminazione)?
Se è vero che ci dobbiamo rassegnare a considerare il libro un prodotto speciale, ma pur sempre un prodotto (che quindi è inserito nei meccanismi del mercato), si potrà trovare un modo per non essere subissati, invasi, storditi da migliaia di proposte?
(Ripensavo a &quot;La libreria del buon romanzo&quot;, libro fin troppo patetico che purtroppo per questo &#039;vizio di forma&#039; è, a mio parere, un&#039;occasione mancata di ragionamento su questo tema).]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>sono d&#8217;accordo con desian: è una questione complicata e le posizioni (le forze in campo) sono tante e apparentemente contraddittorie.<br />
Si tratta di trovare un punto intorno a cui far ruotare il compasso. Dovrebbe essere, questo punto, il libro. Fin qui credo che siamo tutti d&#8217;accordo. Il libro, però, detto così, è un concetto, un&#8217;ipotesi. Il libro veicolo di cultura. Bellissimo.<br />
Però, appena si comincia a parlare di &#8220;libri&#8221; (cioè gli oggetti concreti), ecco il problema. I libri hanno vita media di due settimane. Perché? Perché in quelle due settimane &#8220;chi li doveva comprare li ha comprati&#8221;? O perché bisogna sostituirli con altri? Se è vera questa seconda ipotesi, perché altri libri (con identica vita media) incalzano? Perché gli editori si sentono obbligati a buttar fuori novità a piè sospinto? E&#8217; la domanda che continuo a fare lì dove lavoro, ma ancora non ho avuto una risposta soddisfacente: Perché bisogna stare sul mercato, mi si dice. Perché le collane devono essere alimentate, si aggiunge. Perché ormai si fa così, ci si arrende&#8230;<br />
Ma davvero servono tutti i libri che vengono pubblicati? Perché se ne pubblicano così tanti? Per sperare che &#8211; grazie ai buoni auspici della statistica &#8211; almeno uno funzioni, sbanchi, esploda? Non sarebbe meglio pubblicare di meno, ma curando di più la scelta, la lavorazione, la promozione di quello che si pubblica?<br />
Se è vera la prima ipotesi, delle due da cui sono partita, cioè che in due settimane chi doveva comprare ha comprato, non significa, questo, abdicare alla funzione culturale del libro (la diffusione richiede tempo)? Non significa incentivare la bulimia ossessiva di cui si parlava, che spinge a comprare molto e leggere meno (mentre la lettura avrebbe bisogno di lentezza e ruminazione)?<br />
Se è vero che ci dobbiamo rassegnare a considerare il libro un prodotto speciale, ma pur sempre un prodotto (che quindi è inserito nei meccanismi del mercato), si potrà trovare un modo per non essere subissati, invasi, storditi da migliaia di proposte?<br />
(Ripensavo a &#8220;La libreria del buon romanzo&#8221;, libro fin troppo patetico che purtroppo per questo &#8216;vizio di forma&#8217; è, a mio parere, un&#8217;occasione mancata di ragionamento su questo tema).</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
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