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	Commenti a: UNA MADRE NORMALE	</title>
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	<description>di Loredana Lipperini</description>
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		Di: andrea barbieri		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/una-madre-normale/comment-page-3/#comment-123114</link>

		<dc:creator><![CDATA[andrea barbieri]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 01 Nov 2011 13:03:41 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Scrive V. Binaghi: &quot;@Andrea e Barbara
Faccio solo presente che tutte le vostre legittime preoccupazioni valgono non solo per la psicologia delle relazioni di genere ma per qualsiasi disciplina insegnata o utilizzata a scuola e fuori di scuola: storia, filosofia, biologia ecc. dove la componente ideologica e quella scientifica sono molto difficilmente separabili. La garanzia, come sempre, sta nell’onestà intellettuale del docente. Se la si mette in discussione in linea di principio, non c’è comunicazione pubblica che tenga.&quot;
...
Quanta confusione e semplificazione!
Le ricerche che riguardano il genere, in particolare le differenze cognitive ancorate alle differenze biologiche, sono piene di errori grossolani che gli stessi scienziati non compiono quando si tratta di altri campi di ricerca. Il cono d&#039;ombra in cui giace la ricerca scientifica sul genere è dimostrato da tempo, è un&#039;anomalia che non si spiega richiamandosi a una generica &#039;disonestà intellettuale&#039; (che casomai ha più a che fare con il discorso economico). La differenza rispetto ad altri campi di ricerca è che il ricercatore, quando si tratta di genere, è egli stesso parte in causa: ciò che va ad approfondire tocca la sua identità, perché il genere è parte fondamentale dell&#039;identità. Ovviamente questa non è la sede per approfondire quali strumenti utilizzare per capire, se per esempio servirsi dei &#039;costrutti&#039; della psicologia costruttivista, dei &#039;moduli&#039; della scienza cognitiva, o di altro ancora.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Scrive V. Binaghi: &#8220;@Andrea e Barbara<br />
Faccio solo presente che tutte le vostre legittime preoccupazioni valgono non solo per la psicologia delle relazioni di genere ma per qualsiasi disciplina insegnata o utilizzata a scuola e fuori di scuola: storia, filosofia, biologia ecc. dove la componente ideologica e quella scientifica sono molto difficilmente separabili. La garanzia, come sempre, sta nell’onestà intellettuale del docente. Se la si mette in discussione in linea di principio, non c’è comunicazione pubblica che tenga.&#8221;<br />
&#8230;<br />
Quanta confusione e semplificazione!<br />
Le ricerche che riguardano il genere, in particolare le differenze cognitive ancorate alle differenze biologiche, sono piene di errori grossolani che gli stessi scienziati non compiono quando si tratta di altri campi di ricerca. Il cono d&#8217;ombra in cui giace la ricerca scientifica sul genere è dimostrato da tempo, è un&#8217;anomalia che non si spiega richiamandosi a una generica &#8216;disonestà intellettuale&#8217; (che casomai ha più a che fare con il discorso economico). La differenza rispetto ad altri campi di ricerca è che il ricercatore, quando si tratta di genere, è egli stesso parte in causa: ciò che va ad approfondire tocca la sua identità, perché il genere è parte fondamentale dell&#8217;identità. Ovviamente questa non è la sede per approfondire quali strumenti utilizzare per capire, se per esempio servirsi dei &#8216;costrutti&#8217; della psicologia costruttivista, dei &#8216;moduli&#8217; della scienza cognitiva, o di altro ancora.</p>
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		Di: laura a.		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[laura a.]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 31 Oct 2011 11:12:14 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[per inciso, di sfuggita: ho visto il film di Comencini con delle amiche molto inclini alla risata, e non siamo riuscite a capire cosa avesse potuto far ridere i critici di Venezia.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>per inciso, di sfuggita: ho visto il film di Comencini con delle amiche molto inclini alla risata, e non siamo riuscite a capire cosa avesse potuto far ridere i critici di Venezia.</p>
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		Di: cristina		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[cristina]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 31 Oct 2011 05:09:04 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Io sono d&#039;accordo con Loredana, e a questo proposito vi suggerisco di leggervi &quot;Nell&#039;intimo delle madri&quot; di Sophie Marinopoulus edizioni Feltrinelli.
In Italia che una donna scelga di essere madre e poi si trovi spesso&quot;da sola &quot; a gestire tante cose che pesano e che possa per questo essere insofferente non è poi così raro. Non sempre per tutti la maternità (o paternità) è una scelta così chiara e sulle donne ricadono cliché del 2000   ancora quasi medioevali.....]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Io sono d&#8217;accordo con Loredana, e a questo proposito vi suggerisco di leggervi &#8220;Nell&#8217;intimo delle madri&#8221; di Sophie Marinopoulus edizioni Feltrinelli.<br />
In Italia che una donna scelga di essere madre e poi si trovi spesso&#8221;da sola &#8221; a gestire tante cose che pesano e che possa per questo essere insofferente non è poi così raro. Non sempre per tutti la maternità (o paternità) è una scelta così chiara e sulle donne ricadono cliché del 2000   ancora quasi medioevali&#8230;..</p>
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		Di: zauberei		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[zauberei]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 30 Oct 2011 18:50:49 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Loredana un aiuto? Figurete sarei una pasqua. La questione in effetti è un complicato intreccio di concause. Quando vuoi ne parliamo approfonditamente.
Per la questione posta da Barbara. La situazione è composita. Molti sono problemi di una immigrazione mal gestita, e lasciata alla deriva, altri sono i problemi di minoranze come quella Rom molto problematica e che non riesce a inserirsi nel connettivo sociale. Poi c&#039;è il crocevia del sottoproletariato urbano certo, quando la situazione di marginalità sociale e precarietà economica si incrocia con psicopatologie franche. Poi ci sono le tantissime situazioni di cui parla Loredana, la zona tipica credo di questo momento sociale, non proprio la catastrofe economica, ma sopravvivenza precaria, uno stipendio certo e l&#039;altro no, rete zero, problemi pregressi irrisolti e amplificati e poi il botto.
Su quello che dice Danae concordo abbastanza. Io ho avuto la fortuna però, di inserirmi in un gruppo relativamente alternativo della macchia cimina, relativamente più aperto insomma, dimostrato ipso facto dal fatto che non hanno fatto molta fatica a prendermi per come sono, anche perchè il loro amico ora esistenzialmente fa la spola esistenziale tra quel mondo e quello. Delle aree intermedie ci sono, delle isole diciamo. Perchè il trend è quello.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Loredana un aiuto? Figurete sarei una pasqua. La questione in effetti è un complicato intreccio di concause. Quando vuoi ne parliamo approfonditamente.<br />
Per la questione posta da Barbara. La situazione è composita. Molti sono problemi di una immigrazione mal gestita, e lasciata alla deriva, altri sono i problemi di minoranze come quella Rom molto problematica e che non riesce a inserirsi nel connettivo sociale. Poi c&#8217;è il crocevia del sottoproletariato urbano certo, quando la situazione di marginalità sociale e precarietà economica si incrocia con psicopatologie franche. Poi ci sono le tantissime situazioni di cui parla Loredana, la zona tipica credo di questo momento sociale, non proprio la catastrofe economica, ma sopravvivenza precaria, uno stipendio certo e l&#8217;altro no, rete zero, problemi pregressi irrisolti e amplificati e poi il botto.<br />
Su quello che dice Danae concordo abbastanza. Io ho avuto la fortuna però, di inserirmi in un gruppo relativamente alternativo della macchia cimina, relativamente più aperto insomma, dimostrato ipso facto dal fatto che non hanno fatto molta fatica a prendermi per come sono, anche perchè il loro amico ora esistenzialmente fa la spola esistenziale tra quel mondo e quello. Delle aree intermedie ci sono, delle isole diciamo. Perchè il trend è quello.</p>
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		Di: lalipperini		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[lalipperini]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 30 Oct 2011 16:17:21 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[C&#039;è un bel romanzo di Walter Siti, Il contagio, dove il mescolamento delle definizioni e dei comportamenti viene raccontato in modo impressionante...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>C&#8217;è un bel romanzo di Walter Siti, Il contagio, dove il mescolamento delle definizioni e dei comportamenti viene raccontato in modo impressionante&#8230;</p>
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		Di: barbara		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[barbara]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 30 Oct 2011 16:15:24 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Grazie Loredana... noi storici corriamo grandi rischi di fraintendimento del mondo presente essendo molto allenati al mondo passato -) Perché, per me, classe e censo non sempre sono stati perfettamente sovrapponibili,  ma ho la netta sensazione che questo sia cambiato e che il cambiamento sia irreversibile.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Grazie Loredana&#8230; noi storici corriamo grandi rischi di fraintendimento del mondo presente essendo molto allenati al mondo passato -) Perché, per me, classe e censo non sempre sono stati perfettamente sovrapponibili,  ma ho la netta sensazione che questo sia cambiato e che il cambiamento sia irreversibile.</p>
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		Di: lalipperini		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/una-madre-normale/comment-page-2/#comment-123108</link>

		<dc:creator><![CDATA[lalipperini]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 30 Oct 2011 16:10:38 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Posso rispondere per la parte che conosco? Non del tutto. Ho conosciuto situazioni simili, e non necessariamente erano sottoproletariato. In molti casi erano persone senza reti familiari, che provenivano da altre città, per esempio, e che avevano incontrato molta resistenza da parte di altri genitori a inserirsi nel gruppo scuola.
Danae, sì! Il problema è non far creare fazioni e branchi: sul materno è facilissimo che avvenga, purtroppo. Anzi, E&#039; il terreno su cui il branco femminile si forma. Ahinoi.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Posso rispondere per la parte che conosco? Non del tutto. Ho conosciuto situazioni simili, e non necessariamente erano sottoproletariato. In molti casi erano persone senza reti familiari, che provenivano da altre città, per esempio, e che avevano incontrato molta resistenza da parte di altri genitori a inserirsi nel gruppo scuola.<br />
Danae, sì! Il problema è non far creare fazioni e branchi: sul materno è facilissimo che avvenga, purtroppo. Anzi, E&#8217; il terreno su cui il branco femminile si forma. Ahinoi.</p>
]]></content:encoded>
		
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		<title>
		Di: barbara		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/una-madre-normale/comment-page-2/#comment-123107</link>

		<dc:creator><![CDATA[barbara]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 30 Oct 2011 16:00:48 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Sulla provincia posso aggiungere l&#039;esperienza del piccolissimo paese della toscana dove vive mio nonno. Anche lì indigeni -) a colpi di torte cammeo e mulino bianco e quattro salti in padella (con enorme perdita di saperi manuali) ed endogeni - gran parte stranieri o gente in fuga dalla città che mangia biologico, segue corsi di yoga. Va detto, però, che essendo davvero un piccolissimo posto le due realtà sono costrette a incontrarsi, se non altro davanti alla scuola dei figli e in qualche modo, pur non interagendo molto, impattano.
Ho una questione per la Zauberei, se ha voglia: il mondo che descrivi e io in parte, parzialmente, conosco è definibile sottoproletariato urbano?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sulla provincia posso aggiungere l&#8217;esperienza del piccolissimo paese della toscana dove vive mio nonno. Anche lì indigeni -) a colpi di torte cammeo e mulino bianco e quattro salti in padella (con enorme perdita di saperi manuali) ed endogeni &#8211; gran parte stranieri o gente in fuga dalla città che mangia biologico, segue corsi di yoga. Va detto, però, che essendo davvero un piccolissimo posto le due realtà sono costrette a incontrarsi, se non altro davanti alla scuola dei figli e in qualche modo, pur non interagendo molto, impattano.<br />
Ho una questione per la Zauberei, se ha voglia: il mondo che descrivi e io in parte, parzialmente, conosco è definibile sottoproletariato urbano?</p>
]]></content:encoded>
		
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		<title>
		Di: danae		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/una-madre-normale/comment-page-2/#comment-123106</link>

		<dc:creator><![CDATA[danae]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 30 Oct 2011 16:00:41 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[@Loredana,
certamente, tanto più che i due modelli (che poi alla fine sono ben più di due) non riguardano solo la maternità, ma l&#039;essere donna. Personalmente, mi rendo conto di mettere in crisi molte delle donne con cui parlo (che sognano di vivere in città e non capiscono come io possa desiderare di vivere in campagna) e me ne rendo conto perché io per prima sono continuamente messa in crisi dalle loro parole, dalle loro priorità, dai loro desideri.
Sarà una deformazione personale, ma ho l&#039;impressione che si debba ripartire dall&#039;alfabeto, dalle parole-base, per cominciare a intendersi sul serio: a volte, si usano le stesse parole, ma i significati sono completamente diversi]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@Loredana,<br />
certamente, tanto più che i due modelli (che poi alla fine sono ben più di due) non riguardano solo la maternità, ma l&#8217;essere donna. Personalmente, mi rendo conto di mettere in crisi molte delle donne con cui parlo (che sognano di vivere in città e non capiscono come io possa desiderare di vivere in campagna) e me ne rendo conto perché io per prima sono continuamente messa in crisi dalle loro parole, dalle loro priorità, dai loro desideri.<br />
Sarà una deformazione personale, ma ho l&#8217;impressione che si debba ripartire dall&#8217;alfabeto, dalle parole-base, per cominciare a intendersi sul serio: a volte, si usano le stesse parole, ma i significati sono completamente diversi</p>
]]></content:encoded>
		
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		<title>
		Di: lalipperini		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/una-madre-normale/comment-page-2/#comment-123105</link>

		<dc:creator><![CDATA[lalipperini]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 30 Oct 2011 15:45:02 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Danae, è che conoscersi significa mettere in crisi due modelli di maternità diversi (e se poi questi modelli riuscissimo una buona volta a farli esplodere, sarebbe almeno un punto di partenza).]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Danae, è che conoscersi significa mettere in crisi due modelli di maternità diversi (e se poi questi modelli riuscissimo una buona volta a farli esplodere, sarebbe almeno un punto di partenza).</p>
]]></content:encoded>
		
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