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	Commenti a: UNA PICCOLA STORIA	</title>
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	<description>di Loredana Lipperini</description>
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		Di: LUCA T.		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[LUCA T.]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 24 Jun 2009 13:03:43 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[@Vittorio
Sul metodo ti seguo: figurati se proibisco o demonizzo o sermoneggio o terrorizzo...Altro, però, è la scelta valutativa. E qui non accolgo con favore l&#039;esempio delle giacenze delle librerie... No.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@Vittorio<br />
Sul metodo ti seguo: figurati se proibisco o demonizzo o sermoneggio o terrorizzo&#8230;Altro, però, è la scelta valutativa. E qui non accolgo con favore l&#8217;esempio delle giacenze delle librerie&#8230; No.</p>
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		Di: Vittorio		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Vittorio]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Jun 2009 16:28:59 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Ecco, perché non hai usato la cattiva letteratura per ragazzi, come idolo polemico, lodando, per contrapposizione, la buona televisione? Questo sì che sarebbe stato &quot;coraggio di mettere in questione il senso comune&quot;!]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ecco, perché non hai usato la cattiva letteratura per ragazzi, come idolo polemico, lodando, per contrapposizione, la buona televisione? Questo sì che sarebbe stato &#8220;coraggio di mettere in questione il senso comune&#8221;!</p>
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		Di: Vittorio		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/una-piccola-storia/comment-page-1/#comment-101193</link>

		<dc:creator><![CDATA[Vittorio]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Jun 2009 16:27:25 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[&quot;Te lo chiedo perchè sono disponibile a darti ragione: dove sta il mio moralismo demonizzante, dove l’ho usato?&quot;
Ecco, il passaggio &quot;Il bambino, nel tempo A.T. (avanti Tv), corre sui prati, sputa, gioca a pallone, si azzuffa con gli altri, ascolta la musica, soprattutto ama le stelle e vuole osservare il cielo. Dopo entra a far parte di  un mondo in cui le famiglie ridono, si prendono in giro e alla fine della puntata si amano per forza. La vivacità fisica è spenta, lui resta a casa a guardre il calcio, esce solo per andare all’Ikea&quot; mi pare un tipico esempio di moralismo. Non so se sia demonizzante o meno, però: ho ripreso questa espressione dalla tua prima replica. Come se la famiglia prima della televisione fosse felice. Mi piacerebbe guardare qualche dopocena di una famiglia media italiana degli anni 20; immagino che effusione di gioia.
Non trovo che ci sia nulla di male nel litigare e nel contrapporsi, purché si argomenti. Mi dispiace solo che, come noti giustamente, non sia possibile parlare di quanto hai fatto, ma solo del fatalmente breve riassunto che Loredana ha postato qui.
Sul ruolo dell&#039;arte nella scuola non saprei veramente che cosa dire; so, però, avendo qualche volta &quot;letto&quot; qualche programma televisivo insieme a dei ragazzi, anche se più grandi di quelli di cui parli tu, che è molto più utile insegnare loro a leggere i trucchetti, anche banali, con i quali un Tg cerca di manipolarne la visione del mondo, che dire loro che leggere è meglio che guardare la Tv. Perché tanto poi la tele la guardano lo stesso. E poi, non è vero che è meglio. Io sono convinto che, estraendo a caso un libro ogni mille dalle giacenze di una qualsiasi libreria, e un programma ogni mille dal palinsesto televisivo di una settimana, mettendo dentro analogico, digitale e satellite, la probabilità di pescare una selezione di opere curate, intelligenti e fantasiose è molto maggiore con la tele che con i libri.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Te lo chiedo perchè sono disponibile a darti ragione: dove sta il mio moralismo demonizzante, dove l’ho usato?&#8221;<br />
Ecco, il passaggio &#8220;Il bambino, nel tempo A.T. (avanti Tv), corre sui prati, sputa, gioca a pallone, si azzuffa con gli altri, ascolta la musica, soprattutto ama le stelle e vuole osservare il cielo. Dopo entra a far parte di  un mondo in cui le famiglie ridono, si prendono in giro e alla fine della puntata si amano per forza. La vivacità fisica è spenta, lui resta a casa a guardre il calcio, esce solo per andare all’Ikea&#8221; mi pare un tipico esempio di moralismo. Non so se sia demonizzante o meno, però: ho ripreso questa espressione dalla tua prima replica. Come se la famiglia prima della televisione fosse felice. Mi piacerebbe guardare qualche dopocena di una famiglia media italiana degli anni 20; immagino che effusione di gioia.<br />
Non trovo che ci sia nulla di male nel litigare e nel contrapporsi, purché si argomenti. Mi dispiace solo che, come noti giustamente, non sia possibile parlare di quanto hai fatto, ma solo del fatalmente breve riassunto che Loredana ha postato qui.<br />
Sul ruolo dell&#8217;arte nella scuola non saprei veramente che cosa dire; so, però, avendo qualche volta &#8220;letto&#8221; qualche programma televisivo insieme a dei ragazzi, anche se più grandi di quelli di cui parli tu, che è molto più utile insegnare loro a leggere i trucchetti, anche banali, con i quali un Tg cerca di manipolarne la visione del mondo, che dire loro che leggere è meglio che guardare la Tv. Perché tanto poi la tele la guardano lo stesso. E poi, non è vero che è meglio. Io sono convinto che, estraendo a caso un libro ogni mille dalle giacenze di una qualsiasi libreria, e un programma ogni mille dal palinsesto televisivo di una settimana, mettendo dentro analogico, digitale e satellite, la probabilità di pescare una selezione di opere curate, intelligenti e fantasiose è molto maggiore con la tele che con i libri.</p>
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		<title>
		Di: LUCA T.		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/una-piccola-storia/comment-page-1/#comment-101192</link>

		<dc:creator><![CDATA[LUCA T.]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Jun 2009 15:26:17 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Non mi spaventa il dibattito, anzi. Se ho parlato di fallimento è perchè so di aver sbagliato qualcosa, no?
Avrò peccato di autoritarismo, mi dite voi. Probabile. Ma guardate che il testo è stato costruito a partire dalle attività di laboratorio, sui ragazzi e le loro caratteristiche, tant&#039;è che molti colleghi, che insegnano nelle loro classi, se ne sono accorti prima che io lo dicessi. E, ripeto, Holly e Benji, li amavo anch&#039;io.
@Vittorio
L&#039;ansia di polemica ci fa solo perdere tempo. Io ho detto questo, tu hai capito quest&#039;altro, si vede che non sei nè per Popper nè per Grasso (ma cosa vorrà dire? Si capisce solo che voleva essere un insulto!)... Dai su, restiamo sul punto. Lo dico in modo lapidario:sulle letture plumbee delle medie ho provato la tua stessa esperienza. Bene. I miei piccoli attori si son divertiti e mi hanno tutti ringraziato: nulla di plumbeo.
Quando m&#039;inviti a stare lontano dal proibizionismo moralistico, ti dico, Vittorio, &quot;Ma certo che son d&#039;accordo!!!&quot;, non volevo fare nessuna crociata contro il Male televisivo, nessun sermone vetusto, nessuna invettiva unilaterale. La mia memoria è ricca di splendide fantasie d&#039;origine televisivA. Le tue precisazioni sono utili, ma poi virano verso la contrapposizione frontale. Te lo chiedo perchè sono disponibile a darti ragione: dove sta il mio moralismo demonizzante, dove l&#039;ho usato?
Perchè non parliamo di teatro, del posto dell&#039;arte in un contesto come quello scolastico? Della necessità di parlare CON i ragazzi della varietà dei mondi possibili, dell&#039;immaginazione, di una vita non solo dedita al mito del successo e della bellezza?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Non mi spaventa il dibattito, anzi. Se ho parlato di fallimento è perchè so di aver sbagliato qualcosa, no?<br />
Avrò peccato di autoritarismo, mi dite voi. Probabile. Ma guardate che il testo è stato costruito a partire dalle attività di laboratorio, sui ragazzi e le loro caratteristiche, tant&#8217;è che molti colleghi, che insegnano nelle loro classi, se ne sono accorti prima che io lo dicessi. E, ripeto, Holly e Benji, li amavo anch&#8217;io.<br />
@Vittorio<br />
L&#8217;ansia di polemica ci fa solo perdere tempo. Io ho detto questo, tu hai capito quest&#8217;altro, si vede che non sei nè per Popper nè per Grasso (ma cosa vorrà dire? Si capisce solo che voleva essere un insulto!)&#8230; Dai su, restiamo sul punto. Lo dico in modo lapidario:sulle letture plumbee delle medie ho provato la tua stessa esperienza. Bene. I miei piccoli attori si son divertiti e mi hanno tutti ringraziato: nulla di plumbeo.<br />
Quando m&#8217;inviti a stare lontano dal proibizionismo moralistico, ti dico, Vittorio, &#8220;Ma certo che son d&#8217;accordo!!!&#8221;, non volevo fare nessuna crociata contro il Male televisivo, nessun sermone vetusto, nessuna invettiva unilaterale. La mia memoria è ricca di splendide fantasie d&#8217;origine televisivA. Le tue precisazioni sono utili, ma poi virano verso la contrapposizione frontale. Te lo chiedo perchè sono disponibile a darti ragione: dove sta il mio moralismo demonizzante, dove l&#8217;ho usato?<br />
Perchè non parliamo di teatro, del posto dell&#8217;arte in un contesto come quello scolastico? Della necessità di parlare CON i ragazzi della varietà dei mondi possibili, dell&#8217;immaginazione, di una vita non solo dedita al mito del successo e della bellezza?</p>
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		Di: Vittorio		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/una-piccola-storia/comment-page-1/#comment-101191</link>

		<dc:creator><![CDATA[Vittorio]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Jun 2009 14:45:15 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[@Ilaria
Ti quoto completamente.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@Ilaria<br />
Ti quoto completamente.</p>
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		<title>
		Di: Vittorio		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/una-piccola-storia/comment-page-1/#comment-101190</link>

		<dc:creator><![CDATA[Vittorio]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Jun 2009 14:42:13 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[&quot;Io non sono né per Popper né per Aldo Grasso.&quot;
Pur non essendo io un grande fan né dell&#039;uno né dell&#039;altro, direi che si vede.
&quot;Si tratta di una narrazione, non di un saggio o di una spiegazione, è un’opera teatrale, chiede di tenersi un po’ della sua indeterminatezza&quot;.
L&#039;indeterminatezza non è una caratteristica in sé dell&#039;opera teatrale. Se è un&#039;opera tagliata con l&#039;accetta come quella che hai descritto, seppure sommariamente, te ne do atto, non puoi pretendere che chi ne legge colga indeterminatezze assolutamente incoglibili.
&quot;Acquisisce fama e libertà d’esibizione, perde fantasia (tre attori impersonavano il bambino, solo uno alla fine, da adulto) e facoltà di giocare&quot;
Be&#039;? Tutti quelli che acquisiscono fama e libertà di esibizione perdono fantasia e facoltà di giocare? Ma che cosa vuol dire? Bob Dylan ha perso la fantasia da quando è andato in televisione? Non capisco proprio.
&quot;Poi Vittorio dice che la tv è meglio di Fontamara&quot;
Hai appena detto &quot;di cosa parliamo quando parliamo di televisione? E’ possibile che possa essere considerata da un solo punto di vista?&quot;. Di solito, quando si fa un&#039;affermazione, si cerca di rimanerle coerenti almeno per un paio di paragrafi successivi. Invece, tu torni immediatamente a parlare di &quot;tv&quot; in generale, identificandola con le &quot;famigliole felici delle sit-com&quot;.
Io ho detto, se leggi bene, che quando facevo le medie e mi imponevano letture plumbee, per un dodicenne, come Agnese e Fontamara, la televisione che guardavo costituiva un salutare antidoto di immaginazione, di fantasia e di modernità, e lo penso ancora. Senza contare che l&#039;affermazione &quot;preferire Silone alla tv&quot; è insensata quanto quella &quot;preferire le mucche ai mercoledì&quot;.
&quot;Ma altrettanto molesto è chi crede di combattere il moralismo semplicemente aderendo a tutte le merci che il mercato ci impone, come fossero piaceri naturali della vita (alcol, fumo, droga, televisione, sesso anaffettivo).&quot;
Ancora una volta, mi hai letto male. Leggere male non è una gran premessa, per uno scrittore, se devo essere sincero. Io non ho incitato a &quot;aderire acriticamente&quot; alle &quot;merci&quot; estetotrope; ho solo detto che porsi contro di esse semplicemente dicendo che sono il Male, quando invece chiunque le esperimenti è in grado di dire che sono bellissime, è una strategia affatto perdente, come è dimostrato ampiamente da qualsiasi proibizionismo. Non ho detto che bisogna aderire acriticamente al loro consumo, ho detto, al contrario, che bisognerebbe educare al loro consumo in maniera completamente diversa rispetto a quella che hai tentato di usare tu. E le tue stesse considerazioni finali sul successo della tua iniziativa mi confermano nella mia idea.
&quot;li lasciamo fare perché non dobbiamo scadere nel moralismo demonizzante?&quot;
No. Cerchi di educarli senza usare il moralismo demonizzante che hai usato tu. Ripeto quanto ho detto prima: Se si cominciasse a guardare alla televisione non come al mostro da rinchiudere ma come a un elemento ineliminabile della nostra contemporaneità, al cui uso un bambino va educato e guidato proprio come lo si educa e guida alla lettura, alla socialità, alla pratica sportiva e così via, immagino che i risultati ottenuti da un tale progetto educativo sarebbero molto migliori e più confortanti.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Io non sono né per Popper né per Aldo Grasso.&#8221;<br />
Pur non essendo io un grande fan né dell&#8217;uno né dell&#8217;altro, direi che si vede.<br />
&#8220;Si tratta di una narrazione, non di un saggio o di una spiegazione, è un’opera teatrale, chiede di tenersi un po’ della sua indeterminatezza&#8221;.<br />
L&#8217;indeterminatezza non è una caratteristica in sé dell&#8217;opera teatrale. Se è un&#8217;opera tagliata con l&#8217;accetta come quella che hai descritto, seppure sommariamente, te ne do atto, non puoi pretendere che chi ne legge colga indeterminatezze assolutamente incoglibili.<br />
&#8220;Acquisisce fama e libertà d’esibizione, perde fantasia (tre attori impersonavano il bambino, solo uno alla fine, da adulto) e facoltà di giocare&#8221;<br />
Be&#8217;? Tutti quelli che acquisiscono fama e libertà di esibizione perdono fantasia e facoltà di giocare? Ma che cosa vuol dire? Bob Dylan ha perso la fantasia da quando è andato in televisione? Non capisco proprio.<br />
&#8220;Poi Vittorio dice che la tv è meglio di Fontamara&#8221;<br />
Hai appena detto &#8220;di cosa parliamo quando parliamo di televisione? E’ possibile che possa essere considerata da un solo punto di vista?&#8221;. Di solito, quando si fa un&#8217;affermazione, si cerca di rimanerle coerenti almeno per un paio di paragrafi successivi. Invece, tu torni immediatamente a parlare di &#8220;tv&#8221; in generale, identificandola con le &#8220;famigliole felici delle sit-com&#8221;.<br />
Io ho detto, se leggi bene, che quando facevo le medie e mi imponevano letture plumbee, per un dodicenne, come Agnese e Fontamara, la televisione che guardavo costituiva un salutare antidoto di immaginazione, di fantasia e di modernità, e lo penso ancora. Senza contare che l&#8217;affermazione &#8220;preferire Silone alla tv&#8221; è insensata quanto quella &#8220;preferire le mucche ai mercoledì&#8221;.<br />
&#8220;Ma altrettanto molesto è chi crede di combattere il moralismo semplicemente aderendo a tutte le merci che il mercato ci impone, come fossero piaceri naturali della vita (alcol, fumo, droga, televisione, sesso anaffettivo).&#8221;<br />
Ancora una volta, mi hai letto male. Leggere male non è una gran premessa, per uno scrittore, se devo essere sincero. Io non ho incitato a &#8220;aderire acriticamente&#8221; alle &#8220;merci&#8221; estetotrope; ho solo detto che porsi contro di esse semplicemente dicendo che sono il Male, quando invece chiunque le esperimenti è in grado di dire che sono bellissime, è una strategia affatto perdente, come è dimostrato ampiamente da qualsiasi proibizionismo. Non ho detto che bisogna aderire acriticamente al loro consumo, ho detto, al contrario, che bisognerebbe educare al loro consumo in maniera completamente diversa rispetto a quella che hai tentato di usare tu. E le tue stesse considerazioni finali sul successo della tua iniziativa mi confermano nella mia idea.<br />
&#8220;li lasciamo fare perché non dobbiamo scadere nel moralismo demonizzante?&#8221;<br />
No. Cerchi di educarli senza usare il moralismo demonizzante che hai usato tu. Ripeto quanto ho detto prima: Se si cominciasse a guardare alla televisione non come al mostro da rinchiudere ma come a un elemento ineliminabile della nostra contemporaneità, al cui uso un bambino va educato e guidato proprio come lo si educa e guida alla lettura, alla socialità, alla pratica sportiva e così via, immagino che i risultati ottenuti da un tale progetto educativo sarebbero molto migliori e più confortanti.</p>
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		<title>
		Di: Ilaria		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/una-piccola-storia/comment-page-1/#comment-101189</link>

		<dc:creator><![CDATA[Ilaria]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Jun 2009 14:29:15 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[autenticamente non c&#039;entra niente, volevo dire &quot;automaticamente&quot;...]]></description>
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		Di: Ilaria		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/una-piccola-storia/comment-page-1/#comment-101188</link>

		<dc:creator><![CDATA[Ilaria]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Jun 2009 14:28:15 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Sì, ma il problema secondo me è che, da quel che si capisce dalla mail, tu hai calato dall&#039;alto un certo copione da recitare, che (sempre da quel che si evince dalla mail, la realtà sarà certo più complessa) propone/impone uno schemino secondo me un po&#039; troppo didascalico (l&#039;infanzia libera e spontanea che a causa della tv diventa solitaria, poco fantasiosa e omologata), e che soprattutto non è frutto di una condivisione con i ragazzi. Infatti poco dopo tu dici: &quot;come parlare AI ragazzi&quot;, non &quot;CON&quot; i ragazzi. Secondo me il problema è qui... tu hai messo in scena i tuoi valori e il tuo modo di pensare, ma quanto il testo è stato discusso, condiviso, concertato, modificato insieme a chi lo doveva recitare? Questo non significa che se a loro piace sculettare devono autenticamente farlo, ma non ha senso che non lo facciano solo perché tu gli dici di no. Forse poteva essere un&#039;occasione per scambiare ed eventualmente costruire punti di vista diversi. Te lo dico sinceramente: se a me da bambina amante di Mila e Shiro o Holly e Benji, che facevo immancabilmente merenda alle 4 guardando BimBumBam (crollasse il mondo io ero lì) mi avessero imposto di recitare un copione in cui il &quot;messaggio&quot; era che mi rovinavo a guardare BimBumBam (sto semplificando)... mi sarebbe venuto un po&#039; il nervoso! ;-)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sì, ma il problema secondo me è che, da quel che si capisce dalla mail, tu hai calato dall&#8217;alto un certo copione da recitare, che (sempre da quel che si evince dalla mail, la realtà sarà certo più complessa) propone/impone uno schemino secondo me un po&#8217; troppo didascalico (l&#8217;infanzia libera e spontanea che a causa della tv diventa solitaria, poco fantasiosa e omologata), e che soprattutto non è frutto di una condivisione con i ragazzi. Infatti poco dopo tu dici: &#8220;come parlare AI ragazzi&#8221;, non &#8220;CON&#8221; i ragazzi. Secondo me il problema è qui&#8230; tu hai messo in scena i tuoi valori e il tuo modo di pensare, ma quanto il testo è stato discusso, condiviso, concertato, modificato insieme a chi lo doveva recitare? Questo non significa che se a loro piace sculettare devono autenticamente farlo, ma non ha senso che non lo facciano solo perché tu gli dici di no. Forse poteva essere un&#8217;occasione per scambiare ed eventualmente costruire punti di vista diversi. Te lo dico sinceramente: se a me da bambina amante di Mila e Shiro o Holly e Benji, che facevo immancabilmente merenda alle 4 guardando BimBumBam (crollasse il mondo io ero lì) mi avessero imposto di recitare un copione in cui il &#8220;messaggio&#8221; era che mi rovinavo a guardare BimBumBam (sto semplificando)&#8230; mi sarebbe venuto un po&#8217; il nervoso! 😉</p>
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		<item>
		<title>
		Di: Andrea		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/una-piccola-storia/comment-page-1/#comment-101187</link>

		<dc:creator><![CDATA[Andrea]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Jun 2009 14:22:57 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Caro Luca T.
Non mi sembra che tu voglia un dibattito. Hai già deciso di essere buono e bravo; probabilmente hai scritto per avere applausi per il tuo coraggioso atto di controcultura popolare in una scuola media di provincia. Va bene: clap, clap, clap...
Ti dico la verità: a me leggendo il tuo intervento è venuta in mente la scena del cineforum sulla corazzata Kotionkin in Fantozzi. Occhio a non essere bravo e democratico come il mega dirigente Guidobaldo Maria Riccardelli.
Pace.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Caro Luca T.<br />
Non mi sembra che tu voglia un dibattito. Hai già deciso di essere buono e bravo; probabilmente hai scritto per avere applausi per il tuo coraggioso atto di controcultura popolare in una scuola media di provincia. Va bene: clap, clap, clap&#8230;<br />
Ti dico la verità: a me leggendo il tuo intervento è venuta in mente la scena del cineforum sulla corazzata Kotionkin in Fantozzi. Occhio a non essere bravo e democratico come il mega dirigente Guidobaldo Maria Riccardelli.<br />
Pace.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: LUCA T.		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/una-piccola-storia/comment-page-1/#comment-101186</link>

		<dc:creator><![CDATA[LUCA T.]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Jun 2009 14:01:11 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Sono Luca, ho scritto io la mail. Il discorso ha preso una strada che non m&#039;aspettavo. La lettera è breve, il malinteso era prevedibile. I temi sottesi sono vasti, sono capace solo di alcune precisazioni.
1 La televisione ed il suo luogocomunismo, per così dire. Non si tratta di essere pro o contro la televisione e basta. Il punto non è se essere con o contro Popper.  Di tesi semplicemente contro la cultura televisiva siamo pieni ed ormai è la stessa televisione a parlar male di se stessa. E soprattutto, di cosa parliamo quando parliamo di televisione? E’ possibile che possa essere considerata da un solo punto di vista? Ma suvvia, è davvero facile scagliarsi, così genericamente, contro questo bersaglio; è uno sport nazionale, lo fanno tutti, soprattutto coloro che vogliono apparire saggi e anticonformisti. Io non sono né per Popper né per Aldo Grasso. Ripeto, bisogna capire di cosa stiamo parlando.
Lo spettacolo non parlava affatto “dei mali della televisione”!!! Non intendeva fare una demonizzazione snobistica e acritica della stessa.  Si tratta di una narrazione, non di un saggio o di una spiegazione, è un’opera teatrale, chiede di tenersi un po’ della sua indeterminatezza. Racconta la storia di una crescita, di una trasformazione, di un’ EDUCAZIONE. “Racconta la storia di un bambino che, pian piano, perde la fantasia ed il movimento e si trasforma in un burattino inanimato, cioè in un personaggio televisivo. Acquisisce fama e libertà d’esibizione, perde fantasia (tre attori impersonavano il bambino, solo uno alla fine, da adulto) e facoltà di giocare”. Come vedete non dico “ragazzi non guardatela” (la guardo anch’io, spesso), ma parlo dell’obbligo della fama e dell’esibizione. Cosa c’entra con il fatto che non tutto è Maria De Filippi? Che c’è anche Report, Blu Notte, Lost, Otto e mezzo, Palcoscenico, Star Trek, le inchieste di Iacona? Ho invitato i ragazzi ad essere se stessi, a non rispettare necessariamente i modelli che vedono le bambine belle e oche ed i maschi famosi e comici. Avrei potuto parlare della pubblicità, invece che della televisione; anch’essa registra e cristallizza degli stereotipi e li riproduce come una fabbrica. Il bambino, come il personaggio protagonista del mio spettacolo, ha il diritto di avere la sua eccentricità, la sua fantasia, i suoi doppi (da adulto diventa uno, fotocopia di se stesso). Di questo si tratta, altro che Pippi Calzelunghe sì o no.
Poi Vittorio dice che la tv è meglio di Fontamara. Bene, ma non sarà certo demerito di Silone. Io preferisco Silone. Preferisco non essere rassicurato dalle famigliole allegre delle sit-com, preferisco non affossarmi nel divano perché qualcuno mi faccia ridere o mi rubi i tempi morti. Meglio i tempi morti. Ma non mi scandalizzo né mi vergogno se vado a cercarmi il meraviglioso nella televisione, come qualcun altro lo cercava una volta nei poemi cavallereschi.
2 Lo snobismo è fastidioso soprattutto se proviene dalla cattedra. Ma altrettanto molesto è chi crede di combattere il moralismo semplicemente aderendo a tutte le merci che il mercato ci impone, come fossero piaceri naturali della vita (alcol, fumo, droga, televisione, sesso anaffettivo).
3 Come parlare ai ragazzi. Se a loro piace sculettare su un palcoscenico è giusto che lo facciano? Se degli undicenni vogliono mostrare ad un pubblico di coetanei come sono bravi a recitare un corteggiamento, li lasciamo fare perché non dobbiamo scadere nel moralismo demonizzante?
Perché, invece, non elogiare il coraggio di chi educa ad uscire da binari prestabiliti? Il coraggio di andare in rotta di collisione con le banalità propinate agli studenti, con le opinioni dei più, con modelli ripetitivi e convenzionali! Il coraggio di mettere in questione il senso comune, quello, ad esempio, che parcheggia i bambini davanti a mezzi di divertimento statici e poi s’illude di onorare il loro corpo, la loro vitalità, con gli sport agonistici.
Il problema è che siamo davvero in pochi, microbi contro pachidermi.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sono Luca, ho scritto io la mail. Il discorso ha preso una strada che non m&#8217;aspettavo. La lettera è breve, il malinteso era prevedibile. I temi sottesi sono vasti, sono capace solo di alcune precisazioni.<br />
1 La televisione ed il suo luogocomunismo, per così dire. Non si tratta di essere pro o contro la televisione e basta. Il punto non è se essere con o contro Popper.  Di tesi semplicemente contro la cultura televisiva siamo pieni ed ormai è la stessa televisione a parlar male di se stessa. E soprattutto, di cosa parliamo quando parliamo di televisione? E’ possibile che possa essere considerata da un solo punto di vista? Ma suvvia, è davvero facile scagliarsi, così genericamente, contro questo bersaglio; è uno sport nazionale, lo fanno tutti, soprattutto coloro che vogliono apparire saggi e anticonformisti. Io non sono né per Popper né per Aldo Grasso. Ripeto, bisogna capire di cosa stiamo parlando.<br />
Lo spettacolo non parlava affatto “dei mali della televisione”!!! Non intendeva fare una demonizzazione snobistica e acritica della stessa.  Si tratta di una narrazione, non di un saggio o di una spiegazione, è un’opera teatrale, chiede di tenersi un po’ della sua indeterminatezza. Racconta la storia di una crescita, di una trasformazione, di un’ EDUCAZIONE. “Racconta la storia di un bambino che, pian piano, perde la fantasia ed il movimento e si trasforma in un burattino inanimato, cioè in un personaggio televisivo. Acquisisce fama e libertà d’esibizione, perde fantasia (tre attori impersonavano il bambino, solo uno alla fine, da adulto) e facoltà di giocare”. Come vedete non dico “ragazzi non guardatela” (la guardo anch’io, spesso), ma parlo dell’obbligo della fama e dell’esibizione. Cosa c’entra con il fatto che non tutto è Maria De Filippi? Che c’è anche Report, Blu Notte, Lost, Otto e mezzo, Palcoscenico, Star Trek, le inchieste di Iacona? Ho invitato i ragazzi ad essere se stessi, a non rispettare necessariamente i modelli che vedono le bambine belle e oche ed i maschi famosi e comici. Avrei potuto parlare della pubblicità, invece che della televisione; anch’essa registra e cristallizza degli stereotipi e li riproduce come una fabbrica. Il bambino, come il personaggio protagonista del mio spettacolo, ha il diritto di avere la sua eccentricità, la sua fantasia, i suoi doppi (da adulto diventa uno, fotocopia di se stesso). Di questo si tratta, altro che Pippi Calzelunghe sì o no.<br />
Poi Vittorio dice che la tv è meglio di Fontamara. Bene, ma non sarà certo demerito di Silone. Io preferisco Silone. Preferisco non essere rassicurato dalle famigliole allegre delle sit-com, preferisco non affossarmi nel divano perché qualcuno mi faccia ridere o mi rubi i tempi morti. Meglio i tempi morti. Ma non mi scandalizzo né mi vergogno se vado a cercarmi il meraviglioso nella televisione, come qualcun altro lo cercava una volta nei poemi cavallereschi.<br />
2 Lo snobismo è fastidioso soprattutto se proviene dalla cattedra. Ma altrettanto molesto è chi crede di combattere il moralismo semplicemente aderendo a tutte le merci che il mercato ci impone, come fossero piaceri naturali della vita (alcol, fumo, droga, televisione, sesso anaffettivo).<br />
3 Come parlare ai ragazzi. Se a loro piace sculettare su un palcoscenico è giusto che lo facciano? Se degli undicenni vogliono mostrare ad un pubblico di coetanei come sono bravi a recitare un corteggiamento, li lasciamo fare perché non dobbiamo scadere nel moralismo demonizzante?<br />
Perché, invece, non elogiare il coraggio di chi educa ad uscire da binari prestabiliti? Il coraggio di andare in rotta di collisione con le banalità propinate agli studenti, con le opinioni dei più, con modelli ripetitivi e convenzionali! Il coraggio di mettere in questione il senso comune, quello, ad esempio, che parcheggia i bambini davanti a mezzi di divertimento statici e poi s’illude di onorare il loro corpo, la loro vitalità, con gli sport agonistici.<br />
Il problema è che siamo davvero in pochi, microbi contro pachidermi.</p>
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