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	Commenti a: UNA ROSA DI SERA	</title>
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	<description>di Loredana Lipperini</description>
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		Di: Marco B.		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Marco B.]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 13 Sep 2009 09:17:37 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Segnalo lo slogan che adesso accompagna l&#039;immagine della rosa. &quot;La violenza sulle donne è ignoranza, è follia&quot;. Ettepareva! Mai che un delinquente sia solo o almeno soprattutto un delinquente. E&#039; pur vero che chi compie certi gesti può esser nato in un contesto culturale che mortifica la donna o può essere arrivato al gesto dopo anni di un rapporto difficile o logorante, ma mi sembra che i due termini abbiano un qualcosa in comune: il marchio di subumano che gettano su chi è indicato con tali aggettivi e la consegente deresponsabilizzazione integrale. Chi infatti sosterrebbe la colpevolezza morale di un ignorante (completo)? Chi la punibilità legale di un folle (completo)? No, non ci siamo.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Segnalo lo slogan che adesso accompagna l&#8217;immagine della rosa. &#8220;La violenza sulle donne è ignoranza, è follia&#8221;. Ettepareva! Mai che un delinquente sia solo o almeno soprattutto un delinquente. E&#8217; pur vero che chi compie certi gesti può esser nato in un contesto culturale che mortifica la donna o può essere arrivato al gesto dopo anni di un rapporto difficile o logorante, ma mi sembra che i due termini abbiano un qualcosa in comune: il marchio di subumano che gettano su chi è indicato con tali aggettivi e la consegente deresponsabilizzazione integrale. Chi infatti sosterrebbe la colpevolezza morale di un ignorante (completo)? Chi la punibilità legale di un folle (completo)? No, non ci siamo.</p>
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		Di: luminamenti		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[luminamenti]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 09 Sep 2009 06:50:01 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[C&#039;è un modo di avere riscontro quando l&#039;acquisizione del senso modifica le proprie azioni. Qui sta l&#039;interpretazione che è cosa diversa dall&#039;ermeneutica.
Non è possibile misurare un oggetto della dimensione simbolica, né solo per questo dovremmo precluderci altri modi di dare a conoscere le cose.
Tuttavia per alcune aree dello psichico è possibile procedure anche a misurare seguendo il metodo sperimentale. Basti pensare a Benussi, ma non solo a lui. Prendi anche Mauro Mancia e la neuropsicoanalisi]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>C&#8217;è un modo di avere riscontro quando l&#8217;acquisizione del senso modifica le proprie azioni. Qui sta l&#8217;interpretazione che è cosa diversa dall&#8217;ermeneutica.<br />
Non è possibile misurare un oggetto della dimensione simbolica, né solo per questo dovremmo precluderci altri modi di dare a conoscere le cose.<br />
Tuttavia per alcune aree dello psichico è possibile procedure anche a misurare seguendo il metodo sperimentale. Basti pensare a Benussi, ma non solo a lui. Prendi anche Mauro Mancia e la neuropsicoanalisi</p>
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		Di: Marco B.		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/una-rosa-di-sera/comment-page-1/#comment-101916</link>

		<dc:creator><![CDATA[Marco B.]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 08 Sep 2009 21:12:29 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[@luminamenti Pur restando dell&#039; idea che la psicanalisi non possa essere qualcosa di diverso da una filosofia con relative pratiche derivate non essendo una scienza nel senso classico (d&#039;accordissimo sull&#039;arbitrarietà degli assiomi fondativi di ogni scienza, ma almeno, questa psicanalisi, lo segue, il metodo sperimentale? Come ottenere,poi, un riscontro in assenza di misurazioni anche lontanamente obiettive delle emozioni?) , ammetto candidamente di non riuscirti più a  seguire :D . Devi essere molto appassionato oppure lavorare nel ramo per fare discorsi così...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@luminamenti Pur restando dell&#8217; idea che la psicanalisi non possa essere qualcosa di diverso da una filosofia con relative pratiche derivate non essendo una scienza nel senso classico (d&#8217;accordissimo sull&#8217;arbitrarietà degli assiomi fondativi di ogni scienza, ma almeno, questa psicanalisi, lo segue, il metodo sperimentale? Come ottenere,poi, un riscontro in assenza di misurazioni anche lontanamente obiettive delle emozioni?) , ammetto candidamente di non riuscirti più a  seguire 😀 . Devi essere molto appassionato oppure lavorare nel ramo per fare discorsi così&#8230;</p>
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		Di: luminamenti		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/una-rosa-di-sera/comment-page-1/#comment-101915</link>

		<dc:creator><![CDATA[luminamenti]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 08 Sep 2009 18:00:05 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[@marco b.
Sebbene il retroterra del mio discorso è legato a freud, le cose che ho scritto sono state acquisite già da tempo in vari e diversi ambiti psicoanalitici e con Freud e le sue teorie c&#039;entrano relativamente poco, e le osservazioni nell&#039;ambito delle clinica psicoanalitica sono ben consolidate dai risultati che si hanno. Non è una teoria. Ci sono molte evidenze in tal proposito. i dogmi non c&#039;entrano niente, c&#039;entra la pratica psicoanalitica e non il mondo delle ipotesi. La letteratura psicoanalitica è molto istruttiva in questo senso. E&#039; sufficiente sollecitare l&#039;immaginario con le dovute tecniche per accorgersi di ciò. I pregiudizi nei confronti della psicoanalisi - quando usata con intelligenza - sono infondati.
Occorre lasciarsi alle spalle il cogito cartesiano quando si vogliono costruire relazioni felici tra uomo e donna. Invece, mentre da molti ambiti disciplinari che spesso si ignorano tra loro, si va acquisendo la consapevolezza dell&#039;infondatezza del cogito cartesiano, dove va a parare il discorso pubblico sui rapporti conflittuali tra uomo e donna? Va a parare proprio su quello che andrebbe abbandonato. C&#039;è un evidente masochismo a non voler guarire. E la psicoanalisi funziona lì dove si apre al discorso filosofico.  Non penso proprio di cercare di organizzare  dati sperimentali per oggettivare alcunché di psichico e relazionale. Non è lì che si trovano le risposte. Ma poi, neanche esiste una scienza oggettiva.
In quanto al rapporto tra finzione e realtà che tu definisci  in crisi, dal mio modo di vedere è una cosa positiva. Certo in una prima fase il rapporto tra reale e virtuale può essere investito da aspetti deleteri, ma esiste anche la possibilità di costruire una pedagogia del virtuale. Mi rifaccio alle tesi che condivido in toto di Elemire Zolla.
Ma tornando al mio discorso.  Se c&#039;è una speranza che i rapporti tra uomini e donne cambino, questo non avverrà come risultato di razionalizzazioni cognitive esterne, non avverrà attraverso un discorso o narrazione di tipo politico-culturale dentro la società (che però è proficuo e necessario), ma solo quando con la psicoanalisi - ma anche con altri mezzi (filosofia compresa - che è il luogo dove l&#039;ascolto rivolto a se stessi raggiunge l&#039;apix mentis) che impegnano dall&#039;interno e in prima persona - si metterà mano alle forze psichiche profonde, pre-cognitive che dominano l&#039;individuo. La nostra base emotiva è ancora primitiva, arcaica e infantile e ci domina.
Gardner in Educare al comprendere spiega molto bene che è impossibile istruire se prima non si è provveduto alla costruzione dell&#039;identità, non ci si è inseriti nei meandri del desiderio, non si sono fatti i conti con i problemi connessi alla frustrazione e alla rimozione che sono dinamiche abituali. Per ultimo vorrei ricordare quanto ha detto Silvia Vegetti Finzi: il patrimonio di sapere messo a disposizione dalla psicoanalisi  dovrebbe essere quello più idoneo da chi attende un discorso sull&#039;educazione sessuale ( e quella pubblicità vorrebbe impropriamente sporgere in quella direzione se è vero che per non essere violenti tra sessi opposti ci vuole tanta educazione sessuale) e per tre ragioni: innanzittuto perchè la psicoanalisi è l&#039;unico ambito disciplinare che ha colto nella sessualità il crocevia della nostra vita, essendo la dimensione sessuale pervasiva di tutti i nostri rapporti. In secondo luogo perchè prevede che l&#039;educatore educhi preliminarmente se stesso, evitando da un lato di adottare uno stile comunicativo razionale e astratto, dall&#039;altro di proiettare  sul suo allievo quelle parti di sé che ritiene sconvenienti, con il risultato di giudicare morbosa la curiosità e colpevole l&#039;investigazione. Infine, perchè la psicoanalisi non parla dell&#039;interlocutore ma con l&#039;interlocutore assunto nell&#039;interezza della sua esistenza, cosa che, traslata in termini educativi , significa parlare non della sessualità dei giovani, ma con i giovani che si interrogano sulla sessualità.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@marco b.<br />
Sebbene il retroterra del mio discorso è legato a freud, le cose che ho scritto sono state acquisite già da tempo in vari e diversi ambiti psicoanalitici e con Freud e le sue teorie c&#8217;entrano relativamente poco, e le osservazioni nell&#8217;ambito delle clinica psicoanalitica sono ben consolidate dai risultati che si hanno. Non è una teoria. Ci sono molte evidenze in tal proposito. i dogmi non c&#8217;entrano niente, c&#8217;entra la pratica psicoanalitica e non il mondo delle ipotesi. La letteratura psicoanalitica è molto istruttiva in questo senso. E&#8217; sufficiente sollecitare l&#8217;immaginario con le dovute tecniche per accorgersi di ciò. I pregiudizi nei confronti della psicoanalisi &#8211; quando usata con intelligenza &#8211; sono infondati.<br />
Occorre lasciarsi alle spalle il cogito cartesiano quando si vogliono costruire relazioni felici tra uomo e donna. Invece, mentre da molti ambiti disciplinari che spesso si ignorano tra loro, si va acquisendo la consapevolezza dell&#8217;infondatezza del cogito cartesiano, dove va a parare il discorso pubblico sui rapporti conflittuali tra uomo e donna? Va a parare proprio su quello che andrebbe abbandonato. C&#8217;è un evidente masochismo a non voler guarire. E la psicoanalisi funziona lì dove si apre al discorso filosofico.  Non penso proprio di cercare di organizzare  dati sperimentali per oggettivare alcunché di psichico e relazionale. Non è lì che si trovano le risposte. Ma poi, neanche esiste una scienza oggettiva.<br />
In quanto al rapporto tra finzione e realtà che tu definisci  in crisi, dal mio modo di vedere è una cosa positiva. Certo in una prima fase il rapporto tra reale e virtuale può essere investito da aspetti deleteri, ma esiste anche la possibilità di costruire una pedagogia del virtuale. Mi rifaccio alle tesi che condivido in toto di Elemire Zolla.<br />
Ma tornando al mio discorso.  Se c&#8217;è una speranza che i rapporti tra uomini e donne cambino, questo non avverrà come risultato di razionalizzazioni cognitive esterne, non avverrà attraverso un discorso o narrazione di tipo politico-culturale dentro la società (che però è proficuo e necessario), ma solo quando con la psicoanalisi &#8211; ma anche con altri mezzi (filosofia compresa &#8211; che è il luogo dove l&#8217;ascolto rivolto a se stessi raggiunge l&#8217;apix mentis) che impegnano dall&#8217;interno e in prima persona &#8211; si metterà mano alle forze psichiche profonde, pre-cognitive che dominano l&#8217;individuo. La nostra base emotiva è ancora primitiva, arcaica e infantile e ci domina.<br />
Gardner in Educare al comprendere spiega molto bene che è impossibile istruire se prima non si è provveduto alla costruzione dell&#8217;identità, non ci si è inseriti nei meandri del desiderio, non si sono fatti i conti con i problemi connessi alla frustrazione e alla rimozione che sono dinamiche abituali. Per ultimo vorrei ricordare quanto ha detto Silvia Vegetti Finzi: il patrimonio di sapere messo a disposizione dalla psicoanalisi  dovrebbe essere quello più idoneo da chi attende un discorso sull&#8217;educazione sessuale ( e quella pubblicità vorrebbe impropriamente sporgere in quella direzione se è vero che per non essere violenti tra sessi opposti ci vuole tanta educazione sessuale) e per tre ragioni: innanzittuto perchè la psicoanalisi è l&#8217;unico ambito disciplinare che ha colto nella sessualità il crocevia della nostra vita, essendo la dimensione sessuale pervasiva di tutti i nostri rapporti. In secondo luogo perchè prevede che l&#8217;educatore educhi preliminarmente se stesso, evitando da un lato di adottare uno stile comunicativo razionale e astratto, dall&#8217;altro di proiettare  sul suo allievo quelle parti di sé che ritiene sconvenienti, con il risultato di giudicare morbosa la curiosità e colpevole l&#8217;investigazione. Infine, perchè la psicoanalisi non parla dell&#8217;interlocutore ma con l&#8217;interlocutore assunto nell&#8217;interezza della sua esistenza, cosa che, traslata in termini educativi , significa parlare non della sessualità dei giovani, ma con i giovani che si interrogano sulla sessualità.</p>
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		Di: Marco B.		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/una-rosa-di-sera/comment-page-1/#comment-101914</link>

		<dc:creator><![CDATA[Marco B.]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 08 Sep 2009 13:41:03 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Ehm, la vedo dura a trovare o anche solo a organizzare la ricerca di dati sperimentali che trasformino la teoria di Freud in qualcosa di oggettivo, da poter avanzare non come ipotesi ma quasi come dogma come tu hai fatto. L&#039;oggetto è infatti la mente umana, qualcosa di non fisico, qualcosa che non può nemmeno capire sè stessa, figuriamoci farsi capire senza che entri in gioco la soggettività dell&#039;esaminatore, per quanto preparato. In ogni caso oggi è pesantemente in crisi il confine tra finzione e realtà, dato che un&#039;apparizione fittizia (nel senso di &quot;interpretando un personaggio fittizio&quot;, dichiaratamente o no) in televisione si trasforma in fama spendibile sul mondo reale e le notizie reali vengono riadattate, &quot;romanzate&quot; secondo il linguaggio televisivo, raccontate nei telegiornali come altrettante trame di telefilm. E&#039; in questa osmosi sempre più accentuata il pericolo, non nella finzione della violenza in sè ma nella capacità di discernimento sicuro (conscio, inconsciamente o a livello fantastico sai tu cosa non succede) dello spettatore]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ehm, la vedo dura a trovare o anche solo a organizzare la ricerca di dati sperimentali che trasformino la teoria di Freud in qualcosa di oggettivo, da poter avanzare non come ipotesi ma quasi come dogma come tu hai fatto. L&#8217;oggetto è infatti la mente umana, qualcosa di non fisico, qualcosa che non può nemmeno capire sè stessa, figuriamoci farsi capire senza che entri in gioco la soggettività dell&#8217;esaminatore, per quanto preparato. In ogni caso oggi è pesantemente in crisi il confine tra finzione e realtà, dato che un&#8217;apparizione fittizia (nel senso di &#8220;interpretando un personaggio fittizio&#8221;, dichiaratamente o no) in televisione si trasforma in fama spendibile sul mondo reale e le notizie reali vengono riadattate, &#8220;romanzate&#8221; secondo il linguaggio televisivo, raccontate nei telegiornali come altrettante trame di telefilm. E&#8217; in questa osmosi sempre più accentuata il pericolo, non nella finzione della violenza in sè ma nella capacità di discernimento sicuro (conscio, inconsciamente o a livello fantastico sai tu cosa non succede) dello spettatore</p>
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		<title>
		Di: luminamenti		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/una-rosa-di-sera/comment-page-1/#comment-101913</link>

		<dc:creator><![CDATA[luminamenti]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 08 Sep 2009 12:04:05 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Provo ad articolare la mia idea. A livello simbolico, di immagine, la significazione non è mai semplicemente a livello del significante. Se così fosse, i nostri sogni sarebbero facilmente decostruibili e comprensibili. Lasciamo l&#039;interpretazione dei sogni a chi deve giocarsi i numeri al lotto.
In Occidente, influenzati da una cattiva lettura illuministica della ragione, &quot;comprendere&quot; ha sempre avuto un riferimento alla ragione e alle idee della mente. Neppure il sospetto che le idee nascono all&#039;interno di un orizzonte comprensivo pre-logico, pre-mentale che possiamo chiamare &quot;simbolico&quot;, a condizione di non intendere il simbolo come un segno che rinvia ad altro, o come il contenitore di ogni inesplicabile mistero, ma come ciò che mette insieme, in greco syn-bàllein, i motivi che, nel loro intrecciarsi, esprimono il senso, e che  a livello previsionale sono avvertiti dal sen-timento, nel senso greco del thymòs che, da Omero a Platone, designa quella capacità di avvertire la situazione a un livello antecendente l&#039;analisi razionale, e di agire e reagire.
Nella nostra cultura non si è mai data rilevanza alla comprensione di cui è capace il sentimento. Alla base di questa lacuna c&#039;è la persuasione che il sentimento appartegna alla natura dell&#039;uomo, quindi all&#039;elemento non-storico della sua storia, anche se poi siamo tutti persuasi che il nostro modo di &quot;sentire&quot; non assomiglia più al modo di sentire dei Greci o di Dante ( e qui la rosa cade a pennello) o più semplicemente al modo di sentire dei nostri padri.
In questo senso certo la scelta della rosa la trovo debole e antiquata, mentre giusta l&#039;idea del contrasto ma avrebbe richiesto altro scenario simbolico, molto più forte e crudo per risvegliare fantasie edipiche al livello del simbolico. Dubito cmq fortemente - sulla base dei dati della letteratura scientifica - che un qualsiasi scenario simbolico sia capace di agire positivamente, cioè in senso risolutivo o evolutivo a livello di un contesto di pubblicità.
Certamente l&#039;effetto contrasto - che mette insieme a livello simbolico aspetti opposti può a livello di pubblicità attivare processi immaginativi vissuti ormai incosnciamente e mai divenuti mnestici. E questo può essere utile. Solo come inizio. Non si può certo escludere in qualche caso effetti deleteri, ma in genere e molto frequentemente chi agisce in maniera sessualmente violenta, attinge a un immaginario molto più complesso ed eccitante di questa banale pubblicità - che in sé mi sembra proprio inutile ma non certamente pericolosa. Sul nostro inconscio il contrasto simbolico di questa pubblicità ha l&#039;effetto di una piuma, di un lieve solletico.  L&#039;inefficacia è anche data dal fatto che l&#039;immaginario - a livello incosncio e preconscio - vive una storia a livello simbolico. In questo senso sono non pericolosi ma pericolosissimi
quei film che riproducono con gusto sadico e gratuico e spettacolare violenza sulle donne.
Naturalmente sono pericolosi solo per quei soggetti che non hanno risolto il conflitto preedipico, ma questo neanche può bastare, occorre anche che tale conflitto sia stato mal risolto in senso psicotico e fortemente narcisistico o alimentato da angoscia di castrazione.
Sulla genesi del contrasto o discontinuità, ovvero sulla Genesi della dissociazione madonna/prostituta
La capacità di essere discontinui, ha le sue radici più profonde nella discontinuità della relazione tra madre e bambino. Il bambino si rende conto di quando la madre diventa irraggiungibile per lui perché torna dal marito come partner sessuale. A livello ideale, una donna può alternare i suoi due ruoli e muoversi facilmente dal ruolo di madre tenera, sottilmente erotica e affettuosa per il suo bambino a quello di partner sessuale ed erotica per il marito: il bambino si identifica inconsciamente con lei in entrambi i ruoli e la discontinuità della madre innesca le prime fonti di frustrazione e di nostalgia. Inoltre, attraverso l&#039;identificazione con la madre, si innesca anche la capacità del bambino di essere discontinuo nelle proprie relazioni intime. L&#039;autoerotismo infantile deriva da sequenze ripetute di gratificazione alternata a frustrazione dei desideri di fusione con la madre.
La masturbazione può rappresentare una relazione d&#039;oggetto prima di diventare una difesa contro la relazione. E&#039; da notare l&#039;aspetto ossessivo, coatto e ripetitivo della masturbazione negli uomini sessualmente violenti.
Questa discontinuità è una caratteristica fondamentale del funzionamento umano, sia nella normalità che nella patologia. La discontinuità protegge la relazione dalla pericolosa fusione  all&#039;interno della quale l&#039;aggressività potrebbe avere il sopravvento.
Questa capacità di discontinuità viene giocata dagli uomini nella relazione con le donne: staccarsi da una donna dopo aver ottenuto la gratificazione sessuale rappresenta un&#039;affermazione di autonomia e una normale reazione narcistica al ritorno della madre, anche se di solito viene male interpretata nel cliché culturale, prevalentemente femminile, che gli uomini abbiano una minor capacità delle donne di stabilire una relazione di dipendenza.
Nelle donne, tale discontinuità è normalmente attivata nella relazione con i figli piccoli, anche nella sua dimensione erotica. Ciò porta, da parte dell&#039;uomo, alla sensazione di essere abbandonato. siamo di nuovo nel cliché culturale - questa volta maschile - dell&#039;incompatibilità  tra funzioni materne ed erotismo eterossesuale nelle donne.
La discontinuità degli uomini tra atteggiamenti erotici e atteggiamenti di tenerezza nei confronti delle donne si riflette nella dissociazione madonna/prostituta, la loro più tipica difesa contro la relazione sessuale edipica con la madre incosciamente mai abbandonata, proibita e desiderata. Ma al di là di tale dissociazione, nelle relazioni degli uomini con le donne, tendono a riemergere profondi conflitti preedipici  con la madre, con modalità non attenuate che interferiscono con la capacità di impegnarsi profondamente con una donna.
Per le donne, che già nella prima infanzia hanno spostato il loro coinvolgimento affettivo dalla madre al padre, il problema non sta nell&#039;incapacità di impegnarsi in una relazione di dipendenza con un uomo, ma piuttosto nell&#039;incapacità di tollerare e accettare la propria libertà sessuale nell&#039;ambito della relazione.
Mentre gli uomini affermano la loro genitalità fallica fin dalla prima infanzia, nel contesto dell&#039;erotizzazione inconscia della relazione madre-bambino, le donne debbono riscoprire la propria sessualità vaginale origianaria incosciamente inibita nella relazione madre-figlia.
Si potrebbe dire che l&#039;uomo e la donna devono imparare con il tempo ciò che l&#039;altro è già preparato a fare quando stabilisce una relazione d&#039;amore: l&#039;uomo deve arrivare a impegnarsi profondamente e la donna deve conquistare la libertà sessuale. Naturalmente quando non ci si riesce, la situazione puà avere varie eccezioni a questo modello evolutivo sano, come la patologia narcisistica nelle donne e la grave angoscia di castrazione, di qualsivoglia origine, negli uomini. E, sopratutto quest&#039;ultima è capace di degenerare nelle forme più violente verso le donne. E su quest&#039;ultimo punto che doveva essere costruita una pubblicità che dir si voglia almeno un pochini proficua.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Provo ad articolare la mia idea. A livello simbolico, di immagine, la significazione non è mai semplicemente a livello del significante. Se così fosse, i nostri sogni sarebbero facilmente decostruibili e comprensibili. Lasciamo l&#8217;interpretazione dei sogni a chi deve giocarsi i numeri al lotto.<br />
In Occidente, influenzati da una cattiva lettura illuministica della ragione, &#8220;comprendere&#8221; ha sempre avuto un riferimento alla ragione e alle idee della mente. Neppure il sospetto che le idee nascono all&#8217;interno di un orizzonte comprensivo pre-logico, pre-mentale che possiamo chiamare &#8220;simbolico&#8221;, a condizione di non intendere il simbolo come un segno che rinvia ad altro, o come il contenitore di ogni inesplicabile mistero, ma come ciò che mette insieme, in greco syn-bàllein, i motivi che, nel loro intrecciarsi, esprimono il senso, e che  a livello previsionale sono avvertiti dal sen-timento, nel senso greco del thymòs che, da Omero a Platone, designa quella capacità di avvertire la situazione a un livello antecendente l&#8217;analisi razionale, e di agire e reagire.<br />
Nella nostra cultura non si è mai data rilevanza alla comprensione di cui è capace il sentimento. Alla base di questa lacuna c&#8217;è la persuasione che il sentimento appartegna alla natura dell&#8217;uomo, quindi all&#8217;elemento non-storico della sua storia, anche se poi siamo tutti persuasi che il nostro modo di &#8220;sentire&#8221; non assomiglia più al modo di sentire dei Greci o di Dante ( e qui la rosa cade a pennello) o più semplicemente al modo di sentire dei nostri padri.<br />
In questo senso certo la scelta della rosa la trovo debole e antiquata, mentre giusta l&#8217;idea del contrasto ma avrebbe richiesto altro scenario simbolico, molto più forte e crudo per risvegliare fantasie edipiche al livello del simbolico. Dubito cmq fortemente &#8211; sulla base dei dati della letteratura scientifica &#8211; che un qualsiasi scenario simbolico sia capace di agire positivamente, cioè in senso risolutivo o evolutivo a livello di un contesto di pubblicità.<br />
Certamente l&#8217;effetto contrasto &#8211; che mette insieme a livello simbolico aspetti opposti può a livello di pubblicità attivare processi immaginativi vissuti ormai incosnciamente e mai divenuti mnestici. E questo può essere utile. Solo come inizio. Non si può certo escludere in qualche caso effetti deleteri, ma in genere e molto frequentemente chi agisce in maniera sessualmente violenta, attinge a un immaginario molto più complesso ed eccitante di questa banale pubblicità &#8211; che in sé mi sembra proprio inutile ma non certamente pericolosa. Sul nostro inconscio il contrasto simbolico di questa pubblicità ha l&#8217;effetto di una piuma, di un lieve solletico.  L&#8217;inefficacia è anche data dal fatto che l&#8217;immaginario &#8211; a livello incosncio e preconscio &#8211; vive una storia a livello simbolico. In questo senso sono non pericolosi ma pericolosissimi<br />
quei film che riproducono con gusto sadico e gratuico e spettacolare violenza sulle donne.<br />
Naturalmente sono pericolosi solo per quei soggetti che non hanno risolto il conflitto preedipico, ma questo neanche può bastare, occorre anche che tale conflitto sia stato mal risolto in senso psicotico e fortemente narcisistico o alimentato da angoscia di castrazione.<br />
Sulla genesi del contrasto o discontinuità, ovvero sulla Genesi della dissociazione madonna/prostituta<br />
La capacità di essere discontinui, ha le sue radici più profonde nella discontinuità della relazione tra madre e bambino. Il bambino si rende conto di quando la madre diventa irraggiungibile per lui perché torna dal marito come partner sessuale. A livello ideale, una donna può alternare i suoi due ruoli e muoversi facilmente dal ruolo di madre tenera, sottilmente erotica e affettuosa per il suo bambino a quello di partner sessuale ed erotica per il marito: il bambino si identifica inconsciamente con lei in entrambi i ruoli e la discontinuità della madre innesca le prime fonti di frustrazione e di nostalgia. Inoltre, attraverso l&#8217;identificazione con la madre, si innesca anche la capacità del bambino di essere discontinuo nelle proprie relazioni intime. L&#8217;autoerotismo infantile deriva da sequenze ripetute di gratificazione alternata a frustrazione dei desideri di fusione con la madre.<br />
La masturbazione può rappresentare una relazione d&#8217;oggetto prima di diventare una difesa contro la relazione. E&#8217; da notare l&#8217;aspetto ossessivo, coatto e ripetitivo della masturbazione negli uomini sessualmente violenti.<br />
Questa discontinuità è una caratteristica fondamentale del funzionamento umano, sia nella normalità che nella patologia. La discontinuità protegge la relazione dalla pericolosa fusione  all&#8217;interno della quale l&#8217;aggressività potrebbe avere il sopravvento.<br />
Questa capacità di discontinuità viene giocata dagli uomini nella relazione con le donne: staccarsi da una donna dopo aver ottenuto la gratificazione sessuale rappresenta un&#8217;affermazione di autonomia e una normale reazione narcistica al ritorno della madre, anche se di solito viene male interpretata nel cliché culturale, prevalentemente femminile, che gli uomini abbiano una minor capacità delle donne di stabilire una relazione di dipendenza.<br />
Nelle donne, tale discontinuità è normalmente attivata nella relazione con i figli piccoli, anche nella sua dimensione erotica. Ciò porta, da parte dell&#8217;uomo, alla sensazione di essere abbandonato. siamo di nuovo nel cliché culturale &#8211; questa volta maschile &#8211; dell&#8217;incompatibilità  tra funzioni materne ed erotismo eterossesuale nelle donne.<br />
La discontinuità degli uomini tra atteggiamenti erotici e atteggiamenti di tenerezza nei confronti delle donne si riflette nella dissociazione madonna/prostituta, la loro più tipica difesa contro la relazione sessuale edipica con la madre incosciamente mai abbandonata, proibita e desiderata. Ma al di là di tale dissociazione, nelle relazioni degli uomini con le donne, tendono a riemergere profondi conflitti preedipici  con la madre, con modalità non attenuate che interferiscono con la capacità di impegnarsi profondamente con una donna.<br />
Per le donne, che già nella prima infanzia hanno spostato il loro coinvolgimento affettivo dalla madre al padre, il problema non sta nell&#8217;incapacità di impegnarsi in una relazione di dipendenza con un uomo, ma piuttosto nell&#8217;incapacità di tollerare e accettare la propria libertà sessuale nell&#8217;ambito della relazione.<br />
Mentre gli uomini affermano la loro genitalità fallica fin dalla prima infanzia, nel contesto dell&#8217;erotizzazione inconscia della relazione madre-bambino, le donne debbono riscoprire la propria sessualità vaginale origianaria incosciamente inibita nella relazione madre-figlia.<br />
Si potrebbe dire che l&#8217;uomo e la donna devono imparare con il tempo ciò che l&#8217;altro è già preparato a fare quando stabilisce una relazione d&#8217;amore: l&#8217;uomo deve arrivare a impegnarsi profondamente e la donna deve conquistare la libertà sessuale. Naturalmente quando non ci si riesce, la situazione puà avere varie eccezioni a questo modello evolutivo sano, come la patologia narcisistica nelle donne e la grave angoscia di castrazione, di qualsivoglia origine, negli uomini. E, sopratutto quest&#8217;ultima è capace di degenerare nelle forme più violente verso le donne. E su quest&#8217;ultimo punto che doveva essere costruita una pubblicità che dir si voglia almeno un pochini proficua.</p>
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		Di: Anna Luisa		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Anna Luisa]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 08 Sep 2009 11:45:16 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Ho appena ascoltato un&#039;intervista a M. Carfagna (tg2 ore13). Alla domanda &quot;perché il colore bianco?&quot; la risposta del ministro delle pari opportunità è stata &quot;perché è il simbolo della purezza e del candore femminile&quot;.
Sì, decisamente tutto molto retorico.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ho appena ascoltato un&#8217;intervista a M. Carfagna (tg2 ore13). Alla domanda &#8220;perché il colore bianco?&#8221; la risposta del ministro delle pari opportunità è stata &#8220;perché è il simbolo della purezza e del candore femminile&#8221;.<br />
Sì, decisamente tutto molto retorico.</p>
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		Di: lalipperini		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[lalipperini]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 08 Sep 2009 09:43:51 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Luminamenti, il concetto di falsità, in questo caso, è relativo. Dipende dal punto di vista da cui si interviene.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Luminamenti, il concetto di falsità, in questo caso, è relativo. Dipende dal punto di vista da cui si interviene.</p>
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		Di: luminamenti		</title>
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		<pubDate>Tue, 08 Sep 2009 08:09:41 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Concordo sul fatto che quella rosa bianca, tutto lo spot è abbastanza banale, ma sostenere che è pericoloso è falso, anzi è proprio vero il contrario se si dà retta al significato delle relazioni oggettuali portato a livello del conscio.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Concordo sul fatto che quella rosa bianca, tutto lo spot è abbastanza banale, ma sostenere che è pericoloso è falso, anzi è proprio vero il contrario se si dà retta al significato delle relazioni oggettuali portato a livello del conscio.</p>
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		Di: lalipperini		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[lalipperini]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 08 Sep 2009 08:03:03 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Non tanto per, caro Gabriele.
Basta riflettere sulla dichiarazione del Presidente del Consiglio apparsa oggi su tutti i giornali: &quot;La maggioranza degli italiani vorrebbe essere come me, si riconosce in me e condivide i miei comportamenti&quot;.
E rileggere in questa luce la frase &quot;qualsiasi cosa appaia in tv&quot;.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Non tanto per, caro Gabriele.<br />
Basta riflettere sulla dichiarazione del Presidente del Consiglio apparsa oggi su tutti i giornali: &#8220;La maggioranza degli italiani vorrebbe essere come me, si riconosce in me e condivide i miei comportamenti&#8221;.<br />
E rileggere in questa luce la frase &#8220;qualsiasi cosa appaia in tv&#8221;.</p>
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