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	Commenti a: UNA STORIA DI EDITORIA E DI PRECARIATO	</title>
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	<description>di Loredana Lipperini</description>
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		<title>
		Di: Anonimo		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/una-storia-di-editoria-e-di-precariato/comment-page-1/#comment-132523</link>

		<dc:creator><![CDATA[Anonimo]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 07 Mar 2013 22:20:36 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Be&#039;, io, a trent&#039;anni e dopo un lungo periodo di collaborazioni e prestazioni occasionali in ambito editoriale e culturale, dopo l&#039;ennesima proposta di stage non retribuito da parte di un&#039;importante agenzia - stage a cui, mi è stato detto chiaramente in sede di colloquio, non sarebbe seguito alcun rapporto di lavoro futuro - ho deciso di cambiare strada. L&#039;editoria era da sempre il mio obiettivo e il mio desiderio, ma ora ha preso l&#039;inquietante fisionomia di una lotta contro i mulini a vento. La cosa che genera più amarezza, insieme alla consapevolezza di avere delle doti e non sapere a chi offrirle, è che devo ripensare tutto, azzerare immaginario, e, in qualche modo, identità; che, insieme a un progetto professionale, mi è stata tolta la capacità di desiderare spontaneamente e di provare fiducia nel futuro.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Be&#8217;, io, a trent&#8217;anni e dopo un lungo periodo di collaborazioni e prestazioni occasionali in ambito editoriale e culturale, dopo l&#8217;ennesima proposta di stage non retribuito da parte di un&#8217;importante agenzia &#8211; stage a cui, mi è stato detto chiaramente in sede di colloquio, non sarebbe seguito alcun rapporto di lavoro futuro &#8211; ho deciso di cambiare strada. L&#8217;editoria era da sempre il mio obiettivo e il mio desiderio, ma ora ha preso l&#8217;inquietante fisionomia di una lotta contro i mulini a vento. La cosa che genera più amarezza, insieme alla consapevolezza di avere delle doti e non sapere a chi offrirle, è che devo ripensare tutto, azzerare immaginario, e, in qualche modo, identità; che, insieme a un progetto professionale, mi è stata tolta la capacità di desiderare spontaneamente e di provare fiducia nel futuro.</p>
]]></content:encoded>
		
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		<title>
		Di: Il Precariato nei libri. Il Precariato nell&#8217;editoria. Il Precariato nella Vita. &#124; FESTIVALIBROCAMPANIA		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/una-storia-di-editoria-e-di-precariato/comment-page-1/#comment-132522</link>

		<dc:creator><![CDATA[Il Precariato nei libri. Il Precariato nell&#8217;editoria. Il Precariato nella Vita. &#124; FESTIVALIBROCAMPANIA]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 06 Mar 2013 11:27:18 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[[...] testimonianze sono numerose. La storia di Elena Orlandi e quella anonima raccontata sul Blog di Loredana Lipperini sono solo le più significative. Tutte queste storie lamentano l’assenza di futuro. I firmatari [...] ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>[&#8230;] testimonianze sono numerose. La storia di Elena Orlandi e quella anonima raccontata sul Blog di Loredana Lipperini sono solo le più significative. Tutte queste storie lamentano l’assenza di futuro. I firmatari [&#8230;] </p>
]]></content:encoded>
		
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		<title>
		Di: Settimana dall&#8217;11 al 17 febbraio 2013		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/una-storia-di-editoria-e-di-precariato/comment-page-1/#comment-132521</link>

		<dc:creator><![CDATA[Settimana dall&#8217;11 al 17 febbraio 2013]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 18 Feb 2013 09:16:17 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[[...] • Scrittori: Gli scrittori in TV funzionano: dalla Cabello sfilano gli autori • Editoria: Una storia di editoria e precariato • Mondo eBook: Ebook App: pagare solo le pagine lette • Libri: I classici e la riscrittura [...] ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>[&#8230;] • Scrittori: Gli scrittori in TV funzionano: dalla Cabello sfilano gli autori • Editoria: Una storia di editoria e precariato • Mondo eBook: Ebook App: pagare solo le pagine lette • Libri: I classici e la riscrittura [&#8230;] </p>
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		<title>
		Di: Chiara		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/una-storia-di-editoria-e-di-precariato/comment-page-1/#comment-132520</link>

		<dc:creator><![CDATA[Chiara]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 16 Feb 2013 17:22:03 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Sono una traduttrice, editor di testi giuridici, curatrice di collana e, vista la situazione precaria dell&#039;editoria, praticante legale. Non ho voluto proseguire in questo ambito proprio perché conoscevo la situazione, ben delineata dalla Rete dei Redattori Precari.
Però vorrei dire una cosa. Lavorando in uno studio legale e studiando diritto del lavoro mi sono resa conto che in Italia il lavoratore, anche attraverso i sindacati, è molto tutelato, nonostante quello che dice l&#039;autrice della lettera. In una situazione come quella descritta, è praticamente automatico che il contratto a tempo determinato si trasformi in un contratto a tempo indeterminato ad opera del giudice, e se tutti i lavoratori facessero causa a questi datori di lavoro delinquenti forse la situazione cambierebbe una buona volta. Lo sapete quanto è difficile poi licenziare un dipendente?
E non dite che l&#039;avvocato costa, perché potete benissimo rivolgervi a quello del sindacato, che è lì apposta. Fate valere i vostri diritti!]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sono una traduttrice, editor di testi giuridici, curatrice di collana e, vista la situazione precaria dell&#8217;editoria, praticante legale. Non ho voluto proseguire in questo ambito proprio perché conoscevo la situazione, ben delineata dalla Rete dei Redattori Precari.<br />
Però vorrei dire una cosa. Lavorando in uno studio legale e studiando diritto del lavoro mi sono resa conto che in Italia il lavoratore, anche attraverso i sindacati, è molto tutelato, nonostante quello che dice l&#8217;autrice della lettera. In una situazione come quella descritta, è praticamente automatico che il contratto a tempo determinato si trasformi in un contratto a tempo indeterminato ad opera del giudice, e se tutti i lavoratori facessero causa a questi datori di lavoro delinquenti forse la situazione cambierebbe una buona volta. Lo sapete quanto è difficile poi licenziare un dipendente?<br />
E non dite che l&#8217;avvocato costa, perché potete benissimo rivolgervi a quello del sindacato, che è lì apposta. Fate valere i vostri diritti!</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
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		<title>
		Di: nicoletta z.		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/una-storia-di-editoria-e-di-precariato/comment-page-1/#comment-132519</link>

		<dc:creator><![CDATA[nicoletta z.]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 15 Feb 2013 09:19:47 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[@Autrice: sì, hai perfettamente ragione, l&#039;omertà (e la connivenza e la complicità) degli organi deputati a vigilare è scandalosa. Sono le nostre armi spuntate e scariche.
Tu però tieni duro e non mollare.
P.S. Ti giro il consiglio che mi diede una collega più anziana, che ne aveva viste di ogni forma e colore: timbra sempre entrate e uscite &quot;vere&quot; e tutti i mesi fai una fotocopia del cartellino e conservala insieme alla busta paga. Non si sa mai, un giorno potrebbe servire...
Ciao]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@Autrice: sì, hai perfettamente ragione, l&#8217;omertà (e la connivenza e la complicità) degli organi deputati a vigilare è scandalosa. Sono le nostre armi spuntate e scariche.<br />
Tu però tieni duro e non mollare.<br />
P.S. Ti giro il consiglio che mi diede una collega più anziana, che ne aveva viste di ogni forma e colore: timbra sempre entrate e uscite &#8220;vere&#8221; e tutti i mesi fai una fotocopia del cartellino e conservala insieme alla busta paga. Non si sa mai, un giorno potrebbe servire&#8230;<br />
Ciao</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Autrice della mail		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/una-storia-di-editoria-e-di-precariato/comment-page-1/#comment-132518</link>

		<dc:creator><![CDATA[Autrice della mail]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 15 Feb 2013 08:22:37 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[@Nicoletta z.: già. Ci provo a far rispettare i miei diritti. Ci ho provato quando, in occasione di una trasferta, conteggiando le ore lavorate, ho chiesto che mi fossero riconosciute X ore di recupero o X euro di straordinari.
Mi è stato risposto: &quot;non posso riconoscerti più di X ore di recupero&quot;. Non puoi? In che senso non puoi? Io lì per lì ho sorriso, basita. A quel punto ha fatto in modo che, durante quella trasferta, lavorassi solo 8 ore. Certo, alla prima occasione mi è stato detto &quot;non è questo l&#039;atteggiamento. Riflettici&quot;. Rifletterci? Sorrido.
Da quel giorno il mio comportamento è stato professionale e distaccato. E da quel giorno lui ogni X giorni mi chiama per sapere come sto, se va tutto bene, se il lavoro procede e, udite udite, se ho bisogno di fermarmi per più tempo per concludere ciò a cui sto lavorando. Fastidio.
Continuerò, senza dubbio, così. Quando arrivo timbro perché, come mi ha suggerito il rappresentante dei lavoratori, &quot;se quando stai in ufficio senza aver timbrato ti cade un faldone in testa, passi i guai&quot;.
Trovo comunque scandalosa l&#039;omertà degli organi deputati a vigilare. Scandalosa davvero. E dirò di più: laddove ci sono tu comunque hai le mani legate e la bocca serrata, perché se parli, in una piccola-media azienda, il tuo capo ci mette un nano secondo a sapere che chi ha parlato sei stato tu e alla prima occasione tanti cari saluti. E io questo non posso permettermelo davvero.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@Nicoletta z.: già. Ci provo a far rispettare i miei diritti. Ci ho provato quando, in occasione di una trasferta, conteggiando le ore lavorate, ho chiesto che mi fossero riconosciute X ore di recupero o X euro di straordinari.<br />
Mi è stato risposto: &#8220;non posso riconoscerti più di X ore di recupero&#8221;. Non puoi? In che senso non puoi? Io lì per lì ho sorriso, basita. A quel punto ha fatto in modo che, durante quella trasferta, lavorassi solo 8 ore. Certo, alla prima occasione mi è stato detto &#8220;non è questo l&#8217;atteggiamento. Riflettici&#8221;. Rifletterci? Sorrido.<br />
Da quel giorno il mio comportamento è stato professionale e distaccato. E da quel giorno lui ogni X giorni mi chiama per sapere come sto, se va tutto bene, se il lavoro procede e, udite udite, se ho bisogno di fermarmi per più tempo per concludere ciò a cui sto lavorando. Fastidio.<br />
Continuerò, senza dubbio, così. Quando arrivo timbro perché, come mi ha suggerito il rappresentante dei lavoratori, &#8220;se quando stai in ufficio senza aver timbrato ti cade un faldone in testa, passi i guai&#8221;.<br />
Trovo comunque scandalosa l&#8217;omertà degli organi deputati a vigilare. Scandalosa davvero. E dirò di più: laddove ci sono tu comunque hai le mani legate e la bocca serrata, perché se parli, in una piccola-media azienda, il tuo capo ci mette un nano secondo a sapere che chi ha parlato sei stato tu e alla prima occasione tanti cari saluti. E io questo non posso permettermelo davvero.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
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		<title>
		Di: riccardo		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/una-storia-di-editoria-e-di-precariato/comment-page-1/#comment-132517</link>

		<dc:creator><![CDATA[riccardo]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 14 Feb 2013 11:30:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Il link all&#039;articolo di Raimo è questo:
http://www.minimaetmoralia.it/wp/il-giornalismo-culturale-come-educazione-del-lettore/
nel commento era saltato...
sorry]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il link all&#8217;articolo di Raimo è questo:<br />
<a href="http://www.minimaetmoralia.it/wp/il-giornalismo-culturale-come-educazione-del-lettore/" rel="nofollow ugc">http://www.minimaetmoralia.it/wp/il-giornalismo-culturale-come-educazione-del-lettore/</a><br />
nel commento era saltato&#8230;<br />
sorry</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: riccardo		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/una-storia-di-editoria-e-di-precariato/comment-page-1/#comment-132516</link>

		<dc:creator><![CDATA[riccardo]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 14 Feb 2013 11:29:07 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Il primo collegamento che mi è venuto in mente è con un paio di cose lette di recente. Il reportage “Pazzi scatenati” scritto da Federico Di Vita sul mondo della piccola editoria (ma racconti simili li ho sentiti anche da chi lavora nella cosiddetta “grande” editoria) e questo articolo di Cristian Raimo che spiega l&#039;avventura di Orwell, l&#039;inserto culturale di Pubblico. E&#039; vero, come dice Danae, che molte persone considerano “innamorati/e della letteratura” chiunque lavori in ambito editoriale (ci aggiungerei anche il giornalismo) e non lavoratori e lavoratrici con diritti pari a chiunque altro. Però è anche vero che la logica del creare profitto tagliando sui diritti dei lavoratori è un modello che riguarda un po&#039; tutti i settori, figuriamoci laddove si produce qualcosa che ha a che fare con quella strana merce che è la cultura. Nell&#039;editoria, però, io vedo dei cambiamenti in atto legati prima di tutto all&#039;avvento del digitale. Siamo in una fase di passaggio, in cui il digitale ha gli strumenti migliori ma alla carta sono ancora vincolate le risorse maggiori. Ma è questione di tempo. Poco tempo. E sono convinto che quella sia l&#039;unica direzione alla quale chi lavora in editoria possa guardare conservando speranze per il futuro.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il primo collegamento che mi è venuto in mente è con un paio di cose lette di recente. Il reportage “Pazzi scatenati” scritto da Federico Di Vita sul mondo della piccola editoria (ma racconti simili li ho sentiti anche da chi lavora nella cosiddetta “grande” editoria) e questo articolo di Cristian Raimo che spiega l&#8217;avventura di Orwell, l&#8217;inserto culturale di Pubblico. E&#8217; vero, come dice Danae, che molte persone considerano “innamorati/e della letteratura” chiunque lavori in ambito editoriale (ci aggiungerei anche il giornalismo) e non lavoratori e lavoratrici con diritti pari a chiunque altro. Però è anche vero che la logica del creare profitto tagliando sui diritti dei lavoratori è un modello che riguarda un po&#8217; tutti i settori, figuriamoci laddove si produce qualcosa che ha a che fare con quella strana merce che è la cultura. Nell&#8217;editoria, però, io vedo dei cambiamenti in atto legati prima di tutto all&#8217;avvento del digitale. Siamo in una fase di passaggio, in cui il digitale ha gli strumenti migliori ma alla carta sono ancora vincolate le risorse maggiori. Ma è questione di tempo. Poco tempo. E sono convinto che quella sia l&#8217;unica direzione alla quale chi lavora in editoria possa guardare conservando speranze per il futuro.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Paolo E.		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/una-storia-di-editoria-e-di-precariato/comment-page-1/#comment-132515</link>

		<dc:creator><![CDATA[Paolo E.]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 14 Feb 2013 11:22:29 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Un saluto all&#039;autrice della mail, che ho davvero apprezzato per la lucidità anche in condizioni di grave disagio. Lavoro nell&#039;industria, quindi quello dell&#039;editoria è un mondo che non conosco, ma visto da fuori forse posso dare un piccolo contributo.
La chiave sta tutta nel non consentire al mercato di decidere in esclusiva il valore dell&#039;ora di lavoro in ambito culturale. Questo perchè la cultura è un bene preziosissimo ma che non può essere misurato in termini di ricchezza prodotta, come fa il mercato peraltro. Se non si riesce a rompere questa logica, trovando risorse da inserire nel circuito per spezzare questa spietata proporzionalità, da un lato ci sono i giovani ipersfruttati con forme di aggiramento delle regole da negrieri, dall&#039;altro imprenditori come quello di Maurizio che accettano certe regole o semplicemente chiudono.
Non sono d&#039;accordo con l&#039;idea di valorizzare trooppo l&#039;idea di fluidità dell&#039;orario di lavoro, perchè questo è generale. Chiunque voglia lavorare seriamente e con responsabilità, passa una parte della sua giornata fuori a pensare a come migliorare o a come risolvere problemi, e non è giusto aspettarsi di essere retribuiti per questo.
Inoltre vorrei sottolineare che il pagamento alla metà del mese successivo è una cosa abbastanza universale che riguarda tutti i settori, e per quel che riguarda il mio caso è una necessità, perchè l&#039; UPE deve avere il tempo materiale di correggere le buste paga in caso di errori di marcatura, eccezioni, sostituzioni, cambi turno ecc.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Un saluto all&#8217;autrice della mail, che ho davvero apprezzato per la lucidità anche in condizioni di grave disagio. Lavoro nell&#8217;industria, quindi quello dell&#8217;editoria è un mondo che non conosco, ma visto da fuori forse posso dare un piccolo contributo.<br />
La chiave sta tutta nel non consentire al mercato di decidere in esclusiva il valore dell&#8217;ora di lavoro in ambito culturale. Questo perchè la cultura è un bene preziosissimo ma che non può essere misurato in termini di ricchezza prodotta, come fa il mercato peraltro. Se non si riesce a rompere questa logica, trovando risorse da inserire nel circuito per spezzare questa spietata proporzionalità, da un lato ci sono i giovani ipersfruttati con forme di aggiramento delle regole da negrieri, dall&#8217;altro imprenditori come quello di Maurizio che accettano certe regole o semplicemente chiudono.<br />
Non sono d&#8217;accordo con l&#8217;idea di valorizzare trooppo l&#8217;idea di fluidità dell&#8217;orario di lavoro, perchè questo è generale. Chiunque voglia lavorare seriamente e con responsabilità, passa una parte della sua giornata fuori a pensare a come migliorare o a come risolvere problemi, e non è giusto aspettarsi di essere retribuiti per questo.<br />
Inoltre vorrei sottolineare che il pagamento alla metà del mese successivo è una cosa abbastanza universale che riguarda tutti i settori, e per quel che riguarda il mio caso è una necessità, perchè l&#8217; UPE deve avere il tempo materiale di correggere le buste paga in caso di errori di marcatura, eccezioni, sostituzioni, cambi turno ecc.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: nicoletta z.		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/una-storia-di-editoria-e-di-precariato/comment-page-1/#comment-132514</link>

		<dc:creator><![CDATA[nicoletta z.]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 14 Feb 2013 10:45:13 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://loredanalipperini.blog.kataweb.it/?p=5779#comment-132514</guid>

					<description><![CDATA[@Autrice della mail: grazie di aver risposto. Ho fatto per 11 anni il tuo stesso lavoro, anch&#039;io in regola (contratto grafici editoriali), in un grosso service che lavorava per alcune tra le più note case editrici. Conosco perciò piuttosto bene l&#039;ambiente in cui ti muovi e so – per averlo provato sulla mia pellaccia – che &quot;chi dovrebbe vigilare, SA e tace&quot;. Tuttavia mi trovo d&#039;accordo con quanto dice Davide: tu conti. Il tuo &quot;privilegio&quot; è il regolare contratto, a fronte di tanti altri colleghi che invece quel contratto non ce l&#039;hanno e quindi non hanno neanche voce. I diritti che derivano dalla tua posizione vanno rispettati: dal datore di lavoro in primis, ma anche da te. Certo il prezzo da pagare è alto, altissimo: nella tua battaglia sarai sola e il sostegno di chi si dibatte nelle tue stesse acque melmose sarà una chimera. Verrai mobbizzata (a volte pure dai colleghi, sì) e minacciata e anche, alla prima occasione, probabilmente licenziata (con la connivenza di chi dovrebbe vigilare). Ma sai benissimo che l&#039;accettazione di alcune condizioni (tra cui quella di timbrare il cartellino e rimanere &quot;abusivamente&quot; all&#039;interno dei locali di lavoro) ti si può ritorcere contro da un momento all&#039;altro: il padrone negherà di avertelo imposto e il dolo sarà tuo, sempre e comunque. Quello che voglio dire è che non sei al sicuro nemmeno ingoiando tutti rospi che ti vengono ordinati: e allora tanto vale pretendere il pieno rispetto dei diritti che ti arrivano dall&#039;essere titolare di un regolare contratto. Puoi cominciare da questo: in concreto, è questa la prima cosa da fare.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@Autrice della mail: grazie di aver risposto. Ho fatto per 11 anni il tuo stesso lavoro, anch&#8217;io in regola (contratto grafici editoriali), in un grosso service che lavorava per alcune tra le più note case editrici. Conosco perciò piuttosto bene l&#8217;ambiente in cui ti muovi e so – per averlo provato sulla mia pellaccia – che &#8220;chi dovrebbe vigilare, SA e tace&#8221;. Tuttavia mi trovo d&#8217;accordo con quanto dice Davide: tu conti. Il tuo &#8220;privilegio&#8221; è il regolare contratto, a fronte di tanti altri colleghi che invece quel contratto non ce l&#8217;hanno e quindi non hanno neanche voce. I diritti che derivano dalla tua posizione vanno rispettati: dal datore di lavoro in primis, ma anche da te. Certo il prezzo da pagare è alto, altissimo: nella tua battaglia sarai sola e il sostegno di chi si dibatte nelle tue stesse acque melmose sarà una chimera. Verrai mobbizzata (a volte pure dai colleghi, sì) e minacciata e anche, alla prima occasione, probabilmente licenziata (con la connivenza di chi dovrebbe vigilare). Ma sai benissimo che l&#8217;accettazione di alcune condizioni (tra cui quella di timbrare il cartellino e rimanere &#8220;abusivamente&#8221; all&#8217;interno dei locali di lavoro) ti si può ritorcere contro da un momento all&#8217;altro: il padrone negherà di avertelo imposto e il dolo sarà tuo, sempre e comunque. Quello che voglio dire è che non sei al sicuro nemmeno ingoiando tutti rospi che ti vengono ordinati: e allora tanto vale pretendere il pieno rispetto dei diritti che ti arrivano dall&#8217;essere titolare di un regolare contratto. Puoi cominciare da questo: in concreto, è questa la prima cosa da fare.</p>
]]></content:encoded>
		
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