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	Commenti a: UN&#039;ALTRA VECCHIA STORIA	</title>
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	<description>di Loredana Lipperini</description>
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		Di: Marco B.		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Marco B.]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 31 Aug 2009 14:26:04 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Chi dice a Ceronetti che una donna vecchia è tenuta ad essere più forte e più in forma (più longeva lo è di sicuro, in ogni caso) di un uomo vecchio, quasi giustificato a lasciarsi andare? Questa cosa è un maschilismo che fa tutto il giro del cerchio e finisce per descrivere il sesso maschile come popolato da dei deboli. Inaccettabile, per entrambi i sessi]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Chi dice a Ceronetti che una donna vecchia è tenuta ad essere più forte e più in forma (più longeva lo è di sicuro, in ogni caso) di un uomo vecchio, quasi giustificato a lasciarsi andare? Questa cosa è un maschilismo che fa tutto il giro del cerchio e finisce per descrivere il sesso maschile come popolato da dei deboli. Inaccettabile, per entrambi i sessi</p>
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		Di: lorena currarini		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[lorena currarini]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 30 Jul 2009 10:48:26 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Le donne non sono abbastanza intelligenti per il Tragico (la T maiuscola è fondamentale). Mi sembra d&#039;averlo già sentito dire..Che buffo che anche uno che pretende di smontare i luoghi comuni poi caschi su quello che è il più comune di tutti. Nessun &#039;incontro mancato con l&#039;esserci&#039;, per le donne..Niente, non ce la possono fare, non gli salta proprio in mente. Chiaro che poi da vecchie stanno meglio.
Mi diverte sempe constatare come anche gli intelletti più illuminati (o sedicenti tali) si inchinino alle convenzioni più bieche, non appena  riguardino il maschile e il femminile. Mi piacerebbe sapere chi gliel&#039;ha detto a Ceronetti che le donne vecchie sono serene e affaccendate nella cura (ah, la meravigliosa cura femminile! il feticcio per eccellenza!). Chissà perché si permettono sempre di pontificare su quello che le donne sentono e sono, senza mai informarsi prima. Io per conto mio mi sento tragicissima, e non sono neanche vecchia. Dove ho sbagliato? devo andare in analisi? ohibò.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Le donne non sono abbastanza intelligenti per il Tragico (la T maiuscola è fondamentale). Mi sembra d&#8217;averlo già sentito dire..Che buffo che anche uno che pretende di smontare i luoghi comuni poi caschi su quello che è il più comune di tutti. Nessun &#8216;incontro mancato con l&#8217;esserci&#8217;, per le donne..Niente, non ce la possono fare, non gli salta proprio in mente. Chiaro che poi da vecchie stanno meglio.<br />
Mi diverte sempe constatare come anche gli intelletti più illuminati (o sedicenti tali) si inchinino alle convenzioni più bieche, non appena  riguardino il maschile e il femminile. Mi piacerebbe sapere chi gliel&#8217;ha detto a Ceronetti che le donne vecchie sono serene e affaccendate nella cura (ah, la meravigliosa cura femminile! il feticcio per eccellenza!). Chissà perché si permettono sempre di pontificare su quello che le donne sentono e sono, senza mai informarsi prima. Io per conto mio mi sento tragicissima, e non sono neanche vecchia. Dove ho sbagliato? devo andare in analisi? ohibò.</p>
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		Di: luminamenti		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[luminamenti]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 30 Jul 2009 07:34:56 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[&quot;Il messaggio che vorrei mandare a tutti i lettori è che la vecchiaia è una fase della vita, non meno bella ed interessante delle altre&quot;.
Ora non esageriamo. Che la qualità della vita delle persone anziane sia migliorata è evidente. Ma la vecchiaia se potessimo evitarla sarebbe meglio. Non potendo farlo ci costruiamo sopra delle belle costruzioni a base di illusioni - che aiutano.
in attesa che la medicina trovi la soluzione all&#039;invecchiamento - che considero non fisiologico ma una malattia - è giusto prendersi cura di questa categoria umana poco protetta, anche se si considerassero inutili. Non è la loro utilità il parametro morale in base al quale vanno protetti. Ma la vita in sé.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Il messaggio che vorrei mandare a tutti i lettori è che la vecchiaia è una fase della vita, non meno bella ed interessante delle altre&#8221;.<br />
Ora non esageriamo. Che la qualità della vita delle persone anziane sia migliorata è evidente. Ma la vecchiaia se potessimo evitarla sarebbe meglio. Non potendo farlo ci costruiamo sopra delle belle costruzioni a base di illusioni &#8211; che aiutano.<br />
in attesa che la medicina trovi la soluzione all&#8217;invecchiamento &#8211; che considero non fisiologico ma una malattia &#8211; è giusto prendersi cura di questa categoria umana poco protetta, anche se si considerassero inutili. Non è la loro utilità il parametro morale in base al quale vanno protetti. Ma la vita in sé.</p>
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		Di: Melania Scurti		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/unaltra-vecchia-storia/comment-page-1/#comment-101701</link>

		<dc:creator><![CDATA[Melania Scurti]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 29 Jul 2009 21:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Proprio da questo articolo di Ceronetti sulla INUTILITà, nonchè sulla IN-ECONOMICITà degli anziani, barbaramente definiti VECCHI, qualche giorno fa ho tratto spunto per scrivere una lettera al direttore Augias che l&#039;ha gentilmente pubblicata su Repubblica all&#039;interno della sua rubrica.
Quelli che vengono definiti VECCHI dal sig. Ceronetti, sono la nostra memoria storica, sono quelle stesse persone che ci hanno messi al mondo e che ci hanno insegnato il difficile mestriere di vivere.
Da qualche anno, faccio assistenza in una casaalloggio per anziani, a Roma. Una bellissima realtà ideata e realizzata dalla Comunità di Sant&#039;Egidio ed interamente gestita da volontari.
Passo il mio sabato pomeriggio con questi anziani meravigliosi, che sono diventati praticamente &quot;i miei nonni&quot; e come me, tante altre persone più o meno giovani, si avvicendano con amore tutti i giorni , tutto il giorno per aiutarli, senza percepire un centesimo. Si perchè anche se ormai la maggior parte degli individui non ci crede, il bene gratuito esiste ed esistono ancora persone che credono che ci sia più gioia nel dare che nel ricevere.
Il messaggio che vorrei mandare a tutti i lettori è che la vecchiaia è una fase della vita, non meno bella ed interessante delle altre. Le persone anziane non sono un peso, ma un gioiello prezioso da amare e custodire con cura.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Proprio da questo articolo di Ceronetti sulla INUTILITà, nonchè sulla IN-ECONOMICITà degli anziani, barbaramente definiti VECCHI, qualche giorno fa ho tratto spunto per scrivere una lettera al direttore Augias che l&#8217;ha gentilmente pubblicata su Repubblica all&#8217;interno della sua rubrica.<br />
Quelli che vengono definiti VECCHI dal sig. Ceronetti, sono la nostra memoria storica, sono quelle stesse persone che ci hanno messi al mondo e che ci hanno insegnato il difficile mestriere di vivere.<br />
Da qualche anno, faccio assistenza in una casaalloggio per anziani, a Roma. Una bellissima realtà ideata e realizzata dalla Comunità di Sant&#8217;Egidio ed interamente gestita da volontari.<br />
Passo il mio sabato pomeriggio con questi anziani meravigliosi, che sono diventati praticamente &#8220;i miei nonni&#8221; e come me, tante altre persone più o meno giovani, si avvicendano con amore tutti i giorni , tutto il giorno per aiutarli, senza percepire un centesimo. Si perchè anche se ormai la maggior parte degli individui non ci crede, il bene gratuito esiste ed esistono ancora persone che credono che ci sia più gioia nel dare che nel ricevere.<br />
Il messaggio che vorrei mandare a tutti i lettori è che la vecchiaia è una fase della vita, non meno bella ed interessante delle altre. Le persone anziane non sono un peso, ma un gioiello prezioso da amare e custodire con cura.</p>
]]></content:encoded>
		
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		Di: Paola Di Giulio		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/unaltra-vecchia-storia/comment-page-1/#comment-101700</link>

		<dc:creator><![CDATA[Paola Di Giulio]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 29 Jul 2009 20:19:56 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Soprattutto culturale. E soprattutto qui da noi. E rischia di protrarsi fino alle nuove generazioni, può perfino peggiorare... rimango convinta che l&#039;educazione e i modelli che respiriamo fin dalla nascita sono fondamentali: uomini sperduti e incapaci di fare le cose elementari che faceva sempre e solo la moglie o compagna che non c&#039;è più; persone autoritarie che vessano figli e parenti; caratteracci lasciati liberi di esprimere il peggio, la pigrizia, l&#039;egoismo - la vecchiaia li accentua, non li inventa. Non credo che la riflessione sulla vecchiaia sia laterale o estranea al contesto pratico subìto o osservato intorno a noi. Ci sono regioni italiane, la provincia fuori dalle città grandi, dove la solidarietà familiare sostituisce orgogliosamente i servizi che le amministrazioni sono ben felici di non dare. Un contesto di mutuo soccorso che si sta incrinando ovviamente, creando per ora più senso di colpa che consapevolezza dei propri diritti e bisogni. Così anche la riflessione si inasprisce. Insomma, si invecchia e basta, non si cresce. Tutti.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Soprattutto culturale. E soprattutto qui da noi. E rischia di protrarsi fino alle nuove generazioni, può perfino peggiorare&#8230; rimango convinta che l&#8217;educazione e i modelli che respiriamo fin dalla nascita sono fondamentali: uomini sperduti e incapaci di fare le cose elementari che faceva sempre e solo la moglie o compagna che non c&#8217;è più; persone autoritarie che vessano figli e parenti; caratteracci lasciati liberi di esprimere il peggio, la pigrizia, l&#8217;egoismo &#8211; la vecchiaia li accentua, non li inventa. Non credo che la riflessione sulla vecchiaia sia laterale o estranea al contesto pratico subìto o osservato intorno a noi. Ci sono regioni italiane, la provincia fuori dalle città grandi, dove la solidarietà familiare sostituisce orgogliosamente i servizi che le amministrazioni sono ben felici di non dare. Un contesto di mutuo soccorso che si sta incrinando ovviamente, creando per ora più senso di colpa che consapevolezza dei propri diritti e bisogni. Così anche la riflessione si inasprisce. Insomma, si invecchia e basta, non si cresce. Tutti.</p>
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		<title>
		Di: luminamenti		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/unaltra-vecchia-storia/comment-page-1/#comment-101699</link>

		<dc:creator><![CDATA[luminamenti]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 29 Jul 2009 17:51:13 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[La diversità della vecchiaia tra uomo e donna è primariamente biologica e secondariamente culturale. La donna affronta meglio la vecchiaia.
La qualità di vita degli anziani oggi è migliore e preferibile a quella dell&#039;800.
Grazie alla medicina.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La diversità della vecchiaia tra uomo e donna è primariamente biologica e secondariamente culturale. La donna affronta meglio la vecchiaia.<br />
La qualità di vita degli anziani oggi è migliore e preferibile a quella dell&#8217;800.<br />
Grazie alla medicina.</p>
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		<title>
		Di: milena d		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/unaltra-vecchia-storia/comment-page-1/#comment-101698</link>

		<dc:creator><![CDATA[milena d]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 29 Jul 2009 15:57:46 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[No, non e&#039; normale. E&#039; atroce, spesso. Si e&#039; soli a tollerare l&#039;intollerabile, a vivere l&#039;invivibile.
Pur spendendo montagne di soldi, sempre che uno ce li abbia, (altrimenti e&#039; dramma: aiuti e posti convenzionati sono sempre meno), si trovano comunque soluzioni insoddisfacenti, a maggior ragione quando patologie, disabilita&#039; e non autosufficienza si fanno pesanti.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>No, non e&#8217; normale. E&#8217; atroce, spesso. Si e&#8217; soli a tollerare l&#8217;intollerabile, a vivere l&#8217;invivibile.<br />
Pur spendendo montagne di soldi, sempre che uno ce li abbia, (altrimenti e&#8217; dramma: aiuti e posti convenzionati sono sempre meno), si trovano comunque soluzioni insoddisfacenti, a maggior ragione quando patologie, disabilita&#8217; e non autosufficienza si fanno pesanti.</p>
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		<title>
		Di: Paola Di Giulio		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/unaltra-vecchia-storia/comment-page-1/#comment-101697</link>

		<dc:creator><![CDATA[Paola Di Giulio]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 29 Jul 2009 13:59:49 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Il problema pratico è quello di recuperare una idea di vecchiaia che oggi suona falsa, sì: soprattutto perchè ci si ritrova con genitori (o che altro) vecchi, magari a 50 o 60 anni, spesso ignari, a combattere contro qualcosa che fa a pugni con le immagini di vigoria anche mentale, che non sono comunque la massa: tutti perlopiù siamo digiuni della realtà, a meno che non si lavori in un reparto geriatrico, quando succede a noi di doversi occupare di un anziano.  Un problema pratico è che il personale addetto non fa corsi specifici per assistere gli anziani e le famiglie in ospedale: ci sono sempre più vecchi ricoverati  ma nessuno sa bene cosa farci, vi assicuro. Appartamenti rivoluzionati per ospitare le badanti, case isolate magari in campagna che ospitano un solo vecchietto caparbio che nessuno va a prendere, l&#039;interazione con le famiglie che si attiva sì e no nei casi estremi (estremi in che senso?). Sono problemi pratici, non sono situazioni tollerabili che le persone più giovani devono affrontare filosoficamente. Sono carenze incivili e basta.
E si soffre, Ceronetti soffre e giustamente addita la situazione. Il problema con la morte, le infermità, gli accidenti, è personale, e molto si può fare per risolverlo ragionando e riflettendo in profondità, ma lo sconforto viene quando mancano elementari soluzioni pratiche, aiuti professionali, che veicolano anche il rispetto. Qui da noi siamo in situazioni &#039;disagevoli&#039; per tutto, ma non è normale!]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il problema pratico è quello di recuperare una idea di vecchiaia che oggi suona falsa, sì: soprattutto perchè ci si ritrova con genitori (o che altro) vecchi, magari a 50 o 60 anni, spesso ignari, a combattere contro qualcosa che fa a pugni con le immagini di vigoria anche mentale, che non sono comunque la massa: tutti perlopiù siamo digiuni della realtà, a meno che non si lavori in un reparto geriatrico, quando succede a noi di doversi occupare di un anziano.  Un problema pratico è che il personale addetto non fa corsi specifici per assistere gli anziani e le famiglie in ospedale: ci sono sempre più vecchi ricoverati  ma nessuno sa bene cosa farci, vi assicuro. Appartamenti rivoluzionati per ospitare le badanti, case isolate magari in campagna che ospitano un solo vecchietto caparbio che nessuno va a prendere, l&#8217;interazione con le famiglie che si attiva sì e no nei casi estremi (estremi in che senso?). Sono problemi pratici, non sono situazioni tollerabili che le persone più giovani devono affrontare filosoficamente. Sono carenze incivili e basta.<br />
E si soffre, Ceronetti soffre e giustamente addita la situazione. Il problema con la morte, le infermità, gli accidenti, è personale, e molto si può fare per risolverlo ragionando e riflettendo in profondità, ma lo sconforto viene quando mancano elementari soluzioni pratiche, aiuti professionali, che veicolano anche il rispetto. Qui da noi siamo in situazioni &#8216;disagevoli&#8217; per tutto, ma non è normale!</p>
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			</item>
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		<title>
		Di: zauberilla		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/unaltra-vecchia-storia/comment-page-1/#comment-101696</link>

		<dc:creator><![CDATA[zauberilla]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 29 Jul 2009 12:49:07 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Concordo sulla faccenda degli stereotipi di genere, e non sono neanche così convinta che siano giustificabili con la questione della attuale contingenza culturale. Cioè quel che si dice è vero perchè culturalmente è così. Uh com&#039;è poetica quella frase della perdita di appuntamento coll&#039;assoluto! L&#039;articolo è molto ben scritto, ma mi pare che si vada in questa intellettualizzata e distorcente mistificaizone dell&#039;omo trascendente e intelligenterrimo (secondo il canone del letterato) e la femmina tendente allo stato bestiuolo: invero la cretinaggine è bipartisan.
E ancora mi pare che si scotomizzi (l&#039;ho detto:)) l&#039;importanza delle relazioni con gli altri, con i figli per esempio e la capitale simbolica di certi gesti di cura nel contesto della relazione. Ceronetti parte dal personale e universalizza - poeticamente ma anche indebitamente. Credo che in molti vivavo la vecchiaia nel modo da lui descritto ma altri no. Ho avuto una nonna intellettualerrima, che schiantò alla morte del suo secondo marito, e che aveva certo quel senso di sfioramento mancato dell&#039;assoluto di cui parla Ceronetti. Era solitaria e forastica, ma le nostre cure &quot;l&#039;hai presa la medicina per la schiena?&quot; erano la garanzia di un affetto che la teneva in vita, e le attenzioni del suo contesto sociale - il medico della mutua piuttosto che il postino che le portava le buste al suo piano, la tangibile risposta di un mondo. Trovo frettoloso pensare che il mondo smetta di valere. Lei se ne è andata che ancora ci stava attaccata colle unghie.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Concordo sulla faccenda degli stereotipi di genere, e non sono neanche così convinta che siano giustificabili con la questione della attuale contingenza culturale. Cioè quel che si dice è vero perchè culturalmente è così. Uh com&#8217;è poetica quella frase della perdita di appuntamento coll&#8217;assoluto! L&#8217;articolo è molto ben scritto, ma mi pare che si vada in questa intellettualizzata e distorcente mistificaizone dell&#8217;omo trascendente e intelligenterrimo (secondo il canone del letterato) e la femmina tendente allo stato bestiuolo: invero la cretinaggine è bipartisan.<br />
E ancora mi pare che si scotomizzi (l&#8217;ho detto:)) l&#8217;importanza delle relazioni con gli altri, con i figli per esempio e la capitale simbolica di certi gesti di cura nel contesto della relazione. Ceronetti parte dal personale e universalizza &#8211; poeticamente ma anche indebitamente. Credo che in molti vivavo la vecchiaia nel modo da lui descritto ma altri no. Ho avuto una nonna intellettualerrima, che schiantò alla morte del suo secondo marito, e che aveva certo quel senso di sfioramento mancato dell&#8217;assoluto di cui parla Ceronetti. Era solitaria e forastica, ma le nostre cure &#8220;l&#8217;hai presa la medicina per la schiena?&#8221; erano la garanzia di un affetto che la teneva in vita, e le attenzioni del suo contesto sociale &#8211; il medico della mutua piuttosto che il postino che le portava le buste al suo piano, la tangibile risposta di un mondo. Trovo frettoloso pensare che il mondo smetta di valere. Lei se ne è andata che ancora ci stava attaccata colle unghie.</p>
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		<item>
		<title>
		Di: Paolo S		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/unaltra-vecchia-storia/comment-page-1/#comment-101695</link>

		<dc:creator><![CDATA[Paolo S]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 29 Jul 2009 12:14:10 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Abbiamo sempre avuto in letteratura, teatro &#038; co.le immagini del vecchio saggio, del vecchio porco, del vecchio demente. Probabilmente perché sono sempre esistiti i vecchi -- saggi, porci o dementi.
Il fatto che la medicina scombini i numeri e crei nuovi scenari sociali, non cambia poi di molto per ciascuno di noi la possibilità di scegliere se essere coscienti di quello che diventiamo oppure metterlo tra parentesi. Poi può arrivare l&#039;alzhaimer e portarsi via il mazzo di carte.
Ma prima, nessuno ci invita a pensare davvero al fatto che invecchieremo, che perderemo capacità e facoltà, che alla fine moriremo.
Ma non dovrebbe essere questa una delle cose importanti da capire, nella vita? L&#039;esorcismo impossibile della vecchiaia non è altro che la nostra estrema impreparazione alla morte. In una società che non si cura nemmeno di iniziare a preparare alla vita...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Abbiamo sempre avuto in letteratura, teatro &amp; co.le immagini del vecchio saggio, del vecchio porco, del vecchio demente. Probabilmente perché sono sempre esistiti i vecchi &#8212; saggi, porci o dementi.<br />
Il fatto che la medicina scombini i numeri e crei nuovi scenari sociali, non cambia poi di molto per ciascuno di noi la possibilità di scegliere se essere coscienti di quello che diventiamo oppure metterlo tra parentesi. Poi può arrivare l&#8217;alzhaimer e portarsi via il mazzo di carte.<br />
Ma prima, nessuno ci invita a pensare davvero al fatto che invecchieremo, che perderemo capacità e facoltà, che alla fine moriremo.<br />
Ma non dovrebbe essere questa una delle cose importanti da capire, nella vita? L&#8217;esorcismo impossibile della vecchiaia non è altro che la nostra estrema impreparazione alla morte. In una società che non si cura nemmeno di iniziare a preparare alla vita&#8230;</p>
]]></content:encoded>
		
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