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	Commenti a: VIVA LA FANTASCIENZA: LA REINVENZIONE DELLA RUOTA, DI NICOLETTA VALLORANI	</title>
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	<description>di Loredana Lipperini</description>
	<lastBuildDate>Wed, 01 Jul 2026 13:32:54 +0000</lastBuildDate>
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		<title>
		Di: Lukha B. Kremo		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lukha B. Kremo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 01 Jul 2026 13:32:54 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Immaginate l&#039;effetto che farebbe questo articolo al posto di quella cosa uscita sulla Lettura. Queste cose mi fanno da antidepressivo, allora la cultura non è morta, c&#039;è qualcuno che parla ancora di Donna Haraway!
Non voglio solo ribadire le cose dette da Vallorani e da Avoledo. Confermo che queste sono il nocciolo e la base del pensiero di chi si occupa di fantascienza – chiamiamola così – o se preferite di quella letteratura che attraverso la speculazione intrattiene, diverte e fa riflettere. E, mi chiedo, che analisi si può fare di una società (e un individuo che combatte e ama un’invasività tecnologica che vediamo quotidianamente in milioni di persone chinate sul piccolo schermo) ignorando queste speculazioni? Come si fa, voglio dire, a evitare di guardare l’elefante nella stanza (magari dicendo che era previsto un rinoceronte)?
Ma come detto, non voglio ripetermi. Voglio solo passare alla parte meno brutta del dibattito (falsamente) richiesto dall’articolo. La fantascienza ha previsto praticamente tutto, e non l’ha fatto per desiderio di preveggenza, ma per acume di analisi. E un risultato lampante è che la scienza stessa si è ispirata alla fantascienza, non su come fare un’invenzione (gli scrittori di sf non sono esperti di scienza), ma di come applicarla, perché gli scrittori di sf sanno come l’individuo si approccerà a una certa invenzione. Per cui se tu inventi un metodo per riprodurre immagini in movimento della realtà (cinema) e magari lo ritieni inutile (che me ne faccio di rivedere la realtà che ho già visto? si chiesero i Lumiére), lo scrittore ti dirà che invece hai creato l’invenzione più importante del secolo perché puoi inventarti storie che vedrai proiettate in una sala. E così è stato con il telefono, la televisione e internet. E che non si dimentichi che le criptovalute si chiamano così perché sono ispirate a quelle previste (eh già) in Cryptonomicon, che la piattaforma Meta che comprende fb e instagram si chiama così perché è ispirato al metaverso, sempre di Stephenson. E, che (vengo al punto), la fantascienza ha fatto davvero il sostrato culturale pop dell’epoca contemporanea, a prescindere dalle previsioni. E (questo lo penso io, al via il dibattito serio), questa poliforme letteratura indefinita, polidefinita e ormai indefinibile fa parte integrante della cultura contemporanea e lo sarà sempre di più.
In Cina l&#039;hanno capita (the next empire), e il governo sponsorizza le fiere della fantascienza. Ora, lungi da me parlare bene di un regime, ma leggiamo la sostanza: la sci-fi è un modo per preparare i lettori/spettatori al futuro (nel bene o nel male), e dovrebbe essere un nostro diritto etico e politico rivendicare la nostra visione del mondo tecnologico che ci cambia sotto gli occhi (oggi, ora, non nel futuro), e non una cosa da perculare su due pagine di un quotidiano nazionale.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Immaginate l&#8217;effetto che farebbe questo articolo al posto di quella cosa uscita sulla Lettura. Queste cose mi fanno da antidepressivo, allora la cultura non è morta, c&#8217;è qualcuno che parla ancora di Donna Haraway!<br />
Non voglio solo ribadire le cose dette da Vallorani e da Avoledo. Confermo che queste sono il nocciolo e la base del pensiero di chi si occupa di fantascienza – chiamiamola così – o se preferite di quella letteratura che attraverso la speculazione intrattiene, diverte e fa riflettere. E, mi chiedo, che analisi si può fare di una società (e un individuo che combatte e ama un’invasività tecnologica che vediamo quotidianamente in milioni di persone chinate sul piccolo schermo) ignorando queste speculazioni? Come si fa, voglio dire, a evitare di guardare l’elefante nella stanza (magari dicendo che era previsto un rinoceronte)?<br />
Ma come detto, non voglio ripetermi. Voglio solo passare alla parte meno brutta del dibattito (falsamente) richiesto dall’articolo. La fantascienza ha previsto praticamente tutto, e non l’ha fatto per desiderio di preveggenza, ma per acume di analisi. E un risultato lampante è che la scienza stessa si è ispirata alla fantascienza, non su come fare un’invenzione (gli scrittori di sf non sono esperti di scienza), ma di come applicarla, perché gli scrittori di sf sanno come l’individuo si approccerà a una certa invenzione. Per cui se tu inventi un metodo per riprodurre immagini in movimento della realtà (cinema) e magari lo ritieni inutile (che me ne faccio di rivedere la realtà che ho già visto? si chiesero i Lumiére), lo scrittore ti dirà che invece hai creato l’invenzione più importante del secolo perché puoi inventarti storie che vedrai proiettate in una sala. E così è stato con il telefono, la televisione e internet. E che non si dimentichi che le criptovalute si chiamano così perché sono ispirate a quelle previste (eh già) in Cryptonomicon, che la piattaforma Meta che comprende fb e instagram si chiama così perché è ispirato al metaverso, sempre di Stephenson. E, che (vengo al punto), la fantascienza ha fatto davvero il sostrato culturale pop dell’epoca contemporanea, a prescindere dalle previsioni. E (questo lo penso io, al via il dibattito serio), questa poliforme letteratura indefinita, polidefinita e ormai indefinibile fa parte integrante della cultura contemporanea e lo sarà sempre di più.<br />
In Cina l&#8217;hanno capita (the next empire), e il governo sponsorizza le fiere della fantascienza. Ora, lungi da me parlare bene di un regime, ma leggiamo la sostanza: la sci-fi è un modo per preparare i lettori/spettatori al futuro (nel bene o nel male), e dovrebbe essere un nostro diritto etico e politico rivendicare la nostra visione del mondo tecnologico che ci cambia sotto gli occhi (oggi, ora, non nel futuro), e non una cosa da perculare su due pagine di un quotidiano nazionale.</p>
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		Di: Tullio Avoledo		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Tullio Avoledo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 01 Jul 2026 10:14:32 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Un tempo nel mio condominio è venuto a vivere uno scrittore.
Io già ci abitavo, e scrivevo, ma non avevo ancora pubblicato nulla.
Un giorno sono salito a portargli una copia del mio primo romanzo pubblicato (da Sironi: &quot;L&#039;elenco telefonico di Atlantide&quot;).
Ho avuto tempo di guardare i titoli dei volumi sugli scaffali della sua biblioteca. Non c&#039;era un solo libro che facesse parte della mia libreria. E viceversa.
Ho pensato che era una cosa meravigliosa. Che da due esperienze di lettura così diverse non potevano che nascere due scritture diverse. 
E infatti è così.
Ho riflettuto a lungo se partecipare a un dibattito nato da un articolo che non mi ha stimolato alcuna riflessione, ma semmai una reazione emotiva destinata nel tempo a non lasciare tracce. Poi però ho visto che quell&#039;articolo ha prodotto una reazione forte, direi corale, e non vorrei che quella reazione producesse l&#039;effetto di erigere barriere e difese intorno a un genere che si è espanso e non è assolutamente più quello che l&#039;estensore di quell&#039;articolo ha a tutta evidenza in mente.
Apro una parentesi: &quot;fantascienza&quot; - come ripeto ogni volta che partecipo a qualche convention - è un nome obsoleto e commercialmente infelice. Bisognerebbe coinvolgere un genio del marketing per trovare il nome giusto per il genere. 
Ammesso che la FS sia ancora un genere.
Trovo inutile difendere la fantascienza. Oltretutto difenderla con tanta forza da un attacco tanto debole.
Ci si difende da un assedio. Ma la fantascienza non è sotto assedio. Semmai sta diffondendosi, sotto varie forme. Diluita a volte in dose quasi omeopatiche, ma altre volte con la forza di un fiume in piena, sta entrando nella letteratura come una linfa vitale. E continua a svolgere il suo compito essenziale: affascinare il lettore per educarlo a credere nella possibilità che ci siano molti mondi possibili, molte strade percorribili. Coltivare la complessità.  Astrarre dalle limitazioni e dai vincoli della realtà e del presente per fargli immaginare il futuro. 
L&#039;editoria, e certa critica, sembrano orientate a ridurre la complessità, la - chiamiamola così - biodiversità della lettura (e conseguentemente della scrittura). Si insiste su cosa sia collocabile, e vendibile. Quanti scrittori non si sono sentiti dire &quot;il tuo libro è bellissimo, ma non sapremmo come venderlo ai nostri lettori&quot;? In questo modo si uccide la biodiversità. L&#039;editoria rischia di diventare la Monsanto della scrittura (dove già non bastassero gli editor e i funzionari educati nelle Napola di certe prestigiose scuole di scrittura, che con la loro tendenza a fissare regole e canoni mi ricordano i funzionari belgi che misurano il cranio del protagonista di &quot;Cuore di tenebra&quot; prima che parta per il Congo...).
Contro questa/e Monsanto delle lettere bisogna agire come Kokopelli.
Sapete cos&#039;è?
E&#039; una ONG francese fondata nel 1999 che agisce attraverso la disobbidienza civile, andando anche contro norme e regolamenti europei e nazionali, per proteggere la biodiversità vegetale. Salvando, moltiplicando e riproducendo semi liberi, biologici e non sterili. L&#039;agricoltura industriale vuole che le piante siano perfettamente stabili, omogenee e ad altissima resa. Magari brevettabili. E sterili, affinché l&#039;agricoltura diveti dipendente dall&#039;industria.
Kokopelli conserva e gestisce oltre 2000 varietà di sementi, che invia gratuitamente a comunità di contadini nel Sud del mondo, per aiutarle a conquistare la sovranità alimentare, liberandole dalla dipendenza economica dei giganti dell&#039;agrochimica.
Ecco, credo che la fantascienza contenga molti semi che vanno conservati e diffusi. Sono spesso semi di comprensione, di empatia, di libertà.
La fantascienza ci ha abituati a superare lo &quot;shock del futuro&quot; e ad entrare con naturalezza in un mondo che di normale, agli occhi già di uno dei nostri nonni, non ha molto. Viviamo in un mondo fantascientifico, e pazienza se non è esattamente quello descritto in questo o quel romanzo di FS. L&#039;importante è che gli scrittori di SF ci hanno abituato alla meraviglia, che ormai fa parte del nostro quotidiano. Ma ci hanno anche avvertito (da Jack London a Aldous Huxley a George Orwell) dei pericoli di certe svolte o di certe invenzioni, di certe trappole nascoste dietro l&#039;angolo. Personalmente mi è capitato, in alcuni miei romanzi, di fare predizioni su futuro, e di averci azzeccato. Ma non è questo il punto, non è con questo metro che la FS va giudicata: bisogna rispettare (o almeno, dai, tollerare) la fantascienza perché è un contenitore di semi rari, unici e che possono rivelare proprietà terapeutiche o nutritive inimmaginabili. Semi di futuro, magari chiusi in una scorza che non a tutti piace, ma che producono frutti gustosi e salutari.
La fantascienza deve entrare in una Kokapelli della scrittura, di cui da sempre ho ritenuto di far parte. Nei miei libri mi diverto a ibridare, a meticciare, a sperimentare. Questà è la mia missione di scrittore. E la fantascienza mi ha fornito molti più spunti di quanti potrebbe darmene, per dire, una tonnellata di autofiction. Chi disprezza e/o sottovaluta la FS quasi mai la conosce. Il problema è tutto lì, e non merita continuare una discussione imbastita sul nulla.
Almeno, io la vedo così. Non pretendo di convincere nessuno.
Ma io la vedo così.
Andiamo oltre.
Il futuro è nostro.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Un tempo nel mio condominio è venuto a vivere uno scrittore.<br />
Io già ci abitavo, e scrivevo, ma non avevo ancora pubblicato nulla.<br />
Un giorno sono salito a portargli una copia del mio primo romanzo pubblicato (da Sironi: &#8220;L&#8217;elenco telefonico di Atlantide&#8221;).<br />
Ho avuto tempo di guardare i titoli dei volumi sugli scaffali della sua biblioteca. Non c&#8217;era un solo libro che facesse parte della mia libreria. E viceversa.<br />
Ho pensato che era una cosa meravigliosa. Che da due esperienze di lettura così diverse non potevano che nascere due scritture diverse.<br />
E infatti è così.<br />
Ho riflettuto a lungo se partecipare a un dibattito nato da un articolo che non mi ha stimolato alcuna riflessione, ma semmai una reazione emotiva destinata nel tempo a non lasciare tracce. Poi però ho visto che quell&#8217;articolo ha prodotto una reazione forte, direi corale, e non vorrei che quella reazione producesse l&#8217;effetto di erigere barriere e difese intorno a un genere che si è espanso e non è assolutamente più quello che l&#8217;estensore di quell&#8217;articolo ha a tutta evidenza in mente.<br />
Apro una parentesi: &#8220;fantascienza&#8221; &#8211; come ripeto ogni volta che partecipo a qualche convention &#8211; è un nome obsoleto e commercialmente infelice. Bisognerebbe coinvolgere un genio del marketing per trovare il nome giusto per il genere.<br />
Ammesso che la FS sia ancora un genere.<br />
Trovo inutile difendere la fantascienza. Oltretutto difenderla con tanta forza da un attacco tanto debole.<br />
Ci si difende da un assedio. Ma la fantascienza non è sotto assedio. Semmai sta diffondendosi, sotto varie forme. Diluita a volte in dose quasi omeopatiche, ma altre volte con la forza di un fiume in piena, sta entrando nella letteratura come una linfa vitale. E continua a svolgere il suo compito essenziale: affascinare il lettore per educarlo a credere nella possibilità che ci siano molti mondi possibili, molte strade percorribili. Coltivare la complessità.  Astrarre dalle limitazioni e dai vincoli della realtà e del presente per fargli immaginare il futuro.<br />
L&#8217;editoria, e certa critica, sembrano orientate a ridurre la complessità, la &#8211; chiamiamola così &#8211; biodiversità della lettura (e conseguentemente della scrittura). Si insiste su cosa sia collocabile, e vendibile. Quanti scrittori non si sono sentiti dire &#8220;il tuo libro è bellissimo, ma non sapremmo come venderlo ai nostri lettori&#8221;? In questo modo si uccide la biodiversità. L&#8217;editoria rischia di diventare la Monsanto della scrittura (dove già non bastassero gli editor e i funzionari educati nelle Napola di certe prestigiose scuole di scrittura, che con la loro tendenza a fissare regole e canoni mi ricordano i funzionari belgi che misurano il cranio del protagonista di &#8220;Cuore di tenebra&#8221; prima che parta per il Congo&#8230;).<br />
Contro questa/e Monsanto delle lettere bisogna agire come Kokopelli.<br />
Sapete cos&#8217;è?<br />
E&#8217; una ONG francese fondata nel 1999 che agisce attraverso la disobbidienza civile, andando anche contro norme e regolamenti europei e nazionali, per proteggere la biodiversità vegetale. Salvando, moltiplicando e riproducendo semi liberi, biologici e non sterili. L&#8217;agricoltura industriale vuole che le piante siano perfettamente stabili, omogenee e ad altissima resa. Magari brevettabili. E sterili, affinché l&#8217;agricoltura diveti dipendente dall&#8217;industria.<br />
Kokopelli conserva e gestisce oltre 2000 varietà di sementi, che invia gratuitamente a comunità di contadini nel Sud del mondo, per aiutarle a conquistare la sovranità alimentare, liberandole dalla dipendenza economica dei giganti dell&#8217;agrochimica.<br />
Ecco, credo che la fantascienza contenga molti semi che vanno conservati e diffusi. Sono spesso semi di comprensione, di empatia, di libertà.<br />
La fantascienza ci ha abituati a superare lo &#8220;shock del futuro&#8221; e ad entrare con naturalezza in un mondo che di normale, agli occhi già di uno dei nostri nonni, non ha molto. Viviamo in un mondo fantascientifico, e pazienza se non è esattamente quello descritto in questo o quel romanzo di FS. L&#8217;importante è che gli scrittori di SF ci hanno abituato alla meraviglia, che ormai fa parte del nostro quotidiano. Ma ci hanno anche avvertito (da Jack London a Aldous Huxley a George Orwell) dei pericoli di certe svolte o di certe invenzioni, di certe trappole nascoste dietro l&#8217;angolo. Personalmente mi è capitato, in alcuni miei romanzi, di fare predizioni su futuro, e di averci azzeccato. Ma non è questo il punto, non è con questo metro che la FS va giudicata: bisogna rispettare (o almeno, dai, tollerare) la fantascienza perché è un contenitore di semi rari, unici e che possono rivelare proprietà terapeutiche o nutritive inimmaginabili. Semi di futuro, magari chiusi in una scorza che non a tutti piace, ma che producono frutti gustosi e salutari.<br />
La fantascienza deve entrare in una Kokapelli della scrittura, di cui da sempre ho ritenuto di far parte. Nei miei libri mi diverto a ibridare, a meticciare, a sperimentare. Questà è la mia missione di scrittore. E la fantascienza mi ha fornito molti più spunti di quanti potrebbe darmene, per dire, una tonnellata di autofiction. Chi disprezza e/o sottovaluta la FS quasi mai la conosce. Il problema è tutto lì, e non merita continuare una discussione imbastita sul nulla.<br />
Almeno, io la vedo così. Non pretendo di convincere nessuno.<br />
Ma io la vedo così.<br />
Andiamo oltre.<br />
Il futuro è nostro.</p>
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