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	Commenti a: VOGLIA DI BEST-SELLER?	</title>
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	<description>di Loredana Lipperini</description>
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		Di: enrico.gregori		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[enrico.gregori]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 20 Jul 2011 19:58:09 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[grazie marco, a tua discrezione e in base ai tuoi tempi. sperando che la tua spiegazione interesserà tutti gli ospiti di questo blog.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>grazie marco, a tua discrezione e in base ai tuoi tempi. sperando che la tua spiegazione interesserà tutti gli ospiti di questo blog.</p>
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		Di: Luigi B.		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Luigi B.]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 20 Jul 2011 18:22:35 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[qui
http://www.poesia2punto0.com/2011/07/20/signore-e-signori-l%E2%80%99editoria-%E2%80%93-lettera-aperta-agli-editori/
una modesta opinione...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>qui<br />
<a href="http://www.poesia2punto0.com/2011/07/20/signore-e-signori-l%E2%80%99editoria-%E2%80%93-lettera-aperta-agli-editori/" rel="nofollow ugc">http://www.poesia2punto0.com/2011/07/20/signore-e-signori-l%E2%80%99editoria-%E2%80%93-lettera-aperta-agli-editori/</a><br />
una modesta opinione&#8230;</p>
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		Di: demonio pellegrino		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/voglia-di-best-seller/comment-page-1/#comment-121123</link>

		<dc:creator><![CDATA[demonio pellegrino]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 20 Jul 2011 18:16:52 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Per quanto mi riguarda, da lettore da piu&#039; di 50 libri all&#039;anno, dopo l&#039;approvazione oggi della legge sull&#039;editoria che impone il 15% massimo di sconti, mi rifiuto di comprare altri libri italiani. Ho la fortuna di parlare correttamente tre lingue straniere molto prolifiche culturalmente, e non ho bisogno di dare altri soldi agli editori cani italiani e a librai il cui unico obiettivo e&#039; mantenere artificialmente alti i prezzi dei libri italiani.
Con me gli editori italiani hanno chiuso.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Per quanto mi riguarda, da lettore da piu&#8217; di 50 libri all&#8217;anno, dopo l&#8217;approvazione oggi della legge sull&#8217;editoria che impone il 15% massimo di sconti, mi rifiuto di comprare altri libri italiani. Ho la fortuna di parlare correttamente tre lingue straniere molto prolifiche culturalmente, e non ho bisogno di dare altri soldi agli editori cani italiani e a librai il cui unico obiettivo e&#8217; mantenere artificialmente alti i prezzi dei libri italiani.<br />
Con me gli editori italiani hanno chiuso.</p>
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		<title>
		Di: marcocassini		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/voglia-di-best-seller/comment-page-1/#comment-121122</link>

		<dc:creator><![CDATA[marcocassini]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 20 Jul 2011 16:55:59 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[a proposito di prezzi (spero di poterci tornare perché la richiesta di enrico.gregori è sensata e merita una risposta più ampia) segnalo che proprio oggi è passata la legge sul prezzo del libro. un iter piuttosto travagliato che ha prodotto un testo di legge mediocre, ma (grazie a una azione collettiva di editori librai lettori intellettuali) migliore di quella che stava per passare qualche mese fa.
qui ci sono tutti i dettagli, le informazioni, l&#039;iter, il confronto con le leggi analoghe di altri paesi, e una nutrita serie di strumenti informativi e di articoli sull&#039;argomento:
http://leggesulprezzodellibro.wordpress.com/]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>a proposito di prezzi (spero di poterci tornare perché la richiesta di enrico.gregori è sensata e merita una risposta più ampia) segnalo che proprio oggi è passata la legge sul prezzo del libro. un iter piuttosto travagliato che ha prodotto un testo di legge mediocre, ma (grazie a una azione collettiva di editori librai lettori intellettuali) migliore di quella che stava per passare qualche mese fa.<br />
qui ci sono tutti i dettagli, le informazioni, l&#8217;iter, il confronto con le leggi analoghe di altri paesi, e una nutrita serie di strumenti informativi e di articoli sull&#8217;argomento:<br />
<a href="http://leggesulprezzodellibro.wordpress.com/" rel="nofollow ugc">http://leggesulprezzodellibro.wordpress.com/</a></p>
]]></content:encoded>
		
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		<title>
		Di: enrico.gregori		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/voglia-di-best-seller/comment-page-1/#comment-121121</link>

		<dc:creator><![CDATA[enrico.gregori]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 20 Jul 2011 16:37:17 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[marco cassini ha fatto un accenno alla politica dei prezzi. forse il discorso potrebbe essere approfondito dallo stesso cassini o da altri che ne sanno (io mi escludo in quanto ignorante della materia). ma, per esempio, mi piacerebbe sapere come si regolano in altri Paesi, tanto in materia di prezzo di vendita quanto di numero di pubblicazioni. e poi, sugli esordienti. in Italia è frequente che il romanzo di un esordiente costi quanto (se non più) di uno di Camilleri. Chi spende, allora, preferisce andare sul sicuro. E, se poi tale sicurezza non viene sempre premiata, c&#039;è sempre l&#039;aspetto psicologico consolatorio per cui nessuno ti darà mai del cretino se hai speso 20 euro per un &quot;camilleri&quot; che ti ha deluso. se invece ti avesse deluso l&#039;esordio di Sortino, ci sarebbero in agguato le pernacchie.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>marco cassini ha fatto un accenno alla politica dei prezzi. forse il discorso potrebbe essere approfondito dallo stesso cassini o da altri che ne sanno (io mi escludo in quanto ignorante della materia). ma, per esempio, mi piacerebbe sapere come si regolano in altri Paesi, tanto in materia di prezzo di vendita quanto di numero di pubblicazioni. e poi, sugli esordienti. in Italia è frequente che il romanzo di un esordiente costi quanto (se non più) di uno di Camilleri. Chi spende, allora, preferisce andare sul sicuro. E, se poi tale sicurezza non viene sempre premiata, c&#8217;è sempre l&#8217;aspetto psicologico consolatorio per cui nessuno ti darà mai del cretino se hai speso 20 euro per un &#8220;camilleri&#8221; che ti ha deluso. se invece ti avesse deluso l&#8217;esordio di Sortino, ci sarebbero in agguato le pernacchie.</p>
]]></content:encoded>
		
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		<title>
		Di: danae		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/voglia-di-best-seller/comment-page-1/#comment-121120</link>

		<dc:creator><![CDATA[danae]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 20 Jul 2011 12:51:02 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[ecco, sì, @paperinoramone e @Giuliana mi hanno preceduto.
ringrazio @marco cassini (e simone barillari) per i loro interventi e le loro riflessioni.
Mi sembra però che &quot;decrescita editoriale&quot; non sia l&#039;espressione giusta per descrivere quello che chi-fa-l&#039;editoria sente, pensa, riconosce come l&#039;unica strada possibile da percorrere per affrontare una crisi che è oggettiva e reale.
Al solito, parlo dall&#039;interno dell&#039;editoria, pur se da una visuale medio-piccola. E parlo da &quot;lettrice forte&quot;.
Fare meno novità all&#039;anno, avere quindi più tempo per pensare una copertina, fare il lettorato, fare la redazione, l&#039;editing, la correzione di bozze, la quarta di copertina, decidere il titolo... dovrebbe essere il modo &quot;normale&quot; di fare libri.
Non mi piace la parola &quot;decrescita&quot;, anche se ne condivido il significato profondo: a &quot;decrescere&quot;, comunque, dovrebbe essere la massiccia e debordante e talvolta incompetente presenza dei &quot;commerciali&quot; all&#039;interno delle case editrici. Davanti ai miei occhi passano e vengono approvati testi che non valgono nulla perché &quot;il commerciale l&#039;ha chiesto&quot;, perché &quot;il commerciale ne vede opportuna la pubblicazione&quot;. E non passa giorno che al mio &quot;questo testo non vale nulla, ed è scritto male&quot; (= neanche se ci mettiamo in 4 a rifarlo ne caviamo qualcosa), mi sento rispondere: &quot;bé, dai, magari tagliando qua e là...&quot;, oppure: &quot;ma sei troppo esigente!&quot;, oppure ancora: &quot;tu noti cose di cui il lettore neanche si rende conto&quot;.
Frasi come quelle appena virgolettate sono evidentemente di persone che 1) non leggono, 2) non hanno idea di che cosa significhi fare dei libri, 3) non sanno cos&#039;è un libro.
Qui, purtroppo, ci mettiamo - proseguendo nel ragionamento - su un crinale pericoloso: ma come si permettono gli editori di dire se un libro vale o no? ma chi siete voi per bocciare questo capolavoro che ho scritto? ma se voglio pubblicare 2000 pagine sulla fenomenologia del carciofo chi siete voi per chiedermi dei tagli? e così via...
Vedo cioè sempre più difficile, per gli editori (uso questa parola nel senso più stretto del termine: gli direttori editoriali, i direttori letterari, gli editor, ma anche i redattori, i correttori di bozze), affermare il proprio ruolo, ricominciare a fare il proprio mestiere (il nostro ruolo, il nostro mestiere).
Tutti gli altri attori sembrano saperne sempre di più. E si rimane così, a bocca semiaperta, senza saper che altro aggiungere.
Quindi, sono assai contenta che gli editori comincino a &quot;verbalizzare&quot; una necessità ineludibile. Non è facile. Ma bisogna cominciare, e la riflessione non è sufficiente: bisogna cominciare a fare, a cambiare.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>ecco, sì, @paperinoramone e @Giuliana mi hanno preceduto.<br />
ringrazio @marco cassini (e simone barillari) per i loro interventi e le loro riflessioni.<br />
Mi sembra però che &#8220;decrescita editoriale&#8221; non sia l&#8217;espressione giusta per descrivere quello che chi-fa-l&#8217;editoria sente, pensa, riconosce come l&#8217;unica strada possibile da percorrere per affrontare una crisi che è oggettiva e reale.<br />
Al solito, parlo dall&#8217;interno dell&#8217;editoria, pur se da una visuale medio-piccola. E parlo da &#8220;lettrice forte&#8221;.<br />
Fare meno novità all&#8217;anno, avere quindi più tempo per pensare una copertina, fare il lettorato, fare la redazione, l&#8217;editing, la correzione di bozze, la quarta di copertina, decidere il titolo&#8230; dovrebbe essere il modo &#8220;normale&#8221; di fare libri.<br />
Non mi piace la parola &#8220;decrescita&#8221;, anche se ne condivido il significato profondo: a &#8220;decrescere&#8221;, comunque, dovrebbe essere la massiccia e debordante e talvolta incompetente presenza dei &#8220;commerciali&#8221; all&#8217;interno delle case editrici. Davanti ai miei occhi passano e vengono approvati testi che non valgono nulla perché &#8220;il commerciale l&#8217;ha chiesto&#8221;, perché &#8220;il commerciale ne vede opportuna la pubblicazione&#8221;. E non passa giorno che al mio &#8220;questo testo non vale nulla, ed è scritto male&#8221; (= neanche se ci mettiamo in 4 a rifarlo ne caviamo qualcosa), mi sento rispondere: &#8220;bé, dai, magari tagliando qua e là&#8230;&#8221;, oppure: &#8220;ma sei troppo esigente!&#8221;, oppure ancora: &#8220;tu noti cose di cui il lettore neanche si rende conto&#8221;.<br />
Frasi come quelle appena virgolettate sono evidentemente di persone che 1) non leggono, 2) non hanno idea di che cosa significhi fare dei libri, 3) non sanno cos&#8217;è un libro.<br />
Qui, purtroppo, ci mettiamo &#8211; proseguendo nel ragionamento &#8211; su un crinale pericoloso: ma come si permettono gli editori di dire se un libro vale o no? ma chi siete voi per bocciare questo capolavoro che ho scritto? ma se voglio pubblicare 2000 pagine sulla fenomenologia del carciofo chi siete voi per chiedermi dei tagli? e così via&#8230;<br />
Vedo cioè sempre più difficile, per gli editori (uso questa parola nel senso più stretto del termine: gli direttori editoriali, i direttori letterari, gli editor, ma anche i redattori, i correttori di bozze), affermare il proprio ruolo, ricominciare a fare il proprio mestiere (il nostro ruolo, il nostro mestiere).<br />
Tutti gli altri attori sembrano saperne sempre di più. E si rimane così, a bocca semiaperta, senza saper che altro aggiungere.<br />
Quindi, sono assai contenta che gli editori comincino a &#8220;verbalizzare&#8221; una necessità ineludibile. Non è facile. Ma bisogna cominciare, e la riflessione non è sufficiente: bisogna cominciare a fare, a cambiare.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Giuliana		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/voglia-di-best-seller/comment-page-1/#comment-121119</link>

		<dc:creator><![CDATA[Giuliana]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 20 Jul 2011 11:54:16 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Marco Cassini, una domanda: è chiarissimo quello che tu dici, ma non può non legarsi alla decrescita. Parlo da lettrice. Se vedo in libreria venti libri sui cani, significa che qualcuno deve prendersi la responsabilità di non pubblicare il ventunesimo, no? Quindi la decrescita è questo, e mi sembrava fosse chiaro nell&#039;articolo. Mi sembra che, però, ci sia un problemone: chi è il primo a prendersi quella responsabilità?
Ps. Abbiamo capito, Simone Barillari ha avuto l&#039;idea. Suggerisco alla padrona di casa di metterlo come sottotitolo :D]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Marco Cassini, una domanda: è chiarissimo quello che tu dici, ma non può non legarsi alla decrescita. Parlo da lettrice. Se vedo in libreria venti libri sui cani, significa che qualcuno deve prendersi la responsabilità di non pubblicare il ventunesimo, no? Quindi la decrescita è questo, e mi sembrava fosse chiaro nell&#8217;articolo. Mi sembra che, però, ci sia un problemone: chi è il primo a prendersi quella responsabilità?<br />
Ps. Abbiamo capito, Simone Barillari ha avuto l&#8217;idea. Suggerisco alla padrona di casa di metterlo come sottotitolo 😀</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: paperinoramone		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/voglia-di-best-seller/comment-page-1/#comment-121118</link>

		<dc:creator><![CDATA[paperinoramone]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 20 Jul 2011 11:15:41 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[@ Marco Cassini
(Qualcuno dovrebbe spiegare pubblicamente i meccanismi dell&#039;editoria sennò possiamo parlare all&#039;infinito senza conoscere la materia. Cioè: la casa editrice &quot;X&quot;, viene qua e ci dice perché e percome ha pubblicato tot libri e non di più o di meno. Quanto è costato pubblicare &quot;Y&quot; e quanto ha reso, in tutti i sensi).
A me sono sorti dei dubbi dopo il suo intervento. Intanto non capisco perché si insiste a parlare di decrescita: cioè pubblicare meno autori può significare vendere ancora meno copie oppure vendere più copie, e dunque diminuirebbero gli autori ma aumenterebbero le copie. Dove sarebbe la decrescità? Poi il senso della &quot;decrescita&quot; si capisce se si sta parlando di politica, in un mondo che produce oggetti avendo un&#039;energia non infinita, e un solo pianeta per smaltire i rifiuti. Ma nell&#039;editoria a cosa dovrebbe corrispondere, a fatturati minori o maggiori?
Cioè per non inseguire il best-seller si attua una politica che comunque vorrà che altri libri, seguiti meglio e fortemente voluti, diventino loro sì dei best-sellers. E&#039; questo?
Un&#039;ultima cosa: quando sento parlare dei &quot;lettori&quot; mi viene da sorridere.  Io compro libri in due librerie indipendenti, ma non è che ci parlo con i librai, stiamo al &quot;buongiorno, arrivederci, cerco questo, lo posso ordinare?&quot;, e cosi via. Quando entro in libreria so già cosa voglio, poi magari vedo altri libri e vorrei pure quelli, ma è lo stesso meccanismo che si scatena in un negozio di vestiti o al supermercato, indipendentemente dai libri esposti.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@ Marco Cassini<br />
(Qualcuno dovrebbe spiegare pubblicamente i meccanismi dell&#8217;editoria sennò possiamo parlare all&#8217;infinito senza conoscere la materia. Cioè: la casa editrice &#8220;X&#8221;, viene qua e ci dice perché e percome ha pubblicato tot libri e non di più o di meno. Quanto è costato pubblicare &#8220;Y&#8221; e quanto ha reso, in tutti i sensi).<br />
A me sono sorti dei dubbi dopo il suo intervento. Intanto non capisco perché si insiste a parlare di decrescita: cioè pubblicare meno autori può significare vendere ancora meno copie oppure vendere più copie, e dunque diminuirebbero gli autori ma aumenterebbero le copie. Dove sarebbe la decrescità? Poi il senso della &#8220;decrescita&#8221; si capisce se si sta parlando di politica, in un mondo che produce oggetti avendo un&#8217;energia non infinita, e un solo pianeta per smaltire i rifiuti. Ma nell&#8217;editoria a cosa dovrebbe corrispondere, a fatturati minori o maggiori?<br />
Cioè per non inseguire il best-seller si attua una politica che comunque vorrà che altri libri, seguiti meglio e fortemente voluti, diventino loro sì dei best-sellers. E&#8217; questo?<br />
Un&#8217;ultima cosa: quando sento parlare dei &#8220;lettori&#8221; mi viene da sorridere.  Io compro libri in due librerie indipendenti, ma non è che ci parlo con i librai, stiamo al &#8220;buongiorno, arrivederci, cerco questo, lo posso ordinare?&#8221;, e cosi via. Quando entro in libreria so già cosa voglio, poi magari vedo altri libri e vorrei pure quelli, ma è lo stesso meccanismo che si scatena in un negozio di vestiti o al supermercato, indipendentemente dai libri esposti.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: francesca violi		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/voglia-di-best-seller/comment-page-1/#comment-121117</link>

		<dc:creator><![CDATA[francesca violi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 20 Jul 2011 09:19:41 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://loredanalipperini.blog.kataweb.it/?p=4694#comment-121117</guid>

					<description><![CDATA[Paolo non sono un libraio, ma ti dico quello che mi ha detto un vecchio libraio di Treviso un anno fa (riferendosi alla realtà trevigiana, e a scelte fatte da altre librerie): che secondo lui la scelta di libreria generalista con di tutto un po&#039; e spazio ai bestseller non era per niente saggia, che magari lì per lì si vende qualche libro in più, ma non si crea una clientela. Cioè uno passa vede la vetrina piena dell&#039;ultimo Dan Brown, entra e te lo compra; ma il bestseller dopo non ha bisogno di tornare da te a comprarlo, perchè lo trova al supermercato, o all&#039;autogrill, o in una grande catena (in città si discuteva dell&#039;imminente arrivo di Feltrinelli)  e magari anche scontato.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Paolo non sono un libraio, ma ti dico quello che mi ha detto un vecchio libraio di Treviso un anno fa (riferendosi alla realtà trevigiana, e a scelte fatte da altre librerie): che secondo lui la scelta di libreria generalista con di tutto un po&#8217; e spazio ai bestseller non era per niente saggia, che magari lì per lì si vende qualche libro in più, ma non si crea una clientela. Cioè uno passa vede la vetrina piena dell&#8217;ultimo Dan Brown, entra e te lo compra; ma il bestseller dopo non ha bisogno di tornare da te a comprarlo, perchè lo trova al supermercato, o all&#8217;autogrill, o in una grande catena (in città si discuteva dell&#8217;imminente arrivo di Feltrinelli)  e magari anche scontato.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: marcocassini		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/voglia-di-best-seller/comment-page-1/#comment-121116</link>

		<dc:creator><![CDATA[marcocassini]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 20 Jul 2011 09:08:30 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://loredanalipperini.blog.kataweb.it/?p=4694#comment-121116</guid>

					<description><![CDATA[(preferisco intervenire qui piuttosto che commentando il post &quot;la bolla dell&#039;editoria&quot; perché qui l&#039;aria mi sembra più respirabile, di là si è creato un po&#039; troppo rumore di fondo...)
dopo la pubblicazione di quel mio testo (nato in risposta all&#039;intervento di simone barillari in TQ) sul blog minimaetmoralia, e dopo l&#039;articolo di loredana lipperini su repubblica, ho ricevuto molti messaggi, in particolare da librai. librai piccoli e grandi, proprietari indipendenti, o dipendenti di grandi catene.
il senso è un po&#039; quello espresso qui dalla libraia chiara. sarebbe benvenuto, e anzi è auspicabile, un impegno da parte degli editori a non rincorrere la produzione a tutti i costi e una maggior selettività nella proposta. perché questo aiuterebbe innanzi tutto i librai a far meglio il loro mestiere, che è di orientare il lettore selezionando a loro volta, suggerendo, proponendo; e di conseguenza aiuterebbe i lettori a fare meglio il loro &quot;mestiere&quot; o meglio a svolgere il loro ruolo.
d&#039;altro canto se molti degli interventi qui, e in generale in rete, ma anche sulla stampa, si sono concentrati sull&#039;argomento della decrescita (forse perché è un tema di più ampia condivisione, meno tecnico) nel mio intervento il senso era quello di una autocritica a più ampio raggio, con una prima persona singolare e plurale; perché in fondo la categoria degli editori tende molto spesso alla lamentazione, al piagnisteo, e diamo sempre la colpa a qualcos&#039;altro, spesso additando un fantomatico &quot;mercato&quot; come l&#039;origine di tutti i mali. infatti anche se molti interventi hanno semplificato credendo che io stessi dando la colpa di tutti i mali dell&#039;editoria al mercato, io in realtà dicevo esattamente il contrario: il mercato in sé non è brutto e cattivo, ho scritto. è che alcune sue storture rendono difficile far bene il nostro mestiere. ho anche detto che il mercato ha le sue regole, e se oggi c&#039;è confusione o se noi editori facciamo male il nostro mestiere è perché abbiamo deciso di assecondare non solo &quot;il mercato&quot; ma anche quelle sue regole a volte distorte, finendo col distorcere il nostro stesso agire.
soprattutto, quello della decrescita editoriale (idea di cui, come scrivo nel mio articolo, non rivendico la paternità) è solo il primo di tre punti, di tre impegni che mi auguro noi editori riusciamo a prenderci verso noi stessi e verso il mercato editoriale. oltre a impegnarci a &quot;pubblicare meno per pubblicare meglio&quot;, sottoscrivo per così dire un impegno a non seguire o inseguire la via più facile (questo soprattutto è il modo in cui si rischia di assecondare il mercato: libri che assomiglino ad altri libri di successo, paratesti sloganistici, campagne promozionali come al discount, invece di libri che si distinguano per la loro originalità, politiche di prezzo ragionevoli e così via), e infine un impegno a promuovere una regolamentazione del mercato sottoponendone una fotografia all&#039;antitrust per avere un parere sul particolare tipo di concentrazione che si è venuta a creare fra catene-gruppi editoriali-distributori.
ringrazio la padrona di casa per essersene occupata dando spazio e rilievo a un argomento che evidentemente interessa molti, e segnalo a chi volesse approfondire che tanto l&#039;intervento di simone barillari (che ha prima di me proposto l&#039;idea di &quot;decrescita editoriale&quot;) quanto il mio che lo riprende ampliandolo e soffermandosi anche su altri aspetti del mercato editorialie si trovano qui: http://www.minimaetmoralia.it/?p=4701]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>(preferisco intervenire qui piuttosto che commentando il post &#8220;la bolla dell&#8217;editoria&#8221; perché qui l&#8217;aria mi sembra più respirabile, di là si è creato un po&#8217; troppo rumore di fondo&#8230;)<br />
dopo la pubblicazione di quel mio testo (nato in risposta all&#8217;intervento di simone barillari in TQ) sul blog minimaetmoralia, e dopo l&#8217;articolo di loredana lipperini su repubblica, ho ricevuto molti messaggi, in particolare da librai. librai piccoli e grandi, proprietari indipendenti, o dipendenti di grandi catene.<br />
il senso è un po&#8217; quello espresso qui dalla libraia chiara. sarebbe benvenuto, e anzi è auspicabile, un impegno da parte degli editori a non rincorrere la produzione a tutti i costi e una maggior selettività nella proposta. perché questo aiuterebbe innanzi tutto i librai a far meglio il loro mestiere, che è di orientare il lettore selezionando a loro volta, suggerendo, proponendo; e di conseguenza aiuterebbe i lettori a fare meglio il loro &#8220;mestiere&#8221; o meglio a svolgere il loro ruolo.<br />
d&#8217;altro canto se molti degli interventi qui, e in generale in rete, ma anche sulla stampa, si sono concentrati sull&#8217;argomento della decrescita (forse perché è un tema di più ampia condivisione, meno tecnico) nel mio intervento il senso era quello di una autocritica a più ampio raggio, con una prima persona singolare e plurale; perché in fondo la categoria degli editori tende molto spesso alla lamentazione, al piagnisteo, e diamo sempre la colpa a qualcos&#8217;altro, spesso additando un fantomatico &#8220;mercato&#8221; come l&#8217;origine di tutti i mali. infatti anche se molti interventi hanno semplificato credendo che io stessi dando la colpa di tutti i mali dell&#8217;editoria al mercato, io in realtà dicevo esattamente il contrario: il mercato in sé non è brutto e cattivo, ho scritto. è che alcune sue storture rendono difficile far bene il nostro mestiere. ho anche detto che il mercato ha le sue regole, e se oggi c&#8217;è confusione o se noi editori facciamo male il nostro mestiere è perché abbiamo deciso di assecondare non solo &#8220;il mercato&#8221; ma anche quelle sue regole a volte distorte, finendo col distorcere il nostro stesso agire.<br />
soprattutto, quello della decrescita editoriale (idea di cui, come scrivo nel mio articolo, non rivendico la paternità) è solo il primo di tre punti, di tre impegni che mi auguro noi editori riusciamo a prenderci verso noi stessi e verso il mercato editoriale. oltre a impegnarci a &#8220;pubblicare meno per pubblicare meglio&#8221;, sottoscrivo per così dire un impegno a non seguire o inseguire la via più facile (questo soprattutto è il modo in cui si rischia di assecondare il mercato: libri che assomiglino ad altri libri di successo, paratesti sloganistici, campagne promozionali come al discount, invece di libri che si distinguano per la loro originalità, politiche di prezzo ragionevoli e così via), e infine un impegno a promuovere una regolamentazione del mercato sottoponendone una fotografia all&#8217;antitrust per avere un parere sul particolare tipo di concentrazione che si è venuta a creare fra catene-gruppi editoriali-distributori.<br />
ringrazio la padrona di casa per essersene occupata dando spazio e rilievo a un argomento che evidentemente interessa molti, e segnalo a chi volesse approfondire che tanto l&#8217;intervento di simone barillari (che ha prima di me proposto l&#8217;idea di &#8220;decrescita editoriale&#8221;) quanto il mio che lo riprende ampliandolo e soffermandosi anche su altri aspetti del mercato editorialie si trovano qui: <a href="http://www.minimaetmoralia.it/?p=4701" rel="nofollow ugc">http://www.minimaetmoralia.it/?p=4701</a></p>
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