<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Emiliano Ereddia Archivi &#8902; Lipperatura</title>
	<atom:link href="https://www.lipperatura.it/tag/emiliano-ereddia/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.lipperatura.it/tag/emiliano-ereddia/</link>
	<description>di Loredana Lipperini</description>
	<lastBuildDate>Tue, 11 Nov 2025 09:07:39 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	

<image>
	<url>https://www.lipperatura.it/wp-content/uploads/2021/12/cropped-Lipperatura-icon-32x32.png</url>
	<title>Emiliano Ereddia Archivi &#8902; Lipperatura</title>
	<link>https://www.lipperatura.it/tag/emiliano-ereddia/</link>
	<width>32</width>
	<height>32</height>
</image> 
	<item>
		<title>LAVORO CULTURALE (ANCORA) NON SIGNIFICA SOLO SCRIVERE LIBRI (PER LA MISERIA)</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/lavoro-culturale-ancora-non-significa-solo-scrivere-libri-per-la-miseria/</link>
					<comments>https://www.lipperatura.it/lavoro-culturale-ancora-non-significa-solo-scrivere-libri-per-la-miseria/#comments</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[lalipperini]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 11 Nov 2025 09:07:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cose che accadono in giro]]></category>
		<category><![CDATA[Emiliano Ereddia]]></category>
		<category><![CDATA[Giulia Blasi]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro culturale]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.lipperatura.it/?p=10797</guid>

					<description><![CDATA[<p>Torno sul lavoro culturale, e pazienza per chi sbuffa. Sto leggendo diversi interventi di vario orientamento. E ci sono, secondo me, un paio di punti da chiarire: lavoro culturale non equivale a scrivere libri. Incredibile che occorra puntualizzarlo, ma puntualizziamo allegramente: lavoro culturale è scrivere articoli, scrivere testi per la televisione o per la radio, organizzare eventi, manifestazioni e festival, insegnare, fare ricerca e una marea di altre cose che, volendo, hanno a che fare con la narrazione. Lo scrive nella sua newsletter Giulia Blasi, che aggiunge: </p>
<p>"La gente della cultura piace a malapena alla gente della cultura, per tutti gli altri siamo dei fighetti che non hanno mai lavorato in vita loro, e che - a seconda di chi parla - sono dei figli di papà o dei poveri illusi, più la prima che la seconda. Nessuno pensa di avere bisogno di noi".<br />
C'è un secondo equivoco, più interessante. Ovvero, si pensa che Bazzi, che ha sollevato la questione, voglia vivere dei suoi libri. Sospetto che sia questo che ha inteso Emiliano Ereddia, che è peraltro un bravissimo scrittore, nel suo articolo su substack, dove racconta di come, per potersi permettere di fare letteratura, lavori per la televisione.<br />
Temo ci sia un equivoco, visto che siamo tutti consapevoli del fatto che per scrivere bisogna sottrarre ore al sonno e alla vita sociale, perché tocca lavorare. Ma dai? E’ quello che fa il 98% delle persone che scrivono, e forse anche il 99%: la questione del lavoro culturale non sta nelle singole lamentazioni, che finiscono sempre per attribuire ogni male alla presunta casta-cricca-cerchio, che a sua volta strappa con i denti il tempo per scrivere visto che non si vive di scrittura, tranne pochissimi (che se lo sono meritato, vorrei dire) e tranne i ricchi (che però non sono così tanti, in ambito letterario). Se faccio un elenco mentale e parziale di scrittori e scrittrici che conosco, so che lavorano quasi tutto il giorno per poter scrivere: sono insegnanti di lettere o insegnanti di sostegno, librai, grafici, programmatori, autori televisivi o radiofonici. Sono anche meccanici, pizzaioli, bancari, medici, postini, impiegati. Qualcuno prova a barcamenarsi con le sole collaborazioni (e chi, nella generazione trenta-quaranta, non lo fa?), e ammucchia traduzioni, articoli pagati male, consulenze, editing. Quel che intendo, è che nessuno è così poco realista da pensare che di letteratura si viva. E nessuno dovrebbe mai puntare il dito sul lavoro principale, diciamo così, che ti permette di scrivere, di notte o all'alba o durante le feste comandate. La questione è semmai un'altra: è come veder pagato decentemente il lavoro che deriva dalla scrittura, o che ruota intorno alla scrittura, come le presentazioni dei libri altrui (è un lavoro), la partecipazione a convegni (è un lavoro), le consulenze che ti vengono richieste (è un lavoro). Questo e solo questo è il punto.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lipperatura.it/lavoro-culturale-ancora-non-significa-solo-scrivere-libri-per-la-miseria/">LAVORO CULTURALE (ANCORA) NON SIGNIFICA SOLO SCRIVERE LIBRI (PER LA MISERIA)</a> proviene da <a href="https://www.lipperatura.it">Lipperatura</a>.</p>
]]></description>
		
					<wfw:commentRss>https://www.lipperatura.it/lavoro-culturale-ancora-non-significa-solo-scrivere-libri-per-la-miseria/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>1</slash:comments>
		
		
			</item>
	</channel>
</rss>
