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	Commenti a: VIVA LA FANTASCIENZA, E IL FANTASTICO TUTTO: UNA SERIE	</title>
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	<description>di Loredana Lipperini</description>
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		<title>
		Di: Davide		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/viva-la-fantascienza-e-il-fantastico-tutto-una-serie/comment-page-1/#comment-192974</link>

		<dc:creator><![CDATA[Davide]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 05 Jul 2026 15:26:36 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Bellissimo la riflessione di Cristina Pozzi.

Solo chi non l&#039;ha mai frequentata può pensare che la fantascienza serva a predire il futuro.
Ma anchw seguendo per un attimo Covacich in questa sua farneticazione, è facile smentire la sua successiva affermazione che la fantascienza non ci abbia mai azzeccato. E basta un solo autore, che tra l&#039;altro cita pure: Arthur G. Clarke. Evidentemente con un occhio leggeva e con l&#039;altro guardava la partita.

Nel saggio Extra-Terrestrial Relays del 1945 descrive accuratamente la rete di satelliti in orbita geostazionaria per le telecomunicazioni mondiali, definendo la quota esatta di posizionamento prima ancora del lancio del primo satellite artificiale.

Nel romanzo La città e le stelle del 1956 anticipa il concetto di Internet, descrivendo una rete globale di dati che collega le abitazioni e permette lo scambio di informazioni a distanza.

Nel romanzo Polvere di Luna del 1961 teorizza il turismo spaziale commerciale, immaginando la Luna come una meta di vacanza per civili e descrivendo le dinamiche dei viaggi di linea extraterrestri.

Nel romanzo 2001: Odissea nello spazio del 1968 inventa il Newspad, un dispositivo elettronico a schermo piatto usato dai protagonisti per leggere notizie aggiornate in tempo reale, fornendo l&#039;esatta descrizione di un moderno tablet.

Nel romanzo Le fontane del Paradiso del 1979 introduce l&#039;ascensore spaziale, un sistema di trasporto orbitale basato su filamenti ad altissima resistenza, concetto oggi studiato concretamente attraverso l&#039;impiego dei nanotubi di carbonio.

what else?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Bellissimo la riflessione di Cristina Pozzi.</p>
<p>Solo chi non l&#8217;ha mai frequentata può pensare che la fantascienza serva a predire il futuro.<br />
Ma anchw seguendo per un attimo Covacich in questa sua farneticazione, è facile smentire la sua successiva affermazione che la fantascienza non ci abbia mai azzeccato. E basta un solo autore, che tra l&#8217;altro cita pure: Arthur G. Clarke. Evidentemente con un occhio leggeva e con l&#8217;altro guardava la partita.</p>
<p>Nel saggio Extra-Terrestrial Relays del 1945 descrive accuratamente la rete di satelliti in orbita geostazionaria per le telecomunicazioni mondiali, definendo la quota esatta di posizionamento prima ancora del lancio del primo satellite artificiale.</p>
<p>Nel romanzo La città e le stelle del 1956 anticipa il concetto di Internet, descrivendo una rete globale di dati che collega le abitazioni e permette lo scambio di informazioni a distanza.</p>
<p>Nel romanzo Polvere di Luna del 1961 teorizza il turismo spaziale commerciale, immaginando la Luna come una meta di vacanza per civili e descrivendo le dinamiche dei viaggi di linea extraterrestri.</p>
<p>Nel romanzo 2001: Odissea nello spazio del 1968 inventa il Newspad, un dispositivo elettronico a schermo piatto usato dai protagonisti per leggere notizie aggiornate in tempo reale, fornendo l&#8217;esatta descrizione di un moderno tablet.</p>
<p>Nel romanzo Le fontane del Paradiso del 1979 introduce l&#8217;ascensore spaziale, un sistema di trasporto orbitale basato su filamenti ad altissima resistenza, concetto oggi studiato concretamente attraverso l&#8217;impiego dei nanotubi di carbonio.</p>
<p>what else?</p>
]]></content:encoded>
		
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		<title>
		Di: Lia		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/viva-la-fantascienza-e-il-fantastico-tutto-una-serie/comment-page-1/#comment-192971</link>

		<dc:creator><![CDATA[Lia]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 05 Jul 2026 12:35:48 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[In risposta a &lt;a href=&quot;https://www.lipperatura.it/viva-la-fantascienza-e-il-fantastico-tutto-una-serie/comment-page-1/#comment-192772&quot;&gt;Alice&lt;/a&gt;.

Io risponderei con una delle considerazioni più profonde di Solaris &quot;Noi cerchiamo solo l&#039;uomo. Non abbiamo bisogno di altri mondi, abbiamo bisogno di specchi.&quot; Cosi è per tanti lettori, che non si appassionano a storie di mondi immaginati, anche se poi tutte, sono uno specchio distorto del nostro. Non ci si spiega altrimenti l&#039;imperversare, in Italia soprattutto, del memoir, dell&#039;autofiction. La maggior parte dei lettori vuole ritrovare se stesso nelle storie che legge,  vuole specchiarsi, vuole che l&#039;io dell&#039;autore validi il suo, le esperienze narrate innalzino le sue a qualcosa di collettivo. Non sa che farsene, di altri mondi.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In risposta a <a href="https://www.lipperatura.it/viva-la-fantascienza-e-il-fantastico-tutto-una-serie/comment-page-1/#comment-192772">Alice</a>.</p>
<p>Io risponderei con una delle considerazioni più profonde di Solaris &#8220;Noi cerchiamo solo l&#8217;uomo. Non abbiamo bisogno di altri mondi, abbiamo bisogno di specchi.&#8221; Cosi è per tanti lettori, che non si appassionano a storie di mondi immaginati, anche se poi tutte, sono uno specchio distorto del nostro. Non ci si spiega altrimenti l&#8217;imperversare, in Italia soprattutto, del memoir, dell&#8217;autofiction. La maggior parte dei lettori vuole ritrovare se stesso nelle storie che legge,  vuole specchiarsi, vuole che l&#8217;io dell&#8217;autore validi il suo, le esperienze narrate innalzino le sue a qualcosa di collettivo. Non sa che farsene, di altri mondi.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
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		<title>
		Di: Giuliano Spagnul		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/viva-la-fantascienza-e-il-fantastico-tutto-una-serie/comment-page-1/#comment-192800</link>

		<dc:creator><![CDATA[Giuliano Spagnul]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Jun 2026 08:55:55 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Da qualche parte su FB devo aver lasciato il commento: “discussione stupida, tipicamente estiva”. Ma se ho sentito la necessità di lasciarlo (cosa rara da parte mia) evidentemente vuol dire che qualcosa deve pur aver suscitato dentro di me, e visto il dibattito che ne sta seguendo verrebbe proprio da dire che Covacich, in qualche modo, ha fatto centro.
Siamo poi così sicuri che la fantascienza non abbia avuto in sé, anche, la vocazione di voler predire il futuro? La mia generazione di boomer che ha visto la fantascienza crescere fino a putrefarsi, come è destino di ogni frutto arrivata a maturazione, ha condiviso non solo l&#039;ansia ma anche l&#039;aspettativa di un futuro che ci prometteva le meraviglie del possibile, con ovviamente tutti gli incubi che ne derivano. Ma il mondo fantascientifico ha esultato quando la profezia della scissione dell&#039;atomo è avvenuta e la bomba è esplosa. Certo, poi è subentrata la paura, e la vergogna. Ma la scossa dell&#039;eccitazione c&#039;è stata. 
La fantascienza prevede e lo shock del futuro diviene un best seller mondiale (tanto che perfino potrà mostrarsi sul tavolino dell&#039;albergo di Capri nel film di Billy Wilder Cosa è successo tra tuo padre e mia madre, solo tre anni dopo l&#039;epico sbarco sulla Luna).
Sbaglia Covacich ha fare l&#039;elenco delle previsioni mancate perché in realtà la fantascienza le ha azzeccate tutte, a tal punto che alla fine il cielo dell&#039;immaginario non ha retto più ed è crollato sulla terra, su tutti noi. Isabelle Stengers nel descrivere la cattura che il moderno capitalismo fa dei giovani più promettenti coinvolgendoli in quei giochi finanziari tanto astratti, quanto terribilmente concreti nelle conseguenze, dice che “sembra fantascienza; ma d&#039;altra parte siamo nella fantascienza.”
E non occorre essere lettori o critici esperti: la mastichiamo tutti i giorni. Accettiamo noi tutti non solo quello che vediamo accadere intorno a noi come una normalità, tra nuovi e vecchi orrori, ma anche, e forse soprattutto, quello che accade dentro di noi.
La fantascienza non ci ha offerto nessun patto; ha sempre giocato con lo stesso mazzo di carte truccate su più tavoli contemporaneamente. Quando si mostrava progressista in realtà cercava di mettere pezze a un sistema a rischio disgregazione e quando reazionaria mostrava lampi di verità, come quando quel destro di Fredric Brown svelava nell&#039;alterità assoluta del nemico, il nostro volto umano. 
Dick, da buon vecchio trickster, l&#039;aveva capito benissimo e aveva saputo sfruttare al massimo il genere senza restituire ad esso alcunché. Da quella immondizia (al contrario di Sturgeon e Le Guin) lui non avrebbe buttato nulla, nella consapevolezza che proprio lì si sarebbe potuto trovare il divino.
Di fantascienza Antonio Caronia non si è mai occupato, così come di filosofia, letteratura o altro: “quello che conta non sono la letteratura, la filosofia, ecc. ma sono le trasformazioni attraverso quelle esperienze che facciamo su noi stessi (letterarie, artistiche, filosofiche ecc.). La cosa più importante nella vita di un essere umano è l&#039;essere umano... non è quello che lui è, è quello che diventa.” (Macao, seminario su Arte e Follia, 2012). Oggi il confine tra il fantastico e il reale continua a sussistere ma con ben altri riposizionamenti e contese ben più feroci di quelle che attraversano l&#039;esiguo mondo dei fan. 
Ma se da questa occasione scaturisse una discussione... cos&#039;è la fantascienza dopo la morte della fantascienza?
Giustamente si è citato Agamben; e allora con lui dovremmo chiederci oggi nella “fase estrema dello sviluppo capitalistico che stiamo vivendo come una gigantesca accumulazione e proliferazione di dispositivi” quali e quanti tra questi sostituiscono il vecchio e obsoleto dispositivo fantascientifico? E come operano? E soprattutto come creare un controdispositivo capace di profanarli? Di rompere quindi il nuovo incantesimo che al posto della promessa di Dio della vita eterna, ci garantisce di poter fare di meglio: darcela!]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Da qualche parte su FB devo aver lasciato il commento: “discussione stupida, tipicamente estiva”. Ma se ho sentito la necessità di lasciarlo (cosa rara da parte mia) evidentemente vuol dire che qualcosa deve pur aver suscitato dentro di me, e visto il dibattito che ne sta seguendo verrebbe proprio da dire che Covacich, in qualche modo, ha fatto centro.<br />
Siamo poi così sicuri che la fantascienza non abbia avuto in sé, anche, la vocazione di voler predire il futuro? La mia generazione di boomer che ha visto la fantascienza crescere fino a putrefarsi, come è destino di ogni frutto arrivata a maturazione, ha condiviso non solo l&#8217;ansia ma anche l&#8217;aspettativa di un futuro che ci prometteva le meraviglie del possibile, con ovviamente tutti gli incubi che ne derivano. Ma il mondo fantascientifico ha esultato quando la profezia della scissione dell&#8217;atomo è avvenuta e la bomba è esplosa. Certo, poi è subentrata la paura, e la vergogna. Ma la scossa dell&#8217;eccitazione c&#8217;è stata.<br />
La fantascienza prevede e lo shock del futuro diviene un best seller mondiale (tanto che perfino potrà mostrarsi sul tavolino dell&#8217;albergo di Capri nel film di Billy Wilder Cosa è successo tra tuo padre e mia madre, solo tre anni dopo l&#8217;epico sbarco sulla Luna).<br />
Sbaglia Covacich ha fare l&#8217;elenco delle previsioni mancate perché in realtà la fantascienza le ha azzeccate tutte, a tal punto che alla fine il cielo dell&#8217;immaginario non ha retto più ed è crollato sulla terra, su tutti noi. Isabelle Stengers nel descrivere la cattura che il moderno capitalismo fa dei giovani più promettenti coinvolgendoli in quei giochi finanziari tanto astratti, quanto terribilmente concreti nelle conseguenze, dice che “sembra fantascienza; ma d&#8217;altra parte siamo nella fantascienza.”<br />
E non occorre essere lettori o critici esperti: la mastichiamo tutti i giorni. Accettiamo noi tutti non solo quello che vediamo accadere intorno a noi come una normalità, tra nuovi e vecchi orrori, ma anche, e forse soprattutto, quello che accade dentro di noi.<br />
La fantascienza non ci ha offerto nessun patto; ha sempre giocato con lo stesso mazzo di carte truccate su più tavoli contemporaneamente. Quando si mostrava progressista in realtà cercava di mettere pezze a un sistema a rischio disgregazione e quando reazionaria mostrava lampi di verità, come quando quel destro di Fredric Brown svelava nell&#8217;alterità assoluta del nemico, il nostro volto umano.<br />
Dick, da buon vecchio trickster, l&#8217;aveva capito benissimo e aveva saputo sfruttare al massimo il genere senza restituire ad esso alcunché. Da quella immondizia (al contrario di Sturgeon e Le Guin) lui non avrebbe buttato nulla, nella consapevolezza che proprio lì si sarebbe potuto trovare il divino.<br />
Di fantascienza Antonio Caronia non si è mai occupato, così come di filosofia, letteratura o altro: “quello che conta non sono la letteratura, la filosofia, ecc. ma sono le trasformazioni attraverso quelle esperienze che facciamo su noi stessi (letterarie, artistiche, filosofiche ecc.). La cosa più importante nella vita di un essere umano è l&#8217;essere umano&#8230; non è quello che lui è, è quello che diventa.” (Macao, seminario su Arte e Follia, 2012). Oggi il confine tra il fantastico e il reale continua a sussistere ma con ben altri riposizionamenti e contese ben più feroci di quelle che attraversano l&#8217;esiguo mondo dei fan.<br />
Ma se da questa occasione scaturisse una discussione&#8230; cos&#8217;è la fantascienza dopo la morte della fantascienza?<br />
Giustamente si è citato Agamben; e allora con lui dovremmo chiederci oggi nella “fase estrema dello sviluppo capitalistico che stiamo vivendo come una gigantesca accumulazione e proliferazione di dispositivi” quali e quanti tra questi sostituiscono il vecchio e obsoleto dispositivo fantascientifico? E come operano? E soprattutto come creare un controdispositivo capace di profanarli? Di rompere quindi il nuovo incantesimo che al posto della promessa di Dio della vita eterna, ci garantisce di poter fare di meglio: darcela!</p>
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			</item>
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		<title>
		Di: Valentina		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/viva-la-fantascienza-e-il-fantastico-tutto-una-serie/comment-page-1/#comment-192776</link>

		<dc:creator><![CDATA[Valentina]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 29 Jun 2026 20:15:38 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Tanto per cominciare, in molte culture c&#039;e una visione della realtà, e dunque una produzione letteraria che noi definiremo fantastica. Il celebre realismo magico sudamericano ne è un esempio. Ma poi...difficile trovare un libro più realistico di Farehneit 451 che racconta il nostro presente in modo stupefacente. la letteratura fantastica è allegorica, ricordo il mio professore di liceo che diceva di amare la Commedia di Dante come grande opera di fantascienza..per tacere di Ariosto. Se c&#039;è una cosa di cui sono sicura come diceva Italo Calvino, è che le fiabe sono vere. C&#039;è  stata la psicoanalisi e ovviamente il Surrealismo, non bastano per superare i pregiudizi verso i meravigliosi mondi di carta della fantasia?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Tanto per cominciare, in molte culture c&#8217;e una visione della realtà, e dunque una produzione letteraria che noi definiremo fantastica. Il celebre realismo magico sudamericano ne è un esempio. Ma poi&#8230;difficile trovare un libro più realistico di Farehneit 451 che racconta il nostro presente in modo stupefacente. la letteratura fantastica è allegorica, ricordo il mio professore di liceo che diceva di amare la Commedia di Dante come grande opera di fantascienza..per tacere di Ariosto. Se c&#8217;è una cosa di cui sono sicura come diceva Italo Calvino, è che le fiabe sono vere. C&#8217;è  stata la psicoanalisi e ovviamente il Surrealismo, non bastano per superare i pregiudizi verso i meravigliosi mondi di carta della fantasia?</p>
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			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Marco		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/viva-la-fantascienza-e-il-fantastico-tutto-una-serie/comment-page-1/#comment-192773</link>

		<dc:creator><![CDATA[Marco]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 29 Jun 2026 17:37:34 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[In risposta a &lt;a href=&quot;https://www.lipperatura.it/viva-la-fantascienza-e-il-fantastico-tutto-una-serie/comment-page-1/#comment-192766&quot;&gt;Cristina Pozzi&lt;/a&gt;.

Grazie per questa riflessione. Bellissima. Le chiedo da lettrice. Perche un quotdiano nazionale affida in articolo sulla fantascienza a uno scrittore, che per sua stessa ammissione, ne ha letta poca e non se sa molto? Questo disturba spesso, noi lettori: uno scrittore, il più bravo degli scrittori, non può esprimere opinioni su tutto solo in quanto tale. È un meccanismo molto consueto negli articoli, a volte, molto fastidioso pure, perchè da qualcuno che si presuppone abbia uno sguardo affilato sulla scrittura, visto che la pratica, e sulle sue espressioni, noi lettori ci aspettiamo ci si dica qualcosa che non sappiamo già, o ci si apra una prospettiva significativa, una lettura che da soli non avremmo fatto. Sempre più spesso, invece, ci troviamo a leggere banalità.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In risposta a <a href="https://www.lipperatura.it/viva-la-fantascienza-e-il-fantastico-tutto-una-serie/comment-page-1/#comment-192766">Cristina Pozzi</a>.</p>
<p>Grazie per questa riflessione. Bellissima. Le chiedo da lettrice. Perche un quotdiano nazionale affida in articolo sulla fantascienza a uno scrittore, che per sua stessa ammissione, ne ha letta poca e non se sa molto? Questo disturba spesso, noi lettori: uno scrittore, il più bravo degli scrittori, non può esprimere opinioni su tutto solo in quanto tale. È un meccanismo molto consueto negli articoli, a volte, molto fastidioso pure, perchè da qualcuno che si presuppone abbia uno sguardo affilato sulla scrittura, visto che la pratica, e sulle sue espressioni, noi lettori ci aspettiamo ci si dica qualcosa che non sappiamo già, o ci si apra una prospettiva significativa, una lettura che da soli non avremmo fatto. Sempre più spesso, invece, ci troviamo a leggere banalità.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Alice		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/viva-la-fantascienza-e-il-fantastico-tutto-una-serie/comment-page-1/#comment-192772</link>

		<dc:creator><![CDATA[Alice]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 29 Jun 2026 16:55:16 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[In risposta a &lt;a href=&quot;https://www.lipperatura.it/viva-la-fantascienza-e-il-fantastico-tutto-una-serie/comment-page-1/#comment-192762&quot;&gt;Tiziano Scarpa&lt;/a&gt;.

Esiste certo il filone della credibilità scientifica, soprattutto nella prima fantascienza, e della tensione  alla predittività. È uno dei filoni, presto sfilacciato in mille rivoli che hanno ampliato quel solco, e che Urania ha accolto accanto al modello classico. È come parlare del giallo, oggi, pensando solo a Simenon e Agatha Christie. Da lettrice, mi aspetterei che uno scrittore, che mi piace anche molto, sia in grado, se proprio deve esprimersi su una cosa che non apprezza, di indagare un pò meglio i temi che tratta, o di restituire un punto di vista più acuto di così.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In risposta a <a href="https://www.lipperatura.it/viva-la-fantascienza-e-il-fantastico-tutto-una-serie/comment-page-1/#comment-192762">Tiziano Scarpa</a>.</p>
<p>Esiste certo il filone della credibilità scientifica, soprattutto nella prima fantascienza, e della tensione  alla predittività. È uno dei filoni, presto sfilacciato in mille rivoli che hanno ampliato quel solco, e che Urania ha accolto accanto al modello classico. È come parlare del giallo, oggi, pensando solo a Simenon e Agatha Christie. Da lettrice, mi aspetterei che uno scrittore, che mi piace anche molto, sia in grado, se proprio deve esprimersi su una cosa che non apprezza, di indagare un pò meglio i temi che tratta, o di restituire un punto di vista più acuto di così.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Tiziano Scarpa		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/viva-la-fantascienza-e-il-fantastico-tutto-una-serie/comment-page-1/#comment-192767</link>

		<dc:creator><![CDATA[Tiziano Scarpa]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 29 Jun 2026 15:10:25 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.lipperatura.it/?p=11093#comment-192767</guid>

					<description><![CDATA[In risposta a &lt;a href=&quot;https://www.lipperatura.it/viva-la-fantascienza-e-il-fantastico-tutto-una-serie/comment-page-1/#comment-192766&quot;&gt;Cristina Pozzi&lt;/a&gt;.

Che bella questa riflessione.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In risposta a <a href="https://www.lipperatura.it/viva-la-fantascienza-e-il-fantastico-tutto-una-serie/comment-page-1/#comment-192766">Cristina Pozzi</a>.</p>
<p>Che bella questa riflessione.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Cristina Pozzi		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/viva-la-fantascienza-e-il-fantastico-tutto-una-serie/comment-page-1/#comment-192766</link>

		<dc:creator><![CDATA[Cristina Pozzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 29 Jun 2026 14:27:01 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.lipperatura.it/?p=11093#comment-192766</guid>

					<description><![CDATA[Anche io ho avuto un certo prurito e ho scritto un commento a mia volta. Approfitto dello spazio aperto che ha creato. 

L&#039;attacco di Mauro Covacich alla fantascienza sulle pagine della Lettura del Corriere è tanto polemico quanto fondato su un equivoco.
L&#039;equivoco emerge già nelle prime righe, quando lo stesso autore ammette di non essere mai stato un appassionato del genere. È una premessa onesta, ma anche significativa. Perché il problema del suo articolo non è che esprima un giudizio negativo sulla fantascienza. È che le attribuisce un obiettivo che la fantascienza non ha mai avuto.
Partiamo da un punto fondamentale.
La fantascienza non serve a prevedere il futuro.
E, aggiungerei, nemmeno i Futures Studies, che del futuro fanno il proprio oggetto di studio, hanno questa ambizione. È una precisazione che mi trovo a fare continuamente quando parlo di scenari futuri.
Lo scopo non è indovinare cosa accadrà.
Lo scopo è esplorare possibilità, mettere alla prova ipotesi, riflettere sul presente, prendere decisioni migliori oggi ed essere più preparati quando il mondo cambia in modi che non avevamo previsto.
La fantascienza non serve a prevedere il futuro. Serve a renderlo pensabile.
Ed è proprio la dimensione narrativa a renderla così preziosa. Dove uno scenario resta astratto, un romanzo riesce a mostrarne le conseguenze concrete attraverso la vita dei personaggi. Immagina dettagli, relazioni, emozioni, conflitti. Ed è spesso proprio in quei dettagli che gli autori colgono intuizioni straordinarie.
Naturalmente esistono molti modi di scrivere fantascienza. Alcuni autori costruiscono mondi con rigore scientifico quasi maniacale, altri usano la scienza come metafora. Entrambi gli approcci possono produrre grande letteratura. La maggiore o minore aderenza alle conoscenze scientifiche è una scelta narrativa, non un criterio di valore.
Per questo rimproverare la fantascienza di non aver previsto correttamente il futuro è un po&#039; come rimproverare Tolkien per aver descritto gli elfi in modo poco realistico o Rowling per aver inventato incantesimi che non funzionano.
Significa aver frainteso il patto che quell&#039;opera propone al lettore.
In fondo ogni racconto sul futuro parla sempre del presente. Lo osserva da una prospettiva diversa, lo esaspera, ne porta alle estreme conseguenze tensioni, desideri e paure. Lo rivolta come un calzino per mostrarne ciò che normalmente non vediamo.
E qui c&#039;è un altro punto importante.
Innovazione e immaginazione non vivono in mondi separati. Si alimentano continuamente a vicenda. Le invenzioni influenzano le storie e le storie influenzano le invenzioni. Stephen Cave e Kanta Dihal hanno mostrato con grande efficacia quanto gli immaginari collettivi abbiano plasmato il nostro modo di progettare e sviluppare l&#039;intelligenza artificiale. A volte certe tecnologie esistono anche perché, prima ancora, qualcuno le aveva raccontate.
È facile, ad esempio, ridere dei Jetson perché non abbiamo ancora le auto volanti o perché non guardiamo con passione partite di calcio giocate da robot (anche se qualcuno lo fa, ma questa è un’altra storia), ma significa perdere di vista il resto. La famiglia ideata da Hanna-Barbera vive circondata da smartwatch, telemedicina, robot domestici, aspirapolvere automatici, videocall, strumenti per il monitoraggio della salute. Molte di quelle idee oggi fanno parte della nostra quotidianità.
Ma anche questo è, in fondo, il punto meno interessante.
Perché la vera forza della fantascienza non è aver anticipato qualche gadget.
È aver anticipato domande.
Pensiamo ad Asimov e ai dilemmi etici delle macchine intelligenti. A Lem e ai limiti della comunicazione tra intelligenze diverse. A Orwell e ai meccanismi della sorveglianza. A Philip K. Dick e al confine sempre più sfumato tra autentico e artificiale. A Ishiguro e alle implicazioni affettive delle tecnologie.
O ancora a Calvino che, nelle Cosmicomiche, immagina un personaggio perseguitato per sempre dalle conseguenze di un evento registrato nel cosmo e destinato a diventare visibile a tutti con il passare del tempo. È difficile non pensare, oggi, a chi vorrebbe cancellare per sempre un contenuto diventato virale su internet.
Sono opere che non ci colpiscono perché &quot;ci avevano preso&quot;.
Ci colpiscono perché continuano a offrirci strumenti per interpretare ciò che stiamo vivendo.
Ed è questo il punto.
Leggiamo la fantascienza non perché vogliamo sapere come sarà il 2050.
La leggiamo perché ci aiuta a immaginare come cambiano gli esseri umani quando cambiano le tecnologie, le istituzioni, il linguaggio e il potere.
In questo senso la fantascienza non ha fallito.
Anzi.
Ha anticipato domande prima ancora che risposte.
Ci ha insegnato che il futuro non arriva all&#039;improvviso. Cresce dentro il presente. E che ogni innovazione è, prima di tutto, una trasformazione culturale.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Anche io ho avuto un certo prurito e ho scritto un commento a mia volta. Approfitto dello spazio aperto che ha creato. </p>
<p>L&#8217;attacco di Mauro Covacich alla fantascienza sulle pagine della Lettura del Corriere è tanto polemico quanto fondato su un equivoco.<br />
L&#8217;equivoco emerge già nelle prime righe, quando lo stesso autore ammette di non essere mai stato un appassionato del genere. È una premessa onesta, ma anche significativa. Perché il problema del suo articolo non è che esprima un giudizio negativo sulla fantascienza. È che le attribuisce un obiettivo che la fantascienza non ha mai avuto.<br />
Partiamo da un punto fondamentale.<br />
La fantascienza non serve a prevedere il futuro.<br />
E, aggiungerei, nemmeno i Futures Studies, che del futuro fanno il proprio oggetto di studio, hanno questa ambizione. È una precisazione che mi trovo a fare continuamente quando parlo di scenari futuri.<br />
Lo scopo non è indovinare cosa accadrà.<br />
Lo scopo è esplorare possibilità, mettere alla prova ipotesi, riflettere sul presente, prendere decisioni migliori oggi ed essere più preparati quando il mondo cambia in modi che non avevamo previsto.<br />
La fantascienza non serve a prevedere il futuro. Serve a renderlo pensabile.<br />
Ed è proprio la dimensione narrativa a renderla così preziosa. Dove uno scenario resta astratto, un romanzo riesce a mostrarne le conseguenze concrete attraverso la vita dei personaggi. Immagina dettagli, relazioni, emozioni, conflitti. Ed è spesso proprio in quei dettagli che gli autori colgono intuizioni straordinarie.<br />
Naturalmente esistono molti modi di scrivere fantascienza. Alcuni autori costruiscono mondi con rigore scientifico quasi maniacale, altri usano la scienza come metafora. Entrambi gli approcci possono produrre grande letteratura. La maggiore o minore aderenza alle conoscenze scientifiche è una scelta narrativa, non un criterio di valore.<br />
Per questo rimproverare la fantascienza di non aver previsto correttamente il futuro è un po&#8217; come rimproverare Tolkien per aver descritto gli elfi in modo poco realistico o Rowling per aver inventato incantesimi che non funzionano.<br />
Significa aver frainteso il patto che quell&#8217;opera propone al lettore.<br />
In fondo ogni racconto sul futuro parla sempre del presente. Lo osserva da una prospettiva diversa, lo esaspera, ne porta alle estreme conseguenze tensioni, desideri e paure. Lo rivolta come un calzino per mostrarne ciò che normalmente non vediamo.<br />
E qui c&#8217;è un altro punto importante.<br />
Innovazione e immaginazione non vivono in mondi separati. Si alimentano continuamente a vicenda. Le invenzioni influenzano le storie e le storie influenzano le invenzioni. Stephen Cave e Kanta Dihal hanno mostrato con grande efficacia quanto gli immaginari collettivi abbiano plasmato il nostro modo di progettare e sviluppare l&#8217;intelligenza artificiale. A volte certe tecnologie esistono anche perché, prima ancora, qualcuno le aveva raccontate.<br />
È facile, ad esempio, ridere dei Jetson perché non abbiamo ancora le auto volanti o perché non guardiamo con passione partite di calcio giocate da robot (anche se qualcuno lo fa, ma questa è un’altra storia), ma significa perdere di vista il resto. La famiglia ideata da Hanna-Barbera vive circondata da smartwatch, telemedicina, robot domestici, aspirapolvere automatici, videocall, strumenti per il monitoraggio della salute. Molte di quelle idee oggi fanno parte della nostra quotidianità.<br />
Ma anche questo è, in fondo, il punto meno interessante.<br />
Perché la vera forza della fantascienza non è aver anticipato qualche gadget.<br />
È aver anticipato domande.<br />
Pensiamo ad Asimov e ai dilemmi etici delle macchine intelligenti. A Lem e ai limiti della comunicazione tra intelligenze diverse. A Orwell e ai meccanismi della sorveglianza. A Philip K. Dick e al confine sempre più sfumato tra autentico e artificiale. A Ishiguro e alle implicazioni affettive delle tecnologie.<br />
O ancora a Calvino che, nelle Cosmicomiche, immagina un personaggio perseguitato per sempre dalle conseguenze di un evento registrato nel cosmo e destinato a diventare visibile a tutti con il passare del tempo. È difficile non pensare, oggi, a chi vorrebbe cancellare per sempre un contenuto diventato virale su internet.<br />
Sono opere che non ci colpiscono perché &#8220;ci avevano preso&#8221;.<br />
Ci colpiscono perché continuano a offrirci strumenti per interpretare ciò che stiamo vivendo.<br />
Ed è questo il punto.<br />
Leggiamo la fantascienza non perché vogliamo sapere come sarà il 2050.<br />
La leggiamo perché ci aiuta a immaginare come cambiano gli esseri umani quando cambiano le tecnologie, le istituzioni, il linguaggio e il potere.<br />
In questo senso la fantascienza non ha fallito.<br />
Anzi.<br />
Ha anticipato domande prima ancora che risposte.<br />
Ci ha insegnato che il futuro non arriva all&#8217;improvviso. Cresce dentro il presente. E che ogni innovazione è, prima di tutto, una trasformazione culturale.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Lorenzo Morabito		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/viva-la-fantascienza-e-il-fantastico-tutto-una-serie/comment-page-1/#comment-192763</link>

		<dc:creator><![CDATA[Lorenzo Morabito]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 29 Jun 2026 12:10:46 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.lipperatura.it/?p=11093#comment-192763</guid>

					<description><![CDATA[Grazie del suo ottimo approfondimento. L&#039;articolo di Covacich si commenta da solo ma non mi sembra giusto fermarsi solo alla vetusta polemica tra sub cultura di genere e cultura alta. Nella la seconda parte lo scrittore apre ad un tema interessante e forse davvero impossibile da immaginare se non nel nostro oggi, una frammentazione del pensiero che raggiunge una parcellizzazione inimmaginabile solo dieci anni fa. Persino nello straniante &quot;Ghost in the shell&quot; di Momoru Oshii non si poteva percepire questa disintegrazione del contesto culturale come quella osservata sui nostri social. 
Covacich, nel suo commento sembra un boomer fermo ai tempi di Star Trek mentre le invenzioni letterarie e scientifiche ipotizzate da una moltitudine scrittori, gli arti bioingegnerizzati e le reti neurali mostrate da disegnatori e registi fin dagli anni &#039;70 ci hanno portato ad immaginarci un futuro distopico e alienante che mai come oggi mi sento di vivere. Mi sembra quasi di essere come l&#039;apatica Mildred di Fahrenheit 451, assuefatta e soddisfatta della sua interfaccia di piacere, disinteressata al perché delle cose perché le cose non si incontrano più.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Grazie del suo ottimo approfondimento. L&#8217;articolo di Covacich si commenta da solo ma non mi sembra giusto fermarsi solo alla vetusta polemica tra sub cultura di genere e cultura alta. Nella la seconda parte lo scrittore apre ad un tema interessante e forse davvero impossibile da immaginare se non nel nostro oggi, una frammentazione del pensiero che raggiunge una parcellizzazione inimmaginabile solo dieci anni fa. Persino nello straniante &#8220;Ghost in the shell&#8221; di Momoru Oshii non si poteva percepire questa disintegrazione del contesto culturale come quella osservata sui nostri social.<br />
Covacich, nel suo commento sembra un boomer fermo ai tempi di Star Trek mentre le invenzioni letterarie e scientifiche ipotizzate da una moltitudine scrittori, gli arti bioingegnerizzati e le reti neurali mostrate da disegnatori e registi fin dagli anni &#8217;70 ci hanno portato ad immaginarci un futuro distopico e alienante che mai come oggi mi sento di vivere. Mi sembra quasi di essere come l&#8217;apatica Mildred di Fahrenheit 451, assuefatta e soddisfatta della sua interfaccia di piacere, disinteressata al perché delle cose perché le cose non si incontrano più.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
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		<title>
		Di: Tiziano Scarpa		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/viva-la-fantascienza-e-il-fantastico-tutto-una-serie/comment-page-1/#comment-192762</link>

		<dc:creator><![CDATA[Tiziano Scarpa]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 29 Jun 2026 12:06:41 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.lipperatura.it/?p=11093#comment-192762</guid>

					<description><![CDATA[Cara Loredana,
anch’io non sono in sintonia con il poco interesse di Mauro Covacich per la fantascienza, che ho sempre letto con passione. Però mi sembra che una delle (sottolineo: una delle) caratteristiche della fantascienza sia stata e continui a essere anche (sottolineo: anche) la sua “vocazione predittiva” (cito un tuo post).
Giusto per fare un esempio, incollo qui la quarta di copertina di un numero di Urania dell’estate 2025, intitolato “Tecnologie del futuro”, che presi in edicola e trovai molto interessante.
«TECNOLOGIE DEL FUTURO
Cosa succede quando un autore di fantascienza si lascia ispirare dalle idee di uno scienziato? Se lo è chiesto il curatore di questa antologia tutta italiana, Marco Passarello, parlando con tredici scienziati dell&#039;Istituto Italiano di Tecnologia per poi proporre gli argomenti emersi dalle sue interviste ad altrettanti autori del panorama fantascientifico del nostro paese. Dalla robotica alla conservazione dei beni culturali, vi presentiamo un&#039;antologia che spazia dai temi classici della fantascienza all&#039;elettronica stampata e commestibile, affidati alla penna di autori che non hanno esitato a cogliere la sfida. Quindi mettetevi comodi e benvenuti nelle scoperte del prossimo futuro.»
Se diamo addosso a Mauro Covacich, dovremmo farlo anche con i redattori di Urania, non ti pare? 

Un&#039;ultima osservazione: non sono d&#039;accordo con il tuo passaggio dall&#039;esempio singolare al plurale generalizzante.
Ti cito: «chi lo ha difeso ha detto una solenne fesseria: ovvero che i poveri scrittori letterati non vendono, mentre gli autori di fantascienza sì, essendo brutta gente che scrive romanzi per ragazzini. Dunque, mi sono resa conto che nonostante anni e anni di discussioni, scrittori letterati confondono ancora fantascienza con fantasy, e non parliamo ovviamente dei sottogeneri, e non parliamo dell’horror e del gotico.»
Be&#039;, a me risulta che a usare quegli argomenti in difesa di Mauro sia stato solo uno scrittore, in un unico commento su Fb: mi sbaglio? Perché allora lasciar credere, con quel tuo ripetuto plurale &quot;scrittori letterati&quot;, che ci sia stata una sollevazione di gruppo dei presunti &quot;letterati&quot; contro la scrittura &quot;di genere&quot; e i suoi sottogeneri ecc. ecc.; non credi che così si alimentino contrapposizioni di categorie &quot;sindacali&quot; inesistenti?
Un abbraccio!]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Cara Loredana,<br />
anch’io non sono in sintonia con il poco interesse di Mauro Covacich per la fantascienza, che ho sempre letto con passione. Però mi sembra che una delle (sottolineo: una delle) caratteristiche della fantascienza sia stata e continui a essere anche (sottolineo: anche) la sua “vocazione predittiva” (cito un tuo post).<br />
Giusto per fare un esempio, incollo qui la quarta di copertina di un numero di Urania dell’estate 2025, intitolato “Tecnologie del futuro”, che presi in edicola e trovai molto interessante.<br />
«TECNOLOGIE DEL FUTURO<br />
Cosa succede quando un autore di fantascienza si lascia ispirare dalle idee di uno scienziato? Se lo è chiesto il curatore di questa antologia tutta italiana, Marco Passarello, parlando con tredici scienziati dell&#8217;Istituto Italiano di Tecnologia per poi proporre gli argomenti emersi dalle sue interviste ad altrettanti autori del panorama fantascientifico del nostro paese. Dalla robotica alla conservazione dei beni culturali, vi presentiamo un&#8217;antologia che spazia dai temi classici della fantascienza all&#8217;elettronica stampata e commestibile, affidati alla penna di autori che non hanno esitato a cogliere la sfida. Quindi mettetevi comodi e benvenuti nelle scoperte del prossimo futuro.»<br />
Se diamo addosso a Mauro Covacich, dovremmo farlo anche con i redattori di Urania, non ti pare? </p>
<p>Un&#8217;ultima osservazione: non sono d&#8217;accordo con il tuo passaggio dall&#8217;esempio singolare al plurale generalizzante.<br />
Ti cito: «chi lo ha difeso ha detto una solenne fesseria: ovvero che i poveri scrittori letterati non vendono, mentre gli autori di fantascienza sì, essendo brutta gente che scrive romanzi per ragazzini. Dunque, mi sono resa conto che nonostante anni e anni di discussioni, scrittori letterati confondono ancora fantascienza con fantasy, e non parliamo ovviamente dei sottogeneri, e non parliamo dell’horror e del gotico.»<br />
Be&#8217;, a me risulta che a usare quegli argomenti in difesa di Mauro sia stato solo uno scrittore, in un unico commento su Fb: mi sbaglio? Perché allora lasciar credere, con quel tuo ripetuto plurale &#8220;scrittori letterati&#8221;, che ci sia stata una sollevazione di gruppo dei presunti &#8220;letterati&#8221; contro la scrittura &#8220;di genere&#8221; e i suoi sottogeneri ecc. ecc.; non credi che così si alimentino contrapposizioni di categorie &#8220;sindacali&#8221; inesistenti?<br />
Un abbraccio!</p>
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