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	<title>Roma dal bordo Archivi &#8902; Lipperatura</title>
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	<description>di Loredana Lipperini</description>
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		<title>ROMA, LA PERIFERIA E IL NEOPROLETARIATO</title>
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		<dc:creator><![CDATA[lalipperini]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 19 Mar 2024 08:15:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cose che accadono in giro]]></category>
		<category><![CDATA[Neoproletariato]]></category>
		<category><![CDATA[Roma dal bordo]]></category>
		<category><![CDATA[Tommaso Labranca]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un frammento di Roma dal bordo, a corollario del post di ieri.<br />
L'aggiornamento del neoproletariato di Tommaso Labranca significa  spostare più in là il disprezzo per i poveri, gli ignoranti, i barbari. Quello che un tempo apparteneva ad alcuni intellettuali e ai ricchi, e che appunto è stato raccolto dagli ex barbari divenuti alla moda, per destinarlo a chi non ha nulla, neppure le parole.<br />
  Avendo vissuto quel disprezzo dalla parte della barbara, lo riconosco negli altri, e soprattutto nei miei vicini di non quartiere che gli intellettuali ipnomediatici allora, e oggi ipnotizzati essi stessi dai social, non conoscono, perché la loro Roma è diversa dalla mia.<br />
  Quello che di Roma afferro io, allora, è il desiderio frustrato e infine abbandonato di chi voleva vivere in quella che riteneva la vera capitale, quella del centro: non più, perché infine si capisce che quella vera capitale non esiste, e dunque non vale la pena insistere.</p>
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		<title>I FRUTTI DEL DECORO</title>
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		<dc:creator><![CDATA[lalipperini]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 01 Nov 2022 09:18:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cose che accadono in giro]]></category>
		<category><![CDATA[Roma dal bordo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Due parole sul decreto anti-rave, o anti-raduni, o anti-Costituzione varato ieri. Le parole sono: "non stupitevi". Questo non è un atto calato dall'alto ma un atto che va a incontrare un lungo percorso. Se permettete, posto un brano da "Roma dal bordo" che, almeno spero, lo spiega.<br />
Decoro è quello che soddisfa una certa classe sociale che ritiene che i propri figlioli non debbano vedere sporcizia e, sia mai, senzatetto. Decoro sono le strade fiorite in un paese morto. Decoro è tutto quello che finge di dare bellezza. E' quello che paralizza. Come scrive Wolf  Bukowski: "Tutta l’ideologia del «decoro», a ben vedere, è innestata di vittimismo. E questo proprio mentre, in apparente paradosso, gli illeciti del «degrado» sono spesso illeciti victimless. Chi è infatti la vittima di un senzatetto che dorme su una panchina? Lui e lui solo: in primis del capitalismo che gli ha tolto una casa, poi del «decoro» che gli toglierà anche la panchina. Ebbene: la magia del «decoro» è quello di rendere in modo immaginario tutta la città «vittima» del «degrado», e quindi vittima del senzatetto che dorme tra i cartoni. Che emerga quindi un immaginario vittimario in questa occasione non mi stupisce; esso, come quasi tutto ciò che accade ora, era già lì".</p>
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		<title>TORNARE A UN&#8217;ALTRA PAZIENZA: UN ESTRATTO</title>
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		<dc:creator><![CDATA[lalipperini]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 27 Sep 2022 07:48:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cose che accadono in giro]]></category>
		<category><![CDATA[Roma dal bordo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nei mesi dell'assenza, non ho comunicato qui alcune cose che mi riguardano, naturalmente ininfluenti ai fini di ciò che accade. Però. Da una decina di giorni è in libreria Roma dal bordo, che ho scritto per Bottega Errante Edizioni. Parla di questa città, a modo mio e per frammenti e dal mio punto di vista, quindi si aggiunge a infinite narrazioni su Roma (per questo è ininfluente). Alla luce di quanto penso e scrivo in questi giorni, posto qui una piccola parte di un capitolo. Quello che riguarda il  viaggiare con i mezzi pubblici. Che, come detto, è faccenda che molti dei miei colleghi dovrebbero ricominciare o cominciare a fare. Per la cronaca, dovrebbero farlo anche coloro che blaterano di privilegio ogni volta che ci si riferisce a persone che scrivono e leggono e vivono di parole. Poi si riparte proprio da qui: dal rapporto fra stereotipo e realtà.</p>
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