Nel 2019, di ritorno da Mantova, avevo nelle orecchie le parole di Dave Eggers e Ian McEwan, che ricordavano che certamente possiamo e dobbiamo criticare Trump e Boris Johnson (il primo, peraltro, è ancora qua), ma che anche noi italiani abbiamo un paio di problemi. E altri due autori, Jonathan Safran Foer e Fritjof Capra, ricordavano che “abbiamo bisogno dell’esatto contrario di un selfie per salvarci” (Foer) e che per fare rete, comunità letteraria, anche frequentare i festival è un primo passo (Capra).
Non è soltanto un ricordo, è la testimonianza della mia vecchia passione/ossessione/fiducia nella comunità letteraria. Che secondo me esiste, e non è solo quella che ci si immagina leggendo le cronache, con le mani occupate da calici di vino e stuzzichini al formaggio. Ma che forse non trova ancora il modo di riconoscersi fino in fondo, e di incidere fino in fondo.
Però, a volte, si fa viva, con tutta la partecipazione e la passione possibili. Parlo di comunità di lettrici e lettori, e scrittrici e scrittori, che si uniscono nelle grandi necessità. E anche in quelle che certamente rispetto al resto sono piccole: come Gita al Faro. Tre mesi fa vi abbiamo chiesto di contribuire alla sua sopravvivenza, messa a rischio dal progressivo assottigliarsi dei finanziamenti, pubblici e privati. Sapevo, e l’ho scritto, che in tempi oscuri come questi la crisi di un festival letterario poteva sembrare ininfluente. E magari lo è, anzi sicuramente lo è rispetto a urgenze indiscutibili e gravi come quelle che attraversiamo. Avevo anche scritto che in tutti questi anni di festival ho imparato che la letteratura non è mai lontana dal mondo in cui nasce, e ne riporta gli orrori, ma anche le speranze. E in questo tempo sono stati scrittori e scrittrici a guidarci nella comprensione di quel che la cronaca non sempre riesce a restituire.
Ebbene, questo è un post di ringraziamento, commosso e appassionato come non mai: perché, nonostante la cifra raccolta non sia quella che ci eravamo prefissi, ci permette di tener vivo il festival nel 2026: e dunque dal 17 al 20 giugno saremo di nuovo a Ventotene, con sei fra scrittrici e scrittori e un ospite illustre che il sabato pomeriggio terrà una lezione su una donna cui molto dobbiamo per il nostro vivere su questo pianeta: Rachel Carson.
I nomi verranno resi noti fra non molto, e ancora prima pubblicheremo quelli di chi ci aiutato a esserci di nuovo, e auspicabilmente non solo per il 2026. Per ora grazie, mille volte grazie. Vi aspettiamo a Ventotene.
E, come diceva Margaret Atwood: “Non ho mai pensato che la mia scrittura riguardasse me. Non penso che il mio lavoro sia “esprimere me stessa”. Il mio lavoro è evocare storie per i lettori”. Ci avete aiutato farlo, ed è tantissimo.