Se non possono essere l’oggetto del tuo plauso, devono diventare il megafono del tuo nemico per sentirsi, almeno per un momento, rilevanti. Questo, grossomodo, è quanto Anthony Burgess sostiene un po’ ovunque, ma soprattutto nella trilogia di Enderby, non notissima in Italia ma molto interessante per capire alcuni dei comportamenti non solo del mondo editoriale: parla, Burgess, di quei poeti o critici abilissimi nel corteggiare una figura che ritengono rilevante, salvo, quando non ottengono la rilevanza che a loro volta desiderano, schierarsi dalla parte dei denigratori di quella figura. Nella trilogia, Rawcliffe ne è l’esempio perfetto: prima l’ammirazione servile, poi il tradimento, comportamento classico ieri nei cocktail e feste letterarie, e oggi nei social, dove esistono coloro che si aggirano fiutando i personaggi in ascesa, per ricoprirli di lodi e doni, e poi, quando le aspettative che nutrono (e di cui spesso l’oggetto delle medesime tutto ignorano), spruzzano inchiostro come seppie per oscurare chi li ha rifiutati.
Perché penso a Burgess stamattina? Per una serie di motivi, alcuni contingenti e non sorprendenti, perché il meccanismo è vecchio come il mondo, triste come parte di quel mondo e prevedibile: è così facile attribuire a una persona terza il tuo mancato riconoscimento, è altrettanto facile riservare a chi ti detesta, per motivi spesso ignoti, lo stesso plauso che prima riservavi a quella persona terza. Come caspita vivano queste seppioline non è affar mio: però fanno danni.
Il motivo non contingente riguarda un meccanismo molto simile ma politico, descritto meravigliosamente da Giorgio Bassani nella poesia Gli ex fascistoni di Ferrara. Bellissima, scritta nel 1973 dopo l’incontro, davanti al Caffè Europa, di vecchi compagni di liceo: “i buontemponi”, scrive Massimo Raffaeli sul Manifesto, “gli stessi che allora, dopo il ’38, lo scansarono come fosse un paria e ora invece si congratulano a pacche sulle spalle buttando lì, loro i cattolici e fascisti rimasti tali nel profondo: «eccoti qua, siamo pari finalmente, anzi dovresti ringraziarci, se no che avresti mai scritto tu?». Come se niente fosse, come se nulla ma proprio nulla fosse mai accaduto”.
La poesia è in fondo al post, per chi volesse.
L’altro motivo non contingente è nel mondo vasto, quello della politica nazionale e internazionale, quello dove il comportamento dei Rawcliffe e degli ex fascistoni di Ferrara diventa evidente, e ha conseguenze molto più pesanti: ma nasce tutto dal mondo piccolo, perché, come si diceva ieri, la questione non sta nei potenti impazziti della terra, ma in chi li elegge. Spesso per lo stesso motivo di Rawcliffe: il risentimento. La sensazione che altri ti abbiano sottratto lo splendore, il successo, la felicità. E finché non ci rendiamo conto che non esistono colpevoli (esiste un sistema che suscita e amplifica questo modo di pensare, certo: ma esiste anche una certa responsabilità individuale, eh), non si va avanti.
Poi, se ci si sente meglio, va bene tutto. E però.
Gli ex fascistoni di Ferrarainvecchianoalcunidi quelli che nel ’39mostravano di non più ravvisarmitraversano mi buttanocome a Geo le braccia al collogaffeurs incontenibilisospirano eh voipropongonodopo la dolorosapacca sulla spalla mancinal’agape casalingache al fine consenta alla monumentale mummy cattolicad’estrazione bolognese o rovigottaai brucanti in tinello strabionditeen-agers incontaminatidi incontrarlo una buona voltail già compagno di scuola talmentebravoil bravoromanziereil presidente…Hanno l’aria di insinuarenel mentre dài piantalanon lo vedi che sei tu quoquemezzo morto?E poi scusa – continuanouguali identici ormaiall’ingegner MarcelloRiminial rabbino dottor Viterbo –in che altro modo senza dinoiavresti potuto metterle insiemele tue balle con relativoappoggio di grana eccetera? Dopo tuttocazzopotresti ben cominciarea considerarci anche noi quasi dei mezzi…Coraziali? Voi quoque? Dei quasimezzi cugini? No pianoCome cazzo sifa?Primacarimoriamo.