LA LIBRERIA RIDOTTA A SNODO LOGISTICO: UN INTERVENTO DI CINZIA ZANFINI CHE PARTE DAL LIBRO SULLA FAMIGLIA NEL BOSCO

So benissimo che sulla spirale in cui si avvita l’editoria sono tornata più volte, e negli ultimi mesi in due articoli per Lucy. Sulla cultura, Più libri, meno lettori e L’editoria indipendente non può andare avanti così. Di fatto, le cose vanno avanti più o meno allo stesso modo: ci sono state interviste a direttori editoriali, promesse di diminuire i titoli pubblicati e di cercare nuove scritture al di là dei filoni consolidati. Mi rendo conto che i cambiamenti sono difficilissimi, specie se di questa portata: ma non sembra, onestamente, che sia in arrivo anche l’inizio di mezza inversione di rotta. E, perdonate se torno sul punto, l’espansione dell’AI come generatrice o ispiratrice o editor di testi di fiction complicherà la faccenda.
In tutto questo, la questione delle librerie sembra essere sempre in secondo piano, o in terzo o in quarto. Anche per questo motivo, accolgo la richiesta di Cinzia Zanfini, libraia da una vita, di pubblicare le sue considerazioni, generate anche dalla goccia che fa traboccare il vaso: il libro, in arrivo il 5 maggio per Solferino, di Catherine Birmingham, La nostra vita libera. Già, proprio la storia, scritta dalla mamma, della “famiglia nel bosco”.
Ecco le riflessioni di Cinzia.

 

Un libro non si nega a nessuno

Alcuni mesi fa su Il Tascabile è uscito un articolo dal titolo programmatico Mai più libri. L’autore, Francesco Quatraro, direttore editoriale di Effequ, nella sua analisi mette in luce i meccanismi strutturali dell’editoria italiana: una sovrapproduzione che sfiora gli 80.000 titoli l’anno, il sistema del fornito/resi che genera flussi di cassa virtuali e permette di mascherare falle profonde, la retorica della «crisi» che giustifica tutto mentre i grandi gruppi continuano a controllare produzione, distribuzione e vendita. Non manca di rilevare, poi, come il lavoro intellettuale sia sottopagato e la scrittura sempre più standardizzata, pensata per alimentare il meccanismo più che per rispondere a una reale urgenza espressiva.

Benché d’accordo con questa lettura, trovo che a questo quadro manchi un tassello: le librerie, luoghi che ogni giorno devono gestire fisicamente la sovrapproduzione. Scaffali saturi, tavoli che cambiano volto di continuo, titoli che restano esposti per pochi giorni, troppo pochi perché qualcuno possa davvero notarli. In queste condizioni il lavoro di relazione, ascolto e consiglio — il cuore della libreria come presidio culturale — viene eroso da un’organizzazione che la trasforma in uno snodo logistico. Se né editori né distributori si assumono più la responsabilità della scelta, è inevitabile che i lettori smettano di riconoscere valore nell’esperienza del libro.

Qualche mese fa avevo pensato di condividere questa analisi, poi ho scantonato. Oggi però l’annuncio dell’uscita di un nuovo libro mi riporta esattamente lì, a quella sensazione che, nonostante tutto, non sia cambiato nulla.

Perché alla fine sembra valere la regola che un libro non si nega a nessuno, nemmeno alla madre della famiglia nel bosco. E io continuo a chiedermi quale sia il senso di certe operazioni editoriali.

Il fatto di cronaca si è già sgonfiato, il contesto politico che lo aveva reso centrale si è spostato altrove e quella storia non è più spendibile come prima. Eppure il libro arriva adesso, fuori tempo massimo, come se rispondesse a logiche che hanno poco a che fare con i lettori e molto con un sistema che deve comunque produrre, comunque immettere titoli nel circuito, comunque alimentare il flusso del fornito e reso.

E so già come andrà a finire. Il libro arriverà in libreria, resterà sugli scaffali il tempo necessario a dire che c’è stato e poi tornerà indietro. Sarà l’ultimo passaggio di un ciclo in cui il libro è stato più movimentato che letto.

Nel mezzo, ancora una volta, ci saranno i librai: chiamati a gestire ciò che non hanno scelto, a trovare spazio dove spazio non c’è, a provare a dare senso a un titolo che forse nasce senza urgenza. È l’ennesima conferma di un sistema che non seleziona più, né a monte né a valle, e che scarica sulle librerie il peso di una sovrapproduzione che nessuno vuole davvero guardare.

Cinzia Zanfini

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Torna in alto