So benissimo che sulla spirale in cui si avvita l’editoria sono tornata più volte, e negli ultimi mesi in due articoli per Lucy. Sulla cultura, Più libri, meno lettori e L’editoria indipendente non può andare avanti così. Di fatto, le cose vanno avanti più o meno allo stesso modo: ci sono state interviste a direttori editoriali, promesse di diminuire i titoli pubblicati e di cercare nuove scritture al di là dei filoni consolidati. Mi rendo conto che i cambiamenti sono difficilissimi, specie se di questa portata: ma non sembra, onestamente, che sia in arrivo anche l’inizio di mezza inversione di rotta. E, perdonate se torno sul punto, l’espansione dell’AI come generatrice o ispiratrice o editor di testi di fiction complicherà la faccenda.
In tutto questo, la questione delle librerie sembra essere sempre in secondo piano, o in terzo o in quarto. Anche per questo motivo, accolgo la richiesta di Cinzia Zanfini, libraia da una vita, di pubblicare le sue considerazioni, generate anche dalla goccia che fa traboccare il vaso: il libro, in arrivo il 5 maggio per Solferino, di Catherine Birmingham, La nostra vita libera. Già, proprio la storia, scritta dalla mamma, della “famiglia nel bosco”.
“Scaffali saturi, tavoli che cambiano volto di continuo, titoli che restano esposti per pochi giorni, troppo pochi perché qualcuno possa davvero notarli. In queste condizioni il lavoro di relazione, ascolto e consiglio — il cuore della libreria come presidio culturale — viene eroso da un’organizzazione che la trasforma in uno snodo logistico. Se né editori né distributori si assumono più la responsabilità della scelta, è inevitabile che i lettori smettano di riconoscere valore nell’esperienza del libro.”
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Questo blog pluriventennale ha un vantaggio fra i molti: le recensioni sono rare o non ci sono affatto (lo scrivo per chi ancora pensa che sia il suo scopo: non lo è mai stato, è nato cresciuto e vive come diario di bordo letterario, culturale, politico). In compenso, in tutto questo tempo, ci sono stati molti interventi esterni importanti, di cui ringrazio gli autori e le autrici. Dunque, torna Otello Baseggio, che è stato un gran libraio Feltrinelli, con un ultimo intervento sulle librerie. Premetto che è tecnico, e premetto anche che ho dovuto togliere i grafici perché litigo con Adobe da molto tempo e non me li fa copiare (colpa mia, sono polla), ma credo che sia di grande interesse per chi opera nei libri, e anche per chi legge, per saperne di più.
“Ma da dove si comincia? Una libreria nuova, non di catena, potrebbe cominciare dall’analisi delle condizioni economiche, politiche, sociali e tecnologiche del territorio in cui vorrebbe insediarsi, a seguire l’analisi dei propri punti di forza, debolezza, opportunità e minacce per poi definire il proprio profilo di offerta e in conseguenza di tutto ciò selezionare titoli e quantità per un primo impianto della libreria cui aggiungere servizi coerenti con profilo e obiettivo di redditività.”
“Allestimento, ascolto, elaborazione delle esigenze espresse, ricerca, aggiornamento, comunicazione, operatività in e out door (servizi territoriali), integrazione territorio e on line, consegna in luogo convenzionato per assecondare le esigenze di vita del lettore”
Oggi verranno dati i numeri del Salone del Libro, sia di presenze che di vendite, e credo che nei due casi saranno ottimi numeri. Bene, è il momento di guardare a cosa accade nel resto dell’anno, e ancora una volta Otello Baseggio, ex direttore librerie Feltrinelli e, per quanto mi riguarda, il Gandalf dei librai, viene in soccorso dei lettori e delle lettrici di questo blog. Di fatto, ci offre una serie di piccole lezioni utilissime e non reperibili altrove, e di questo lo ringrazio infinitamente.
Si parla di vendite, si parla ancora della tecnica dei sorrisi e di come i libri potrebbero vendersi, diciamo così, aiutandosi reciprocamente. Per comodità, aggiungo grassetto e titoletti, e vi lascio alla lettura.
La quale vi porterà nel passato, fra le biblioteche corsare, e nel futuro, con una serie di passi da fare per trovare i lettori.
Fermo restando che “in epoca di movimenti e partiti progressisti molto attivi, diciamo a cavallo tra ‘800 e ‘900 , epoca in cui gran parte della popolazione era analfabeta o semi analfabeta (bambine e donne in particolare purtroppo) c’era chi si dava da fare per istruire i tanti miserabili, ignoranti e negletti della società e di far arrivare loro qualche libro con i trasporti dell’epoca, quindi con carretti trainati da cavalli; si trattava sostanzialmente di biblioteche itineranti che attraversavano territori la cui popolazione era comunque desiderosa di affrancarsi dalla sua condizione materiale e culturale tramite la lettura, il teatro, il canto popolare e il canto lirico”
Stamattina leggevo su Collettiva della sparizione di chi legge a Roma. O meglio, della diminuzione delle librerie in centro.
Ma c’è un fenomeno di cui non si parla abbastanza, ed è quello dei gruppi di lettura: che invece si moltiplicano e funzionano e attirano. Esempio personale: ho fortemente voluto che il mio podcast, Cose (molto) preziose avesse un’espansione mensile dal vivo per visitare i gruppi di lettura e sapere da loro come hanno letto e che impressione hanno tratto dai libri presentati: fin qui sono stata a Roma, Catania, Matelica, Torino e domani sarò a Reggio Emilia per un doppio appuntamento che si deve a degustibook, un gruppo di lettura tutto femminile che domani apre ad altri gruppi, ovvero DoRaTe della Rosta Nuova, MOMO di San Pellegrino, la PARADISA di Massenzatico. E da quanto capisco se ne aggiungeranno ancora.
Sottovalutare i lettori, come ho scritto su Lucy-sulla cultura, è errore gravissimo: perché lettrici e lettori, a dispetto dei pochi soldi e del poco tempo, vogliono essere avvinti, e lo dimostra il proliferare in ogni città, piccola e grande, proprio dei gruppi di lettura. Sono i “nidi di vespe”, l’azione che dai grandi luoghi, dalle fiere e dai festival giganteschi, si sposta sul territorio. Ed è questo che, secondo me, dovremmo fare: per i libri, per la politica.
Partiamo da un dato. Secondo l’indagine presentata da AIE alla Buchmesse, i libri si comprano soprattutto nelle librerie fisiche. E questo è un bene. Nel dettaglio, c’è un calo, ma ancora il 71,3% dei lettori cerca, sceglie e acquista in…
“Noi tutti – adulti e bambini, scrittori e lettori – abbiamo l’obbligo di sognare ad occhi aperti. Abbiamo l’obbligo di immaginare. È facile fingere che nessuno può cambiare nulla, che ci troviamo in un mondo in cui la società è…