Il 2026 porta con sé il decennale dal terremoto del Centro Italia. Lo ricordiamo tutte e tutti, ovviamente: molto di più lo ricorda chi ha perso una persona cara. E una casa. 
Bene, da poco è stato nominato commissario per la ricostruzione in Emilia Romagna il senatore Guido Castelli, che già commissaria le Marche e i territori colpiti nel 2016. Come forse sa chi segue questo blog, Castelli è trionfalistico nelle dichiarazioni e munifico nelle elargizioni. In agosto, Repubblica ha individuato venti atti di contorno rispetto alla missione del commissariato, che è quella di ricostruire i comuni distrutti. I decreti extra valgono 1.261.762 euro e sono tutti affidamenti diretti. Concessioni firmate del commissario Castelli tra il 2024 e il 2025.
Già, ma la ricostruzione? In ottobre, ActionAid scriveva questo:
“Nei138 Comuni del cratere ci sono attualmente circa 20 mila persone ancora in attesa di una sistemazione definitiva e sono 2.690 le Soluzioni Abitative di Emergenza (SAE) ancora occupate.  La ricostruzione, quella delle case ma anche degli spazi pubblici, dei servizi, dei luoghi di ritrovo è invisibile, non perché non si inizino a vedere cantieri ma perché non ci sono dati aperti, consultabili e aggiornati che ne raccontino l’andamento per ciascun luogo e per ciascun intervento. ”
Ovviamente il commissario è invece sempre trionfalistico, ma non ci si aspettava nulla di diverso.
Ciò di cui non si parla è invece come si sta realizzando la ricostruzione, e il modo in cui si è imposta a cittadine e cittadini una narrazione che non corrisponde alla realtà e che viene semplicemente abbellita da assai ipocrite celebrazioni dei valori del territorio e la loro trasformazione (indovinate?) in spettacolo.
Su questo punto, riporto un lungo post che la libraia e attivista Silvia Sorana ha scritto il 30 dicembre. C’è tutto quel che serve sapere: altro, occorrerà trovarlo e raccontarlo, a costo di non ottenere ascolto che da pochi.
“La ricostruzione fisica è stata drogata da una bolla da cantiere che, gonfiando i prezzi e saturando il mercato, ha favorito l’adozione di soluzioni tecniche a basso costo e alto profitto per le imprese, a discapito della qualità edilizia. Tutto mentre contemporaneamente si esalta l’autenticità, la qualità, il paesaggio, la montagna.”