Ansia da risultati elettorali? Un piccolo modo per ingannare il tempo è leggere il terzo intervento dagli Stati generali dell’immaginazione. E’ quello di Antonio Paolacci, che nient’affatto casualmente si riferisce a George Orwell.
“Gli uffici commerciali delle case editrici italiane di oggi forse direbbero che George Orwell sbagliava, che i libri non servono a cambiare il mondo e che i lettori comprano secondo altri criteri.
Forse direbbero anche che il suo 1984 non ha impedito alla Storia di ripetere gli orrori che sta effettivamente ripetendo.
Ma noi che il valore dei libri lo conosciamo sappiamo che il lavoro di Orwell — insieme a tanta altra letteratura del dopoguerra — ha forse contribuito a tenere vive le coscienze e quindi a tenere a bada quegli orrori per ben ottant’anni.
Di sicuro sappiamo che i suoi libri fanno luce anche sul nostro tempo. Ci permettono di vederlo. Danno parole a cose che non sapremmo nominare senza di loro.
Quel breve saggio sullo scopo politico della scrittura, George Orwell lo pubblicò poco prima di iniziare a scrivere 1984. E alla fine diceva:
«Da sette anni non scrivo un romanzo, ma penso di farlo molto presto. Sarà di sicuro un fallimento (ogni libro è un fallimento), ma so abbastanza chiaramente che genere di libro intendo scrivere.»”