In questi giorni, preparando le prefazioni per le quattro uscite autunnali di Gilded Nightmares (qui i primi volumi da poco in libreria) sono immersa nei Penny Dreadful, i racconti spaventevoli a poco prezzo che si rivolgevano alla classe medio-bassa inglese del XIX secolo. Non erano capolavori letterari, ma storie semplici e sensazionali, zeppe di fantasmi e terrori a buon mercato: eppure rispecchiavano, come spesso fa la letteratura fantastica, le paure del tempo. Due, in particolare: quello che stava cambiando nelle donne, e dunque il lento ma visibile cammino che avrebbe portato al suffragismo, e la minaccia che veniva dai marginali, dai poveri, da quelli che avrebbero potuto, come era avvenuto non così tanto tempo prima, far saltare il banco, e le teste. E dunque nei Penny si trovano vampire e incantatrici contrapposte a candide fanciulle, e mendicanti, e quartieri da non frequentare, pena la vita.
Cosa è cambiato da allora? Moltissimo, naturalmente: ma se rimaniamo al mondo dei libri, ci sono meccanismi che funzionano ancora. Non è una novità, ovviamente, che insieme ai romanzi e ai saggi vengano pubblicati testi firmati dai protagonisti della politica, della cronaca, dei social. Sono libri che invitano a rispecchiarsi in questa o quella figura, o a prolungare le emozioni e la curiosità che abbiamo ricevuto leggendo i giornali o, più spesso, guardando la televisione. Che, come si sa, è sempre più propensa (non si sa bene con quale efficacia) a mescolare intrattenimento e voyeurismo.
Tutto va raccontato, ma il rispetto deve sempre essere privilegiato rispetto alla possibile popolarità di un prodotto.
Perché di prodotti stiamo parlando, non fosse chiaro, e non di catarsi: cose che devono vendere a tutti i costi, per poi essere dimenticate e lasciar posto ad altro che a sua volta verrà dimenticato.
Le cose che non si dimenticano, per come la vedo io, sono altre: sono quelle che accolgono il dolore o il desiderio di chi scrive e lo trasformano. A questo dovrebbero servire i libri: non a essere mangiati in due bocconi confermandoci nella nostra visione del mondo, ma scardinare quella visione, suscitare dubbi. Rimanere, qualunque cosa si narri, dalla propria vita ai draghi. Ma sostituire la rilevanza con la visibilità, come mi diceva un amico caro qualche giorno fa, ci condanna a dimenticare, invece.