Tranquilli, non vi tocca il post di analisi del voto, o il mea culpa di sinistra e tutto quello che immaginate dopo la vittoria delle destre nelle Marche.
Vi tocca un post di memoria, invece.
Dire che ero certa del risultato elettorale di ieri  pare un’ovvietà. Ma non lo sapevo perché in possesso di misteriosi sondaggi segreti: lo sapevo perché ricordo tutto quello che è successo nelle Marche dopo il terremoto del 2016. E così come so bene che ha saputo sfruttare il sacrosanto malcontento con promesse e fondi l’attuale commissario alla ricostruzione Castelli, gran regista di queste elezioni, secondo alcuni futuro governatore dopo Acquaroli.
Lo sapevo e potete saperlo anche voi se avete la pazienza di andare a rileggere le circa duecento Storie dai borghi con cui dal 2016 in poi provavo a raccogliere la voce delle persone che avevano perso casa, salute, speranza.
Ricordo la querela minacciata da Ricci a una terremotata di Muccia. Ricordo l’indifferenza dell’allora governatore Ceriscioli verso i boiler che non funzionavano, e la parola “sciacalli” gridata ai terremotati dalla sua vicepresidente Anna Casini. Ricordo i soldi investiti in pubblicità per il turismo.
Certo che le destre sono peggio. Certo che le destre, in questa campagna elettorale, hanno promesso l’impossibile, sono state ultrafinanziate e hanno ultrafinanziato. Certo che hanno cavalcato e cavalcano il risentimento verso gli immigrati, come e più di prima.
E infine, certo che avrei votato Ricci se avessi la residenza delle Marche, pur di non infliggere ai marchigiani altri cinque anni neri. Ma lo avrei fatto con lo stomaco sottosopra: e quello che vorrei è che la memoria comune, specie di chi sceglie i candidati, fosse nitida. Vorrei che non si andasse nei territori solo in campagna elettorale. Vorrei che fosse chiaro che le persone non dimenticano: magari credono, forse ingenuamente, a chi oggi promette. Ma come fanno a credere a chi non li ha ascoltati?
Nel 2017 un uomo che sa ascoltare, Tomaso Montanari, diceva: “Dobbiamo pensare che quei luoghi possono aiutare noi, e non viceversa. Bisogna rivoltare il nostro punto di vista. Ci vuole veramente una rivoluzione”.
Fin qui, non c’è stata. E che peccato.