Se non possono essere l’oggetto del tuo plauso, devono diventare il megafono del tuo nemico per sentirsi, almeno per un momento, rilevanti. Questo, grossomodo, è quanto Anthony Burgess sostiene un po’ ovunque, ma soprattutto nella trilogia di Enderby, non notissima in Italia ma molto interessante per capire alcuni dei comportamenti non solo del mondo editoriale: parla, Burgess, di quei poeti o critici abilissimi nel corteggiare una figura che ritengono rilevante, salvo, quando non ottengono la rilevanza che a loro volta desiderano, schierarsi dalla parte dei denigratori di quella figura. Nella trilogia, Rawcliffe ne è l’esempio perfetto: prima l’ammirazione servile, poi il tradimento, comportamento classico ieri nei cocktail e feste letterarie, e oggi nei social, dove esistono coloro che si aggirano fiutando i personaggi in ascesa, per ricoprirli di lodi e doni, e poi, quando le aspettative che nutrono (e di cui spesso l’oggetto delle medesime tutto ignorano), spruzzano inchiostro come seppie per oscurare chi li ha rifiutati.
Un meccanismo molto simile ma politico viene descritto meravigliosamente da Giorgio Bassani nella poesia Gli ex fascistoni di Ferrara.
Nel mondo vasto, quello della politica nazionale e internazionale, il comportamento dei rancorosi e degli ex fascistoni di Ferrara diventa evidente, e ha conseguenze molto più pesanti: ma nasce tutto dal mondo piccolo, perché, come si diceva ieri, la questione non sta nei potenti impazziti della terra, ma in chi li elegge. Spesso per lo stesso motivo: il risentimento. La sensazione che altri ti abbiano sottratto lo splendore, il successo, la felicità. E finché non ci rendiamo conto che non esistono colpevoli (esiste un sistema che suscita e amplifica questo modo di pensare, certo: ma esiste anche una certa responsabilità individuale, eh), non si va avanti.