Tag: Michele Vaccari

Per gli Stati Generali dell’Immaginazione ospito oggi l’intervento di Michele Vaccari, scrittore e ceo di Crudo. L’intervento è (giustamente) molto duro e molto lucido, perché lo stato delle cose in editoria è quel che è, e tutti (o almeno in molti) ci si lamenta ma infine le cose rimangono identiche. E non è una bella prospettiva.
“Cosa fare? Inutile pensare di trovare nell’editoria indipendente l’antidoto a questi mali. Neanche l’editoria indipendente sembra in grado di avere quella forza collettiva per cambiare le regole del gioco, perché dentro molte delle realtà indipendenti si annidano alcune delle pratiche più disumane dell’editoria: al grido di “dobbiamo sopravvivere” in questi anni si sono lasciati i cadaveri dei debiti a lastricare le strade dei sogni e delle esistenze di chi ha dato tutto il proprio impegno per scoprire di avere lavorato gratis. Si sono costruire finte manifestazioni per gli editori indipendenti dove chi organizza guadagna e chi presenta o lavora spesso è obbligato a offrire la sua prestazione in modo volontario. Sì, siamo ancora rimasti ai tempi di credere di poter pagare la gente con la visibilità. Pena non lavorare. Se si paga un biglietto per entrare, se si ricevono finanziamenti e sponsorizzazioni, se gli editori pagano per esporre e presentare, chi lavora all’interno di una fiera o di una manifestazione e contribuisce al fatturato, a qualsiasi livello, va pagato. È una roba medievale che chi sta in cima riceva uno stipendio e chi fa il lavoro sporco, chi fa lo steward o l’hostess, chi presenta i libri, lo debba fare gratis. Partiamo da qui o qualcuno si offende? E non vale l’idea: ma abbiamo tante spese, non sappiamo come fare altrimenti. Se non ce la fai con le spese probabilmente non sai molto del lavoro per cui pretendi di essere pagato sulla pelle di chi non paghi. E devi ammetterlo: non posso gestire questa cosa perché per gestirla dovrei sfruttare gente per farla lavorare gratis. Nelle più blasonate manifestazioni dell’editoria indipendente, più che alla fiera dell’editoria indipendente, sembra di stare alla fiera dell’indiewashing.”

Torna in alto