Così, sei anni fa, mi chiese a cena: “Mamma, quando è morta la letteratura?”. Aveva un sorrisetto curioso e intelligente, l’allora venticinquenne figlio, mentre mi pose la domanda, e io rimasi senza parole. “E’ morta, secondo te?”, gli chiesi a mia volta (mai rispondere a una domanda con un’altra domanda, ma tant’è). “Non ha presa sull’immaginario – disse lui – e non mi pare di vedere in giro i movimenti che esistevano nel Novecento”.
Mi torna in mente oggi, quella domanda, anche se sono perfettamente consapevole che dopo sei anni il figlio ha probabilmente cambiato idea. Però dopo tre giorni di Più Libri Più Libri, ci rifletto su. La letteratura ha presa sull’immaginario? Posso dire di sì? No. Non posso, dopo tutte le mattine del mondo recente passate a guardare gli altri, in metropolitana, per strada, in automobile, chini sul proprio smartphone. Non posso, quando vedo cedere le intelligenze più brillanti all’insulto facile, all’autocelebrazione, alla chiusura virtuale fra quattro pareti che per di più, come nei vecchi film, si stringono fino a soffocare. E che parlano di se stessi, come è normale, come faccio anche io.
Ma se c’è una cosa che mi è chiara adesso, specie dopo l’assemblea autoconvocata a Più Libri sull’editoria, è come risponderei oggi a quella domanda: sì, può aver presa sull’immaginario se ci si confronta, se ci si parla, se ci si unisce. Se si crede all’intelligenza dei gruppi. Se si oppone all’io un noi. Perché questo, nel mio irrilevante parere, farà del bene anche a quel che si scrive.
Ne riparleremo, più avanti.
Per ora, piccola comunicazione di servizio: il blog non sarà aggiornato fino a lunedì prossimo: fra due giorni parto per Reggio Emilia e poi per Torino, ed è tempo di ascoltare, parlare, guardare.
A presto.
Tag: PLPL
Con i miei tempi, con i miei modi. Che non valgono per le altre e gli altri, dunque questa non è una lezioncina su come si fa polemica.
Sì, l’invito a Caffo è stato un errore e sì, anche il modo in cui è stato inizialmente rivendicato.
E bisognerà parlarne molto e molto ancora. Non in vista di una pacificazione, ma proprio per far sì che dissenso e spaccature producano altri fatti e altre azioni. E mutazioni, anche. E comprensioni reciproche: non accordi, comprensioni, che sono cosa diversa.
Quanto a Più Libri. Ci andrò. E non perché ho paura (ma di chi? Ho 68 anni, sai che paura). Non perché voglio vendere il librino (i libri non vendono alle fiere, vi do questa notizia. Si vendono nelle librerie e nei territori). Non perché qualcuno mi stronca la carriera, perché sono vecchia e non ho carriere da costruire, e il potere non mi interessava prima e a maggior ragione non mi interessa adesso.
Ci andrò perché altre persone sarebbero venute al Salone ai tempi di Altaforte, se non si fosse trovata infine la soluzione auspicata. Perché ci sono piccoli editori che hanno investito negli stand. Che costano. O autori e autrici che diranno cose importanti. O che interverranno negli spazi messi a disposizione per riflettere su quanto avvenuto. Capisco anche chi non va e chi si sottrae: una sottrazione politica come quella di Giulia Siviero, o sottrazione personale E politica come quella di Fumettibrutti.
Ci andrò perché questa storia ci ha segnato e segnerà. E abbiamo bisogno di parlarne, molto a lungo. Io, almeno.