Ho già scritto di The Expanse, serie di fantascienza fra le più interessanti (è iniziata nel 2015 e l’ultima stagione è andata in onda nel 2022, ma è ancora visibile). Ci torno oggi perché ho letto sul substack di Demetrio Paolin un intervento importante sul realismo in letteratura: si intitola “Che cos’è questa bellezza” e prende spunto da un capitolo, Proteo, da “Linguaggi della verità” di Salman Rushdie. Dice Paolin: “Ridurre la scrittura alla semplice proposizione del reale è folle, e produce brutta letteratura (la maggior parte dei romanzi pseudo storici e memoir è infatti scadente)”
Nè, come riporta Christian Raimo oggi, salva la crisi delle vendite.
E quando Paolin, per parlare del meraviglioso e dell’errore in letteratura, evoca l’episodio dei leoni in “Don Chisciotte”, mi è tornata in mente quella rivisitazione in chiave fantascientifica di Cervantes che è appunto “The Expanse”, che è anche una squisita utopia.
Non è realista? Io penso di sì, perché l’utopia non esclude il realismo: lo proietta in una possibilità, ed è di questo che dovrebbero, anche, occuparsi le storie.