A gennaio mi succede sempre così: non capisco come mai, ma le prime giornate dell’anno nuovo sono le più affollate. Dunque, per oggi, posto qui qualcosa di già scritto. In particolare, la recensione de L’antidoto di Karen Russell uscita su Tuttolibri de La Stampa qualche settimana fa.
Inoltre ricominciano i viaggi: domani sarò a Reggio Emilia, venerdì devo fare un salto a Torino e lunedì parto per Londra. Quindi il blog sarà aggiornato a partire dal 23 gennaio. State bene, eh.
“Russell scrive ora il suo romanzo più ambizioso, L’antidoto (Sur, traduzione di Veronica La Peccerella), ambientato poco dopo la Domenica Nera del 14 aprile 1935. Siamo a Uz (come la città di Giobbe), nel Nebraska, ma più che la messa alla prova di un Dio è l’opera dell’uomo ad aver provocato il disastro. Gli abitanti ne avranno consapevolezza solo quando la polvere ha inghiottito tutto: “Più aravamo la terra, meno acqua avevamo. La spugna della natura era sparita. Avevamo ridotto il terreno in polvere. Avevamo strappato ogni ancoraggio. Ora stava volando via tutto”. In realtà avevano fatto di più: avevano “trasformato il suolo in denaro”, strappandolo ai nativi, e il massacro delle lepri selvatiche con cui si apre la storia ne richiama, inevitabilmente, altri.
Ma L’antidoto non è esattamente un romanzo storico, perché contiene volutamente un gran numero di anacronismi: è semmai un romanzo di spettri e di streghe. La strega della prateria è una delle voci narranti: si risveglia dalla tempesta chiusa in una cella, con una sola parola in mente, bancarotta (e, come vedremo, non è un caso).”