A maggio 2023, Vincenzo Latronico scrisse un articolo che si intitolava “Presentare stanca”, dove raccontava quel che alcuni già sanno, ovvero che in Germania, per dire, si pagano non solo i presentatori dei libri, ma anche gli autori. La faccenda delle presentazioni è solo una parte del problema, evidentemente. E peraltro pone a chi scrive un paio di dilemmi. Parlo di me: non so se mi farei pagare per presentare un mio libro, e credo anzi di no, perché non è solo una questione di autopromozione, ma la possibilità concreta di incontrare altre e altri, che quel libro lo hanno letto o hanno intenzione di farlo, e dal momento che credo che questo sia un aspetto importantissimo dello scrivere, direi che non sono del tutto d’accordo (se n’è parlato a lungo durante la polemica sulle presentazioni, in primavera, e su Lucy sulla cultura trovate ancora la mia intervista a Wu Ming 1 in proposito).
Però per i libri degli altri è diverso. In realtà, il lavoro andrebbe fatto in primo luogo su se stessi. Se penso agli impegni che ho preso per la prossima edizione di Più Libri Più Liberi mi arrabbio con me stessa: perché se si escludono quelli dove presento un mio libro o un libro in cui sono coinvolta (come L’isola riflessa di Fabrizia Ramondino), nei fatti lavorerò tre giorni senza alcun compenso. Certo, sono abbastanza vecchia da usufruire di un reddito, non combatto (non più, come è avvenuto fino ai miei 45 anni) con il precariato: ma non è una scusa, perché se io lo faccio gratuitamente fornirò un alibi ai committenti per continuare a comportarsi così.
Questo è solo uno degli aspetti da prendere in esame: resto però convinta che occorra unire tutti i tasselli della cosiddetta filiera, librai, traduttori, scrittrici e scrittori, organizzatori di festival eccetera. Ieri ho partecipato a un incontro online organizzato da Icwa (Italian Children’s Writers Association) dove tutte le figure interessate dicevano più o meno questo, che agire separati ha poco senso. Ma c’è un punto centrale: per farlo, bisogna superare quello schermo che porta a voler parlare sempre e soltanto di sè.