A volte ritornano, e ritornano in virtù di un post sponsorizzato su Facebook che pubblicizza Il premio Nobel Italia. Come sarebbe a dire?, mi chiedo. Vado a vedere. Sito amatoriale, con due medagliette con il profilo di Alfred Nobel e l’invito a candidarsi per “meriti culturali, artistici e scientifici eccezionali”. Ci sono pure le foto dei vincitori: con tutto il rispetto, mai sentiti nominare. E, voilà, ecco il tariffario:
“È consentita la candidatura fino a un massimo di n. 5 iscrizioni annuali, aderendo con più opere e/o a più Classi. Gli importi corrisposti si intendono donazioni e pertanto sono atti liberali dei disponenti che non costituiscono controprestazione o pagamento di un prezzo. Le donazioni sono così determinate: a) 150,00 euro per singola iscrizione (Premio Nobel Italia); b) 350,00 per n. 3 iscrizioni (Premio Nobel Europa); c) 500,00 euro per 5 iscrizioni (Premio Nobel Mondiale). Tutti gli importi saranno adoperati per finalità di promozione culturale e sociale”.
Chi sono questi acchiappapolli, che usano l’acronimo NostraBellaItalia per svicolare dalle accuse (che pure dovrebbero esserci, eh)? Sopresa: una vecchia conoscenza di questo blog , visto che ne scrissi, originariamente per Repubblica e poi più volte qui, nel lontano 2011: Mattia Leombruno, EventoFestival. La stessa persona che fonda il Premio Mario Luzi, che vive sui soldi di chi si fida del nome del grande poeta. Dal sito del premio:
“La storia di questo Premio ha inizio nel corso dell’anno 2005, quando Mattia Leombruno ne dispone la fondazione, al termine del lungo ed intenso viaggio terrestre compiuto dal sommo Poeta e Senatore, scomparso il 28 febbraio dello stesso anno.
Questo Premio è l’unico dedicato a Mario Luzi, ufficialmente autorizzato dall’erede, il figlio del Poeta Gianni Luzi. Il Premio è da molti considerato il più importante premio letterario italiano dedicato alla poesia”.
Sarebbe meglio dire: il più ingannevole e non il più importante, e rispieghiamo perché.
Di Mattia Leombruno si è occupata anche Milena Gabanelli nel suo dataroom dello scorso giugno. Ha raccontato che fra i giurati delle prime edizioni c’erano effettivamente persone di rango, come Nino Petreni del Centro Studi Mario Luzi, che però si dimette dopo aver scoperto che ai partecipanti venivano richiesti soldi e suggerisce a Gianni Luzi di promuovere un’azione legale. Non pervenuta. Altri se ne sono andati e della giuria oggi si conosce solo il nome della presidente. Maria Luisa Spaziani, morta nel 2014 (dopo l’articolo di Gabanelli hanno aggiunto che è stata presidente fino al 2013, almeno questo).
Per partecipare, si sborsano 130 euro: quanto ai mille o duemila che si potrebbero vincere, si spiega che in realtà gli importi sono convertiti in contratto per la pubblicazione dell’opera. E poi c’è il meraviglioso tariffario per richiedere una recensione, rimasto (almeno questo) immutato da quando la sottoscritta se n’è occupata.
Poesia edita ed inedita
– Fino a n° 05 testi poetici (non oltre le cinque pagine) 49,00 euro
– Fino a n° 15 testi poetici (non oltre le quindici pagine) 69,00 euro
– Fino a n° 30 testi poetici (non oltre le trenta pagine) 99,00 euro
– Fino a n° 70 testi poetici (non oltre le settanta pagine) 159,00 euro
– Oltre le n° 70 pagine (senza limitazioni) 299,00 euro
Per tutti gli altri generi letterari editi ed inediti
– Entro le n° 250 pagine (per tutte le tipologie letterarie) 239,00 euro
– Oltre le n° 250 pagine (per tutte le tipologie letterarie) 299,00 euro
Ma a che servono?
“Le recensioni ottenute – personalizzate ed estremamente accurate – potranno essere adoperate per la promozione e presentazione delle proprie opere, nonché per tutte le citazioni pubbliche relative alla propria attività letteraria.
Si tratta dell’emissione di certificazioni vere e proprie che, in molti casi, hanno già rappresentato un valido strumento di accreditamento presso importanti case editrici ed istituzioni culturali, rivelandosi, sempre e comunque, un ottimo incentivo alla pubblicazione e diffusione delle opere inedite, per l’allestimento di volumi editoriali in fase di stampa, ovvero per una maggiore visibilità e prestigio generale dei testi preesistenti”.
Nel blog, durante gli anni, ho riportato le mail delle vittime di questa storia. Ne scelgo una, quella di Maria Laura Curatola: la trovate qui.
La domanda è: ma questo benedetto Mattia Leombruno, in passato anche candidato consigliere municipale per Forza Italia, può continuare tranquillamente a usare il nome di un poeta immenso, e ora anche quello del maggior premio internazionale dedicato ad arti e scienze, per chiedere denaro ad aspiranti poeti e scrittori? E, se sì, perché?