IN ORDINE SPARSO

Per esempio Sam Bayer, autore di best seller che non riesce più a scrivere, torna nella sua cittadina natale e vede riproporsi il mistero di un antico delitto. E’ (in pochissima parte), Ciao Pauline! di Jonathan Carroll, che esce per Strade Blu di Mondadori (Carroll è fra l’altro l’autore di Mele bianche, libro visionario e piacevolissimo).
Per esempio un romanzo che mi incuriosisce molto, Stojan Decu, l’altro uomo: è uscito per Bompiani, lo ha scritto Simone Perotti, che ricordavo ai tempi di Theoria. Stojan Decu è Zelig, forse, è un "personaggio epico", sicuramente, è un enigma. Vado avanti a leggere e vi dico.
Per esempio un ritrovamento: Loriano Macchiavelli, Sui colli all’alba, uscito per Stile Libero Einaudi.
Dalla postfazione di Oreste Del Buono: "Non so se Loriano Macchiavelli sia il più bravo giallista italiano. In questa faccenda delle classifiche è facile sbagliare, dato che parecchi, poi, sono ancora convinti che il giallo italiano non esista" (1979).

Domani, a Rai Educational, si registra una discussione su "Weblog e scrittura di rete". Ci sono Giuseppe Granieri, Gino Roncaglia, Nicola Lagioia, e la sottoscritta.

56 pensieri su “IN ORDINE SPARSO

  1. Buongiorno. Bel weblog. Non per fare il pignolo, ma è Jonathan Carroll, non Jim (Jim è quello del bellissimo The Basketball diaries, ovvero Jim entra nel campo di basket, Frassinelli). Mi sembra interessante anche sottolineare come Mondadori stia pubblicando i pochi vecchi titoli di Carroll ancora a sua disposizione: dopo The Land of Laughs del 2001, questo Kissing the Beehive del 2000. Entrambi sarebbero stati ficcati alla meno peggio dentro un Urania a caso (dopo essere stati fermi in qualche armadio di qualche redazione per quasi tre anni) se Fazi-Lain non avesse avuto il coraggio di pubblicare White Apples (Mele bianche, appunto, uno dei titoli migliori di Carroll). Anche questo è ingolfare il mercato, danneggiando -almeno in parte- gli editori più piccoli, mancando di serietà e di rispetto per il lettore (Carroll è un autore che, se possibile, va letto seguendo un ordine preciso, considerati i frequenti rimandi di romanzo in romanzo. Cosa che Lain, Mondadori permettendo, credo stia tentando di fare). Buona serata.

  2. Infatti era battuta velenosetta. Jim Carroll o Carrey! ;-D Ad ogni modo, cara Loredana, ricordo – e sempre ricordo bene – che “Mele Bianche” lo recensisti ma con entusiasmo divertito, almeno così pare. Ah, ecco: “[…] Questo, per pennellate, è il mondo di Jonathan Carroll, assai amato da un buon numero di star letterarie, da James Ellroy a Stephen King, Mele bianche è definibile solo come una girandola visionaria, come un fumetto di Moebius. Che, in più, fa anche ridere.” Povero, povero Jim! O, povero, povero Carrey! ^___^
    ‘Notte
    Iannox

  3. Non diciamo cazzate, per favore. Carroll doveva essere pubblicato quando la collana Strade Blu di mondadori fu fondata. Ci furono problemi contrattuali, dovuti a qualcuno che si mise di mezzo. L’editor della collana, Edoardo Brugnatelli, aveva posto Carroll praticamente ad apertura di collana. Lain è arrivata molto dopo e, in Lain, mi pare ci stia Melissa P. Quindi si ritorna ai post precedenti di questo blog.

  4. Caro Giuseppe Genna, certo, “qualcuno che si mise di mezzo”. Divertente. Un qualcuno che poi sparì miracolosamente appena pochi mesi dopo l’uscita di Mele bianche, giusto in tempo per permettere a Strade blu di pubblicare il “suo” Jonathan Carroll. Quale coincidenza. Esilarante. Una vera differenza c’è, alla base di tutto: Lain-Fazi ha rischiato per passione e con passione (e si è comportato da vero editore di vecchio stampo), Mondadori/Strade Blu è andato a traino dopo aver visto e annotato un -discreto- successo di altri (e si è comportato da fabbrica di best seller, come da copione, nulla di particolarmente strano). In quanto a Melissa P., la nomini proprio tu che l’hai usata a suo tempo per ramazzare contatti per la tua neonata rivista letteraria? “Melissa P. sono io!”, gridavi. Ricordi? Molto, molto situazionista. Ma fammi il piacere. Per concludere: l’editoria è un buco, le cose si sanno, e c’è chi ci lavora da ben prima che tu giocassi a improvvisarti portaborse della Pivetti o ti facessi prendere per il naso dai Luther Blissett (a questo proposito, un link interessante, http://www.lutherblissett.net/archive/159_it.html). Giuseppe Genna, non riscrivere la storia. Sei un mediocre spin doctor, anche se a questo mostri di ambire. E “i non diciamo cazzate” da vecchio bilioso in crisi d’astinenza da soluzione Schoum conservali per i tuoi Miserabili. Grazie.

  5. Ma chi è ‘sto Giovanni, l’ufficio-stampa di Fazi sotto falso nome? Meno fazi-osità, per favore, e meno insulti pavloviani.

  6. Ribadisco: la vera differenza fra scrittura web e scrittura su carta, almeno per quanto mi riguarda, e’ che io non rileggo, e quindi produco refusi. Jonathan, evidentemente. Ma non ho capito la battuta velenosetta di Iannox: meglio di Jim di Jonathan?
    quanto al caso Melissa, contesto una sola cosa: continuare a sostenere, da parte dell’editore, che sia una scrittrice, e brava. per giunta. E’ un caso, non diverso da altri che lo hanno preceduto, e vendendo quel che ha venduto ha forse permesso di pubblicare altri libri (buoni). Ma difficilmente ho letto un testo piu’ brutto, freddo, noioso dei cento colpi eccetera.

  7. Perfetto. Non risposte, ma “non diciamo cazzate”. L’editoria è un buco, ripeto: la storia della riorganizzazione di Fazi e Lain la conoscono persino i muri. A mio modestissimo parere, prima dei cazzi e mazzi si toccava un punto interessante del famoso articolo di Carla Benedetti: il lettore da strizzare per benino, in soldoni. Il lettore trasformato in puro acquirente. Dando il minimo di informazioni, perché qualche notizia in più (che so, pure una stupidaggine, tipo quelle robette su Carroll) potrebbe essere nociva. Citando il famoso articolo: ” ‘E’ il pubblico a volere questo tipo di libri, quindi diamo loro il benvenuto’. Così ragionano molti. Non vedono, o fingono di non vedere, il tipo di target che si prefigge l’economia del bestseller. Non un pubblico da stimolare e conquistare libro dopo libro, ma un pubblico già conquistato, da spremere e basta”. Eccone la dimostrazione. Ecco che quando il capo di tutti i capi di un grande conglomerato editoriale pronuncia nel corso di una convention la fatidica frase “noi facciamo libri mediocri perché la gente è mediocre”, ti si rizzano i capelli in testa. Mi si dirà: ma l’informazione non dovrebbe toccare alla stampa?”. Certo. Avete visto, l’altro ieri e anche nei giorni precedenti, i paginoni di Repubblica su templari, eresie, madonne e madonnine, giusto prima che lo stesso giornale facesse uscire come allegato Il Codice da Vinci? Questa è informazione? No. Questa è comunicazione pubblicitaria, e tra l’altro come tale dovrebbe essere segnalata. In quanto alle facezie del passante, no, non sono a libro paga di Fazi. Altri esempi di mancanza di rispetto nei confronti del lettore sono da ravvisarsi nella riproposta einaudiana di John Fante, con lo scippo fatto a Marcos y Marcos, non cronologica né altro, non con una traduzione minimamente rivista (e dire che ne avrebbero bisogno) e con prefazioni che lasciano il tempo che trovano ma si spera catturino il lettore presunto gonzo (vedete? si torna sempre allo stesso punto), con titoli cambiati (tipo La confraternita del chianti, diventato La confraternita dell’uva, senza una nota vicino al copyright che segnalasse la modifica, cosa che sarebbe irrinunciale prassi editoriale). Gli esempi potrebbero essere mille altri. La morale? Il lettore è un gonzo. Appena si distrae, cerchiamo di fregarlo. E, soprattutto, cerchiamo di crescerlo in tal senso. Arrivederci.

  8. Cara Loredana,
    e non per muoverti rimprovero, ma ti racconto brevemente un aneddoto: su un blog – non dico quale – una volta sbagliai il nome di un autore, sballai di poco la grafia… mi uccisero o quasi: a confronto Il Signore dell Mosche sarebbe stato più benevolo nei miei confronti. ;-D Ad ogni modo, temo che qualche refuso scappi anche a me nonostante tutta l’attenzione che metto rileggendo i post. I commenti, quelli, ancora non ho il tempo di rileggerli.
    Però di differenza fra Jim e Jonathan ne passa tanta.
    Velenosetto perché pensavo: forse che Carroll sia imparentato con Jim ed Ace Ventura… sai, per via di quello che accade nello zoo in “Mele bianche”. Comunque, niente di che.
    Non entro in merito a Melissa P. e Fazi e Mondadori, ma Genna – e l’ho già detto – fu uno dei tanti a dire, tra le altre cose, “io sono Melissa P.”. Tranne poi lamentarsi altrove.
    Che strano? Oggi, in edicola, vedo il quotidiano e in allegato il Codice, per chi lo vuole. Ma allora? E sì, è proprio triste il Codice: sembra una congiura editoriale su tutti i fronti, tranne poi lamentarsi che vende. Ad averlo saputo prima, mi sarei risparmiato di comprarlo a suo tempo, quando avrei potuto prenderlo oggi per quattro euri bucati, che sono poi il valore del libro in questione.
    Saludos.
    Iannox

  9. Gentile signor Fazi a.k.a. Giovanni, stasera comincia la nuova edizione di Zelig Circus, e intuisco che la sua battuta sulla Fazi come casa editrice di progetto sarà il tormentone che Bisio e soci ci propineranno per le prossime settimane. Lasciamo perdere Melissa P., ma Gianfranco Fini, la riproposizione di articoli vari e vecchi libri già editi di Gore Vidal, il fantoccio J.T. Leroy, il nuovo autore Martin Millar (già edito da Mondadori e ultimamente da Baldini Castoldi Dalai, che vi siete dimenticati di citare in bandella), il pacchetto John Fante (anche questo lo avete scoperto voi, o h piccoli editori), Nada (Nada?, sì proprio Nada) e lo stesso Johnatan Carroll (per la cronaca portato in Italia da Brolli nella sua Phoenix), questi sono autori di un piccolo editore che ha in mente un progetto editoriale? La querelle tra piccoli e grandi lasciamola fare ai piccoli, per piacere. Se voi a Fazi aveste i soldi di Mondadori sareste esattamente come loro, vedervi così rancorosi stringe il cuore. Vi aspetto stasera su canale 5 alle 21. E salutatemi la Incontrada…
    Michele
    PS
    Per la cronaca, è vero che Carroll doveva essere uno dei titoli di esordio di Strade Blu, e questo dovreste ben saperlo. Se davvero pensate che l’autore vada letto in ordine cronologico, aspettate che la Mondadori lo pubblichi per intero e poi accodatevi. e lo dico da autore che ha lasciato la casa editrice di Segrate non esattamente con cordialità, ma quanno ce vo’ ce vo’

  10. Ho capito. Beghe di cortile. Monina e Genna che si passano la palla. Bravi ragazzi. Bisognerebbe ribattere punto per punto (ad esempio, l’agente di Carroll sta dando a Fazi i diritti dell’opera omnia dell’autore, altro che accodarsi a Mondadori), ma chi ne ha voglia? In fondo in fondo, chi se ne frega? Mea culpa: sono ricascato nella trappola dei blog. Mai più. Sempre le stesse reazioni quando uno dall’astratto passa al concreto: tu invidioso, tu di parte, tu rosicone, tu non sai che, mentre io, io, io. Io sì. Ah, certo, IO SI’. Che Iddio me ne scampi. La questione fondamentale mi pareva quella del lettore dato per gonzo o mediocre, dei paginoni spacciati per informazione su Repubblica mentre sono paragonabili alla pubblicità della Tim (che almeno si dichiara tale), ma nessuno sembra averla presa in considerazione. Manco di striscio. Pazienza. Monina e Genna, divertitevi e raccontatevela tra voi. Non vi disturberò più. Fazi io non lo proteggo e non lo difendo, ci mancherebbe. Non mi illumino davanti al suo catalogo, non cerco un posto di lavoro fisso (che Genna invece sta implorando da settimane via Miserabili; coraggio, continua così, lo troverai, l’Italia berluscona apre le cosce ai pentiti e ravveduti). E comunque, mi pare di aver nominato pure Marcos y Marcos. E ancora, se l’esempio è calzante, non dovrei parlare di loro ma di “veri piccolo editori”, stile Fernandel? Ecché, così tutto resta in famiglia, Monina? E un ultimo pensiero per Loredana Lipperini: la mia correzione non era dovuta a spocchia, non era velenosa. Giusto per non creare spiacevoli equivoci. Grazie per lo spazio, di nuovo.

  11. Ma infatti, Giovanni, non l’avevo affatto presa come velenosa o spocchiosa: semmai mi sono sentita in colpa per la mia perenne distrazione.
    Quanto ai paginoni di Repubblica su Dan Brown. Ti scandalizzi se dico che non mi scandalizzano?

  12. bello, finalmente abbiamo scoperto perchè il peso culturale italiano, in europa, è secondo solo a quello dell’isola di sumatra.
    fa ben sperare per il futuro. anche.

  13. Il nome è inventato, chiaramente.
    Inrealtà mi chiamo Benito Almirante Azzurro Liciogelli
    Chi sono?
    Buona domanda.
    Sono uno che perde i capelli.
    Alalà!
    A noi!

  14. Perdendo i capelli si diventa editor o comunque giù di lì? Bene. Comunque, ninete di nuovo né per Mondadori né per Fazi. Una grande famiglia?
    La risposta la soffia il vento. Ma anche Dylan, Bob, non è più quello d’un tempo, quindi neanche lui troppo affidabile.
    Saludos
    Iannox

  15. Ah. Allora, io sono una “lettrice accanita”, e vorrei sapere che tipo di criterio usa quando pubblica i libri nella sua collana.
    P.S. Alla sua risposta non seguirà alcun invio di dattiloscritti.

  16. cara “lettrice accanita”,
    sarò onesto al 100 %.
    Per – diciamo – il 90 % pubblico i libri che mi piacciono, che mi entusiasmano, che mi commuovono, che mi inchiodano, che mi danno la sensazione dopo averli detti di esssere diverso da prima.
    Banale?
    Gasp, temo di sì.
    Ancor oggi, da quel calvo impenitente romantico (e forzista, of course) che sono ricordo la notte di neve in cui lessi per la prima volta il manoscritto (meglio, dattiloscritto) di Heartbreaking Work of Staggering Genius di Eggers, passeggiando per una via deserta al confine tra Milano e Sesto (mentre pascolavo l’immortale Poldo, re dei maitres à penser, nonché cane).
    Certo sono più importanti i ricordi dei momenti passati con la mia gentile signora (anche lei rigorosamente di destra e azzurra della prima ora) e con i miei pargoli (tutti iscritti alla nascita a Forza Nuova e chiamati Cesare, Marcello ed Emilio). ma quel magico e fortunato momento in cui mi trovo a leggere per la prima volta qualcosa di eccezionale e di sconosciuto mi fa ringraziare Iddio (e tutta Publitalia) per avere la smaccata (e probabilmente indebita e immeritata) fortuna di fare il lavoro che faccio.
    con mestizia e pochi capelli
    edo

  17. eccellente. si manifesta un personaggio che sa di editoria e arrivano i furbi a dire cazzate. io vorrei capire meglio cosa intendeva su moore invece.

  18. Signor Brugnatelli, che mi fa, l’Umberto Eco della situazione? Parla solo con gli scrittori? Le do CINQUE MINUTI. Poi devo andare a preparare il minestrone per i miei sette cani. Se non mi dice quali sono i suoi criteri di pubblicazione le giuro che vado su tutti i BLOG che conosco e invito a non comprare più libri STRADE BLU, perchè lei – che dirige la collana – non ha “senso di responsabilità” nei confronti di noi lettori! E’ una promessa, questa. Non una minaccia.

  19. Sa che lei è disperatamente spiritoso? L’avverbio è decisamente un complimento – poi, la disperazione dipende da come uno se la gioca – l’aggettivo no. Comunque la ringrazio molto per la risposta cordiale.

  20. Hola,
    che bello! E ra da quasi una settimana che non mi beccavo un altro sciampetto al letame, in quanto lurido bieco funzionario editoriale della Mondadori!!!
    Erano da poco passati i benefici effetti dell’ultima applicazione di questa curiosa pratica (assai new age) mirante al rinforzamento del bulbo pilifero e che consiste nel farsi defecare o vomitare sulla testa da sconosciuti per motivi assolutamente sureali, e adesso – thanks god! – una nuova dose tanto per gradire!!!
    Dopo essermi sentito dire che ho pubblicato Michael Moore per diktat di Berlusconi/ per rovinare Moore/ per dividere la sinistra/ etc etc
    dopo essermi sentito dire che disprezzo il pubblico per altri motivi poco chiari
    dopo essermi scoperto fascista e forzaitaliota agli occhi di agenti e autori stranieri grazie alle brillanti campagne pubblicitarie di editors diciamo concorrenti
    ora mi ritovo a essere una sorta di megaparassita editoriale al traino di piccole e indifese realtà culturali.
    Ragazzi, un’unica obiezione. Nonostante tutte queste vostre ammirevoli e amorevoli applicazioni i capelli non mi ricrescono. Mi vedrò costretto a fare come fa il mio Signore e Maestro Silvio e ricorrere a quanto di più old-style ci sia: il trapianto di capelli.
    Con mestizia e riconoscenza il vostro amico piduista
    edo

  21. Signor Brugnatelli, scusi, ma lei chi è? Il suo nome è vero o inventato? Sembra vero. Ma cosa ha fatto di così grave, per cui ogni tanto qualcuno, come lei dice, “le cosparge la testa di letame”?

  22. Il rischio che corre lo spazio commenti di questo blog è diventare arena di gossip editoriale, pseudo-scoop da dietro-le-quinte da usare come armi, colpi bassi tra funzionari di case editrici.
    E’ molto fastidioso vedere che dietro pseudonimi “neutri” o nomi senza cognomi si nascondono persone non solo introdotte, ma introdottissime, negli uffici e nei salotti di editori, editori che per interposta persona vengono qui a fare i loro interessi cercando di sputtanare i concorrenti.
    Anche questa è comunicazione pubblicitaria, e andrebbe segnalata.
    Brugnatelli ha abbastanza ragione, è ridicolo attribuire a Mondadori (che pure è gruppo editoriale criticando et criticandissimo, ove sovente le cose vengono fatte con una certa sciatteria – quando non alla cazzo di cane) tutte le intenzioni malevole di questo mondo, come se in Mondadori tutti la pensassero allo stesso modo, programmati dall’azionista di maggioranza. Segrate non è un’astronave Borg, anche se le somiglia.
    Mi rivolgo ora a Edoardo Brugnatelli, prendètela come una lettera aperta, e spero che il destinatario non me ne voglia.
    Io apprezzo il lavoro di Strade Blu, apprezzo gli Oscar (anche se considero l’attuale prezzo di copertina troppo alto, non in linea con gli antichi presupposti della collana), apprezzo (a volte) il Giallo Mondadori, apprezzo (soprattutto) Urania.
    Al pari di molti, ci sono cresciuto, coi libri Mondadori, e non credo che gli assetti proprietari debbano condizionare al 100% la critica alle politiche editoriali.
    Altrimenti anche noi, che pubblichiamo per Einaudi, saremmo accusabili di fascismo e italoforzismo…
    Capisco l’esasperazione per gli attacchi interessati o preconcettosi, ma certe uscite vittimistico-scatologiche non aiutano, anzi, contribuiscono a estremizzare le posizioni, rendono il tutto più “acido”.
    Credo che riconoscere senza tentennamenti certi errori e decisioni frettolose (e non mi riferisco certo al caso in oggetto) sarebbe doveroso, una linea necessaria, all’altezza del lavoro editoriale che fate.
    Tempo fa, a tuo dire, anch’io t’avrei fatto uno “shampoo di letame”, sull’ultimo Nandropausa, benché avessi scritto una cosa oggettiva, innegabile, generalmente riconosciuta e accettata: “Zero Kill” di Y.B. è il terzo episodio di una trilogia, per quanto anomala e a cavallo tra fiction e non-fiction.
    Mi sono limitato a ribadire quello che avete scritto anche voi nella bandella, inoltre lo scrive l’autore stesso nel libro annunciando “La trilogie est finie”, lo hanno segnalato tutte le recensioni uscite in Francia, e in sovrappiù il romanzo è pieno zeppo di riferimenti ai primi due libri, godibili solo se uno li ha letti!
    Insomma, ritengo abbia poco senso pubblicare “Zero Kill” da solo.
    Come ho fatto notare, non è nemmeno la prima volta che succede: tempo fa Mondadori ha pubblicato “L’assassina di Belleville” di Serge Quadruppani (prima nel Giallo poi negli Oscar), che è l’episodio conclusivo di una trilogia i cui primi due episodi sono “Y” e “Rue de la Cloche”. Il terzo, senza aver letto i primi due, è totalmente incomprensibile. Inoltre, i pie’ di pagina sono pieni di N.d.R. tipo: “Cfr. Rue de la Cloche” o Cfr. Y”, cioè libri che in Italia non sono mai stati tradotti!
    Quando dico che ci vorrebbe più rispetto per i lettori, non sto ipotizzando congiure ai loro danni.
    Mi rendo conto che i tempi editoriali e la necessità di rispettare gli impegni produttivi annuali generano automatismi.
    Tuttavia, non è compito nostro, di quelli che leggono, commentano, recensiscono, difendere gli editori dai loro stessi automatismi?
    Ecco, l’ho scritta di getto, senza rileggere né correggere.
    Con immutata stima,
    Wu Ming 1

  23. Però Wu Ming, scusa, vale anche per te. Non fare l’Umberto Eco. Parla coi lettori. Chi sono quelli che hanno un nome, e si nascondono? Che non dicono “la verità”?

  24. Due parole sulla piccola editoria. Francamente sono stufo, e lo dico da operatore editoriale oltre che da lettore, di sentire voci assurde su Stile Libero che si appropria degli autori delle piccole case editrici, Mondadori che domina e troneggia imponendo acquisiti di diritti stellari a cui la piccola editoria non può fare fronte. Stiamo parlando, quanto a piccola editoria, di gente che al Salone del Libro di Francoforte enunciò questo principio: “Adesso prendiamo i diritti di Stephen King, così facciamo vedere che è letteratura alta”. Capirai che coscienza (e che autocoscienza) in fatto di cultura e civiltà. Non è questione di Fazi, la cui casa editrice a me personalmente ha fatto finora ribbrezzo, né di tutta la compagine della piccola editoria. Siamo qui a menarcela con la retorica che i nuovi americani sarebbero dei formidabili quanto ben compresi genii, mentre fanno cose risibili. L’editoria si misura, se qualcosa ho imparato in questi anni, anche e soprattutto con la capacità di scovare italiani – e non per un fatto biecamente nazionalistico, ma perché è più difficile, è più entusiasmante, si vede se uno è davvero editore o meno. In questo senso, Giulio Mozzi da Sironi e tutta peQuod hanno svolto un lavoro eccezionale. Quanto alla grande editoria, fatto salvo che Strade Blu esiste perché ci pubblica Evangelisti, la palma va a Stile Libero Einaudi, che ha pubblicato tutti gli italiani che resteranno. Il resto della piccola editoria si è barcamenato, mcseeneyggiando, ripescando cosucce che spesso stavano nel catalogo di Urania o dei Gialli Mondadori o in altri cataloghi. Nonostante ciò, ampia apertura di credito è stata data a tutti i tentativi di lancio di scrittori stranieri da parte degli operatori culturali italiani, in assenza clamorosa e totale di una critica che riuscisse a vagliare consistenti motivi di interessi circa la letteratura odierna. Si adegui, dunque, la piccola editoria: è sua funzione storica fare scouting, è sempre stato così. Poi si cresce, eventualmente, come dimostra il caso Fandango, destinato a mutare e di non poco il panorama attuale. Oppure si rimane quel che si era: scout che fanno una fatica bestia a reperire autori e titoli, e che per questo sforzo vanno premiati con immensa gratitudine.
    Quanto a Brugnatelli, la declinazione depressivo-scatologica è un tratto dell’adorabile persona. Quanto alla collana STRADE BLU, un po’ più di italiani, please, che di serial killer russi ne abbiamo fin sopra i capelli. Altrimenti si dica esplicitamente che, ormai, la grande editoria ha una funzione vicaria rispetto all’opera di ricerca della piccola editoria: lo si riconosca senza inalberarsi, si faccia un lavoro funzionariale e di mass market. Però Stile Libero dimostra ampiamente che questa ammissione è irrealistica: a quanto mi risulta, Stile Libero fa ricerca, pubblica nomi consolidati e sperimenta novità (in particolare un titolo clamoroso ho scoperto che verrà fatto da Stile Libero: ne parlerò ampiamente).

  25. Postodeilibri, non ci siamo capiti. Io non so “chi” si nasconde, e nemmeno me ne frega, non voglio entrare anch’io in questo meccanismo di allusioni mafieggianti. So solo che qui si sciorinano come se nulla fosse notizie riservate su acquisti di diritti, calendarizzazioni uscite etc., il che mi fa pensare che dietro quegli pseudonimi ci siano addetti ai lavori, che battono la grancassa per specifici editori, al contempo presentandosi come semplici lettori disinteressati, di passaggio, ma rivelano troppe cose “addentro”, e in modo troppo di parte, per essere credibili.

  26. Carissimo Roberto,
    scrivi: “E’ molto fastidioso vedere che dietro pseudonimi “neutri” o nomi senza cognomi si nascondono persone non solo introdotte, ma introdottissime, negli uffici e nei salotti di editori, editori che per interposta persona vengono qui a fare i loro interessi cercando di sputtanare i concorrenti.”
    Sono d’accordo, ma in parte: quello che qui accade, accadeva anche in altre sedi, ad esempio su SDM.
    Poi, sarò sincero: a quanto qui si dice e non si dice ci credo ma molto molto con le pinze. Insomma, non è “vedere e vivere il dietro le quinte degli editori”. Per me è solo gossip, ma di veritiero c’è quel che c’è, quello che si riesce a capire. Figurati poi uno di passaggio e che non sa niente di editoria, che potrà mai capire da tutto questo? Si farà una bella confusione in testa, e questo sì, potrebbe essere un problema.
    Adesso vedo di andare da un buon tricologo: chissà che non riesca a salvarmi da me stesso o almeno i pochi capelli che ancora ho e a cui, almeno un po’, ci tengo. ^___^
    Abbracci
    Giuseppe

  27. Roberto ha ragione quando dice che esiste un rischio nell’apertura non moderata dei commenti di questo blog. Il problema e’ evidentemente antico quanto Internet, e me lo sono posto nel momento stesso in cui ho deciso di aprire Lipperatura. Sapevo, e me lo ha confermato l’andamento della discussione in questi giorni, che decidere in questo senso avrebbe comportato non soltanto interventi decisamente OT, il che e’ tutto sommato il meno, ma anche, appunto, gossip e giochi di forza ben piu’ sgradevoli, o personalismi del genere “tu-che-hai-scritto-body-bags” eccetera.
    Ebbene, nonostante tutto confermo la scelta: resto convinta che ci sara’ sempre almeno una parte di coloro che passano di qui a puntualizzare ed eventualmente a smentire. Sono, e resto, scioccamente ottimista.

  28. A scanso di equivoci, non sto proponendo di “moderare” i commenti, almeno non in senso tecnico, e nemmeno in senso rutelliano 🙂 Non mi permetterei mai di interferire nella gestione di spazi aperti e gestiti da altri. Confido, per ora, nella capacità collettiva di decodificare quel che succede dietro l’apparenza di quanto è scritto. Ripeto: sono tempeste-idrolitina in bicchiere sciacquati male, niente di importantissimo.

  29. …e se no, scusate. Per una volta do ragione pre a passante che va e poi ritorna, o che ritorna e basta. Brugnatelli aveva cominciato un discorso su Moore. lo finisse. Se no, le lettrici e i lettori sempre qua, tra un minestrone e l’altro a vedere questi “oggetti volanti” che gli editori, gli scrittori, le critiche, gli autori, le potesse, le filosofe, si passano di mano. E le lettrici e i lettori col naso per aria a non capirci niente.

  30. Ah, Brugnatelli, allora ti volevo dire che a me è piaciuto molto “L’educazione delle ragazze in Boemia” di Viewegh, che mi pare sia uscito nella collana Strade Blu. Te lo dico così. Visto che tutti ti fanno lo shampoo.

  31. dolce iusuf,
    Non sono depresso, sono più sull’ilare /stupefatto e un filo inczzt. Anche perché un mio ottimo autore italiano l’ho perso recentemente.
    Certifico ufficialmente che questo intervento rientra a pieno titolo nella categoria Gossip con allusioni mafieggianti.
    E già che ci siamo: domenica spezzeremo le reni all’Irlanda (questa sì che è fiction!!!)

  32. tanto per rendere meno cupa l’atmosfera, vorrei raccontarvi un divertente aneddoto, realmente successo in Mondadori anni fa.
    Gli Oscar pubblicarono un manuale (qui la mia onestà deve passare in econdo piano rispetto alla pietà umana, per cui non darò ulteriori particolari per l’identificazione del libro e dell’autore in questione).
    Per mesi dopo l’uscita del libro la redazione degli Oscar fu tempestata di telefonate di “lettori” entusiasti pe il manuale in questione. Misteriosamente il loro entusiasmo si spingeva al punto di chiedere a gran voce una cospicua ristampa del manuale che pure risultava ancora disponibile nelle librerie e nei magazzini.
    Alla fine i miei colleghi non sapevano più se ridere o piangere di fronte alle telefonate in cui l’autore impostava voci fasulle (femminili, in romanesco, in napoletano etc etc) con le quali difendere la causa del suo manuale…
    Spero che tutto ciò non rientri nella categoria Gossip, ma in quella più edificante di Contributi.

  33. Sempre per stare nel gossip: caro Edoardo, non sei tu che hai perso un tuo autore. Sono stati altri a perderlo, e non gente che è poeticamente impegnata. Cmq una telefonata non risultava sgradita.
    Fine del gossip. “Scusatemi tutti”, come dice un verso dell’immortale Mario Benedetti in UMANA GLORIA, libro peraltro edito da Mondadori.

  34. Edoardo, quando parlavo di gossip, colpi bassi e allusioni mafieggianti da parte di personaggi non meglio qualificatisi, non mi riferivo a te, che ti sei presentato in modo inequivoco, ma a quell’altro che è venuto a fare il PR di un noto editore romano.
    Forse dovresti curarti il glaucoma da ipersuscettibilità. Mai come oggi c’è bisogno di vedere bene, individuare le trappole, saper distinguere chi ti indirizza una critica alla luce del sole da chi t’infama nell’ombra e per secondi fini.
    Dopodiché, se vuoi continuare così, padrone (absit iniuria, eh).
    A me non sembra la migliore strategia comunicativa da parte del responsabile di una delle più importanti e meglio piazzate collane di narrativa in Italia.

  35. E’ che non smetto più di entusiasmarmi a questo dibattito, a tutti gli off topic, ad Andrea che si fa sentire molto meno, a Iannox che dice cose sempre più condivisibili, al postodeilibri.it che in un post mi fa incavolare ed in quello successivo mi coinvolge, a WuMing1 che appare quasi sempre illuminante, a Genna, a tutti i passanti del paradosso, a Valchiria, alla maggioranza dei bloggers dell'”Antologia” che disertano Lipperatura e comunque il dibattito sulla letteratura…
    WOW (sì, potete linciarmi per questo WOW da forumista blasè) non si dibatteva così da 30 anni!
    E allora grazie della scelta di non filtrare niente, perchè sai, Loredana e tutti i pasionari del blog: il distillato di questo dibattito è la capacità di ognuno di non vendere la propria argomentazione.

  36. Ah. Ma allora come fare? Domanda: che fare quando parlano gli Umberti Eco che-sono-addentro- e-mordono-e- fuggono? Uno li deve ascoltare come fossero barzellette? Oppure, ci sarà bisogno del vigile fra un po’ che dica, “Si qualifichi”?

  37. dolce wu ming,
    guarda che non ero minimamente inczzt con te. Sono suscettibile ma non scemo.
    O meglio sono anche scemo, ma questa è una storia privata.
    Comunque l’ho capito benissimo di non essere l’oggetto del riferimento alle allusioni mafieggianti, nella mia beata gioventù (altra fiction) mi firmo quasi sempre con nome e cognome.
    hasta la victoria (ma va bene anche un pareggio)

  38. Be, per quanto mi riguarda, grazie Isabella. Sei gentile a dire quello che pensi con tanta immediatezza. E dimmelo quando ti faccio incavolare, no? Magari ci ripenso. Nel senso che mi serve. Se no uno che posta a fare?

  39. Cara Isabella,
    be’, diciamo che, sinceramente, questo dibattito ad alcuni potrebbe apparire chissà che cosa, ma in realtà dice niente e forse anche meno: è come le bollicine aggiunte all’acqua di rubinetto. Il vero dietro le quinte non è di certo qui e né altrove, in rete: il dietro le quinte, quello gli editor lo discutono altrove, tra solide (!) mura e non “in mezzo” a tutti in rete. Insomma, si è in onda, un po’ come in uno talk-show à la Maria De Filippi in stile Amici. Ma non è colpa del blog in sé o di Loredana: è il dibattito in sé che non essendoci scimmiotta la realtà solo accennandola appena appena, un po’ di bollicine. Ed intanto tra uno che si scanna seriamente per finta e un altro che per finta scanna a sua volta, lo spettacolo va avanti. E’ lo spettacolo che va avanti, ma intanto sai quanta pubblicità a buon mercato si sta facendo. Guarda il Genna, ad esempio, che continua a triturare i cosiddetti con l’Umana… che Cosa? E guarda gli anonimi che tirano acqua al loro mulino con pubblicità fintamente occulte in odor di “esser editor”, o meglio, con questo sospetto addosso.
    Un bel campionario pubblicitario, non c’è che dire.
    Sapete che vi dico? Che lo spettacolo vada avanti, ma io scendo dal carrozzone, e vado a respirar un po’ d’aria, che almeno su quella , per quanto avvelenata, per il momento costa zero.
    Saludos.
    Iannox

  40. Non mi dispiacerebbe scrivere “on topic” (anche se preferisco dire “in tema”), ma mi scoraggia non capire più su che “topic” si stia discutendo. Problema mio, sia chiaro. Non ho saputo però resistere alla tentazione di renderlo noto… “off topic”, ovviamente.
    PS per Loredana – Per carità! Valutare anche solo l’ipotesi di moderare i commenti, significherebbe prendere in considerazione possa essere utile scegliere quali interlocutori avere, e quali no. E, fatta eccezione per i doverosi autolimiti posti dalla buona educazione di tutti, non credo che sarebbe un granché, come decisione.

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