In queste ore buie, torno sulla diatriba letteratura e AI. Lo faccio grazie a una delle mie scrittrici preferite, Tiffany McDaniel, autrice fra l’altro de L’estate che sciolse ogni cosa, nonché voce più bella e originale di quello che possiamo chiamare gotico, o fantastico, o come vi pare: scrive benissimo, vi basti. McDaniel è intervenuta su Instagram raccontando quel che è avvenuto ad Harlequin France, di proprietà di Harper Collins: alcuni traduttori, anche con rapporti di lavoro consolidati e addirittura trentennali, sono stati informati che i loro servizi non erano più necessari, perché si sarebbe passati alla traduzione automatizzata attraverso AI. In pratica, l’editore ha esternalizzato le traduzioni all’agenzia di comunicazione Fluent Planet: la quale, secondo l’editore medesimo “si avvale di traduttori esperti che utilizzano strumenti di intelligenza artificiale per parte del loro lavoro”. Secondo il sindacato dei traduttori francesi, invece, i testi vengono inseriti in un software di traduzione automatica, lasciando ad alcuni freelance l’editing del risultato finale. “L’obiettivo dichiarato è aumentare la redditività riducendo i tempi di lavoro”, si legge nel comunicato.
C’è un ma, scrive McDaniel: “tagliano i costi sbarazzandosi dei traduttori umani, non tagliano i loro prezzi. I lettori francesi pagheranno lo stesso per le traduzioni generate dall’AI”. Hanno cominciato con il romance, ma non sarà l’ultimo genere preso di mira scrive McDaniel. Anche se, aggiunge, è significativo che l’operazione sia cominciata con un genere scritto, tradotto e letto da donne. L’editore sta probabilmente supponendo che il pubblico femminile sia un bersaglio facile, e ha probabilmente pensato che le sue lettrici non se ne accorgeranno, cosa irrispettosa non solo per loro, per le scrittrici e per le traduttrici”.
McDaniel propone una serie di azioni per chi scrive e per chi legge: clausole contrattuali, boicottaggio. “Ogni generazione vuole raccontare storie. Ma se non abbiamo chiaro che l’AI non può raccontare le nostre storie, allora il futuro sarà scritto senza di noi. La letteratura merita di conservare la sua anima”.
E questa, a me, sembra la prova provata che al di là dei discorsi teorici qualcosa sta accadendo adesso, e quel qualcosa, anche se saranno pure gli umani ad aver istruito l’AI e gli umani a correggere la sua traduzione, scippa creatività e intelligenza agli umani che traducono. Mi sembra banalmente chiaro, ma so anche che è quasi inutile ripeterlo.
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In poche parole, la notizia è questa. Una radio pubblica regionale polacca, Off Radio Kraków, licenzia i suoi conduttori e li sostituisce con Emi, Kuba e Alex, giovani e ammalianti speaker che si rivolgono alle nuove generazioni. E che non esistono, ma sono creati dall’intelligenza artificiale.
Oggi però ci torna il New York Times, raccontando la rabbia di uno dei conduttori licenziati, Lukasz Zaleski, dopo lo scoop dell’emittente: nientemeno che un’intervista a Wislawa Szymborska, vincitrice del Premio Nobel per la letteratura nel 1996. Molto convincente, a quanto pare: anche se la poetessa è morta nel 2012.
Si dirà che molti lo sanno: ma non ci conto troppo, se penso alle volte in cui è stata fatta ri-morire Doris Lessing sui social. Né siamo nel campo delle interviste impossibili: perché in quel caso il gioco è dichiarato e l’intervistato è interpretato da un attore o un’attrice. Certo, si annunciano bis: come la nuova intervista col morto, Jozef Pilsudski, il leader della Polonia nei primi anni del Novecento.
Bene, ma si può fare?