ANCORA QUALCHE GIORNO PER GITA AL FARO

Assai brevemente in giornate complicate.
Questa è l’ultima settimana di raccolta fondi per Gita al Faro. Grazie, intanto, a tutte e tutti coloro che hanno contribuito. La cifra prefissata è ancora lontana, ma quanto arrivato fin qui sarà comunque utile (la modalità scelta per il crowdfunding, infatti, permette di utilizzare i fondi anche prescindendo dall’obiettivo): sarà comunque difficile, sarà comunque complicato, in assenza di contributi istituzionali. Come ha scritto Wu Ming 1 su Giap!:

“Gita al faro è un festival anomalo, raccolto, affettuoso. In quei tre giorni si crea un’atmosfera a cui si penserà con saudade. Proprio per queste sue qualità, purtroppo, fatica a trovare finanziamenti, pubblici o privati che siano”.

Ma l’idea è quella di provare a farcela ugualmente, e per questo, nei pochi giorni rimasti, continuo a insistere. E’ possibile, è per molte e molti di noi desiderabile, tentiamo ancora.

“La prima volta le ho dato le spalle. Quando, ed era giugno 2013, il traghetto si è staccato da Formia per iniziare il viaggio verso Ventotene, guardavo il porto che si allontanava, e la spuma che tracciava il percorso, e infine i delfini che giocavano, accompagnandoci. I delfini sarebbero finiti nel racconto scritto per l’edizione di Gita al faro in cui sono stata ospite felice: perché l’isola, che allora non conoscevo, si è rivelata luogo di incanti e, come mi avrebbe detto poi una donna che ho conosciuto, “un luogo di cura”.
E’ vero, Ventotene “cura”: non solo perché fa dimenticare le personali sofferenze, le incertezze, la malinconia della quotidianità. Cura chi scrive, soprattutto, perché allontana dalla trama sempre più esile e sempre più inutile dei rapporti editoriali, delle relazioni che è importante intraprendere o mantenere, e riporta all’essenza. Essere scrittori, essere insieme, restituire parole. Non attraverso il rito della presentazione del libro (che, va detto, a Ventotene è diverso, e ancora una volta è un merito del luogo ed è un merito di Fabio Masi, che è riuscito a essere il cuore del luogo con la sua libreria), ma soprattutto attraverso quello dell’osservazione, dell’ascolto, del pensiero che convogliano nella scrittura e culminano in quelle irripetibili letture notturne alla luce del faro, che per ogni partecipante, credo, sono la cosa più bella che gli possa capitare”.
Così scrivevo nel 2014, ed è ancora così.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Torna in alto