Tag: Cecilia Lavopa

Mentre là fuori si consumano narrazioni davvero epiche (vendette e ripicche e tutto quel che è stato raccontato nei millenni, ma nel mondo piccolo della politica) pubblico ancora un intervento dagli Stati Generali dell’Immaginazione. E’ di Cecilia Lavopa, blogger di Contorni di Noir e a sua volta scrittrice.
Però devo premettere che non sono d’accordo su diversi passaggi, ma dal momento che non voglio condizionare la lettura, metto in fondo le mie considerazioni. Qui e nel post le parole di Lavopa:
“Il noir è un genere politico e dove va il noir e il thriller è un ottimo indicatore non tanto del gusto ma dell’immaginario di una società. Quali ansie collettive svolge il genere?
Cosa succederebbe se quei pochi facenti parte della (chiamiamola) Resistenza, a un certo punto capitolassero, smettessero di far sentire la propria voce, arrendendosi a un’indifferenza dilagante, a una superficialità imperante, ad adeguarsi proponendo libri di distrazione di massa. Cosa succederebbe?
Questo è il terzo incontro al quale partecipiamo e gli intenti sono nobili e coraggiosi. Soverchiare un sistema fossilizzato ormai da troppo tempo. Di proporre uno stile, un modus operandi, di aprire un varco, una breccia, uno spiraglio verso qualcosa che ha ancora dei contorni non definiti.
Se però c’è chi volutamente non partecipa, chi fa finta di non vedere, di non sentire, di essere accomodante, di proseguire attraverso un percorso di piume e cuscini che attutiscono gli urti, che non scuotono ma accolgono, che non gridano ma sussurrano, tutto ciò che cerchiamo di cambiare sarà solo un bellissimo sogno.”

Ancora un testo, in attesa degli altri, dagli Stati Generali del Genere. Questa volta è di Cecilia Lavopa di Contornidinoir. Che pone un bel po’ di problemi non solo sui blog, ma sulla ricezione dei libri, e sulla qualità dei medesimi.
Tutto vostro.
“Prendendo spunto da una poesia di Cesare Pavese: Ci si sveglia un mattino che è morta la letteratura.
All’incontro precedente degli Stati Generali l’impressione che ho avuto è stata quella di volersi sgravare di una colpa di quanto stia accadendo. Non è colpa mia, non è della distribuzione, non è della pubblicazione, è colpa di qualcun altro. In realtà, più che di colpa parlerei di responsabilità di cui ognuno di noi deve farsi carico. Magari di inversione di rotta, nel caso fosse necessario.”

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