Non so voi, ma io sbigottisco un poco. Ci sfila davanti agli occhi una storia di violenza e di abusi, un reale d’Inghilterra viene giustamente arrestato (ma rilasciato subito dopo), ci sono ragazze e donne che sono state portate al suicidio, o alla disfatta psicologica, e noi, come scrive Giulia Paganelli su Bolena, ci distraiamo.
Perché sbigottisco? Perché mi sembra che la discussione pubblica, specie delle donne, sia centrata su altro.
E per dirla con chiarezza, me ne infischio del film tratto da “Cime tempestose”, me ne infischio della copertina di Einaudi, non mi interessa se il romanzo sia stato tradito o se la versione pop avvicinerà le ragazze ai classici. Anzi, comincio un poco a stufarmi di questo discorso: è possibile che avvenga, così come è possibile, vista anche la simpatica propensione editoriale a imprigionarle in un genere come lettrici e chissà come scrittrici, che da quella gabbia rosa non escano.
Ma come, direte, non hai sempre insistito sull’importanza dell’immaginario? Certo, e continuo a insistere: stavolta, però, ho la brutta sensazione di trovarmi dentro Con tutta quell’acqua a due passi da casa di Raymond Carver. Col cadavere di una donna annegata nel fiume mentre noi parliamo di pesca. Scusate. Va così.
Tag: Epstein Files
Zoe aveva 17 anni, è andata a una festa, ha incontrato Alex, il quale sostiene che avevano avuto una relazione anni prima. Si allontanano parlando, poi lui la colpisce :”All’improvviso, non so per quale motivo, le ho sferrato un pugno”. Più tardi corregge: “Non le ho dato solo un pugno, ma è stata una raffica veloce, solo con il destro”. A quel punto si rende conto che la ragazza sta male e invece di soccorrerla la getta nel fiume, ancora viva. Poi incolpa il solito ragazzo di colore, per, dice, scamparsela.
Le narrazioni influiscono sulle azioni, si diceva ieri. La narrazione del femminicidio di Zoe è stata oscurata dal chiasso mediatico, e social, sul ripensamento di un mediocre comico a presenziare al mediocre festival di Sanremo, e dalle dichiarazioni in proposito della premier, che evidentemente non aveva tempo e voglia di parlare della morta ammazzata numero 8 del 2026 (siamo all’inizio di febbraio, vorrei ricordare). E’ fin banale ricordare che forse una premier dovrebbe pur dire qualcosa anche sulle ragazze stuprate e abusate da un gruppo di oligarchi, ma non sogniamo troppo. La premier deve parlare di Sanremo, come no?
Ma è troppo facile prendersela con la presidente del consiglio.
Diamo uno sguardo ai social. Battuta chiama battuta, e di certe cose (i femminicidi, gli Epstein files) non si vuol sentir parlare.
Per averlo fatto, a me è toccata la minaccia di un crick, a Maria Grazia Calandrone è andata peggio: anche lei ha parlato del verminaio di potere che protegge se stesso attraverso violenza e ignoranza, e di sistema Epstein. Per lei, il colpo finale del caricatore (cosa che spetta a una “comunista”!).
Ecco, questo è il clima. Ma, si sa, dobbiamo piangere sul povero comico che non sarà a Sanremo per sua decisione . Di questo sistema di violenza e potere, di nuovo, si tace.