Ogni giorno, quando apro la mail, trovo notifiche di persone che mi seguono su Substack. Bello, direte voi. Piccolo particolare: io non sono su Substack, nel senso che non ho scritto mai neanche una riga. Sono iscritta perché leggo quello che scrivono gli altri, ma, nella mia ostinazione, quel che ho da dire lo scrivo sul blog, che continuo a mantenere aperto e gratuito da 21 anni a questa parte. Allo stesso modo, non ho aperto newsletter. C’è il blog, mi dico, non mi serve altro.
Certo, leggo quel che scrivono gli altri, su substack, sulle riviste e sulle newsletter a cui sono iscritta. Personalmente, ne traggo più spunti rispetto alla lettura delle pagine culturali dei quotidiani, ma è parere personale e non vale per chiunque.
Così, ho letto attentamente la mappa-non mappa che Giovanni Robertini e Raffaele Alberto Ventura hanno compilato per il mensile di Domani, Finzioni: non-mappa perché, rispetto a dieci anni fa, una cartografia esaustiva è impossibile.
Molto interessante, anche se non sono d’accordo su tutto. La moltiplicazione, per me, non è una dichiarazione di fallimento: è qualcosa che ritiene più impegno di prima, quando bastava leggere la colonnina di destra di un blog per scoprirne altri (si chiamava blogroll, ai tempi). Richiede la voglia e il tempo di scegliere cosa seguire nel panorama culturale, forse, come scrivono gli autori, sapendo che una “scena culturale” non esiste più: non, almeno, nel significato che le si attribuiva anche solo dieci anni fa.
Nota personale, infine.
E allora perché continui ad aggiornare il blog e a scrivere sui social? Legittimo chiedermelo, in effetti, perché ogni tanto me lo chiedo anche io. La risposta più onesta è “per me”. Per fissare pensieri. Per vederci chiaro. Per lasciare una traccia a me stessa. I blog non sono che un diario di bordo, e così nascono, qualunque cosa si possa dire ora. I social sono un racconto continuo delle vite degli altri, e per questo ci ipnotizzano e ci avvincono. Però, sempre per me, la scrittura è un’altra cosa. Abbiamo bisogno di pensare al futuro per poter amare una persona o un amico, diceva – grossomodo- Camus ne “La peste”. E quando ci muoviamo in un presente eterno non possiamo amare.
Ecco, penso che per i vecchi blog (che sono comunque una forma d’amore) valga lo stesso concetto.
Tag: Finzioni
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