Posso dirlo? E’ un onore ospitare qui l’intervento di una delle migliori autrici e pensatrici che abbiamo in ambito fantastico, Nicoletta Vallorani. E dal momento che l’intervento medesimo, che va a chiosa di quanto detto e scritto sugli Stati generali dell’immaginazione, è denso assai, non aggiungo altro.
“In uno smilzo volumetto, straordinariamente politico e per questo straordinariamente impossibile da trovare, Ursula Kroeber Le Guin racconta della paura che gli americani hanno dei draghi e della loro tendenza a considerare ogni opera dell’immaginazione sospetta o disprezzabile. Però coltivare la fantasia è, per lei, un percorso di crescita necessario, poiché “se essa venisse effettivamente sradicata in un bambino, questi da grande diventerebbe una melanzana”. Nei brevi e splendenti saggi raccolti in quella piccola perla che è Il linguaggio della notte, Le Guin racconta anche, anticipandole di molto, le ragioni che hanno portato gli Stati Uniti (e il mondo, per quel che vale) al punto in cui siamo ora.
Poi diciamo pure che la letteratura di immaginario non racconta il mondo reale”.
“Io sono moderatamente certa di essere una donna, anche decisamente femminista. Ho visto molti lettori spiazzati e confusi mentre cercavano di mettere insieme la mia faccia e i miei romanzi.
Gli editori – quelli grandi, prestigiosi, super-intellettuali etc. etc. – hanno reazioni più decise: sei donna, scrivi fantascienza, ergo il tuo romanzo non mi interessa. Tristemente, questo accade anche quando si ha a che fare con editor donne. Nella mia esperienza, esse considerano un punto d’onore dichiararsi consapevoli del fatto che le storie immaginarie non hanno posto nell’editoria mainstream. Il fatto è che le storie sono sempre immaginarie. Per quello appartengono al territorio della finzione. Altrimenti sarebbero giornalismo (accantonando il fatto che oggi in molti casi è finzione anche quello).”