STATI GENERALI DELL’IMMAGINAZIONE: MASSIMO CARLOTTO SUL CAMBIARE I PARAMETRI DELLA COMUNICAZIONE

La coda sgradevole, e diffamatoria, del mio intervento contro una deriva dell’editoria con la pubblicazione dei due libri di cui parlavo ieri (ma chissà, se ne starà preparando un altro sulla famiglia avvelenata? Cinque o sei su Garlasco?) è che la critica a un sistema viene scambiata per critica alle persone. E’ un pessimo momento, per le parole: non vengono comprese perché sono riportate a un proprio sentire che, dal 2020 a oggi, si è irrigidito, si è fatto pietra, e su quelle pietre le destre fanno conto per i propri fini (si veda la campagna referendaria per il SI’).
Cosa possono fare gli scrittori? Parecchie cose, e lo dimostra l’ultimo intervento dagli Stati generali dell’immaginazione. Lo firma Massimo Carlotto.

 

SCRITTURE DEGENERI E LETTERATURA DI GENERE
di Massimo Carlotto

 

Abbiamo detto e scritto che ci troviamo in un momento rifondativo e che scritture degeneri è una sfida culturale, necessaria, per rivendicare il ruolo della parola scritta, della discussione e delle storie nella vita di una società, non come materiale di consumo, ma come chiave di interpretazione e racconto della realtà, di ragionamento sull’essere umano, sul presente, sul passato, sul futuro.

Sfida che coincide con quella che deve affrontare oggi la letteratura di genere. In particolare il crime. Se è vero che poliziesco e noir hanno sempre raccontato le trasformazioni sociali usando il crimine come lente di ingrandimento, oggi dobbiamo comprendere che ci troviamo di fronte a scelte radicali perché il mondo e la società in cui viviamo non sono più quelli che abbiamo raccontato fino a oggi. Il genere è invecchiato all’improvviso e in pochi se ne sono accorti. Viviamo in un momento storico che ha sancito la fine del diritto internazionale, dei diritti umani. Anche nella nostra società il diritto sta subendo limitazioni. Stiamo assistendo a una mutazione dei rapporti di forza, nel lavoro, nell’esercizio stesso della democrazia. La vita stessa degli individui sta subendo trasformazioni antropologiche profonde. Di fronte allo strapotere dell’ICE negli Stati Uniti e alla sua narrazione ufficiale ci siamo chiesti come reagirà il romanzo americano. Ma anche da noi di fronte a episodi come quello di Rogoredo, che nei nostri romanzi abbiamo raccontato più volte, ora che abbiamo capito che si tratta di un problema sistemico all’interno delle forze dell’ordine, dobbiamo chiederci come lo tratteremo. Potrei continuare a lungo con gli esempi perché non c’è aspetto della società che non sia investito dal cambiamento nell’ottica di un mutamento della relazione tra crimine e società.

Il problema allora è come gli scrittori, e di riflesso i lettori, affronteranno il nuovo che avanza. Abbiamo la possibilità di scrivere una pagina importante, una svolta epocale che il genere ha già saputo affrontare nel passato. E il nodo è culturale, morale e politico. La scelta che gli autori dovranno affrontare è se imboccare il percorso indicato da scritture degeneri, o altri, e praticare la letteratura come indispensabile radicalità della visione del presente. Oppure continuare a proporre una visione rassicurante e consolatoria, fingendo che nulla sia accaduto. Una scelta lecita, profondamente sbagliata, ma lecita.

Sbagliata non solo perché svuota di significato il ruolo sociale della letteratura di genere, ma anche dal punto di vista culturale perché rifletterebbe un’adesione più o meno consapevole a quel progetto di società e di mondo che non riconosce più il primato dell’umanità ma anzi lo disprezza.

C’è un aspetto che non è trattato esplicitamente nel documento, ma che io mi permetto di interpretare con molta libertà e cioè che percorsi come Scritture Degeneri, naturalmente, vanno nella direzione della costruzione di una vera e propria cultura d’opposizione, che nello specifico significa dare forma a una “letteratura d’opposizione”. Lo sappiamo, il mondo della cultura italiano non conta più nulla, anzi è in atto un attacco unilaterale a una cosiddetta egemonia per imporne un’altra, quella governativa, caratterizzata da una sorta di furore ideologico che a volte ci strappa un sorriso ma che dobbiamo prendere sul serio per i danni che sta causando e che causerà in un prossimo futuro.

Scritture degeneri, a mio avviso, di fatto apre, anzi spalanca le porte a questo possibile scenario, lo sviluppo di una letteratura d’opposizione, quando afferma di rivendicare una strada diversa, alternativa, personale, non elitaria, popolare, accessibile, ma non consolatoria, non accomodante, sovversiva e disturbante. Per questo abbiamo bisogno di rifondare il genere, abbiamo bisogno di una nuova visione. Che non significa decretare la morte del romanzo poliziesco, dei sottogeneri, dei personaggi che amiamo, significa invece scegliere e proporre contenuti diversi e cioè uno sguardo differente sulla realtà che ci circonda.

Non c’è più spazio per quella finta neutralità del romanzo crime che ha caratterizzato buona parte della produzione degli ultimi vent’anni.

Cosa accadrà nel concreto. Scritture degeneri offre una casa, uno spazio di dibattito e confronto, un territorio in cui riconoscersi e agire. Ritengo però che la maggioranza degli autori si adeguerà, esattamente come ha già fatto l’industria culturale e sceglierà di rimanere nella comfort zone della produzione passata. Di fatto oggi gli autori sono stati ridotti a meri fornitori di materia prima e molti vivono una solitudine pericolosa, che può facilmente indurre a credere che sia più vantaggioso investire nel già scritto, nel già letto. Questo evidenzierà comunque una spaccatura profonda nel mondo degli autori, che di fatto già esisteva da tempo, ma che oggi viene in qualche modo sancita ufficialmente. È arrivato il momento di distinguere percorsi e affinità perché i lettori devono poter riconoscere e comprendere.

Come reagirà invece l’industria editoriale?

Non eserciterà una scelta tra le due visioni del genere, ma punterà a promuoverle e a pubblicarle entrambe per soddisfare le esigenze del mercato. Non importa come, l’importante è vendere e la storia insegna che il mercato tende a smorzare nel tempo la tensione eversiva dei movimenti letterari. È successo anche anche al romanzo poliziesco italiano e al noir come ha denunciato giustamente Loriano Macchiavelli.

Ma a noi non interessa combattere o tantomeno uscire dalle logiche editoriali e di mercato perché non vi sono alternative valide, abbiamo però la necessità di individuare istanze editoriali adeguate per sviluppare questo progetto nella piena consapevolezza delle possibilità e dei limiti.

E qui entra in gioco quel piccolo patrimonio di lettori, librai, bibliotecari, blogger, che di fatto hanno in mano il destino del crime italiano perché l’urgenza vera è aprire un confronto. Dobbiamo invertire la logica del romanzo scritto, prodotto e promosso. Abbiamo bisogno, tutti, di confrontarci sullo stato attuale del genere e le sue prospettive. Dobbiamo forzare i limiti del dibattito attuale e ristabilire la centralità della qualità della proposta letteraria nel suo complesso. Dobbiamo crescere, strutturarci per avere la forza di conquistare un peso reale nel mercato.

Il passaggio è da consumatori che subiscono il mercato a consumatori che richiedono e impongono altro. E sappiamo bene quanto il mercato sia sensibile agli umori del bacino di compratori che oggi tiene in piedi la baracca. Dobbiamo sfruttare sapientemente la relazione tra domanda e offerta per leggere quello che desideriamo davvero.

Dobbiamo cambiare i parametri della comunicazione, ricordarci che il linguaggio che ci contraddistingue come individui è, innanzitutto, il modo in cui pensiamo e agiamo, è la matrice di emozioni e affetti, è il nostro modo di stare al mondo, di orientarci in esso, di trasformarlo.

Servono occasioni e luoghi per incontrarci. Scritture Degeneri lancia la proposta di un festival come appuntamento annuale, ma confidiamo nell’organizzazione di altri momenti. Non abbiamo bisogno di grandi apparati festivalieri, ma della buona volontà nel trovare una sala pubblica, una libreria, una biblioteca e darci appuntamento.

A presto, allora. Abbiamo un sacco di cose da dirci, molte altre da fare.

 

 

 

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