The Minority Report , il racconto di Dick che parla esattamente di quel che avviene ora, ha la mia età: quest’anno compie settant’anni, ed è stato pubblicato nel 1956 su The Fantastic Universe. La storia è nota: ci sono mutanti, detti precog, che riescono a prevedere il futuro entro un tempo limitato e dunque a individuare i crimini prima che vengano commessi. La polizia predittiva lavora dunque sull’individuazione del potenziale assassino, o criminale, prima che diventi tale: “la punizione non è mai stata un deterrente significativo e difficilmente avrebbe potuto offrire conforto a una vittima già deceduta”.
Quello che forse non è noto a tutti è che la polizia predittiva esiste veramente, almeno dagli anni Zero, in diversi paesi del mondo. Anche in Italia, come racconta Puliafito nel suo articolo su Internazionale, scritto un anno fa.
Perché parlarne oggi? Perché mi è ricapitato fra le mani l’intervento di Philip K. Dick alla Vancouver Science Fiction Convention, nel 1972. Si intitola L’androide e l’umano, e prefigurava già uno stato di polizia. Diceva fra l’altro:
“La società totalitaria immaginata da George Orwell in 1984 dovrebbe essere ormai arrivata. I gadget elettronici sono qui. Il governo è qui, pronto a fare ciò che Orwell aveva previsto.
Cosa voglio dire? Una cosa banale e una meno: quella banale è che dovremmo dare ascolto alla letteratura fantastica, quando sa parlare, perché dice di noi fatti e incubi che non si sono ancora realizzati. Quella meno banale, ma ripetuta mille volte, e anche ieri, è che quando la letteratura, ma anche il cinema, e l’arte in assoluto, si occupano solo di se stessi, rischiano di perdere una delle possibilità più importanti che sono date ai visionari. Restituire le mutazioni del mondo. Tutto qui.
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Sono stata, negli anni, compagna di strada di due cani, un pesce rosso, un criceto, due pogone, che negli ultimi undici mesi sono andate nel paradiso di draghi (che include anche quelli piccoletti) e, attualmente, di due gatti. Ho conversato…