La giornata, dunque, si apre così:
“Il Rapporto curato da LaPolis-Università di Urbino Carlo Bo, con Demos e Avviso pubblico, individua in una persona su cinque l’ampiezza del consenso sociale verso soluzioni autoritarie. Incluse quelle che rimandano, esplicitamente, all’esperienza del fascismo. Un’area che si allarga a circa una persona su tre, se includiamo gli incerti di fronte al bivio tra democrazia e autoritarismo”.
Ma forse non c’era bisogno del rapporto per capirlo: basta uscire, salire su un mezzo pubblico, guardarsi intorno. Qualcosa è cambiato da molto tempo, una narrazione è diventata predominante e adesso siam qui. Il che non significa che non si possa fare nulla, evidentemente, ognuno come può, ognuno come sa.
Le cose sono cambiate anche in editoria, e dal momento che questo è l’ultimo post del 2025 riassumo brevemente quanto scritto qui e sui social: in sintesi, dopo le lunghissime discussioni su come funzionano o non funzionano le cose in Italia, al momento si continua ad andare avanti come prima, con gli editori che inseguono le booktoker, tallonati dagli inserti culturali che le blandiscono, sperando che così i libri e i giornali si vendano un po’ di più (preciserei che non ho nulla contro le booktoker, tutt’altro, e l’ho scritto in tempi non sospetti: mi sembra soltanto malinconico assistere all’ennesimo tentativo di cannibalizzazione di un fenomeno che porta sempre allo stesso punto. Contro un muro).
Nel frattempo c’è anche chi non si accorge di quel che avviene, convinto/a che non toccherà a lui o a lei, e che i suoi libri saranno sempre ben accolti e ben recensiti, e pure premiati, e pazienza se non vendono come una volta.
Aggiungiamo la discussione già fatta sull’uso dell’intelligenza artificiale e il quadro è quasi completo.
E’ sicuramente presto per dire qualsiasi cosa in proposito, tardi per non accorgersi che, appunto, le cose sono molto cambiate. Possiamo immalinconirci pensando a come eravamo o capire come agire.
E dunque? Dunque, caro commentarium, per me resta valido quello che scrisse Sandra Newman diversi anni fa:
“Non c’è nulla di vergognoso, infantile e irrealistico nel volere un mondo migliore. Dobbiamo lasciarci alle spalle la superstizione secondo la quale ogni tentativo di risolvere i nostri problemi finirà nella distopia di Orwell. La storia ci insegna che le buone intenzioni non sono un’avvisaglia di fallimento: dobbiamo permetterci di pensare in termini utopistici, e agire pragmaticamente per farli diventare realtà”.
E naturalmente Buon Natale e Buon Anno a voi. Il blog torna il 5 gennaio, e vediamo cosa succede.
Tag: The New Yorker
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