GADDA, FOSCOLO, IL CRAWL DI HAMNET E LA MIA ORTENSIA: SUL FACT CHECKING, O SULLO SGUARDO CORTO

Una frase di Carlo Emilio Gadda ad Alberto Arbasino  mi è rimasta in mente. Questa:
“Il Foscolo è capace di scrivere in una lettera “Ho passato un’intera notte a piangere”. È fisiologicamente impossibile!”
Ora. Gadda destava Foscolo, lo chiamava “il Basetta”, lo derideva, gli faceva le pulci, lo definiva “il più grande strafalcionista del lirismo italiano ottocentesco”, nel 1958 lo fece a pezzi in una farsa a tre voci che andò in onda (ma pensa) sul Terzo Programma radiofonico.
Naturalmente qui si ama e si venera Gadda, ma in questo caso specifico la sua pignoleria non aggiunge nulla alla stima che nutro nei suoi confronti.

Parto dal Venerato Ingegnere per fare qualche considerazione su un atteggiamento che da particolare e raro è quasi divenuto norma: ovvero, la perdita della visione d’insieme per concentrarsi sul dettaglio. Esattamente come Gadda insisteva sull’impossibilità di poter piangere per un’intera notte tralasciando quello che Foscolo voleva dire davvero (fatto salvo il giudizio di ognuno su Foscolo medesimo, che qui non interessa).
Succede, in verità, da un po’ di tempo: forse coincide con il Covid, forse con l’inizio, giusto quattro anni fa, dell’invasione dell’Ucraina, forse per altri cigni neri o comunque li vogliate chiamare. Nei discorsi intrapresi, soprattutto sui social ma non solo sui social, si perde di vista l’insieme e ci si concentra sul dettaglio, come Gadda con Foscolo. Che si tratti dell’assassinio di Abderrahim Mansouri da parte di un poliziotto, degli Epstein files, dell’ennesima follia di Trump, diventa molto rara la riflessione approfondita e molto frequente, invece, la via laterale, e pignola.

Faccio qualche esempio che riguarda me, e dunque è parzialissimo e non paragonabile a quanto detto e scritto da persone serie come Gadda e dunque ininfluente.
Su Facebook, ho linkato un articolo scritto per Lucy.Sulla cultura a proposito del film Hamnet, su cui non tornerò qui. Come è giusto e sacrosanto, le opinioni sul film sono diverse, anche opposte, e su questo non si discute.
Però. Mi hanno colpito i pareri di commentatori che pure hanno apprezzato il film, ma hanno fatto in tempo a notare che:

nella scena in cui Paul Mescal /Will nuota, lo fa con uno stile, il crawl, che è stato inventato all’inizio del ventesimo secolo.
il falco di Agnes è in realtà una Poana di Harrys, che è una specie americana.
nell’Inghilterra elisabettiana non si dice “hallo” o “ok”
non si vede il cordone ombelicale dei bambini di Agnes

Mi fermo, lo giuro, e dico anche che si tratta di osservazioni legittime. Mi chiedo anche, però, da quando è successo che ci impigliamo sui particolari come fece Gadda con Foscolo, che desideriamo prendere in castagna l’autore o l’autrice invece di ragionare su un altro aspetto: non dico la struttura del film, la fotografia e tutto quello che vi pare. Parlo di una faccenda che può sembrare ingenua e banale come le emozioni, che sono però la nostra intera vita. Almeno prima del fact-checking a oltranza.
Sempre banalmente e sempre ieri, ho postato la foto di una delle mie ortensie che sta germogliando: l’ho fatto non per esibire l’ortensia, ma perché volevo comunicare uno stato d’animo, ovvero la felicità per l’arrivo della primavera. Non l’avessi mai fatto, perché una giardiniera ha sviato la discussione sul fatto che l’ortensia è stata potata nel modo sbagliato. Ma io non intendevo affatto parlare dell’arte della potatura, bensì del tepore, della luce, di quelle cosette sceme che rendono la vita, a volte, migliore.
Già, cosa ci è successo? E peggiorerà?
Non lo so, ma questa mattina sono andata a riprendermi quello che John Berger scriveva dopo un’operazione di cataratta. Ovvero:
“Cataratta”, dal greco kataraktes, cascata o inferriata, un’ostruzione che discende dall’alto. Rimozione della grata che sbarrava l’occhio sinistro. Sull’occhio destro la cataratta resta al suo posto.
Mi diverto a guardare un oggetto chiudendo prima l’occhio sinistro, quindi il destro. Le due visioni sono nettamente diverse. Definire la (le) differenza (e).
Con il solo occhio destro pare tutto usurato, con il solo occhio sinistro pare tutto nuovo. Non vuol dire che l’oggetto osservato dimostri un’età diversa; i segni relativi alla sua età o alla sua freschezza restano gli stessi. Quel che cambia è la luce che cade su di esso e ne è riflessa. È la luce a ringiovanirlo o, quando diminuisce, a invecchiarlo. Un’altra differenza tra la visione dei due occhi riguarda la distanza. L’inferriata si chiude. Con l’occhio sinistro posso avventurarmi all’esterno e la distanza aumenta in due modi. Vedo più lontano e, nello stesso tempo, ogni misura di distanza si estende: un chilometro diventa più lungo, e così un centimetro. Divento più cosciente dell’aria, dello spazio tra le cose, perché quello spazio è pieno di luce come un bicchiere può essere pieno d’acqua. Con la cataratta, ovunque ci si trovi, si è, in un certo senso, in interni” .

Ecco, avremmo tutti e tutte bisogno di rimuovere la grata metaforica, temo. (Non la cataratta in sè: lo preciso prima che arrivino qui gli oculisti, o i grecisti pronti a smentire Berger). Buona giornata, commentarium.

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