AH, LA MIA LISTA DOMAN MATTINA

So bene che ci sono molti argomenti di cui parlare, in questo piovoso lunedì. Ne scelgo uno forse inaspettato, e spiego perchè. Qualche giorno fa sono capitata sulla pagina di Writer’s Dream, sito e forum che si devono a una ragazza ventenne, Linda Rando, e dove si parla attualmente di scrittura. Writer’s Dream, però, si è fatto conoscere per aver pubblicato, su segnalazione degli utenti, una lista degli editori a pagamento e a “doppio binario” (parte del catalogo è free, parte viene pubblicata con contributo dell’autore). Ebbene, entrando nel sito, non ho trovato più la lista. Ho trovato, invece, un’ammissione di sconfitta da parte degli amministratori: troppe minacce, troppe querele annunciate. Via la lista.
Così, ho deciso di pubblicarla io: la trovate fra le pagine di questo blog così come mi è stata fornita. Sono contraria all’editoria a pagamento: in particolare, trovo che sia un boomerang per lo stesso editore che sceglie il doppio binario. Comprensibilmente, per far quadrare i conti: ma ritengo che almeno sia corretto sapere, per l’utente, chi attua questa pratica, in modo che possa decidere in piena libertà se essere un autore che paga per pubblicare (sapendo che attualmente è molto più economico autopubblicarsi in ebook) o un autore che viene pagato, come dovrebbe essere.

95 pensieri su “AH, LA MIA LISTA DOMAN MATTINA

  1. Gli animi su questa vicenda si accendono e devo dire che forse accade perché chi pubblica chiedendo contributi agli autori sa che sta facendo un’operazione piuttosto ambigua: il marchio di una casa editrice e’ appunto un marchio, apporlo vuol dire farsi garante del contenuto, come capita per altri prodotti a cui si appone appunto un marchio. ImplIca un’assunzione di responsabilità” che l’editore a pagamento rifiuta sia sotto il profilo economico che sotto quello culturale. Il fatto che sia così facile, almeno da un punto di vista meramente “pratico”, costruire l’oggetto libro ha peggiorato la situazione.E anche gli aspiranti scrittori non ci capiscono piu niente, e quando a qualcuno che ti invia un manoscritti dici che e’ interssante ma che dovrebbero apportare una serie di cambiamenti, integrazioni, tagli, e cccc rispondono sorpresi. Non parliamo del fenomeno del malcostume delle grandi case editrici di pubblicare qualunque porcheria scritta da personaggi o fenomeni televisivi, che genera altra confusione su cosa sia un libro. …

  2. Io ho pubblicato con Cult e non ho pagato. In compenso, quando ho chiesto notizie dei pagamenti dei diritti, non ho ricevuto risposta da loro…

  3. Grazie, Loredana, per aver permesso al gran lavoro di Linda Rando di non andare perduto. Personalmente considero le liste uno strumento indispensabile: mi aiutano sia a orientarmi nel mare magnum di case editrici, sia a dare consigli più puntuali agli esordienti (credi di conoscere tutti gli EAP ma ne saltano fuori di continuo o, peggio, scopri che editori di cui ti fidavi non hanno più le qualità per starsene comodi comodi nella lista “free”). Però so che fare informazione può essere scomodo. Parecchio. Come è stato detto, mi stupisco che l’AIE non certifichi gli editori distinguendoli dalle altre realtà.

  4. Buonasera. Vorrei intervenire nella discussione per riportare alcune considerazioni e fare alcune domande.
    Vi siete mai chiesti cosa spinge migliaia di persone – ogni anno in Italia escono 60.000 nuovi libri e di questi almeno 50.000 sono legati alla eap, all’editoria sostenuta e ad altre forme di editoria e finanziata da altri – a scrivere e poi desiderare di pubblicare un libro?
    Avete mai provato a cercare di pubblicare un libro con le 40 case editrici più importanti d’Italia che muovono l’80% dei libri presenti in una libreria?
    Le risposte le conoscete.
    Il punto allora è questo. Grazie ad internet e una migliore informazione tutti oggi conoscono il mondo dell’editoria. Inoltre ricevono a casa note, contratti e quant’altro da parte di editori e possono informarsi, chiedere lumi, approfondire e scegliere di editare o di rimettere il manoscritto nel cassetto. Editare diventa quindi una scelta consapevole (esclusi gli incapaci di intendere e volere).
    La lista è un ottimo luogo di analisi e mi dispiace che qualcuno si sia offeso ma rappresenta una realtà. Lista per altra molto scarna visto che mancano a mio parere altre decine di editori (alcuni molto famosi) che pubblicano saggistica a pagamento. Forse manca ancora coraggio ma capisco Linda Rando. Prendersela con i colossi risulterebbe ancora più pericoloso.
    E vengo al punto.
    La questione è annosa e la domanda è una sola: l’editore deve essere uomo di cultura tout court o uomo di finanza ed economia?
    Purtroppo in Italia non è quasi possibile far conciliare le cose e avere uomini di mezzavia. Gli esempi sono molti. Tutti i grandi editori sono falliti. Casi come Einaudi, Rizzoli, Mondadori appartengono alla storia del libro in Italia. Eppure da una struttura come l’Einaudi è passata la cultura italiana. Ma è fallita comunque.
    Allora in definitiva unendo i punti qual è il reale problema italiano? Le risposte sono molte.
    Abbiamo troppi scrittori e pochi lettori; abbiamo pochissimi librai e molti commessi; abbiamo pochi critici letterari e molti giornalisti amici degli amici (io recensisco il tuo e tu il mio); abbiamo pochissimi editori liberi e molti legati alla borsa a doppia mandata; abbiamo una televisione che non parla di libri e non educa alla lettura; abbiamo l’idea che se un tizio qualsiasi passa in televisione poi venderà un libro; abbiamo troppa ombelicalità; abbiamo troppe gelosie che arrivano all’odio (seguite qualche blog dove si parla di Fabio Volo scrittore).
    Insomma la domanda che vi faccio è questa:
    ottima la pubblicazione della lista, ma forse pochi ricordano che Camilleri ha iniziato a pubblicare a pagamento con Lalli di Poggibonsi (e non solo) e oggi è famoso in tutto il mondo; quindi credo che l’eap sia un falso problema.
    Il problema reale e concreto è nel sistema libro che coinvolge editori, scrittori, librai, giornalisti, manager e lettori.
    Cosa ne pensate?

  5. Andrea,
    davvero paragoni Camilleri (potevi dire Moravia o tanti altri) con autori che oggi usufruiscono della EAP?
    Sarà che io sono dannatamente sfortunata, ma delle centinaia di manoscritti che leggo (tanti di EAP), ce ne saranno dieci leggibili. Dieci autori che sanno usare la lingua e si pongono il problema di chi dovrà e potrà leggerli. Gli altri scrivono la propria biografia, sputano su Volo (ma non saprebbero neppure ricopiarlo battendo a macchina) e non hanno letto un tubo oltre se stessi.
    Dici che ormai l’editoria non ha più segreti per nessuno, che basta andare a zonzo su internet per essere informato? Sarà. Ma quello che sento dire io – una nenia snervante – è che per esordire si deve pagare o essere figli di papà o avere santi in paradiso.
    Eppure gli esordienti con i quali ho avuto a che fare io hanno pubblicato perché meritavano. Prova a dare un occhio al numero di gente che ha trovato un editore disposto a investire su di lui e ha frequentato i corsi di Raul Montanari. Impressionante. Certo che la fortuna conta, ma se tenti di avvicinarti al mestiere, con mestiere, se hai un’urgenza narrativa, se cerchi una voce che possa essere credibile… forse le possibilità aumentano.
    L’editoria non è una scienza esatta. Entri in libreria (e ce ne sono tanti di librai, anche nelle super catene, io ne conosco diversi e rendono più gradevole la mia vita) e trovi brutti libri pubblicati così come, aprendo certi cassetti, troveresti storie valide che non lo saranno mai. Così è. Pensi che tutti i buoni musicisti abbiano sfondato?
    Comunque.
    Mi trovo spesso a discutere di EAP con gli esordienti che l’hanno sperimentata in prima persona. Semplificando, le categorie sono due: quelli che dicono di aver perso del gran tempo e quelli con un ego sotto steroidi, idrorepellenti a qualsiasi critica. Discuti con loro di EAP e si inalberano, la difendono… peccato che siano tutti a caccia della svolta. Perché, sì, la loro EAP è fantastica, ma non si considerano certo arrivati, vogliono pubblicare con Mondadori, Rizzoli, Einaudi… solo che, finché non gli riesce, dicono che quei posti là son covi di gentaglia che pubblica sempre i soliti noti.
    L’EAP non è il problema, ma si nutre di quello.

  6. Purtroppo devo concordare a proposito della qualità di ciò che arriva in lettura con Chiara, ma l’EAP contribuisce a far si che scriva chiunque e che chiunque abbia perlomeno due amici che hanno scritto un libro…a me e’ addirittura capitato di essere contattata da un dirigente Rai di cui non posso fare il nome, e in tutta fretta, perché la sua rivale aziendale aveva appena pubblicato e lui voleva scrivere di corsa la sua biografia dal titolo, giuro, arriveRai

  7. Scusate ma anche Moravi con gli “Indifferenti” pagò la prima edizione del suo libro. Così come Ungaretti o Proust e molti altri.
    Comunque condivido in parte le risposte e vi domando. Oltre la fortuna come poter arrivare alla scrivania giusta? Entrambe (Chiara e Laura) scrivete di ricevere molti manoscritti illeggibili. Ebbene chiedo.
    Ma se sapessi che c’è uno scrittore in Italia molto bravo ma ignorato come potrebbe rivolgersi a voi per una valutazione?

  8. Arrivo a scrivere un commento con ritardo. Sono il direttore editoriale di Ledizioni e vedo che siamo nella case editrici a doppio binario.
    Ci tenevo quindi a dire la nostra. La nostra casa editrice è attiva nella saggistica universitaria e condivido in toto le considerazioni di Luisa Capelli di cui trovate sopra un commento (il post è qui: http://www.luisacapelli.eu/blog/2011/12/14/editoria-a-pagamento-e-il-mio-outing/).
    Specifichiamo sempre nel colophon se abbiamo ricevuto un contributo per la pubblicazione, che viene richiesto solo in alcuni casi, dopo che il lavoro è stato valutato attraverso una procedura di doppia peer-review cieca.
    Quando chiediamo un contributo consentiamo SEMPRE (ed anzi incoraggiamo) la diffusione in Open Access della copia digitale (quindi gratuitamente).
    Sinceramente trovo fuorviante inserire case editrici così eterogenee in una lista unica, da cui, poi, vedo mancare molte case editrici accademiche, anche “prestigiose” o almeno note, che chiedono spesso contributi.
    Preciso che per la pochissima varia che pubblichiamo non chiediamo alcun contributo.

  9. Mi accodo al commento di Nicola Cavalli, per raccontare la mia esperienza con la sua Ledizioni. Ho di recente curato il libro “La lettura digitale e il web. Lettori, autori ed editori di fronte all’ebook”, una raccolta di saggi sulla lettura e sull’editoria digitale di diversi bookbloggers. Non solo non ho versato – né alcuno dei miei coautori ha versato – un solo centesimo di contributo, ma l’intera operazione è avvenuta in un eccellente spirito collaborativo, e gli autori e l’editore si sono equamente divisi oneri e ricavi. Le percentuali di royalties che riceviamo sono mediamente più alte della norma e a ciò si aggiungono degli accordi sulle possibilità di promozione a tutto vantaggio degli autori.
    Come “esordiente”, la mia esperienza di curatore con Ledizioni è stata eccellente. Assolutamente contrario all’EAP non avrei mai accettato di versare alcunché.
    La trasparenza è un valore assoluto e inderogabile, tuttavia ho dei dubbi che lo strumento “lista” sia il più efficace: è uno strumento che non spiega, ma punta il dito. Piuttosto, bisognerebbe pensare a delle “schede” (brutta parola, ma utile in questo momento) in cui le prassi truffaldine dei singoli editori a pagamento siano spiegate e contestualizzate. Quello che serve è comprensione dei meccanismi della EAP e comunicazione aperta dei risultati. Non servono etichettature.

  10. Andrea,
    tu mi citi autori di talento che hanno vissuto in un periodo storico in cui scrivere era un mestiere ancora più faticoso (la mia battuta circa la macchina da scrivere non era una provocazione; fidati che, se si dovesse usare ancora quella, invece di miglia ne riceverei dieci di dattiloscritti all’anno), in cui gli autori si accostavano alla scrittura con un’umiltà e una preparazione diverse. Sapevano e leggevano, prima di tutto. Poi scrivevano. Potremmo parlare per ore di scrittori come Joyce o come – decisamente più pop – Stephen King che per pubblicare il proprio primo libro hanno dovuto fare carte false.
    Certo che farsi dare una mano da Sylvia Beach, Pound, Fitzgerald o McAlmon era un tantino diverso dalla EAP di oggi…
    Oggi, parlo della mia esperienza, l’approccio alla scrittura è diverso: siccome ho scritto, pretendo di pubblicare. E se dici all’esordiente che non è così, pesta i piedi e ti dice che scrivono tutti, pure i calciatori e i cantanti. Se tu gli spieghi che, pur condividendo la critica, c’è una motivazione di marketing ma che essendo lui uno sconosciuto il meccanismo non è applicabile alla sua persona continua a pestare i piedi. Però, quando lo metti a lavorare sulle proprie cose è lo sfacelo.
    Sempre parlando della mia esperienza, sul mio blog ho indetto un piccolo gioco letterario. Scrivere un racconto di dieci cartelle che contenga tre elementi da me specificati. Me ne sono arrivati a pacchi di testi. Peccato che siano sempre più lunghi delle cartelle richieste e che manchino i tre indizi… questo per dire che gli esordienti si lamentano parecchio ma poi, quando si tratta di mettersi in gioco davvero, rimangono in pochi ad aver voglia di farlo. E quelli, magari ci mettono anni, però alla fine pubblicano.
    Per le informazioni che chiedevi, dai un occhio sul sito della mia agenzia (Punto&Zeta) oppure scrivimi una mail.

  11. sono contrario all’EAP, e proprio per questo vorrei estendere la questione a critici e giornalisti come lei, loredana. le è capitato di scrivere recensioni per libri pubblicati da case editrici presenti nella lista? lei e i suoi colleghi quanto siete già al corrente di questa situazione? e qual è la vostra “linea”, sece n’è una? e ancora, nel caso in cui il libro pubblicato a pagamento fosse particolarmente valido, sarebbe penalizzato comunque dal punto di vista della promozione su giornali e riviste?
    grazie per l’attenzione e buon lavoro.

  12. Ringrazio Laura e Chiara le precise note. Le ultime email hanno però aggiunto molto altro al dibattito.
    La prima è la considerazione che le liste non distinguono tra chi (soprattutto in quelle a doppio binario) le richieste sono chiare e le realtà si danno da fare veramente per lavorare alla promozione dei libri. Si crea così una sosta di “società” tra chi scrive e vuole emergere e chi pubblica ma ha bisogno comunque di un sostegno (certo non tutta la pubblicazione deve essere pagata).
    La seconda è legata all’intervento di Marco Lusi. Il dubbio attanaglia. Ma se uno ha pubblicato con una casa editrice a doppio binarrio (non cito quelle eap della prima lista) e ha composto un ottimo saggio o un ottimo romanzo viene censurato a priori? Non viene neppure letto perchè ha questo marchio di infamia.
    Non cadremmo così ina una caccia alle streghe e un rogo di libri? Insomma fa paura pensare a bruciare libri in quanto tali.
    Non so. Che ne pensate?
    Infine una nota (o una proposta).
    Perchè non scavare tra quelle a doppio binario e chiedere come lavorano (basta che qualcuno gli mandi una email).
    Anzi chiedergli – per il loro bene – di mettere sulla home page chiaramente come lavorano. Cosa fanno. E se chiedono un aiuto come lo fanno e quanto chiedono. Non sarebbe una buona idea?
    Mi pare che tra queste ce ne siano alcune degno di fiducia e di qualità. Anzi tre o quattro che le conosco bene le considero ottime realtà (ma non dirò quali sono per rimanere esterno alle possibili polemiche).
    Grazie e scusate per la prolissità ma l’argomento lo considero portante per migliorare l’editoria italiana.

  13. Condivido l’idea di Andrea: sarebbe interessante sentire la voce di tutti, ma credo che dovrebbero intervenire spontaneamente al dibattito. Certo non è facile farlo con toni pacati quando ti senti “messo in mezzo”. E’ anche vero che è diffcile, per chi non fa parte della decina di case editrici “nobili”, far prendere in considerazione i propri libri ai critici letterari e ai giornalisti più bravi e quotati, non perchè siano corrotti, ma perchè hanno, a mio avviso, qualche preconcetto, dovuto probabilmente proprio alla presenza tra i piccoli editori di molti truffatori di bassa lega. E’ anche vero che gli editori di fascia media più che essere fini intellettuali sono molto spesso affaristi che utilizzano giovani ingegni promettenti pagandoli due euro (potrei far nomi senza difficoltà). In realtà quindi a mio avviso la realtà è piuttosto sfaccettata…

  14. Non confondiamo i piani, Andrea. La parola rogo e la parola censura non possono e non devono essere utilizzate a ogni piè sospinto, pena la loro svalutazione. Ma quale rogo? Non veder recensito il proprio capolavoro è un rogo? Ma per favore. E basta con i preconcetti dei giornalisti, Anonimo. Personalmente ho anche provato a leggere testi pubblicati a pagamento: ma se si riuscisse a mettere da parte, per un istante, il narcisismo, si toccherebbe con mano che erano testi (quelli che mi sono capitati, almeno: non nego che frugando si troverebbe anche buon materiale) autoreferenziali, senza impatto e spesso senza rispetto delle regole più elementari delle grammatica e ortografia. Ora, capisco che un libro è parte di se stessi: ma non si può pretendere che un lettore, un semplice lettore e non chi legge per professione, debba cadere in ginocchio estasiato davanti a ogni scritto. Chi pubblica a pagamento non riceve editing. Non riceve giudizi professionali. E non riceve altro che lo status presunto di scrittore.
    Ora. Per rispondere a Marco. Ognuno ha la sua linea. Personalmente, non recensisco testi pubblicati a pagamento. Alcuni colleghi fanno la stessa cosa, molti no. Quanto al libro valido (e parliamo di oggi, non dei bei tempi andati), non ho ancora visto un libro valido pubblicato a pagamento. Semmai, esistono testi validi GRATIS, in rete: che è la strada che mi ostino a consigliare agli esordienti.
    Infine. Alcuni editori doppio binario mi hanno scritto e autorizzato a rendere pubbliche le mail, cosa che farò domani. Sono interventi misurati e interessanti, su cui confrontarsi senza astio, e possibilmente cercando anche di non difendere se stessi a tutti i costi.

  15. Io non recensisco libri di editori a pagamento perché per esperienza, cioè per averne letto più di qualcuno, sono privi di editing e di correzione di bozze, sono testi sui quali l’autore non ha avuto di confrontarsi con nessuno che non sia il proprio (alter)ego e che non si possono definire libri, proprio perché privi del lavoro editoriale necessario perché un manoscritto possa diventare libro. (Ciò non toglie che anche molti libri pubblicati da editori free, per me gli unici veri editori, abbiano gravi pecche anche nella confezione editoriale, ma in questo caso basta stroncarli per dirlo, in ogni caso nessuno ha speso soldi per un servizio non corrisposto). Non me ne occupo anche perché dietro l’EAP c’è un sistema poco chiaro, quasi al limite della legalità, in cui alla corresponsione di denaro per una serie di servizi, non si ottiene alcun servizio, i libri nella grande maggioranza dei casi non sono distribuiti, promossi, editati: in altri casi un consumatore interebbe causa a una società che non erogasse un servizio pagato, invece nell’EAP lo scrittore se la prende con chi non lo recensisce e non condivide la sua scelta di aspettare il suo momento (che può anche non arrivare, eh) e si fa pubblicare pagando il suo “capolavoro”.
    Le liste possono presentare errori, che vanno prontamente corretti, ma sono un utile strumento di informazione, a me di come lavorano gli editori a dobbio binario non importa: per alcuni autori si fanno pagare, tanto basta. (E poi basta citare Moravia, Kafka, Proust, sono sempre gli stessi e sempre solo loro perché sono eccezioni e in quanto tali confermano la regola: se pubblichi pagando non sei un vero scrittore).

  16. Peraltro sono anche molto orgogliosa di scrivere sull’unica pagina culturale che ha espressamente scelto di inserire in ogni numero un alert in cui si dice che non recensiamo libri di EAP (Scritture&Pensieri, allegato domenicale del Corriere Nazionale).

  17. Da più di 4 anni curo una pagina libri che viene pubblicata la domenica sul quotidiano dell’Italia centrale Il Corriere Nazionale. Una pagina che per me rappresenta, dopo più di trent’anni di professione, l’unico spazio dove riesco a collocarmi. Questa settimana ne ha parlato anche Steffenoni su “Il Venerdi”. Articolo che mi ha dato ragione sulla battaglia che stiamo portando avanti con i miei collaboratori su questioni etiche e su una in particolare: le case editrici a pagamento. Infatti accanto alla testata della pagina c’è un logo in cui è scritto “In questa pagina non compaiono recensioni di libri provenienti da
    case editrici a pagamento. Se per errore dovesse capitare è gradita una segnalazione”. Questa non è solo una posizione ma un modo per denunciare pubblicamente un fenomeno. Ciao Loredana
    stefania

  18. Vedo che ora la famosa lista sta circolando su Tumbler. Priva però, ovviamente, delle indicazioni che specificavano i criteri delle scelte. Per cui ora Delos Books – che non pubblica affatto a pagamento, anzi com’è noto neppure recensisce o segnala libri a pagamento – ora risulta “a doppio binario”, perché secondo i crociati di Writers Dream bandire concorsi letterari con tassa di iscrizione vuol dire pubblicare a pagamento. Bella roba. Il peggio di internet.

  19. Gentile Sosio, prendere in considerazione i manoscritti solo se si partecipa a un concorso dietro il pagamento di tassa di iscrizione è in effetti una pratica singolare. Potremmo specificare il punto, ma qualche perplessità la suscita, non crede?
    Quanto al peggio di Internet, credo che al peggio non ci sia mai fine. Capita anche di trovar recensito il romanzo di Casseri, l’assassino di Firenze, pensi.

  20. Comunque la lista non è completa, per ovvi motivi, perchè sono molte di più. Basta andare in metro a Roma e vedere la pubblicità de “Il Filo” in cui si esortano gli esordienti ad aprire il cassetto, Questo significa che hanno mezzi e committenti. Pagare pubblicità di questo tipo costa ,dunque c’è un ritorno. Gli italiani scrivono molto, sono tutti geni incompresi, e non avendo l’umiltà o l’accortezza di informarsi, pubblicano. Magari investendo tutti i loro risparmi. Io ne ho viste delle belle. Da una che mi dice : “tu parli perchè sei giornalista, dunque hai accesso , sei privilegiata” (ho pubblicato con Pironti e Perdisa), oppure “mi penalizzi perchè io non lo sapevo”. E qui dico: invece di cazzeggiare in rete guardatevi i fatti vostri. Se cazzeggiate e non vi informate, a questo punto, con quello che offre l’informazione, nonpotete protestare.
    Un bel libro è “Esosridenti da spennare” edito da Terre di mezzo. Però sarò anche tacciata per razzista: chi pubblica a pagamento è fuori dal mondo. Tranne casi eccezionali ,si tratta di un’utenza disinformata e di livello medio basso

  21. Egregia Lipperini, quando ho tempo le faccio un conto dei romanzi e dei racconti italiani pubblicati da Delos Books senza aver partecipato a nessun concorso, ma le posso anticipare che i racconti sono nell’ordine delle migliaia e i romanzi diverse decine; i vincitori di premi saranno si e no il 10%. Così magari ristabiliamo un minimo di senso della realtà.
    Quanto a Casseri, a parte che non mi risulta di aver recensito nulla di suo (c’era penso una news che segnalava il libro, comunque eventualmente per i prossimi libri che segnaleremo chiederò a lei se l’autore è destinato a commettere qualche reato in futuro), le confesso che personalmente non vedrei nulla di sbagliato neppure nel recensire il Mein Kampf, o forse non bisogna parlare dei libri che contengono idee che non piacciono? Mi sembra una bella inversione di rotta, tempo fa sosteneva l’esatto opposto.

  22. Ormai abbiamo capito che quelli dell’eap pura non si salvano.
    Sta bene (anche se Il Filo o altri, tanti altri, se ne fa un baffo di queste nostre discussioni).
    Ma nella lista a doppio binario compaiono anche questi editori che mi sembra appartengano alla classe buona dell’editoria. Hanno progetti, collane e si muovono. Fanno editing e costruiscono distribuzioni o eventi. Si tratta di Armando Curcio, Campanotto, Delos, La Giuntina, Casagrande, Giraldi, Manni, Pendragon, Prospettiva e Rubbettino.
    Si faranno anche pagare per qualcosa ma almeno producono della bella roba (poi ci sarà anche qualche libro sbagliato).
    E soprattutto lo fanno con dignità.
    Ultimamente ho visto un libro di Campanotto su Peggy Guggenheim;
    “Caccia all’uomo” di Roversi di Pendragon;
    Agota Kristof di Casagrande; tutta la fantascienza di Delos con le riviste http://www.delosstore.it/riviste/scheda.php?id=52;
    Manni con la sua collana dedicata al Cinema http://www.mannieditori.it/categoria-libri/Cinema%20e%20teatro;
    oppure la collana BrainGnu di Prospettiva http://www.braingnu.it/;
    e infine La Giutina con l’ebraismo e la sua cultura a portata di mano.
    Mi sembrano tutti ottimi libri e progetti seguiti, con editing, distribuiti e soprattutto chiari.
    Forse per il doppio binario ci vorrebbe più attenzione perché non sono eap ma un’altra cosa da valutare e curare.
    Magari sostenendo proprio questa gli potremo permettere di emergere e far emergere un sommerso di qualità.
    Non credete?
    Se no buttiamo al macero tutto a prescindere, a priori, giudicando e sentenziando come negli stati fascisti e questo non ci fa onore. Intendo onore intellettivo, culturale.

  23. Il “Mein Kampf” deve essere letto e recensito, altroché. Ignorare cosa sia stato Hitler e il nazismo non è cosa auspicabile. Proprio per questo il problema non è certo segnalare le opere di Casseri, ci mancherebbe altro (sono i camerati di Casa Pound che si sono subito affrettati a cancellare ogni suo testo dai loro siti), bensì non accorgersi di chi si sta promuovendo.
    Faccio notare che il medesimo autore ha scritto articoli e saggi in cui sostiene che I Protocolli dei Savi di Sion sono sì un documento falso… ma che dice cose vere. Ora, affermare che un documento come quello non è stato scritto da una cupola ebraica, ma ugualmente prefigura scenari che poi si sono avverati – considerando che l’intero testo è incentrato sulle strategie di dominio ebraico sui gentili – ha tutta l’aria di una forma malamente nascosta di antisemitismo. Sarà un caso che questi testi di Casseri compaiano su siti negazionisti? A guardare bene il finale della vita di costui è del tutto coerente con quanto ha scritto e predicato in vita.
    Evidentemente l’aura intellettuale di Gianfranco De Turris riesce a sdoganare l’insdoganabile, e forse sarebbe ora che i recensori e gli editori compiacenti si accorgessero che è proprio questo il problema e si assumessero delle responsabilità. Ecco uno dei pochi che nel mainstream ha il coraggio di dirlo: http://www.gadlerner.it/2011/12/18/il-killer-casseri-lintellettuale-de-turris-e-i-pazzi-di-destra.html

  24. Buongiorno Loredana
    tante cose scritte da te e nei commenti mi hanno stimolato a intervenire.
    Parto dal fondo, perché posso parlare di quello che conosco mi rifaccio al commento prima del mio, di Andrea.
    Leggo libri Casagrande con grande piacere e interesse da molto tempo, hanno anche pubblicato Imrè Kertész e la Schwarzembach autori da ne amati e venerati.
    Ho un libro Casagrande sulla scrivania.
    Sicuramente fanno scelte editoriali di grande qualità, non li conosco personalmente, ma li stimo e credo ci svogliano dei distinguo.
    E’ un editore che ho sempre comprato e letto e continuerò a farlo.
    Mi pare che le informazioni vadano- qualunque esse siano, contestualizzate
    E’ abbastanza singolare inserire in una lista di editori “in parte a pagamento” chi pubblica autori come quelli che ho nominato( sono certa che Kertés non ha pagato 🙂 )
    Con Giraldi pubblico, io vengo pagata, e anche molto.
    E’ vero che io vendo.
    Qui il distinguo, su Giraldi è importante perché ha cambiato proprietà da poco,( io venivo pagata anche dal vecchio proprietario,ma non è una questione personale quella che voglio fare)
    La nuova proprietà sta facendo uno sforzo enorme e sta impostando progetti editoriali importanti
    C’è un editing attento e meticoloso, la editor è giovan. brava e lavora con meticolosa attenzione.
    Sul precedente proprietario so che si parlava del doppio binario, e so anche di autori che si sono lamentati, ( anche con me che non sapevo cosa dire, racontandomi altre storie)
    Ma è davvero un peccato, inserire un editore che con fatica e impegno sta, da pochissimo ( magari chi ha stilato l’elenco questo non lo sapeva) cambiando proprietà e dirigendosi verso un’editoria seria con progetti impegnativi, non fare un ulteriore distinguo, credo.
    Ripeto, io vengo pagata e più di quello che sono stata pagata, ad esempio da Aliberti o da altri che nell’elenco non compaiono
    Nessun problema a mostrare i contratti.
    Questa l’esperienza personale, inoltre il cambiamento di proprietà, non facile e viene affrontato con enorme serietà
    Aggiungo, che, ed è la mia esperienza diretta, Giraldi organizza e retribuisce per ogni trasferta e presentazione. Perché in questa lista non si parla di editori, che poi lasciano gli autori in balia di promozioni non supportate, non rimborsate, anzi.
    E ce ne sono molti altri, oltre a quelli elencati, ha ragione Stefania Nardini.
    Altro editore che conosco è Pendragon. Pubblica davvero belle cose e, almeno da amici che conosco come Danilo Masotti che pubblica con loro da tanto e molti altri, gli autori vengono pagati Senza ombra di dubbio. E sostenuti nelle presentazioni.
    Stride nella lista anche Pendragon.
    Sicuramente ci saranno delle ragioni per cui è stata inserita ma servono approfondimenti
    Sono editori con distribuzione attenta. Organizzano eventi. Li curano
    Li conosco. Come lettrice e come autrice ( anche Manni)
    Mi associo a Andrea che dice “progetti seguiti, editing ecc”
    Concoro col fatto che per questo “doppio binario ” ci vorrebbe meticolosa attenzione
    Quante sfumature. No?
    Ricordo che apparve già una lista tempo fa e vorrei citare il libro
    “Esordienti da spennare
    come difendersi dagli editori a pagamento”
    di Silvia Ognibene
    E’ del 2009 ma è ancora attuale e nel link c’è anche una parziale lista e ci sono i commenti, tutti da leggere.
    http://www.riaprireilfuoco.org/blog/?p=147
    E’ un libro inchiesta serio e interessante
    La giornalista lì contattò quasi tutti di persona e c’è il resoconto di ogni telefonata. A tratti sono esilaranti. Talvolta tragiche
    Sono sempre d’accordo sull’indicare come difendersi da questo fenomeno ( e attenzione agli editori digitali dove si sta diffondendo con forme diverse)
    Per finire, Loredana, d’accordissimo quando scrivi
    “prendere in considerazione i manoscritti solo se si partecipa a un concorso dietro il pagamento di tassa di iscrizione è in effetti una pratica singolare. Potremmo specificare il punto, ma qualche perplessità la suscita, non crede?”
    Mi ha sempre suscitato perplessità. E non poca.
    Un saluto
    Francesca

  25. Mi era sfuggito, il libro della Ognibene l’aveva già segnalato Stefania Nardini. Non volevo ripetermi, nel link che ho lasciato sopra ci sono, in ogni caso, commenti veramente interessanti.
    “Esordienti da spennare” dovrebbe essere pubblicato aggiornato,e magari con una appendice sull’editoria digitale.
    Potrebbe essere un’idea e la discussione, (quella seria) che la pubblicazione di questa lista ha generato qui nel tuo blog, secondo me potrebbe essere uno stimolo in quel senso.

  26. Mi pare manchino diverse case editrici illustri alla lista… facile prendersela solo con le piccolissime neonate, che necessariamente – soprattutto partendo da una dimensione locale e cittadina – devono svolgere il doppio lavoro di tipografia da una parte, e di editoria dall’altro.
    Come mai non si nomina la tanto stimata XXxXX, che per quanto riguarda la gran parte del catalogo poetico chiede un contributo?
    O Passigli?
    Facile fare i gradassi solo con i più deboli, vero Lipperini?

  27. Gentile Grazia,
    la pregherei in primo luogo di moderare i termini. In secondo luogo: come già detto, io ripubblico le liste che sono state compilate originariamente da Writer’s Dream. Qualora lei avesse testimonianze comprovate riguardo ad altre case editrici, può tranquillamente postarle qui o scrivermi in privato.
    Comprovate e non miranti alla diffamazione, in quanto la lista non è, come detto altre volte (ah, l’abitudine di leggere prima di postare) una messa all’indice ma un servizio informativo.
    Le auguro buon Natale.

  28. Certo, ho un comprovato scambio di email in cui si specifica il metodo del contributo e che se mi fornisce il suo indirizzo email provvedo a inoltrarle, attendendo di vedere la lista aggiornata.
    Naturalmente per offrire un servizio informativo che non si limiti ad informare solo sui piccolissimi editori ma anche su qualcuno un po’ più in vista.

  29. Gentile [Omissis],
    grazie per avere pensato a noi.
    […]
    Tenga presente che non siamo molto ‘militanti’ come editori di poesia italiana contemporanea, facciamo pochi di questi titoli all’anno, la nostra collana di poesia era stata infatti varata per pubblicare soprattutto la grande poesia non italiana del Novecento: Neruda, Pessoa, Rilke, Kavafis, Jiménez, Salinas, ecc., tutti autori che figurano più volte in collana. Mario Luzi, che l’ha diretta fino alla sua scomparsa, aveva chiesto all’editore di pubblicare di tanto in tanto qualche italiano, e così abbiamo continuato a fare, ma senza un interesse particolare da parte dell’editore. Tenga inoltre presente che, anche per questa ragione, l’editore chiede comunque, in caso di pubblicazione, la formalizzazione dell’acquisto di 200 copie al prezzo di copertina da parte dell’autore. Diversamente, non ne pubblicherebbe affatto.
    Ecco, preferisco che lei abbia ben chiaro tutto il quadro per non farle perdere tempo inutilmente.
    Con un cordiale saluto,
    [Omissis]
    Passigli Editori S.r.l.
    Via Chiantigiana 62 – 50012 Bagno a Ripoli – Firenze Cap. Soc. euro 20.000,00 i.v.
    Iscr. Reg. Imprese di Firenze,
    C.F. e P.IVA 01836680486
    REA 309223
    Tel. +39 055 640265 – Fax + 39 055 644627

  30. Su XXX non ritrovo la mail quindi può cancellare il mio messaggio di prima, non avendo le prove purtroppo sono costretta a rettificare.
    Ora cerco nel cassetto altre email imbarazzanti ma provenienti da medio-grandi case editrici.
    Naturalmente, solo per scopi informativi.

  31. Non so come mai, ma l’ultima frase mi suona molto diversamente rispetto al puro scopo informativo.
    A ogni modo, inserirò fino a prova contraria Passigli nel doppio binario. La mia mail, dove può inviare privatamente la documentazione, è in evidenza sotto contatti e informazioni: loredana.lipperini@gmail.com.
    Ribadisco che la lista non è volta a mettere all’indice nessuno, non serve come vendetta privata, non è la colonna infame. Saluti

  32. Wu Ming, ovviamente non perché è una delle voci del mainstream (un alleato di non so quale vostro nemico), ma come si fa a citare Gad Lerner che parla di contiguità fra certi ambienti culturali e violenza ideologica paventando connessioni che soltanto perché ne scrive lui diventerebbero, più che credibili, automaticamente ridicole? Sia in un caso, sia nell’altro, si deve escludere che Lerner, in questo caso, possa essere una voce credibile, coerente e autorevole. Senz’altro, coraggio e Gad Lerner è un’antinomia.

  33. Che lo voglia o meno, Lipperini, queste “liste” sono tutti uguali nello spirito e nascono da un sentimento comune quanto l’atteggiamento che porta a stilarle e a pubblicizzarle.
    Capisco anche perché, in queste occasioni, a molti giornalisti piaccia recepire e rimbalzare, un po’come fa il governo con Bruxelles: “standone fuori”. Forse, si ritiene cosa migliore non rischiare di sottoscrivere qualche formula che potrebbe assomigliare ai tanto vituperati contratti capestro in questo caso nei termini di un’obbligazione che può pesare sul proprio nome, in futuro. Benissimo. Lo sanno quelli che hanno sottoscritto la petizione Calabresi.
    Ma, in questo senso, non capisco per quale motivo qualcuno dovrebbe credere a giornalisti che sanno benissimo che non esiste un’informazione neutra e che vogliano “informare” dell’ambiguità altrui però “standone fuori”.
    Questo giornalismo non serve a niente, dico io. O uno dice le cose onestamente, che vuol dire: dirla tutta e costringere così anche l’altro a farlo, o c’è sempre la possibilità di astenersi.
    Lo stesso discorso vale quando si tirano in ballo gli editori a pagamento e a doppio binario (non ci sono sempre stati?). E’ovvio che il senso di questa lista non è l’informazione in sé, visto che chi pubblica a pagamento è cosciente di quello che fa e ha scelto di farlo spontaneamente, a meno che non sia un cretino. La vera notizia è la distinzione fra editori e editori. E a questo punto dico io, non ce la si può cavare dicendo: è un’informazione. No. E’prima di tutto una notizia, e questa notizia non è un’informazione ma una valutazione. E, quindi, essendo una valutazione, è giusto paragonare, anche se può sorgere qualche problema.
    Non si capisce per quale motivo gli editori “seri” dovrebbero essere quelli che promuovono l’autopubblicazione o che hanno bisogno di saturare il mercato con una dozzina di patacche d’autore all’anno. Se è così, allora potrebbero essere “seri” anche gli editori che vanno di doppio binario. Cosa cambia? Che uno il prezzo del mercato lo fa pagare all’autore mentre l’altro lo fa pagare al lettore?
    Non ho sbagliato post. Wu Ming mi ha rammentato cosa non mi convince di queste battaglie. La contraddizione che si fonda sempre su un “noi” e un “altro”, che lascia intatta tutta una zona d’ombra affollatissima di problemi irrisolti e che ci permette di eluderli senza arrivare alla soluzione di nessuno. L’editoria a doppio binario mi sembra un riflesso, più che una conseguenza, di un modo di gestire il mercato da parte degli editori seri.

  34. Le sue tesi sono sorprendentemente simili a quelle espresse da Giuliano Compagno su “Gli Altri”: se così fosse, se ne sta parlando nel post di oggi.
    Non posso che dirle che l’intero suo commento mi sembra improntato a un tale pregiudizio sull’iniziativa e sul “giornalismo” da rendere difficile una risposta. Se non, in breve: se lei avesse avuto la pazienza di seguire questo blog e il mio lavoro giornalistico, saprebbe che del sistema editoriale, grandi gruppi inclusi e anzi in testa, mi occupo non da poco tempo. Saluti

  35. Grazie per la lista e per esserti esposta in modo così deciso e necessario.
    Per migliorare ulteriormente questa lista, segnalo che la Fermenti Editrice pubblica anche gratuitamente. Io stesso ne ho la prova, contratto alla mano, se servisse. E mi hanno anche seguito nel post pubblicazione, naturalmente, non avendo avuto un guadagno immediato dal contributo. successivo. Una casa editrice che non merita di stare in quella parte della lista, a giudizio di un autore che poi comunque ha preferito (e ha avuto la possibilità) percorrere altri sentieri editoriali. Doppio Binario sarebbe senz’altro più veritiero, non credo abbiano seguito questa politica solo con me, anche se so che hanno chiesto contributi ad altri amici autori, anche se mai esorbitanti (ma so bene che è una questione di qualità della proposta editoriale e non di quantità di euro da versare).
    Ancora grazie per la lista.
    Luca

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