ALTERITA'

Ricevo e, con ritardo (non avete idea di quel che accade qui) pubblico.
QUANDO L’ALTRO E’ TROPPO NERO
di Maldestra e Madri per Romacittaperta
Imbarazzo o rabbia, o forse entrambi. È difficile scegliere le parole con cui rapportarci ad alcune scelte de l’Altro, il quotidiano diretto da Piero Sansonetti, nato per esprimere una «nuova idea di sinistra capace di rompere i tabù e dialogare oltre i vecchi steccati». Intenti legittimi, solo che sulle colonne de l´Altro gli interlocutori sono quelli che non ci si aspetterebbe mai in un giornale che si fregia del sottotitolo «la sinistra quotidiana».
Qualche esempio? Un´intervista a Iannone, capo dei «fascisti del terzo millennio» di Casapound, senza contraddittorio alcuno, quasi un volantino di propaganda, in cui si bercia contro l´antifascismo; il racconto dell´incendio di Casapound Bologna, con tanto di eroica descrizione del federale locale «personaggio interessante e controverso»: definizione perlomeno curiosa per chi, neanche due anni fa, è finito in carcere con l´accusa di associazione a delinquere con l´aggravante razzista per una quindicina di pestaggi. Ma non c´è da stupirsi se su l´Altro a scrivere di tutto ciò è Ugo Maria Tassinari, studioso della destra radicale che partecipa e promuove però le iniziative dei neofascisti stessi. Oppure se ad occuparsi di futurismo è Miro Renzaglia, animatore della galassia culturale della destra radicale e firma di NoReporter, sito d´informazione gestito da Gabriele Adinolfi, ex Terza Posizione, che ogni anno non manca di ricordare con un articolo il compleanno di Adolf Hitler. Sono questi gli steccati da superare? La ricerca di un approccio «laico» alla società deve proprio passare per la legittimazione di chi, pur spacciandosi per «post», in realtà è sempre lo stesso fascista e xenofobo di sempre?
Perché forse Sansonetti e l´Altro non si sono resi conto che non solo quasi tutti i quadri di Casapound provengono dal Movimento politico sciolto in base al decreto Mancino, dopo uno stillicidio di violenze xenofobe, ma che la loro cultura è tutto fuorché nuova, come indicano i riferimenti espliciti allo squadrismo e alla Rsi. Non è nuova la loro violenza, quella delle mazze tricolori contro gli studenti a Piazza Navona, o quella dell´assalto alla casa occupata di Casalbertone a Roma. Non sono nuovi nemmeno i loro protettori politici: la giunta omofoba e xenofoba di Flavio Tosi, a Verona, o quella romana di Gianni Alemanno, secondo cui aggredire un immigrato al grido di «sporco negro» è un problema di «bullismo». Chissà come fanno Sansonetti e l´Altro a guardare in questi giorni con preoccupazione alla deriva xenofoba che travolge l´Italia e l´Europa e allo stesso tempo flirtare intellettualmente con i fasciofuturisti che non solo si sono presentati in precedenza alle elezioni nel cartello elettorale guidato da Berlusconi, ma condividono con la destra politica idee e contenuti in materia di sicurezza, immigrazione, rifiuto della società multiculturale, ecc.. Un conto è fare informazione, anche in modo spregiudicato, altro è condividere nei fatti la strategia politica che un pezzo della destra radicale italiana sta perseguendo da anni: rappresentare se stessa come un universo nuovo, pragmatico, scevro da dogmi e pregiudizi, capace di dialogare con tutti. Non solo.
Il superamento del binomio fascismo/antifascismo, la ricerca di una sintesi superiore, ha poco a che vedere con la voglia di uscire dal Novecento. Queste cose le diceva già trent’anni fa Terza Posizione, ed è stata sciolta all’indomani della strage di Bologna. Queste poche righe vogliono essere un contributo per chiudere una fase di eccessiva ingenuità con cui stampa e mass media, al di là della presunta provenienza culturale e politica, offrono riflettori a quei rottami del peggior fascismo che in modo sempre più furbo si riaffacciano sui nostri territori.
Il Manifesto, 13 giugno 2009

120 pensieri su “ALTERITA'

  1. sinceramente nel quotidiano si deve provare a dialogare con chiunque.Ma fornire un servizio di ufficio stampa offshore “sdoganando” nel contempo chi propaga idee che hanno l’aria di ciò contro cui hai sempre combattuto lascia perlomeno perplessi.Un po come quando Bertinotti ci teneva a far sapere che raccoglieva i consigli di Donna Assunta.Cosa ci aspetta adesso?Una raccolta firme per rendere sport olimpionico quel ballo praticato in quei circoli di destra in cui i partecipanti si divertono a infliggersi cinghiate,forse.Cosa non si farebbe per avere un po di visibilità

  2. Non ho letto l’articolo sul giornale di Sansonetti, l’impressione che ricavo da quello che se ne dice nel post è molto negativa.
    Penso però che la conoscenza diretta di qualsiasi fenomeno sia qualcosa di dovuto, non solo di opportuno e sono d’accordo con Roberto Capa quando dice “non esistono storie belle o brutte, ci sono soltanto storie raccontate da più o meno vicino”.
    La prossimità però non dovrebbe escludere una posizione netta, inequivocabile nei confronti della realtà cui ci si avvicina, cosa che mi pare manchi del tutto nell’articolo di Ugo Maria Tassinari.
    Nel senso della vicinanza di osservazione e della nettezza della posizione assunta nei confronti del cosiddetto neofascismo ho trovato invece molto onesto il libro del giornalista Marco Mathieu e del fotografo Alessandro Cosmelli ‘Oltrenero. Nuovi fascisti italiani’, edito da Contrasto.
    Qui (a cira undici minuti dall’inizio) si può ascoltare l’intervista che Marco Mathieu ha rilasciato a Fharenheit il mese scorso.

  3. Ih ma buongiorno!
    Ma che ora ci si accorge di che gran pezzo di merda è Sansonetti?
    E’ da mo che puzza Sansonetti! Con la sua grande passione per le vignette antisemite.
    o – ‘un si parlava di mignotte un post addietro?
    Perdonate, stanotte ho dormito poco.
    Speriamo mi perdoni l’antispam della Loredana con tutti questi insulti.

  4. Buongiorno Zaub. E pensa che io mi sentivo in colpa perché mi veniva da definire l’atteggiamento di Sansonetti vacuo-frivolo-mondano!
    Forse dovrei liberarmi dei miei impicci autocensori, magari un giorno ti chiederò una consulenza professionale.

  5. Personaggio deleterio, Sansonetti. Assiduo reggi-moccolo di Vespa a “Porta a porta” (nella parte di “quello di sinistra”, che in quel contesto è come fare il morto a Tressette), sbracato apologeta di false rivoluzioni (vedi la vittoria di Luxuria all’Isola dei famosi), costola giornalistica di quel nuovismo vacuo e puramente mediatico – fratello minore e minorato del nuovismo forzitaliota – che per comodità possiamo chiamare “bertinottismo”. Sarà compito degli storici sondare quest’involuzione, questo fenomeno di deterioramento e “vale tudo” etico, miscela di frequentazioni di psico-guru poi parzialmente rinnegati, serate con soubrettes e attori del Bagaglino e di fiction sulle Foibe (Gullotta, Marini etc.), cvavatte da mille euvo in bavba al penitenziale puvitanismo della sinistva (i pvoletavi hanno divitto al lusso), carriolate di formule vuote e sgangherati movimentismi senza movimenti, presunti “strappi” con tradizioni descritte in modo strumentale, inebrianti cambiamenti di linea prima annunciati urbi et orbi nei talk-show e poi “proposti” nelle debite sedi di confronto. Tutta un’ottica molto romana/romacentrica – sottobosco politico, lustrini e riposizionamenti – come è romana/romacentrica l’apertura di credito a Casa Pound. E ci ha magnato e fatto bagordi un sacco di gente, in questa Pompei che attendeva l’eruzione d’odio di un Paese in cui covavano tutt’altri umori. La “puttanopoli” scoppiata intorno al Premier potrebbe avere una replica – su scala più piccola e mutatis mutandis – negli ambienti di quella che fu Rifondazione negli anni appena trascorsi. Replica che sicuramente non ci sarà, perché dopotutto a chi gliene frega?
    Io ciò un difetto: cogli anni che passano divento sempre più moralista. Mi fanno schifo i papponi e i paraculi. E’ grave, dottoressa? 🙁

  6. “Ugo Maria Tassinari, studioso della destra radicale che partecipa e promuove però le iniziative dei neofascisti stessi”
    Nell’articolo mi ha spiazzato il passaggio relativo a Ugo Maria Tassinari. Ora, io non ho mai letto nulla di UMT, tuttavia l’idea (comunque vaga) che mi ero fatto su di lui, leggendo recensioni riferite ai sui suoi testi, escludeva situazioni simili a quelle denunciate nel post.
    Insomma, si tratta sempre del solito problema di legittimazione (involontaria) del soggetto che si cerca di analizzare/criticare oppure di malafede? In soldoni: ‘sto Ugo Maria Tassinari c’è o ci fa?

  7. Credo che il passaggio su U. M. Tassinari – il quale, sia chiaro a tutti, NON è un fascista né un filo-fascista – faccia riferimento al fatto che ha presentato libri e tenuto dibattiti a Casa Pound. Era a Casa Pound insieme a Morucci, in quella famosa serata. Non lo sopporto, questo “aperturismo” sdilinquente, questo épater les antifascistes in nome di non so bene che cosa.

  8. “Credo che il passaggio su U. M. Tassinari – il quale, sia chiaro a tutti, NON è un fascista né un filo-fascista ”
    Quindi quando ho parlato di leggittimazione involontaria, non mi sono sbagliata…

  9. Beh, “involontaria” non direi. Non è capitato là per caso, e non ha tenuto iniziative in quel posto senza sapere chi fossero. La legittimazione è quindi volontaria, poco ma sicuro. Questo, ribadisco, non fa di lui un fascista. Quel che è certo gli fa perdere punti ai miei occhi. La questione è ambigua, perché questi comportamenti avvengono in una zona grigia. Io non so bene cosa abbia in mente chi va dai fasci a fare er dibbattito e/o apre credito “culturale” a squadristi e razzisti, per giunta in una fase di aumento dell’odio xenofobo, una fase in cui bisognerebbe essere più intransigenti, non meno. Vedo che ci si comporta come se l’essere fascista fosse una “differenza” tra le tante, con cui rapportarsi e con cui giocare al dialogo (ah, il Dialogo, questo passepartout con cui si pretende di entrare ovunque!), e quando arrivano le critiche anche dure (cfr. il caso Baraghini), ci si schermisce, si denunciano complotti di censori e inquisitori, ci si inalbera e si ricorre alla retorica dell’alterità.

  10. Standing ovescio per Wuming – nomme reggeva er fisico e indubbiamente me mancava il talento per come l’ha detta lui, ma io stamattina ci pensavo al Sansonetti – da Vespa e anche dal sempre più inquietante Chiambretti.

  11. Caro Wu, a me succede il contrario, divento sempre meno moralista, la mia capacità d’indignazione sta ormai quasi a zero, eppure quando vedo Sansonetti la mattina a Omnibus I have a dream: che qualcuno dei presenti si alzi e cominci a picchiarlo furiosamente in pieno faccione, e poi ricominci. Leggendo il tuo post comincio a spiegarmi i perchè di questa sindrome e mi preoccupo di meno, allora non sono grave!

  12. Nautilus, certo che messa giù così e considerato l’orario in cui va in onda Omnibus, ogni mattina cominci malissimo la giornata!

  13. per rispondere a wu ming su”…io non so bene cosa abbia in mente chi va dai fasci a fare er dibattito ecc….”,l’impressione che ne ho io(sarò anche limitato…)è di qualcuno che cala le braghe e resta in attesa.

  14. Posso rassicurare Sandor, preoccupato per la mia integrità fisica.
    Pratico da 20 anni – mantenendomi sempre in posizione verticale – una forma di radicale osservazione partecipata nell’ambiente della destra radicale che ha prodotto risultati di qualche pregio, se si prendono per buone le recensioni e le interviste di Tranfaglia, Bellu, Abbate, Boatti, Ceccarelli, Macry, Merlo, De Blasi, gli inviti come esperto a Repubblica tv e a Sky 24, la decisione della Feltrinelli di saccheggiare un mio libro per il booklet di supporto al dvd Nazirock di Lazzari, il numero di citazioni dirette e indirette contenute in ciascun volume sulla destra radicale prodotto negli ultimi anni … Tutti autori e testate non sospettabili certo di corrività con i fascisti …
    Ho partecipato nel corso degli ultimi 9 anni a tre iniziative pubbliche di Casa Pound e a un altro paio in giro per l’Italia organizzati da circoli di destra radicale: non risponde quindi al vero quanto denunciato nell’appello antifascista (su un mio rapporto organico con i fascisti del terzo millennio) che ha dato occasione a questo dibattito.
    La cosa non mi offende in sé: ho maturato nel corso degli anni un crescente distacco dall’antifascismo come rito identitario e ideologia di sostituzione per una sinistra che vedo sempre più avvitata e impotente ma alle cui tribù ritengo ancora di appartenere. Comprendo e rispetto però le ragioni di chi invece nella disperazione crescente si aggrappa alle radici.
    Quello che trovo invece irritante è che si contesti un rapporto di empatia ma che nessuno finora abbia prodotto confutazioni di merito: della serie “Tassinari ha scritto questa cosa falsa perché è funzionale ai disegni politici ecc. ecc.”
    La cosa è talmente evidente che finanche Indymedia, pur coprendomi di insulti sul piano personale, non ha perso occasione, negli stessi 3d in cui ero svilaneggiato, di saccheggiare i miei testi come fonte storica non confutata.
    PS: Circola on line, una versione più estesa della “lettera al Manifesto” in cui mi si attribuisce il fatto di aver paragonato Nar e Terza posizione all’Autonomia operaia. E’ una puttanata colossale…

  15. Signor Tassinari,
    io non ho il piacere di conoscerla ne’ ho avuto il piacere di saccheggiare i suoi libri (che brutta parola “saccheggiare” – così fedele ai principi del copyright) ne’ mai mi interesserà averlo perchè quelli che lei chiama saccheggi in altro linguaggio sono pratiche di condivisione di contenuti. Si tratta di quel principio che riguarda la distinzione tra beni comuni, come il sapere e la conoscenza, e le proprietà editoriali.
    Infine mi permetta di dirle che gli appuntamenti che lei ha elencato non sono una bella traccia sul suo curriculum. Lei parla di ideologie, di riti identitari. Non una parola sulla legittimazione di parole, messaggi, significati fascisti praticata da persone aperte e illuminate come lei.
    Spieghi però, se può, sempre a proposito di “riti identitari” e “ideologie”: non trova strano che i ragazzi di casa pound si chiamino tra loro “camerati”?

  16. La validità dei tuoi libri è incontestabile, e da collaboratore di Carmilla ti ricordo che noi li abbiamo utilizzati e li utilizziamo e credo continueremo a utilizzarli non “saccheggiandoli”, bensì accreditandoti pienamente come autore e artefice di cotanto sbattimento documentale. Insulti da me o da noi non puoi certo sostenere di averne ricevuti.
    Detto questo, partecipare a iniziative pubbliche della “destra radicale” (espressione che qui ha valore eufemistico prima che “tassonomico”: stiamo parlando di picchiatori, “cinghiamattanza”, squadre d’azione, gente che aggredisce i cortei degli studenti) per me è un errore madornale e tragico, e non basta la solita retorica della critica alle tribù o agli stanchi riti o alle radici, non basta dare del “disperato” o del retrogrado a chi ti critica in quel merito.
    Non solo sulla critica a un antifascismo degenerato in discorso stantio non hai nulla da insegnarmi, ma io affermo che tale critica (giusta nelle premesse) esca totalmente svilita dall’utilizzo che ne fai qui, perché tanfa di benaltrismo. E’ come essere sorpresi a liberare nell’aria il virus del vaiolo, e giustificarsi dicendo che si è contro l’industria farmaceutica. Non c’entra un cazzo.
    Andare a reggere il moccolo / tenere bordone a gente che fomenta l’odio e il razzismo non – ha – alcuna – scusante. Di specchi su cui arrampicarsi non ce n’è più, hanno chiuso la fabbrica. Quando il tuo si romperà, difficilmente troverai il ricambio, e in ogni caso saranno anni di sfiga.

  17. Per essere un autore di romanzi dimostri una scarsa capacità di lettura.
    Io ho usato il termine saccheggiare per due volte:
    riferito alla Feltrinelli perché ha usato un mio testo senza averne avuto l’autorizzazione
    riferito a Indymedia perché ha copiato interi capitoli della sezione da me curata su “Misteri d’Italia” senza citare la fonte. Cosa che per altro non poteva fare perché nello stesso 3d mi si accusava di essere colluso con un soggetto le cui malefatte erano ricostruite usando esclusivamente me come fonte d’accusa.
    Non ho mai sostenuto di ricevere insulti da Carmilla. Anzi, vi apprezzo talmente che proprio per non metterti in imbarazzo e costringerti a qualche gioco acrobatico di giustificazione ho evitato di citarla tra le fonti di legittimazione.
    Ma tu, per un evidente blitz dell’inconscio, hai voluto leggere qualcosa che non era scritta nel mio testo, avvitandoti appunto in una precisazione assolutamente non necessaria.
    Quanto all’uso di eufemismi, non mi pare che voi di Wu Ming siate pacifisti assoluti. La mia firma nelle pagine di Carmilla è uscita anche in calce agli appelli per quello che al momento è, per la giustizia italiana, un pluriassassino come Cesare Battisti. E le due circostanze – il suo essere un pluriassassino, il mio essere colluso con i “picchiatori” – non mi pare che vi abbiano turbato.
    Non sono benaltrista come non sono sicuramente doppiopesista: e non ho un pregiudizio assoluto contro la violenza politica. Anzi, continuo a essere contrario al monopolio legittimo della forza da parte dello Stato.
    Ma, ti renderai conto, che un dibattito su chi abbia titolo per validare come “giusto” l’uso della violenza (il partito, la classe, la costituzione antifascista, la spontaneità delle masse) esula da questa polemica…

  18. Qui se ci sono fantasmi che si agitano tra le righe, mi sa che sono solamente i tuoi. E anche questa di vedere ovunque lapsus, code di paglia, intenzioni latenti etc. è una cattiva e noiosa e fradicia retorica, pure abbastanza sbirresca, da poliziotti dell’inconscio. Non credere che io non sia in grado di ricorrervi, questo tuo commento mi darebbe moltissimi appigli in tal senso: excusationes non petitae, immotivate partenze per la tangente etc. Solo che non voglio farlo.

    La prima parte del mio commento – mi pareva chiaro – intendeva prendere esplicitamente le distanze da chi ti insulta personalmente, sminuisce il valore scientifico/storiografico della tua ricerca, e al contempo “saccheggia” il tuo lavoro. Se tu non hai apprezzato la mia presa di distanza e ci hai letto altro, sono fatti tuoi. Vorrà dire che da qui in avanti non prenderò le distanze da chi ti ingiuria, e amen. Vedetevela tra voi.

    Quanto ai discorsi su pacifismo e non-violenza, ecco un altro superbo (in tutti i sensi) esempio di “benaltrismo”. Non è certo necessario essere gandhiani per disprezzare quelli che organizzano squadracce e attaccano il migrante, lo zingaro, la “zecca”, e criticare aspramente chi in un modo nell’altro – anche solo per leggerezza – fa comunella con loro o apre loro credito culturale.
    Io sono per l’uso della forza ogni qualvolta sia necessario. Ma so ancora distinguere tra le Black Panthers e il Ku Klux Klan. Non basta sottrarre allo stato il monopolio della forza, per accattivarsi le mie simpatie. I linciaggi sono momenti di riappropriazione e uso extra-istituzionale della forza, ma si dà il caso che mi facciano schifo. A te no?

    Ad maiora (avendo però dei dubbi).

  19. Io pongo la questione in termini seguenti: per me studiare destra e neodestra è stato e continua a essere un modo per apprendere percorsi marziali del nemico. Ritengo che esista una soglia storica nella possibilità stessa di studio o di “osservazione partecipativa” – poiché un conto erano gli anni Ottanta e un conto è adesso. Io, che proprio non sarei considerato uno storicista di formazione e indole, questa soglia la considero una discontinuità pericolosissima, che muta l’atteggiamento: è da fare, e per me il fare contro è comunque un fare. Non comprendo in quale senso l’antifascismo come nucleo identitario sia fallace. Nulla impedisce che al tempo stesso si formulino e si cerchino di realizzare in prassi proposte cosiddette positive, anche se di formazione e indole io non giudico positiva alcuna proposta di ordine statuale, che per me è un’intenzionalità poliziottesca e nell’inconscio e nel conscio. Se qualcosa sta tornando a mancare è la corretta informazione, proprio come negli Ottanta e nei primi Novanta: e dico ciò che si volgarmente definisce “controinformazione”. Quindi la sacca di lavoro sul positivo c’è eccome. Altra cosa sono i cerebralismi contorti, insinuanti e soltanto all’apparenza non bifidi di ex cattivi terroristi, che secondo molti non sbagliavano affatto e non erano per nulla “compagni”. Certo non li considero compagnia di strada miei.
    Quanto a Sansonetti: evviva. Ho scritto una volta su l’Altro, non ci scriverò più. Passano gli anni e continuo a commettere errori, attività che non manco di riconoscermi e che considero assai umana, tranne quando essa minaccia l’umano: come nel caso del nazifascismo.

  20. Quella che in sociologia è chiamata da decenni “osservazione partecipata” presuppone un equilibrio per mantenere il quale occorre grande disciplina, e come prassi ha limiti etici e deontologici, soprattutto quando l’oggetto di studio è un’ideologia di odio e sopraffazione. A me viene in mente il documentario “Africa addio” di Jacopetti e Prosperi. Un conto è filmare le imprese dei mercenari anti-guerriglia, un conto è far predisporre una fucilazione allo scopo di poterla filmare, come i due film-maker furono accusati di aver fatto. L’eco di quelle polemiche ispirò a Deodato un altro film, “Cannibal Holocaust”.
    .
    Se io voglio fare un’inchiesta “partecipata” sulle Corti islamiche in Somalia, un conto è documentarne il fanatismo e la violenta misoginia, altro conto è mettermi anch’io a lapidare le adultere vere o presunte. E sarebbe inaccettabile anche argomentare a colpi di cavilli per giustificare le lapidazioni o comunque evitare di condannarle.
    .
    Ecco, “osservazione partecipata” dei fascisti può significare intervistare i fascisti, seguirne la quotidianità, assistere alle loro iniziative. Oppure, come in diversi hanno fatto, *infiltrarsi* tra i fascisti. come fece Stetson Kennedy nel Ku Klux Klan (che comunque mentre era infiltrato si adoperò per *impedire* violenze).
    Il problema è l’assurda via di mezzo di cui stiamo parlando, cioè una prassi che porta a partecipare direttamente alle iniziative pubbliche dei fascisti non come testimoni o pubblico ma come co-protagonisti attivi o addirittura ospiti d’onore, e poi si difende il carattere di quelle iniziative, se ne legittimano i promotori, e nel legittimarli si mettono in secondo piano cose imprescindibili, e se per forza di cose quelle cose imprescindibili tornano in primo piano, cavillare per sminuirle, parlando d’altro. E’ questo che è inaccettabile, nel modo in cui Tassinari svicola di fronte al fatto che ha iniziato studiando i fascisti e ha finito per aprire loro credito.

  21. @ Wu Ming
    “Insulti da me o da noi non puoi certo sostenere di averne ricevuti”.
    Tu l’hai detto esplicitamente, io non l’ho neanche pensato. Meriteresti una rispostaccia – anche per la volgarità del riferimento all’aggressione razzista, la cui dignità intellettuale è pari a quella dei minus habens che ti hanno chiamato servo di Berlusconi perché pubblichi per Einaudi, un’idiozia assoluta – ma a questo punto preferisco ricordare i tuoi straordinari meriti per “Lasciate che i bambini” e chiudere la polemica invocando la clausola rescissoria (da te introdotta) tra opera e autore …
    @ Giuseppe
    Non mi è chiaro il riferimento ai “cattivi ex terroristi”: al limite, puoi anche spiegarmela in pvt
    @ Anna Luisa
    E di che ti preoccupi: almeno per me, come toni, come stile, come onestà intellettuale di fondo, questa è una polemica all’acqua di rose.
    Comunque se tanto ti sta a cuore la questione del fascismo risorgente, sbagli a non aver letto niente di mio, visto che sono senza ombra di dubbio tra le cose più interessanti e complete in circolazione sul tema (a prescindere dal mio gusto infantile – da smisurato complesso di Peter Pan – che mi spinge per ‘epater le bourgoise’ a frequentare il diavolo senza agitare l’aspersorio). E quindi rassicurati: ci faccio, ci faccio, e dopo anni di mal di pancia per i sensi di colpa, ora sono rassegnato e (quasi) indifferente alle condanne delle vestali
    @ Valeria
    Non condivido l’idea che uno debba schierarsi aprioristicamente contro quando tratta materie dolorose. E ho trovato stucchevole, per citare un esempio, il modo e l’insistenza con cui l’hanno fatto, nel loro secondo volume, Caprara e Semprini che pur hanno dato un contributo importante alla ricostruzione di alcune personalità della generazione dello spoontaneismo armato.
    Mi sono sempre battuto contro le derive dissociative. Non ho mai preso le distanze neanche da un errore atroce come il rogo di Primavalle.
    E giusto perché hai avuto l’onesta di riconoscere che parli di un argomento di cui non hai cognizione di merito ti confido una cosa: i miei libri grondano di specifiche, puntuali “prese di distanza”. Ma per i fatti, le persone, non a priori, non a prescindere
    @Loredana
    Grazie per avermi permesso di lasciare traccia delle mie obiezioni a degli attacchi che ritengo ingiusti ma non gratuiti

  22. Ho scritto il post precedente in contemporanea a quello di Wu Ming e devo riconoscere che l’ultima obiezione è esatta e pertinente e non posso quindi unilateralmente considerare chiusa la polemica.
    La questione è seria e reale e richiede una risposta seria, che al momento non ho il tempo di dare. Questa vale quindi solo come presa visione e impegno alla replica. A più tardi.

  23. Il senso era: io, proprio perché non ti ho mai insultato e riconosco i tuoi meriti di studioso, penso di poter esprimerti con durezza una critica, argomentandola, senza che tu reagisca associandomi ad altri.
    Cosa che invece hai puntualmente fatto. E sugli argomenti hai pure svicolato, senza eccezione alcuna.
    E il link all’aggressione razzista riguardava la questione di chi legittima il ricorso alla forza. Per me esistono ancora casi in cui è illegittima a prescindere, senza cavilli e (spaccate di) capelli.
    Più che l’immagine consunta del diavolo e dell’aspersorio, per me resta valido il mio esempio sul virus del vaiolo.
    E’ una brutta cosa, l’innamoramento per il proprio oggetto di studio.
    E che bruttissima cosa sarebbe, lo scoppio d’amore tardivo per i fascisti.
    Ringraziami per il condizionale. E permettimi d’ora in poi di non esercitare alcuna “rescissione”. Con la mentalità che crescentemente dimostri, anche la tua opera da qui in avanti andrà letta separando certosinamente grano e loglio.
    E stop. Rivolgermi a te non mi interessa più. Se cerchi un interlocutore, c’è sempre Iannone.

  24. Sinceramente trovo inquetante tutto cio…
    ma veramente voi state ancora cosi? capisco che molti “intellettuali” da salotto senza antifascismo sarebbero stati veramente ben poca cosa… più vi leggo e più mi rendo conto che i veri nostalgici siete voi… la sindrome del toricollo alberga nelle vostre menti malate e contorte… avete bisogno sempre del nemico… fate ancora dietrologia spicciola e analisi sociologiche da salotto prive di senso e fondamento… approssimative e strumentali a giustificare vostri personali percorsi sinceramente non condivisibili… avete costruitocon il vostro odio uno stereotipo falso dell’antagonista che tramandate di generazione in generazione… non è che mi aspettassi chissa che cosa… ma almeno il buon gusto di cercare di capire prima di continuare a giudicare credo sia doveroso concederlo… ma ovviamente la vostra presunzione è pari solo alla vostra arroganza… ma il vostro fallimento culturale… ha arricchito economicamente molti di voi… ma sicuramente ha impoverito l’intera società… e finalmente è chiaro sotto gli occhi di tutti

  25. @ Ugo Maria Tassinari. Guarda che non ci siamo proprio capiti. Ti riporto la parte iniziale del mio primo intervento:”Nell’articolo mi ha spiazzato il passaggio relativo a Ugo Maria Tassinari. Ora, io non ho mai letto nulla di UMT, tuttavia l’idea (comunque vaga) che mi ero fatto su di lui, leggendo recensioni riferite ai sui suoi testi, escludeva situazioni simili a quelle denunciate nel post”.
    Queste mie parole a commento dell’articolo segnalato da Loredana, erano sbilanciate a tuo favore, nel senso che davvero, avendo sentito parlare bene dei tuoi saggi, i ragionamenti riportati dal Manifesto sul tuo conto mi avevano lasciato con un bel po’di dubbi. Tuttavia la mia riflessione si è fermata lì proprio perché non avendo letto i libri (e infatti nel mio intervento parlavo di “idea vaga”) non mi sembrava corretto procedere oltre.
    Flashback: ho sentito parlare di te, per la prima volta, alcuni anni fa. E’ avvenuto nel corso di una conversazione con lo scrittore Stefano Tassinari. Chiesi indicazioni a Stefano su “Fascisteria”, pensando fosse lui l’autore. Una volta svelatomi l’inganno dell’omonimia, Stefano mi suggerì di leggere il libro ed è così che i tuoi saggi sono finiti nella mia personale “Voglio Lista” (lista di titoli da tenere d’occhio e , prima o poi, da comprare). Purtroppo la velocità con cui si accumulano i testi sul comodino in attesa di attenzione non è mai pari alla velocità di lettura reale…
    Quindi, quando tu scrivi: “ se tanto ti sta a cuore la questione del fascismo risorgente, sbagli a non aver letto niente di mio” come se per una forma di ripicca nei tuoi confronti (ma motivata da che, poi?) io VOLUTAMENTE evitassi la tua produzione saggistica… ecco, questa cosa sappi che mi fa arrabbiare, perché non è così, intesi?
    Sulla frase”c’è o ci fa” scritta solo con intenti riepilogativi, sì riconosco di essere stata un po’ maldestra e involontariamente offensiva quindi chiedo venia, ma a patto che tu ritiri la parola “vestale” riferita alla mia persona.
    Spero di essere stata chiara.

  26. @ Lucia:”avete bisogno sempre del nemico… fate ancora dietrologia spicciola e analisi sociologiche da salotto prive di senso e fondamento… approssimative e strumentali a giustificare vostri personali percorsi sinceramente non condivisibili… avete costruitocon il vostro odio uno stereotipo falso dell’antagonista che tramandate di generazione in generazione…”
    Lucia scusa, ma tu in quale pianeta vivi? Ti rendi conto di quello che ti succede attorno o no?

  27. Anna Luisa, per me sei stata chiarissima.
    Infatti ti ho rassicurata sul fatto che la bagarre da te suscitata non mi aveva affato disturbato.
    Ho usato una formulazione non eufemistica per rispetto dell’intelligenza. E resto convinto che hai commesso un errore di valutazione a procrastinare la lettura suggerita dal mio illustre omonimo.
    E il fatto che non coltivassi cattivi (retro)pensieri ti è confermato dalla circostanza che ti ho riconosciuto il merito di aver ammesso di non aver letto i miei testi (mentre tanti cialtroni parlano di cose che non sanno facendo finta di saperle).
    Così ti posso assicurare che non mi ha affatto ferito la tua domanda provocatoria a cui ho risposto con assoluta sincerità. Se avremo modo di conoscerci meglio potrai verificare che ho tanti difetti, frequento cattive compagnie, ma non mi offendo sul piano personale per attacchi che riguardano il mio ruolo e le mie attività pubbliche.
    Così non hai bisogno di ritirare niente, anche perché il termine “vestali” non era a te indirizzato.

  28. Quanto a Wu Ming, è vero. Hai ragione. Lo ammetto
    Ho maturato nel tempo un atteggiamento di rispetto nei confronti dei fascisti. E con qualcuno di essi ho anche stretto rapporti personali.
    Fa parte di un mio più ampio approccio empatico, per un’attitudine umana a un atteggiamento di com/passione (chandleriana l’ha definita un mio antico maestro) per il male.
    Lo stesso approccio che mi ha visto impegnarmi in prima persona per l’amnistia per i prigionieri politici, nelle campagne per Battisti e Persichetti, nel sostegno allo sciopero della fame di Scalzone.
    Perché in generale mi interessano molto di più le ragioni dei cattivi che quelle dei buoni (a prescindere dalla dialettica colpevole/innocente che ho imparato a leggere in chiave foucaultiana).
    Ma su una cosa ti invito a essere più prudente. Io non ho difficoltà a frequentare i fascisti ma ho qualche turbamento in più sulla questione del razzismo. E purtroppo posso documentare che in molte circostanze le più brutali violenze razziste (penso alle storie napoletane di caccia ai rom e agli africani a Ponticelli e a Pianura, un tempo periferie rosse) non sono opere di militanti fascisti ma di canaglia sociale … E quindi considerarmi responsabile morale di episodi simili per le mie attività di sdoganatore oltre che gravemente offensivo sul piano personale è anche del tutto infondato sul terreno della realtà effettuale.
    Chiarito e ammesso il mio torto ontologico-esistenziale, purtroppo sulla questione della partecipazione a eventi pubblici con i fascisti devo invece continuare a dichiararmi non colpevole: avendoli elevati a oggetto della ricerca ritengo sia doveroso sottoporre a verifica le mie provvisorie conclusioni. Ma oltre che di un dovere deontologico posso anche assicurare che si tratta di uno strumento efficace perché il feedback maturato nei rari dibattiti pubblici così come nei forum, nei blog e su facebook hanno notevolmente aumentato le mie capacità cognitive.
    PS: La valutazione così alta di un mio ruolo in un processo storico così ampio e complesso mi inorgoglisce ovviamente, ma in tutta franchezza ritengo sia eccessiva.

  29. @Ugo Maria Tassinari.“Quanto a Wu Ming, è vero. Hai ragione. Lo ammetto
    Ho maturato nel tempo un atteggiamento di rispetto nei confronti dei fascisti. E con qualcuno di essi ho anche stretto rapporti personali.”
    Mi hai fatto venire in mente (cito a memoria e mi auguro di farlo bene) una frase pronunciata da uno dei protagonisti de *Il Pendolo di Foucault* :” Uno fa la tesi di laurea sulla sifilide e poi finisce che si innamora della spirocheta pallida”.
    Urgh, ma allora è vero che il “pericolo innamoramento” è sempre in agguato!
    Per ciò che concerne quella che tu chiami “canaglia sociale” solo una domanda ed è sincera: ma non è poi spesso quello l’ambiente (degradato, privo di memoria storica…) dove, con facilità, attecchiscono i messaggi della destra radicale?
    Sui post precedenti: bon, ci siamo chiariti.

  30. Qualche volta ho parlato di “innammoramento”, qualche volta di “sindrome di Stoccolma”, ma credo che il termine più calzante sia “ossessione”.
    E alla lunga navigazione nell’arcipelago nero ha corrisposto anche un percorso introspettivo perché sì nella ricerca sociale è sempre del ricercatore che, in qualche modo, “fabula narratur”. E a posteriori una delle razionalizzazioni che ho elaborato, al termine di un percorso che ha messo capo a 5 libri (per un totale di 2300 pagine assai fitte) e un dvd, è che il vero viaggio era un’introspezione sulle radici della violenza politica e sulla tragedia della mia generazione negli anni di piombo per cui la scelta dell’oggetto era giustificata dall’esigenza di avere un minimo di distacco sentimentale ma che io non potevo perciò permettermi il lusso di pontificare.
    Quanto alla canaglia sociale, beh, possiamo decidere che sia la base di massa del fascismo del III millennio, di quello che Eco ha chiamato Ur-fascismus, quell’elemento tipico dello spirito nazionale fatto di trasformismo, cinismo, familismo amorale che ha indifferentemente attraversato Italia liberale, fascista, democratica e post-democratica…
    Ma ha scarsi nessi diretti con la militanza fascista che suscita lo sdegno e le polemiche per cui stiamo a parlare…
    E Ponticelli – dove si sono inventati un finto rapimento degli zingari per scatenare un pogrom e cacciare il campo nomadi – era un quartiere rosso, anzi un Comune rosso della corona di spine che cingeva Napoli. Mussolini per punirlo della resistenza al regime lo declassò a quartiere con i limitrofi san Giovanni e Barra. Quartieri operai dove negli anni 70 noi studenti andavamo a farci le ossa con l’intervento operaio all’Ansaldo o all’Ignis (Ponticelli aveva più un tessuto di piccole fabbriche). un tessuto operaio distrutto ancor prima del terremoto dalla crisi manifatturiera dei secondi anni 70 (e all’epoca il Pci prendeva da solo il 50%). Ora nelle tante aree della Ricostruzione c’è il peggio dell’anomia del sottoproletariato del centro storico sommato all’invivibiltà delle periferie metropolitane degradate, droga e camorra e l’odio sociale appesta l’aria. E con questo, mi dispiace, ma il pericolo fascista nilitante per come è descritto e denunciato dai miei “accusatori” non c’entra una beneamata mazza…

  31. Quanto alle provvisorie conclusioni, è evidente che ho significativamente cambiato alcuni punti di vista nel corso degli anni: altrimenti non si capirebbe perché avrei dovuto completamente riscrivere il mio più noto lavoro …
    Ma sulle nuove “provvisorie conclusioni” non c’entrano niente emozioni e sentimenti ed è solo frutto di un intenso lavorio intellettuale.

  32. @ Ugo Maria Tassinari. Solo per precisare: non mi schiero e non mi sono mai schierata per gli ‘a prescindere’ da nessuna parte essi vengano, e non capisco dove tu abbia notato questa propensione nel mio intervento.
    Prendo atto che i i tuoi libri “grondano di specifiche, puntuali prese di distanza dai fatti e dalle persone”. Ovviamente solo quando li leggerò potrò farne verifica diretta, visto che la fiducia a prescindere non mi appartiene (prima di leggerli ovviamente non mi sognerei di darne nessuno giudizio, e infatti non l’ho dato).
    Riguardo a Ponticelli non capisco il senso del tuo discorso.
    Lo riformulo, magari non l’avessi capito bene: alcuni atti di razzismo violento sono compiuti dalla ‘canaglia sociale’ , base di massa del fascismo del III millennio, che non ha niente a che fare con la militanza fascista di cui stiamo parlando.
    E allora?
    La mia domanda, assolutamente non retorica, è: la militanza fascista di cui stiamo parlando ha a che fare con atti di razzismo, omofobia, antisemitismo ecc. ecc.?
    Sarà banale e terra terra, ma per me il punto, stavolta davvero imprenscindibile, è questo.

  33. Valeria, mi chiedi una netta presa di posizione e mi contesti la sua assenza riguardo a un solo articolo di cinquemila caratteri… Una goccia nell’oceano della mia produzione (che supera i cinque milioni di caratteri). Comunque la cosa è veramente poco rilevante.
    L’esempio di Ponticelli serviva soltanto ad alludere a una più ampia riflessione sul carattere prevalentemente “sociale” e non”militante” delle violenze razziste in Italia.
    La mia risposta alla tua domanda è sì, anche se il peso dei militanti politici è minore di quello delle aree di contiguità e di un’ulteriore cerchia sociale che se è in senso ampio definibile di idee di destra lo è come destra post-fascista o non fascista, identitaria, “leghista” (come umore securitario più che come specifico engagement politico)
    E cominciamo a sciorinare un poco di numeri così sfatiamo una serie di leggende metropolitane sul mio conto.
    La I edizione di Fascisteria si compone di 28 capitoli. In quella che è stata definita un’enciclopedia della destra radicale, in cui si parla di strategia della tensione, stragi, terrorismo politico, intrecci con la criminalità organizzata e i servizi segreti, sette esoteriche di ispirazione neofascista, spontaneismo armato, banda della uno bianca, integralisti cattolici, neofascisti transitati a sinistra, gruppi politici della destra radicale (ebbene sì: qualcuno a destra fa pure politica) e varia umanità, dedico ben 4 capitoli e mezzo specificamente ai temi del razzismo e della xenofobia: uno dedicato ai Serenissimi, l’ala più integralista del secessionismo leghista (quelli dell’assalto al Campanile di San marco) uno alla Lega con particolare attenzione agli intrecci con la destra radicale e le indagini sui corpi paramilitari leghisti, uno sul razzismo “sociale” (a partire dalle campagne securitarie e dalle protoronde leghiste) uno sulla violenza razzista “politica” e sugli ultrà, metà del successivo sulle violenze razziali di branco. In un altro capitolo,invece, dedico una lunga disanima alla vicenda di Ludwig, sottolineando gli intrecci tra gruppo politico e magico-religioso dei “giustizieri per conto di Dio” che certo si distinguevano per una feroce violenza contro tutti i “devianti”. Diciamo quindi 5 capitoli su 28 …
    Ovviamente sono ricostruite in dettaglio sia alcune violenze omofobe sia i raid contro i cimiteri ebraici, così come sono citate le statistiche dell’Osservatorio contro il razzismo che per il 1997 ritiene che solo un episodio su sei di intolleranza (e ne scheda simbolicamente 365, uno al giorno) possa essere considerato propriamente un’azione razzista. Un altro dato che ridimensiona il peso dei “politici” nei comportamenti razzisti è che ben un quarto si concentrano nel mondo della prostituzione. E’ mia convinzione empirica – ma è un giudizio condiviso da autorevoli “fonti democratiche” per altri fasi storiche – che lo scioglimento di Movimento politico e altri gruppi skinheads all’inizio del 1994 in applicazione alla legge Mancino abbia accentuato le violenze razziste di branco. Per la semplice ragione che, per quanto possa sembrare strano, i gruppi organizzati hanno una funzione di irrigimentazione e di freno rispetto alle pulsioni violente dei militanti di base e dei simpatizzanti di curva e di “stile di strada”. Ma mi concederete che questi ragionamenti articolati e argomentati non possono essere liquidati come connivenza …
    Nella II edizione di Fascisteria, organizzata in 9 ampi capitoli molto più omogenei e strutturati i temi in questione attraversano i capitoli dal 6 all’8: nell’ordine “Non passa lo straniero”; “Ragazzi di strada”; “Bianca, rosso (granato) e verde”. In questo caso saccheggio i rapporti annuali dal 2001 al 2006 di Camilla Bencini e Sara Cerretelli, responsabili dell’antenna europea antirazzista in Italia, che banalizzano il peso delle violenze politiche di militanti estremisti e concentrano l’attenzione su quello che chiamano il “razzismo di governo”.
    Spero di avere risposto soddisfacentemente alla tua domanda non retorica.
    Richiamo infine la tua attenzione su una circostanza imbarazzante
    Quanto all’antisemitismo, a dar credito alla comunità ebraica, che ha qualche titolo e competenza, negli ultimi tempi si sono distinti in episodi di propaganda antisemita anche settori politici contigui ai comitati che hanno promosso la campagna critica nei confronti di Sansonetti e miei.
    Ovviamente io non condivido questo giudizio …

  34. scusi, ma a quali episodi si riferisce la comunità ebraica, e perché se lei non condivide la butta lì all’ultimo?

  35. Grazie della risposta.
    La circostanza imbarazzante su cui tu richiami la mia attenzione io ce l’ho sempre ben presente visto che, per il fatto di non condividere la politica dello stato di Israele nei confronti dei palestinesi, il rischio di essere etichettata come antisemita lo corro continuamente.
    Ora proprio per questo penso che di questi tempi attenersi ai fatti, alle analisi puntuali non solo dei fatti ma pure dei repertori retorici e concettuali che ne stanno alla base, alle distinzioni, alle prese nette di distanza e di prossimità sia una necessità massima.
    Riguardo all’antisemitismo, per esempio, rimando ad un libro che ho trovato utile non solo per il contenuto ma pure per il metodo: ‘L’archivio antiebraico. Il linguaggio dell’antisemitismo moderno’ di Simon Levis Sullam edito da Laterza.

  36. “Lucia scusa, ma tu in quale pianeta vivi? Ti rendi conto di quello che ti succede attorno o no?”
    ah ah ah ah ah ah ah… perdonami… ma la grassa risata ci stava tutta…
    vivo nel XXI secolo e vivo sul pianeta terrà, per l’esattezza in prossimità del 38° parallelo… anno 2009…
    mi rendo perfettamente conto della difficoltàààà di comprensione… se non si è uomini/donne liberi/e…
    ma per me l’antagonista è l’antagonista e non il NEMICO… nella vita di tutti i giorni la gente al di là dell’ideologia convive… nei vari contesti… possibile che in questo paese solo gli intellettuali, per lo più parassiti, trovino difficile la convivenza… riconoscere il diritto allesistenza a chi non la pensa come loro… ci si preoccupa di tutti… avete tutti a cuore…
    tranne l’italiano ideologicamente diverso da voi… l’unica cosa che sapere fare benissimo e criticare e ostracizzare… e demonizzare l’altro da voi… ma questo devo dire che lo fate benissimo… siete maestri… scuola sovietica… si vede… forse voi non vi siete resi conto del secolo che stiamo vivendo… che la guerra è finita nel 1945… o forse vi fa comodo pensare che sia ancora in corso… preferite sbaragliare l’avversario per non avere confronti… temete il confronto legittimo… a rileggere le cronache della storia repubblicana dovreste vergognarvi e invece vi scandalizzate per un’intevista a Iannone… certo che siete strani forti… e strano è il vostro concetto di democrazia… la democrazia non è e non può essere partigiana… avete sventrato questo paese… in tempi di pace, non lo avete mai considerato il vostro paese… per voi la patria era la vostra amata madre patria Russia… e ancora avete l’arrognaza di condannare… chi sei tu per condannare… ma per piacere… ecco questo è il secolo in cui IO vivo… tu in quale secolo
    vivi????
    le parole sono importani… gli aggettivi poi qualificanti… usiamole bene…

  37. per Lucia. Sì le parole sono importanti, gli aggettivi e pure le argomentazioni. Usiamole bene e non precipitiamo nei luoghi comuni triti e triti., tipo gli ‘intellettuali parassiti’ ecc. ecc. ecc.
    Ti faccio poi notare, per inciso, che la dicotomizzazione ‘noi’ e ‘voi’ la stai usando tu.

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