DIVERTIMENTI/2: WU MING 1 SU DANIELE LUTTAZZI

Avete letto il post di poco fa?
Ora leggete questo. Come immagino sappiate, da mesi sta montando su Internet una polemica che riguarda Daniele Luttazzi, e che in questi giorni raggiunge il suo culmine con un articolo su L’Unità.
Da uno scambio via mail con diverse persone, colgo l’opinione di Wu Ming 1 che mi ha autorizzato a pubblicarla. Eccola:

Il caso “Luttazzi che copia” è uno di quelli in cui l’inchiesta, pur legittima e fondata, rischia di sconfinare nello stalking. Da tempo riscontro in rete un accanimento nei confronti di Luttazzi, una voglia di “accerchiamento” coi mezzi del web da cui è molto difficile difendersi. Di fronte a persone che dedicano a te buona parte del loro tempo, e del “farti le pulci” fanno una vera e propria missione di vita, è facile – quasi fatale – reagire come ha fatto Luttazzi, cioè in modo malaccorto, frettoloso, poco lucido. Così si confonde e aggrava la situazione.
Il nit-picking, il fare-le-pulci, è una pratica tipica dei fans (anche dei detrattori, che sono fans “in negativo”), e va accettata. Esiste tuttavia un “eccesso di nit-picking“, una brutta china che questa pratica può prendere quando la demolizione della persona diventa il fine principale ricercato quotidianamente. Nel nostro piccolo, anche noi Wu Ming ne sappiamo qualcosa…
In questo frangente, se non riflettiamo, temo si possa arrecare un danno irreparabile a un artista che è ben più complesso di quanto appaia in questa polemica, un artista che è anche traduttore (superlativo il lavoro fatto su Woody Allen), teorico dell’umorismo (di livello altissimo la “lezione” tenuta nel 2004 al Salone del Libro di Torino) e della satira (si veda il suo mini-saggio “Mentana a Elm Street”), animale da palcoscenico, musicista etc. Appiattire Luttazzi sul plagio di battute è ingiusto e pericoloso. La sua attività teatrale è già ridotta al lumicino per via del suo essere sgradito ai poteri loschi: se dieci anni fa faceva cento date a tour, ora quando va bene ne fa venti. Se lo mettiamo all’angolo nel suo essere artista, senza concedergli alcuna attenuante, praticamente lo uccidiamo.
Proviamo a fare un passo indietro? Da che mondo è mondo esistono pratiche di “riutilizzo” artistico di elementi presi da opere precedenti: citazione, omaggio, détournement, cut-up, parodia etc. La presenza in un’opera di tali elementi non implica alcuna “svalutazione” dell’opera stessa, altrimenti dovremmo dire che La terra desolata di Eliot (praticamente un grande collage di citazioni) non vale nulla. La cosiddetta “originalità” dell’opera – concetto del resto molto ambiguo – può essere amplificata dal riutilizzo anziché sminuita, ad esempio se non c’è soltanto un copia-incolla ma anche una ri-contestualizzazione. Io questo lo ravviso in diversi “plagi” luttazziani segnalati dai nitpickers, e di alcuni mi ero già accorto da solo, essendo un fan della stand-up comedy americana. Quando Luttazzi ripropone un’elaborata battuta di Carlin sull’esistenza di Dio cambiando la punch-line e infilandoci un riferimento all’8 per mille, non sta semplicemente “copiando”, sta ri-contestualizzando. Ri-contestualizza abbastanza o troppo poco? Ecco, qui sta il problema, se vogliamo considerarlo tale. Infatti la ri-contestualizzazione non è riscontrabile o comunque non è pregnante in tutte le occorrenze, e in molti casi il riutilizzo da parte di Luttazzi somiglia troppo a un semplice copia-incolla.
La mia ipotesi, per quel che vale, è che Luttazzi, grandissimo fan dei comici americani (questo è ancora un eufemismo: Luttazzi è platealmente divorato dalla passione per quei comici!), si sia lasciato trascinare dalla forza di quelle battute, le abbia amate a tal punto da sentirle proprie al pari di quelle che scrive (e ne scrive tantissime, cerchiamo di non dimenticarlo). La riappropriazione è anche un atto d’amore. Nel corso del tempo, forse la riappropriazione si è fatta meno attenta alle differenze tra omaggio, détournement e mera riproposizione.
Ora: come si esce da questa trappola? Credo che Luttazzi debba produrre una riflessione sul comico di quelle che sa scrivere lui, una riflessione che non rifugga l’autocritica. Deve esprimersi col cuore in mano, facendo leva sulla completezza d’artista che ha dimostrato in questi anni. In nome di quella completezza e con un’affermazione di dignità, ricordi che non può essere ridotto all’immagine di lui che ora rischia di affermarsi. Ai nitpickers mi sentirei di dire questo: “you made your point“. Avete dimostrato quello che volevate dimostrare, e un importante quotidiano ha rilanciato la vostra inchiesta. Non accanitevi. Non peccate d’orgoglio. Lasciate una via d’uscita tra la verità e la demolizione di un artista. Date a Luttazzi la possibilità di imparare da questa storia e usarla per crescere.

Wu Ming 1

Nota. A corollario suggerisco di leggere questa intervista ai WM sull’arte del remix e della citazione.

303 pensieri su “DIVERTIMENTI/2: WU MING 1 SU DANIELE LUTTAZZI

  1. Bisogna aggiungere che spesso di Luttazzi non fa ridere solo quello che dice, ma anche il come lo dice (gesti, mimica facciale, intonazione della voce), e il “come” è soprattutto suo. O no?

  2. La ricontestualizzazione è pratica normale nell’arte contemporanea, anche se non sempre è un “atto d’amore” (a volte è solo sesso)… Personalmente comunque non ci vedrei nulla di male, senonché lo stesso Luttazzi s’incazza come una biscia quando altri fanno lo stesso con le “sue” battute (vedi Bonolis, Grillo), dichiara “non mi divertirei a dire battute di altri” (allora lo fa solo per soldi), e non ci risparmia nemmeno una filippica pseudo-deontologica (come se la satira avesse, o potesse avere, una deontologia) sui comici che copiano altri comici (“non si fa”: sì, come no). Ultimo non ultimo, parla di diffamazione nei suoi confronti “per ovvi motivi” (quali?) e fa sistematicamente rimuovere contenuti critici da YouTube con l’odioso pretesto della violazione del diritto d’autore… Pur da suo (ex) fan, mi riesce difficile avere simpatia per un comportamento a dir poco incoerente.

  3. Sì, è una brutta situazione. Amo George Carlin e Bill Hicks, e avevo notato gli “omaggi”, ma non mi avevano dato fastidio – l’ispirazione è un fiume con molti affluenti, di tutti i tipi. È più che altro una questione di ipocrisia: Luttazzi ha sempre dichiarato di non copiare, e criticato aspramente chi copiava le sue battute. Forse ha in testa una visione dell’artista come demiurgo autarchico e indipendente che non ha molti riscontri nella realtà. Né nei suoi stessi atti 🙂

  4. Per Giacomo: non sono molto d’accordo con la tua posizione, perché Luttazzi ha scritto e parlato più volte proprio della contestualizzazione. Cito da Mentana a Elm Street: “Mai sottovalutare il valore del contesto: Richard Pryor può fare tutte le battute che vuole sui “niggers”; le stesse battute in bocca a Woody Allen diventerebbero razziste.”.
    Dal mio punto di vista, se Luttazzi riprende battute di grandi maestri americani, che sono da un lato abbastanza famose da poter essere riconosciute come appartenenenza di un certo autore, e dall’altro poco sentite o diffuse presso il grande pubblico italiano, compie un’operazione configurabile tutt’al più come omaggio (oltre che sfruttare quella che lui chiama la “tecnica di Lenny Bruce”).
    Se invece Luttazzi racconta una battuta in teatro, e il giorno dopo qualcuno ripete la battuta in TV e in prima serata, la battuta è rovinata per sempre e questo, beh, è un’altra cosa.

  5. @Flash: che cavolo c’entra quell’esempio sulla parola “nigger” quando si parla di plagio? Niente.
    Cosa c’entra l’omaggio a grandi autori stranoti con la riproposizione parola per parola di battute di comici americani di nicchia? (Luttazzi non ha plagiato solo Carlin e Hicks) Niente.
    Sono d’accordo sul fatto che Luttazzi ormai ha pochi strumenti per difendersi, ma non bisogna nemmeno dimenticarsi che lui si è messo in questa situazione con le sue mani. E bisognerebbe chiedersi se sarebbe stato ugualmente famoso com’è oggi anche senza tutte le battute riportate paro paro. Vorrei ricordare che anche la sua prima battuta davvero importante (“Mio non era un duro, sulla tomba ha fatto scrivere ‘Cazzo guardi?'”) è copiata.
    Soprattutto, a oggi non sappiamo quali sono le battute originali di Luttazzi e quali quelle copiate (si scoprono nuovi plagi ogni giorno). Su questo bisogna che Luttazzi faccia chiarezza. Altrimenti rimarrà solo un buon teorico e un dubbio autore.
    @Sottosopra: spesso anche la mimica non è sua. E spesso, quando è sua, è inferiore per efficacia all’originale.

  6. come si dice “arrampicarsi sugli specchi” in cinese? wu ming1 lo sa bene. e mi tocca dirlo da ammiratore. ma come si fa a non menzionare il fatto che Luttazzi su quelle battute non sue guadagna (popolarità e soldi?) se io per caso traducessi quel capolavoro di Q in indonesiano e lo mettessi sul mercato “ricontestualizzandolo” per un “atto d’amore” e mi pappassi i sacrosanti diritti d’autore come la prenderebbe wu ming1? avrà pure un mutuo da pagare come tutti i “normali”. la cecità dell’intervento sta nel fatto che si considerano le battute come “arte” in generale. e fin lì il ragionamento potrebbe anche filare. ma quelle battute per un comico sono equivalenti, anche, a danaro. rubato. no, anzi, amorevolmente ricontestualizzato.

  7. Ieri discutevamo di questo tra noi WM e mi ha colpito una linea di ragionamento aperta da WM5 e ripresa da WM4: la cupio dissolvi. Luttazzi distrutto dai suoi stessi fan. Che nel distruggerlo pèrdono anche una parte di se stessi. Stiamo assistendo al voluttuoso suicidio di un’intera comunità, a un rituale auto-cannibalistico di massa. WM4 ha detto: “c’è qualcosa di cupamente dionisiaco, di tristemente orgiastico in tutto questo”. Sono d’accordo.
    Luttazzi ha agito in modo incoerente e supponente. Ora rischia la fine della carriera, e anche peggio… Nella tradizione degli stand-up comedians c’è una linea di auto-distruttività di cui siamo tutti consapevoli, immagino. Perdere Luttazzi sarebbe uno spreco. Plagi o no, è un cervello che può ancora dare molto. Qualcuno qui sopra ha scritto: “Rimarrà solo un buon teorico”. Ci farei la firma. Avercene, di buoni teorici, e se non vogliamo sbilanciarci troppo: avercene di buoni divulgatori di teorie! Io credo che il suo post sulla differenza tra satira e sfottò fascista sia una bussola. Certo, nulla di “originale”, ma buona, necessaria divulgazione di alcune “banalità di base” su cui nessuno si sofferma mai a pensare.
    Luttazzi si può tirare fuori da questa situazione solo con uno sforzo di trasparenza, uno sforzo *doloroso*, che segni una discontinuità col passato. Una catarsi. Ma in un simile frangente, con tutti i nodi che vanno al pettine contemporaneamente, è molto difficile essere lucidi, e umili. E ovviamente i suoi nemici politici non aspettavano altro.

  8. @ Davide, ho scritto senza vedere il tuo commento. Guarda che il mio pezzo non è una difesa di quel che ha fatto Luttazzi. Rileggere, per favore. Ho scritto che si è fatto trascinare, che ha agito in modo “malaccorto” e poco lucido, che in moltissimi casi ha fatto un semplice copia-incolla, che ora deve fare autocritica.
    Certo, se da me ci si aspetta che mi unisca al coro di quelli che fino a ieri lo idolatravano in quanto “genio” (concetto che ho sempre contestato), eroe, paladino etc. e adesso lo mostrificano e lo linciano con la bava alla bocca riducendo *tutto* quel che ha fatto al plagio di battute, no, io non mi comporterò mai così. Non lo idolatravo prima, non lo mostrifico oggi. Io non lincio nessuno. Mi interessa riflettere su quel che accade, non additare capri espiatori da sacrificare tutti insieme per non affrontare il problema della nostra credulità e voglia di santi. Niente linciaggi, niente ordalie, si tratti di Saviano, di Luttazzi o di altri.

  9. condivido pienamente quello che hai scritto, WM1. e capisco anche le preoccupazioni per lo sfruttamento politico e per la fragilità della personalità di un artista. e condivido anche la via d’uscita. però è comprensibile che ci sia un accanimento dei suoi fan. si sentono semplicemente presi per il culo. e non da uno qualsiasi di zelig, ma da Luttazzi, proprio lui. e questo li incattivisce assai. per un fan è quasi un “tradimento”. del resto fan sta per fanatico no?il vero nodo è che anche la tua proposta di uno “sforzo di trasparenza”, seppur giusta, è minata alla base dal tracollo di fiducia che ha avuto Daniele. Al quale comunque va la mia “pietas” umana. ma solo quella.

  10. @WM1 anche io ho risposto senza vedere il tuo commento 🙂
    la tua riflessione è sacrosanta ed interessante. non è un mostro e non era un genio da idolatrare. non va linciato e nemmeno assolto. solo volevo rimarcare, e forse mi sono fatto trascinare dalla vis polemica, che nell’analisi mi sembra importante sottolineare che nel “processo di produzione” comico non esiste solo il lato letterario ma anche (e per chi lo fa di mestiere soprattutto) il lato economico. cmq grazie per gli spunti di riflessione

  11. sono d’accordo con questo wu ming 1…
    luttazzi ha fatto un lavoro di ricontestualizzazione che rasenta il copia e incolla, questo sì, ma è una ricontestualizzazione che crea e lascia pervio un canale tra noi e un altro mondo (americano) che ci fa comprendere meglio il nostro (e noi il loro! tanta complessità già in prima serata non l’avrei data a questi Stati Uniti d’America)… non è neanche questione di dire che senza luttazzi nn ci sarebbe questo canale… come posso dire… è come se di là dall’oceano prendesse non solo in prestito delle armi per la caccia al bisonte, ma le riconvertisse per quella al cinghiale.
    come rituale, somiglia a quelli di catarsi collettiva con capri e semini di grano… è lui l’ambiguo, l’incoerente, proiettiamo su di lui quelli che sono le nostre “colpe”, facciamolo e saremo di nuovo tranquilli e mondi… risultato?perdiamo una voce che ci raccontava per stare in pace con la coscienza ancora un po’… autoamputazione… ho amputato di magia mimetica l’arto del vicino ma è il mio a essere in cancrena.
    magari lo sforzo di trasparenza si fa a due. per la nostra quota percentuale, capendo il nostro d’accanimento.

  12. È bello poter dialogare con Wu Ming 1, anche se non ne condivido il pensiero, sebbene apprezzo l’invito a contenere i toni.
    Io ho trovato lo scritto di Luttazzi sulla differenza tra satira e sfottò fascista non solo molto superficiale, ma anche inconcludente e fragile proprio teoricamente (alla fine, in quell’articolo, chi decide cosa è satira e cosa sfottò se non Luttazzi stesso?). Ma, cosa più importante, adesso chi ci assicura che quella sia farina del suo sacco?
    Quello che sta emergendo è che interi suoi spettacoli sono frutto di copie di sketch e brevi battute altrui; anche i monologhi politici – tanto osannati – sono semplici riadattamenti alla situazione italiana di battute già dette.
    La cosa comica è che a vedere gli originali, questi sono anche migliori.
    Tuttavia, la gravità della situazione a mio giudizio non sta tanto nella copia e neanche nel non aver voluto citare gli autori, ma che di fronte a domande esplicite lui abbia ripetutamente negato (si veda ad esempio il messaggio a repubblica del 2001), glissato quando era in difficoltà o infine invento (a posteriori) storie assurde (la caccia al tesoro) quando è stato messo con le spalle al muro.
    T.S. Eliot non avrebbe mai negato la paternità di una citazione, anzi spesso è lui stesso che la sottolinea anche quando nessuno potrebbe riconoscerla (si pensi alla straordinaria immagine “suggeritagli” dal racconto di una delle spedizioni antartiche).

  13. @ Davide, giustissimo. C’è però un ulteriore rischio, quello di arrivare a descrivere Luttazzi – notoriamente uno “sgobbone” che ha sempre macinato date su date, ha sempre scritto molto, ha tenuto un blog per dieci anni, risposto a decine di migliaia di mail, preparato lunghe memorie difensive per i processi in cui veniva trascinato, tenuto una rubrica quotidiana sul Manifesto, e che comunque anche per “plagiare” si è dovuto sbattere non poco, viaggiando, perfezionando il suo inglese, prendendo nota, traducendo, riproponendo etc. – come uno che ha solo rubato il lavoro degli altri. Facciamo attenzione. Anche i più hardcore tra i “nitpickers” dicono che i “furti” equivalgono al 30% del repertorio di battute. Alcuni di questi “furti” sono in realtà riscritture, adattamenti, quindi la percentuale degli utilizzi “disonesti” è ancora inferiore. Mettiamo che sia il 20%. Due battute su dieci non le ha scritte da solo? Beh, penso si possa dire di gran parte dei comici. Se adesso noi arriviamo a dire che in questi anni Luttazzi… non ha lavorato, che è stato un parassita, beh, diciamo una cosa falsa e ingiusta. Secondo me il problema non sta nel suo aver “copiato”, ma nella scarsa trasparenza dimostrata e, soprattutto, nel modo in cui, sollecitato a discuterne, ha deciso di reagire.
    .
    Il 7 maggio 2004, alla Fiera del Libro di Torino, Luttazzi tenne una lezione sulle leggi della comicità partendo dal case study di Woody Allen e dei suoi guai coi traduttori italiani. La registrazione di quell’evento è disponibile in mp3 zippato qui:
    http://www.wumingfoundation.com/suoni/Daniele_Luttazzi_lezione_sul_comico_07052004.zip
    Ecco, Luttazzi è anche questo. Cerchiamo di non dimenticarlo.

  14. @ Giovanni
    “cosa più importante, adesso chi ci assicura che quella sia farina del suo sacco?”
    Ma tu faresti la stessa domanda a uno che ti spiega la forza di gravità, il teorema di Pitagora, la caduta tendenziale del saggio di profitto? Rimanendo nelle “humanities” e nelle lettere: se uno ti spiega – con esempi – che cos’è una metafora, tu te la prendi perché non l’ha inventata lui? Possiamo non essere d’accordo sulla pregnanza di “Mentana a Elm Street”, ma la questione della farina e del sacco ha davvero poca importanza. Anche perché in quello scritto Luttazzi cita esplicitamente alcuni autori di riferimento: spiega il valore del contesto e della distanza secondo Lenny Bruce (comicità = tragedia + spazio), nomina Chaplin, Karl Kraus etc.

  15. Secondo me il problema non sta nel suo aver “copiato”, ma nella scarsa trasparenza dimostrata e, soprattutto, nel modo in cui, sollecitato a discuterne, ha deciso di reagire.

    Sono d’accordo (anche se “scarsa trasparenza” mi suona un po’ come un eufemismo).

  16. @ wu ming
    Senza perdersi troppo in intellettualismi senza senso, basterebbe riconoscere un fatto elementare.
    Daniele Luttazzi è un preparatissimo, colto, brillante, intelligente e politicamente rilevante “professore di satira”.
    Fare il comico è un altro mestiere.

  17. @Filippo,
    cioè secondo te non siete colleghi? Spiegati meglio. In questi anni Luttazzi ha fatto spettacoli in teatro e in tv in cui diceva battute e faceva ridere la gente. Questo, comunque la si veda, significa fare il comico. La questione del “chi scrive le battute” non può cambiare retroattivamente il mestiere di Luttazzi. Quand’anche si scoprisse che *nessuna* battuta era sua (lo dico per estremizzare), Luttazzi avrebbe comunque esercitato la professione di comico. Tantissimi comici, anche tra i più grandi, hanno testi scritti da altri.

  18. La riflessione di WM1 è lucidissima, uno dei migliori commenti che si siano letti sul web nel merito della questione.
    Lo stesso WM1, però, pubblicò – in relazione al problema dei détournement di Luttazzi sulle battute di Carlin – questa risposta, avuta da Luttazzi stesso:
    “Ho conosciuto personalmente George Carlin otto anni fa a New York. Stavo scrivendo la prefazione al libro di Lenny Bruce per la Bompiani e Carlin era stato un suo giovane allievo. Come speravo, è stato prodigo di informazioni. Mi sono documentato anche sul materiale di Carlin: lo trovo ingegnoso, ma troppo buffonesco. E’ come se alle sue battute mancasse sempre qualcosa. E’ quello che ho fatto col paragrafo in cui lui descrive come disfarsi dei criminali. Preso così, non mi fa ridere. Ci aggiungo di mio lo scopo di risanare il disavanzo pubblico ed ecco che la sua battuta monca (secondo me, ovviamente) diventa completa e mi fa ridere. E’ una variazione sul tema: lui è Bach, io Goldberg.”
    Non s’accorse, però, Luttazzi (e così pure WM1) che l’idea di “risanare il disavanzo pubblico” era già in George Carlin, a meno che “balance the stupid f**king budget” non voglia dire tutt’altro.

  19. @ Wu Ming 1
    Non voglio iniziare una querelle senza fine, ti invito solo a rispondermi alla seconda parte del mio messaggio. Se è in buona fede, perché nega l’evidenza?
    Sottolineo inoltre che non si tratta del 30% del suo repertorio. Dare una cifra precisa non è possibile, ad oggi sono emersi circa duecento tra sketch e battute che sono praticamente identici a quelli di comici americani degli anni ’80 e ’90. La qual cosa, unita all’atteggiamento ambiguo di Luttazzi, getta un’ombra abbastanza forte su tutta la sua produzione.

  20. Sono pienamente d’accordo con Wu Ming 1.
    Chiunque conosca un pochino la storia del teatro sa quanto sia fatto anche di ‘ricontestualizzazioni. Copiature, dite? Forse. Ma uno che copia bene è meglio di un originale incapace. Luttazzi ha portato le battute che amava a un pubblico che non le conosceva, e l’ha fatto con bravura.
    Il suo errore, semmai, è stato nel vantare la paternità dei suoi testi (cosa che è comunque vera almeno per un 70%) e nel non saper reagire rapidamente a questa mobbizzazione via internet. Sono peccati gravi? Mi sembrano, sinceramente, del tutto perdonabili.
    Non posso dire di stimare le persone che mitizzano un individuo, che elevano a ‘modello di vita’ qualcuno che non ha mai preteso di esserlo, e poi, alla prima incrinazione dell’immagine perfetta che si erano creati, rimangono sconvolti, ribaltano le loro prospettive e lo trascinano nel fango con godimento. Non mi sono mai innamorata di Luttazzi, e per questo non posso essere delusa dalla sua imperfezione.

  21. Ringrazio Wu Ming 1 perché è riuscito ad esprimere un pensiero che non ero in grado di esprimere. Vorrei anche aggiungere che forse i numeri danno una visione distorta del fatto (ah i numeri non sono oggettivi?!). Forse sarebbe più corretto mostrare le battute “copiate” per anno e per spettacolo (tipo un istogramma). Messe tutte assieme sembrano di più e quindi il fatto più grave di quel che è in realtà. Ciao Marco

  22. @ wu ming
    Una persona che fa il mestiere di comico si mette al computer e si sforza di trovare qualcosa da raccontare che faccia ridere.
    Se nel momento creativo, invece di sforzarsi di trovare qualcosa da dire si rielaborano (tanto per essere eufemistici) cose di altri si entra in un mestiere forse anche più nobile ma che non è fare il comico.
    I mostri americani “citati” da Luttazzi sul palco hanno un’identita chiara e soprattutto non leggono battute.
    Woody Allen è un ricco che racconta le sue nevrosi, Hicks è un cinico dall’animo dolce, Chris Rock è un incazzato uscito dal ghetto, etc.
    Lo stesso Beppe Grillo, che credo abbia scritto veramente poco di suo, sul palco ha una sua identità chiara.
    Luttazzi sul palco non si capisce chi è.

  23. Posto qui un commento che Guido Vitiello, giornalista de Internazionale e Riformista che ha contribuito a sollevare il caso, non riesce a postare causa, temo, incompatibilità fra pc, e che mi ha inviato via mail:
    “Scusate, ma di che stiamo parlando? Perché, a quel che so, stiamo parlando di almeno cinquecento battute copiate di sana pianta, di monologhi lunghissimi ripresi parola per parola, di tartufesche accuse di plagio rivolte dal comico a chi rubava le sue battute rubate, di un gruppo di ragazzi tutto fuorché accaniti e dediti al character-killing, che semmai si sono accaniti perché ricevevano dal loro beniamino solo insulti, menzogne e tentativi di censura. Questo è il “caso”. Sollevare l’arcinota e assai modaiola questione del remake e della citazione (cos’altro, poi? la morte dell’autore? Pierre Menard? Tarantino? Eco? Wilkomirski? Bloom?) è davvero desolante. E quanto a desolazione, non mi risulta, peraltro, che T.S. Eliot (la cui “Terra desolata” NON è un collage di citazioni, con buona pace di Wu Ming 1) abbia mai fatto pubbliche sfuriate contro gli “autori” delle Upanishad, magari retrodatando la propria opera al decimo secolo avanti Cristo. Luttazzi ha fatto qualcosa di simile. Ha barato apertamente e mentito in modo dimostrabile, non si è “lasciato prendere la mano” né si è fatto possedere sciamanicamente da Carlin e Hicks. Anche fosse, sono in molti che hanno tentato di svegliarlo dalla “trance”. E quei molti li ha tutti insultati o presi in giro. Non mi pare irrilevante.”

  24. Appurato il corposo attingere da altri autori, mi sembra che i casi in cui ciò può apparire totalmente deliberato sono tuttavia circoscritti (concordo con wuming1 su quel probabile 20, forse meno%).
    Luttazzi è stato tradito, secondo me, da un lato dalla sua eccessiva autostima, e dall’altro dalla sua resistenza a voler spiegare la sua arte, perché l’arte non si spiega, specialmente non può spiegarla l’autore (è come spiegare la barzellette). E questo lo ha portato alle note uscite scomposte e incoerenti.
    Ma tutto ciò cmq non mi porta a dire che è un artista vuoto. Penso che la sua personalità sia definitissima, e che i pezzi che pure ha riportato potevano benissimo essere suoi perché le scelte dei brani riportati non sono deliberate, calzano perfettamente nel loro contesto e a nessuno sarebbe mai potuto venire in mente che erano estranei. E questo penso sia già un discreto talento.
    Di tutto ciò che si può dire di Luttazzi, sicuramente non si può dire che la sua personalità e il suo vissuto siano indefiniti o non traspaiano.
    Conosco artisti che creano sculture con oggetti riciclati, spesso pezzi di loro stesse opere. Eppure ognuna è un’opera nuova a sé stante ed è riconscibile come frutto del suo autore, se ha una personalità.

  25. @ Lola,
    pensa che credo di essere stato tra i primi a scrivergli chiedendogli lumi su un riutilizzo. Il nostro breve scambio via mail risale al gennaio 2004. Comunque sì, lessi la sua risposta senza interrogarmi troppo, dopodiché pensai ad altro.
    .
    @ Giovanni,
    scusa, ma tu mi rinfacci che Luttazzi nega l’evidenza, come se io lo avessi difeso in questo, mentre io sono partito proprio criticandolo su questo, e ho continuato a ribadire questa mia critica, che non mi sembra affatto morbida. Su Twitter ho appena letto una frase che sintetizza tutto: “Ha reagito come un uomo in preda al panico”.
    .
    @ Filippo,
    “Una persona che fa il mestiere di comico si mette al computer e si sforza di trovare qualcosa da raccontare che faccia ridere.”
    questa è una valutazione di altro genere, e non può essere usata per dire che Luttazzi ha fatto un altro lavoro. Questo lavoro può averlo fatto bene o male, in un modo che ti piace oppure no, prendendo scorciatoie oppure facendosi tutta la strada, ma da qui a dire che ne ha fatto un altro… La “sconfessione” esagerata e presa di distanza iperbolica non aiuta a capire. Se vogliamo parlare di quale dovrebbe essere la quintessenza del mestiere di comico, ok, ma è un altro dibattito. Per dirla in modo brutale: non puoi chiedere all’ENPALS di non dare la pensione a un attore perché è un cane, le due cose stanno su piani diversi.
    Dopodiché, quello che descrivi è il comico autore di se stesso. Una tipologia di comici, non l’unica. Esistono comici con grandi team di autori che scrivono per loro, e non è che per questo non facciano i comici. Tu stesso fai l’esempio di Grillo, e io ci metto Letterman, Leno, tutti i super-big. Mica se li scrivono da soli, i monologhi che recitano tutte le sere che Dio manda in terra…
    Comunque, se la questione è quella dell’identità, non mi trovi d’accordo. Luttazzi ha un suo personaggio che ha continuato a proporre per tutti questi anni, ha una sua “maschera” coerente, quella del “cagacazzo” un po’ maledetto, saputello e sessuomane, sempre sopra le righe, che parla veloce, attacca il potere in modo grottesco, si vanta dei suoi passati studi di medicina e li usa come pezze d’appoggio etc. Luttazzi è sempre stato questo. Negarlo mi sembra davvero esagerato e forzato.

  26. @ wu ming
    Inoltre non può e non deve essere sottovalutato il contesto.
    Quando Bill Hicks fa il celebre pezzo dello “a young man on acid…” parla di qualche cosa che conosce.
    Bill Hicks era un drogato che probabilmente attraverso la satira è riuscito a tirarsi fuori dall melma.
    Il pezzo sugli acidi non è raccontato per scioccare ma è un modo per dire eccomi qua, vi do una parte di me.
    Luttazzi che parla di acidi non mi da niente, perchè credo che lui non ne sappia niente se non in termini medici.
    Ulteriore riprova è il fatto che i suoi “omaggi” Luttazzi li compie decontestualizzando il tutto.
    L’invisible man di Carlin era parte di un monologo intero che parlava di religione, Luttazzi è unamacchina che sparabattute spesso senza alcun nesso logico.
    Se fossero state sue gli avremmo riconosciuto il merito autorale ma visto che non lo sono la sua posizione è veramente difficile da difendere.

  27. sono stata sul blog che fa le pulci e la cosa che più di tutte mi ha sconcertato è che si accusi Luttazzi di essere in malafede perché ha recentemente aggiornato pagine del blog del 2005/2006. Ogni professionista torna sui suoi scritti e in questo non vedo nulla di male. Non entro nel contesto, so però che il retroterra culturale è quello che fa le persone, l’intelligenza e il respiro dei contenuti è dato anche dalla capacità di prendere da fuori e rielaborare. Secondo me bisogna ragionare sul concetto di “plagio” e fare una riflessione su cosa pensiamo sia lecito o meno dire, che è già stato detto. Detto questo, da donna della rete, penso che Luttazzi dovrebbe rispondere pubblicamente e con trasparenza e che il punto fondamentale sia questo.
    Poi ricordo un suo bellissimo spettacolo a cui ho partecipato durante il quale lui stesso diceva che un altro comico (mi pare Grillo) aveva preso delle sue battute senza citarlo e – pur dicendolo in allegria – si vedeva che gli dava un po’ fastidio…
    Insomma
    secondo me anche se avesse pescato, nulla toglie al modo geniale che ha di fare satira. Però dovrebbe spiegarci meglio come lavora, dato che ormai il polverone è sollevato e – a quanto pare – fa di tutto perché scompaiano dalla rete le cose che gli vanno scomode

  28. Ma che contributo sarebbe quello di Vitiello? Cosa aggiunge, cosa sposta? Forse il computer, pietosamente, voleva impedire al suo padrone di venire qui a (nel migliore dei casi) sfondare porte aperte, nonché a usare trucchetti vacui e da due soldi come l’esordio “Ma di cosa stiamo parlando?” (risposta: stiamo parlando *precisamente* di quello di cui stiamo parlando), liquidare una questione definendola “arcinota” (quindi si può parlare solo di cose che non sa nessuno?), far cadere da chissà quali altezza frasette tipo “E’ davvero desolante”, dimostrare di non aver capito quello che ho scritto. A legger lui, sembra che io abbia difeso l’operato di Luttazzi e le sue reazioni. Vedo che Luttazzi è diventato il Male, e nella contesa tra Bene e Male ci si deve schierare per forza, è bianco vs. nero, a chiunque cercherà di discernere, di distinguere, verrà intimato: “Basta chiacchiere, fatti da parte, dobbiamo eliminare il Male!”. E il Male verrà distrutto, e tutti saranno contenti e soddisfatti. Credo proprio che per Luttazzi sia finita.

  29. Concordo con wuming1. Basta accanirsi in questo modo. Abbiamo capito il punto. Uscite come quella di Vitiello sui vari forum scaldano gli animi e polarizzano le opinioni. Qui stiamo prendendo tutto sommato una parte piccola (per quanto certamente importante) dell’attività di un artista di calibro elevatissimo e lo stiamo demolendo.
    Ora, non che si debba aver pietà per non fare chissà quale sgarbo o danno a Luttazzi, ma questo modo di fare alimenta risposte fuori controllo. E’ pur sempre una persona, e per quanto lucida sappiamo quanto si infuochi per certe cose, e specialmente se gli tocchi la sua arte (giustamente).
    Lasciamogli lo spazio per salvare ciò che non si è macchiato col fango, ché ne abbiamo solo da perderci.
    Il suo sito è irraggiungibile da un paio d’ore. Spero sia solo subissato dai contatti (ma non credo, non va a sighiozzi, è proprio giù, lo sto monitorando) e che questo polverone non lo induca ad avere reazioni esagerate.

  30. Dal tenore di certi commenti mi pare di intuire una cosa. In tutti questi anni (molti dei quali passati fuori dalla tv, a incontrare la gente nei teatri, o a gestire il suo blog) Luttazzi non è stato in grado di instaurare un rapporto “davvero” trasparente e paritario con i propri fan. La sua reazione maldestra al disvelamento delle battute “rubate” da parte dei fan stessi mi sembra l’altro segnale che conferma questa sensazione. Ecco, se la fiducia reciproca viene meno così, di botto, questo definisce un problema a monte, e forse prima di tutto un’incapacità/impossibilità da parte sua a considerarsi parte di una comunità e sventare l’idolatria. Perché quello che si sta profilando è la caduta di un idolo, una sorta di baccanale dionisiaco in cui il dio verrà fatto a brani e divorato.

  31. Molti parlano come se Luttazzi fosse stato trascinato in questa situazione suo malgrado. Ci si è ficcato da solo quando ha iniziato ad attaccare i comici che copiavano battute non sue rivendicandone ingiustamente la paternità.
    L’accusa dei fan è sulla credibilità non sul valore artistico-culturale… anche se c’è qualcuno che ormai mette in dubbio anche quello.
    Sinceramente non capisco il discorso del “si è comunque sbattuto” (Luttazzi dovrebbe essere un autore non un interprete… questo è del tutto irrilevante?) ne il discorso del “prima lo osannavano ora lo linciano”… nessuno lincia nessuno, si è svolto semplicemente un lavoro di inchiesta su un blog e chi vuole leggere può trarre le sue conclusioni… l’invito alla moderazione lo faccio anche io, non andiamo a scomodare termini impropri.

  32. @ Alex,
    il discorso dello “sbattersi” era riferito a tutto il percorso di Luttazzi, non ristretto al riutilizzo di battute altrui. Stiamo attenti a non dipingerlo come un mero parassita, è uno che ha dato contributi importanti e fatto tante cose, ha condotto trasmissioni in cui si davano informazioni altrimenti censurate, ha combattuto anche per conto nostro contro bavagli, editti, ukase et similia, comunque la si pensi ha innovato il modo di fare satira in Italia, ha riscattato i primi tre libri di Woody Allen da pessime traduzioni risalenti ai primi anni ’70, ha inciso album come musicista e cantante, come si può dire che non è stato un autore (auctor, colui che con il suo operato aggiunge qualcosa alla conoscenza)? Purtroppo, questo è un Paese che dimentica molto in fretta, o meglio, ricorda solo ciò che resta screziato di fango.
    Sul fatto che Luttazzi abbia grosse responsabilità su come si è aggravata la sua situazione, quante altre volte dovrei ribadirlo? Sono totalmente d’accordo con quello che ha scritto WM4, c’è stato un limite fatale nel modo in cui Luttazzi ha costruito il rapporto coi fan.
    Sull’inchiesta: l’inchiesta, l’ho scritto, è non solo legittima ma anche fondata. Il problema che ho cercato di esporre trascende l’intento di chi ha fatto le pulci, è il problema dell’effetto-valanga, di un dispositivo, quello dell’accerchiamento in rete, che una volta avviato è quasi impossibile da gestire in modo minimamente razionale. Il problema non è chi inizia, ma quanti proseguono e come. La rete diventa “macchina ammazzacattivi”, c’è questa voglia di gridare in coro, di unirsi alla folla per attaccare chi è già attaccato, chi è già stato individuato come il “folk devil” di turno, e tutto questo lo si fa dalla comodità del proprio tinello, soli di fronte a uno schermo, senza vere assunzioni di responsabilità, senza investire nulla di sé. Troppo facile. Bastano due colpi di polpastrello e un click.

  33. Gentile sig.ra Lipperini, nel libro che sto per dare alle stampe ricontestualizzo una ventina di sue pagine. Non si preoccupi; è in buona compagnia: ci stanno pure Eco, Baricco, Follett, Grisham, Omero, Sofocle e Andreotti (ma forse per Andreotti il copyright è scaduto).
    Non si offenderà se non mi premurerò di citare il suo nome: ho un’immagine da genio da difendere. Mi sdebiterò comunque intascando l’intero ricavato.
    Confidando sempre nella sua difesa nel momento in cui dovessi diventare vittima di qualche squadrone di nerd accaniti, le porgo un gentile saluto.

  34. Gentile Fabio, il suo intervento dimostra che i discorsi che si andavano facendo sulla degenerazione della rete sono veri.
    Nè io, nè Wu Ming, abbiamo dato del nerd a nessuno dei fan di Luttazzi. Oltretutto, se legge con attenzione quanto scritto fin qui, quella che ospito non è una difesa aprioristica di Luttazzi, ma ANCHE l’analisi di quel che sta avvenendo negli ultimi tempi.
    Se poi tutto questo vi piace e vi soddisfa, ma prego.

  35. @Wu Ming 1: Secondo me per Luttazzi non è affatto “finita”; ad esempio io, pur deluso dal modo maldestro e incoerente in cui ha gestito l’intera vicenda, continuerò a seguirlo, perché come comico mi fa ridere (quando assisto a un suo monologo non sto a contare le citazioni -più o meno esplicite- che contiene, ma quando mi capita di scovarne una è un piacere dentro il piacere), e lo apprezzo e rispetto come intellettuale.
    Quanto accaduto è solo l’ennesima conferma che l’unico modo per un personaggio pubblico di gestire la propria reputazione online non è tentare di nascondere le critiche o opinioni negative (sul web, le bugie o mezze verità hanno gambe cortissime, e i tentativi di insabbiamento hanno quasi sempre un effetto boomerang), ma partecipare attivamente e direttamente alla conversazione. E se Daniele-personaggio-pubblico-Luttazzi desidera correggere il tiro dicendo qualcosa che non suoni come una minaccia di azioni legali, secondo me fa ancora in tempo.
    @Wu Ming 4: Sono sostanzialmente d’accordo con la tua analisi, anche se personalmente non l’avrei messa giù in termini così tragici. 🙂

  36. @ Wu Ming 4
    Io non idolatravo Luttazzi, però ridevo di gusto alle sue battute. E, sebbene le considerassi sue, se mi avesse detto che non erano sue avrei comunque riso. Quello che mi fa arrabbiare oggi è che lui non solo non l’ha detto, ma anzi ha continuamente negato, scagliandosi poi contro i comici che rubavano UNA delle sue battute quando lui ne saccheggiava centinaia!
    In Satyricon c’era una battuta magnifica su Berlusconi che parla a Piersilvio: “Quanti anni hai figliolo?” “Sette!” “Io alla tua età ne avevo nove!”. Quando l’ho sentita nel 2001 stavo morendo sul divano, mi sembrava una frase degna di un uomo megalomane come Berlusconi. Non ho neanche dubitato per un istante che l’avesse inventata Luttazzi.
    La battuta, come quasi tutte quelle dei monologhi di Satyricon, non è sua. Ma, anche se lui l’avesse presentata con “Come diceva Tizio di Caio”, io sarei lo stesso morto dal ridere sul divano.
    Quello che si imputa a Luttazzi e l’aver voluto far credere che queste battute erano sue (“tutto le battute di Satyricon sono originali”). Questo è scorretto e squallido. Non si tratta di rapporti, Luttazzi si è distrutto da solo, ha voluto fare il furbo e gli è andata male. La fiducia l’ha fata venire meno lui con il suo atteggiamento.
    A chi minimizza, faccio notare che si tratta del più grande plagiaro che la comicità italiana abbia mai avuto.

  37. Nessuno, mi pare, vuole mettere Luttazzi alla gogna.
    Né i ragazzi che hanno fatto un’inchiesta scrupolosa da nerd-filologi, risalendo alla fonte per ciascuna battuta così da poterla datare, spesso persino contattando i comici in questione, almeno quelli ancora vivi.
    Né i fan che gli hanno chiesto per anni conto delle sue “appropriazioni” con email cortesi, ricevendone spesso in risposta manipolazioni e bugie, sentendosi dire magari che era Seinfeld ad aver copiato da lui.
    Né gli articoli (equilibrati, salvo quello del “Giornale”) dedicati al caso finora, che hanno semplicemente auspicato una spiegazione plausibile.
    Né le domande dell’Unità, che gli offrivano un “salvacondotto” umoristico che lui ha voluto eludere continuando con la storia della caccia al tesoro.
    Non si tratta di scaldare gli animi o men che mai di trovare il “cattivo” – io stesso ero un ammiratore di Luttazzi, e tuttora gli riconosco molti talenti. Non si tratta di pretendere un autodafé o un’autocritica staliniana. Si tratta, secondo me, di rimettere intanto a posto i fatti, di svelare un copia-e-incolla di dimensioni inquietanti e un’altrettanto imponente mole di bugie per nasconderlo, di restituire ai comici la paternità delle loro battute. E poi, ognuno per la sua strada.
    Piaccia o non piaccia, Luttazzi in questo “cul-de-sac” ci si è infilato da solo, e in fondo non è nulla di terribile: un comico che copia, mica un pluriomicida latitante. Nessuno vuole creare il cattivo e linciarlo. Abbiamo già troppi finti cattivi, troppi finti perseguitati e troppi difensori (a volte finti anch’essi) di entrambe le categorie. In questo caso, davvero, non vedo nessuno Sparagmos in giro, semplicemente la tristezza e la delusione per un comportamento sleale. Poi certo, le destre cavalcheranno la cosa. Ma cavalcano e avrebbero cavalcato qualunque altra cosa, contro Luttazzi.

  38. Speriamo che lo sbranamento resti simbolico. 😉
    Nel mondo del fumetto c’è stato un caso simile l’anno scorso e anche lì è partita una caterva di dissociazioni dal disegnatore copione-ricalcone e tutti sono corsi a prendere torce e forconi.
    Chi si trova denudato può reagire bene con stile o male coprendosi anche di piume oltre che di pece, ma non so il perchè ma quando vedo la folla forcaiola mi viene sempre da stringermi col malcapitato.
    Sarà per i troppi film visti, sarà per compensare, o perchè luttazzi alla fine ha obbiettivi comuni ai miei o magari perchè l’arte è un lavoro che si fa per lo più nella cacca e tutti si puzza un pò.
    Il diritto d’autore è sacro ma forse serve proprio perchè siamo ladri tutti a qualche livello.
    In italia oggi tutti ricalcano totò o alberto sordi, almeno luttazzi ha ricalcato gente sconosciuta ai più.
    Mi vengono in mente le canzonette italiane degli anni cinquanta con parole diverse e nostrali su melodie americane famose, o i film in bianco e nero dove i personaggi di ‘nuova’ york o pasadena, (la “e”) si chiamavano marco, o giorgio (proninciato con la o chiusissima ‘giurgio’) anzichè coi nomi inglesi originali.
    Insomma luttazzi ci ha portato roba ‘forestiera’, lo denunciassero gli autori se c’è qualcosa da denunciare.
    Magari questa vicenda farà riflettere luttazzi sui bachi nel suo lavoro, nel suo approccio al testo e al pubblico, ma alla fine, the show must go on, e meglio un luttazzi un pò mariuolo e stronzo che mille giornalisti indignati col forcone in mano.
    D.

  39. Daniele, lo scorso anno la faccenda andò molto diversamente: parliamo del disegnatore che “ricalcò” i disegni di Miiyazaki per la riduzione a fumetti delle Cronache del mondo emerso. Ma, a differenza di quanto avviene in questa discussione, in quel caso SI’ che molti, moltissimi autori italiani di fumetto reagirono chiudendosi a difesa della casta. E in quel caso SI’ che diedero dei nerd ai lettori che avevano evidenziato il plagio.

  40. Ci rendiamo conto che *all’osso*, a Luttazzi stiamo facendo tutti quanti le stesse critiche?
    Il più tipico difetto delle discussioni in rete è proprio questo: che troppo pochi hanno la voglia e la pazienza di andare *all’osso*, in profondità, capire quali siano i due-tre assunti importanti su cui magari si è tutti concordi. No, si rimane in superficie, si evita di leggere con pazienza e scrivere con cognizione. Anzi, nella maggior parte dei casi, si inizia a replicare prima ancora di aver finito di leggere. Si cerca lo scazzo. Si individua chi colpire, ci si schiera con questi o con quelli in base all’umore del momento, si alza il polverone. Ne vengono fuori delle mini-crociate che a chi le fa non costano nulla, mentre a chi le subisce possono fare molto male.
    I toni che riscontro in rete da due-tre giorni sono inveleniti e sempre più da accanimento. Guido può ripetere mille volte che “Nessuno vuole creare il cattivo e linciarlo”, ma non dipende da lui. Il cattivo c’è già, e il linciaggio non è mai nelle intenzioni di un singolo. E’ roba da psicologia delle folle.

  41. Beati noi adulti che non abbiamo bisogno di eroi, che non vogliamo mettere alla gogna nessuno, che sappiamo bene che, come tutti noi, pure Luttazzi deve arrivare alla fine del mese, che il “porsi contro il sistema” in certi casi paga quanto essere dentro il sistema, che tutti possiamo sbagliare, che si possono fare dei distinguo ecc.
    Il fatto innegabile però è che Luttazzi, volente o nolente, era diventato per alcuni un “eroe”, e anche in forza di ciò ha un suo pubblico, un pubblico che gli dà da mangiare, ma che non può che incazzarsi di fronte all’incoerenza dell’eroe. Luttazzi non è Pippo Franco o Alvaro Vitali, della cui onestà intellettuale non frega niente a nessuno.
    E nel suo pubblico ci sono anche tanti giovani; spero che non trovino in questa vicenda un motivo per rafforzare ulteriormente un cinismo che in loro mi pare già decisamente forte, spinti anche da chi inevitabilmente, come già osservato, speculerà su questa vicenda. Di sicuro Emilio Fede sta già preparando un servizio.

  42. Wu Ming 1, ma io proprio questo volevo dire: che girando per la rete, dove si commenta la vicenda, non trovo chissà quali toni da linciaggio. Certo ci sono le teste calde, ma la maggior parte delle persone parla di delusione e di rammarico, cerca attenuanti e giustificazioni, o dice semplicemente che non gliene importa nulla se quelle battute erano copiate o no. Credimi, finora ho trovato per lo più gente a cui basterebbe questo: “Salve, sono Daniele Luttazzi, e ho fatto un (bel) po’ di stronzate con questa storia dei plagi. Ma in questi anni ci siamo divertiti tanto e amici come prima, vero?”. Lui chiaramente lo direbbe in modo più divertente di così. E tante persone chiuderebbero un occhio. Poi forse ho una visione edulcorata della questione, ma finora non ho visto scattare meccanismi mimetici girardiani e sbranamenti rituali.

  43. Scusate ma sono sul telefono. Perfavore cercate su iTunes o Google il podcast WTF? Di Marc Maron un comico americani che intervista altri comici e che recentemente ha affrontato la questione con Robert Williams e Carlos Mencia.
    Ciao wuming*

  44. Sono daccordo con Guido V. quando dice che in fondo di tutta questa faccenda alla fine rimane solo una infinita tristezza più che rabbia.
    Lo sdegno che si percepisce nei commenti sui vari forum e blog credo sia anche un pochino giustificata o no? anche perchè, bisogna ammetterlo, fino ad ora è rimasto sempre tutto nei limiti della massima correttezza ed educazione.
    Luttazzi parla di diffamazione ma non credo proprio ci siano gli estremi per affermare una cosa del genere.

  45. Ehi, quante storie per un intervento ironico. “La degenerazione della rete”, addirittura.
    Se poi vi ho fatto fare un passo indietro questo è bene, perché proprio i primi passi li trovo profondamente sbagliati.
    Il tirare in ballo lo stalking o l’accanimento è vittimismo puro (e per di più per conto terzi) e dire che reagire come Luttazzi è quasi “fatale” è giustificare un comportamento che è sì normalissimo, ma lo è per il furbacchione scoperto.
    Siamo di fronte ad una cosa che ha una misura tale (ma voi avete visto l’impatto in primo luogo visivo che ha l’elenco “completo” del materiale copiato?) che la lettura né è, per una volta, molto semplice: un comico ha scalato il successo rubacchiando repertorio a destra e a manca in modo massivo. L’abbiamo scoperto, lo rivalutiamo opportunamente e amen.
    Ma discettare sull’originalità dell’arte, sull’imitazione, sul riutilizzo è qualcosa che, per quanto interessante, è del tutto inappropriata alla circostanza. E’ troppo generoso sollevare questi argomenti di fronte al plagio. Sarebbe come parlare di tagli di carne di fronte ad un accoltellamento.
    Detto questo, nessun accanimento… nessuno è un santo qui.
    E non tutti sono autori comici.

  46. Io Luttazzi lo ricordo quando ero al liceo e inventò il mitico personaggio del Professor Fontecedro.
    E sì Luttazzi è un comico, perché ci ha fatti ridere per anni. Peter Sellers era un comico e par certo che Allen gli abbia scritto diversi testi.
    Aldilà di queste dissertazioni, mi pare che in parecchi si stia dicendo la stessa cosa.
    Bisogna vedere come Luttazzi ne uscirà fuori. Se devo appiccicargli un limite, ho sempre avuto l’impressione che fosse uno di quelli a cui non puoi fargli uno scherzo. Troppo ego?
    Non so. Ma se vuole evitare la fine di Orfeo, deve inventarsi qualcosa di davvero geniale.
    E anche sbrigarsi.
    Finché resta in rete, beh, siamo ancora nella nicchia. Se verrà sputtanato nella tv generalista, sarà difficilissima ritornare a galla (e già mi pare abbia scontato abbastanza esilii).
    Certo se vuole comportarsi da leone ferito in gabbia, non ci sortirà mai.
    Farsi un bagno di umilté, di svariate ore, e chiedere scusa. Magari alla maniera sua, ma senza se e senza pè.

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