Avete letto il post di poco fa?
Ora leggete questo. Come immagino sappiate, da mesi sta montando su Internet una polemica che riguarda Daniele Luttazzi, e che in questi giorni raggiunge il suo culmine con un articolo su L’Unità.
Da uno scambio via mail con diverse persone, colgo l’opinione di Wu Ming 1 che mi ha autorizzato a pubblicarla. Eccola:
Il caso “Luttazzi che copia” è uno di quelli in cui l’inchiesta, pur legittima e fondata, rischia di sconfinare nello stalking. Da tempo riscontro in rete un accanimento nei confronti di Luttazzi, una voglia di “accerchiamento” coi mezzi del web da cui è molto difficile difendersi. Di fronte a persone che dedicano a te buona parte del loro tempo, e del “farti le pulci” fanno una vera e propria missione di vita, è facile – quasi fatale – reagire come ha fatto Luttazzi, cioè in modo malaccorto, frettoloso, poco lucido. Così si confonde e aggrava la situazione.
Il nit-picking, il fare-le-pulci, è una pratica tipica dei fans (anche dei detrattori, che sono fans “in negativo”), e va accettata. Esiste tuttavia un “eccesso di nit-picking“, una brutta china che questa pratica può prendere quando la demolizione della persona diventa il fine principale ricercato quotidianamente. Nel nostro piccolo, anche noi Wu Ming ne sappiamo qualcosa…
In questo frangente, se non riflettiamo, temo si possa arrecare un danno irreparabile a un artista che è ben più complesso di quanto appaia in questa polemica, un artista che è anche traduttore (superlativo il lavoro fatto su Woody Allen), teorico dell’umorismo (di livello altissimo la “lezione” tenuta nel 2004 al Salone del Libro di Torino) e della satira (si veda il suo mini-saggio “Mentana a Elm Street”), animale da palcoscenico, musicista etc. Appiattire Luttazzi sul plagio di battute è ingiusto e pericoloso. La sua attività teatrale è già ridotta al lumicino per via del suo essere sgradito ai poteri loschi: se dieci anni fa faceva cento date a tour, ora quando va bene ne fa venti. Se lo mettiamo all’angolo nel suo essere artista, senza concedergli alcuna attenuante, praticamente lo uccidiamo.
Proviamo a fare un passo indietro? Da che mondo è mondo esistono pratiche di “riutilizzo” artistico di elementi presi da opere precedenti: citazione, omaggio, détournement, cut-up, parodia etc. La presenza in un’opera di tali elementi non implica alcuna “svalutazione” dell’opera stessa, altrimenti dovremmo dire che La terra desolata di Eliot (praticamente un grande collage di citazioni) non vale nulla. La cosiddetta “originalità” dell’opera – concetto del resto molto ambiguo – può essere amplificata dal riutilizzo anziché sminuita, ad esempio se non c’è soltanto un copia-incolla ma anche una ri-contestualizzazione. Io questo lo ravviso in diversi “plagi” luttazziani segnalati dai nitpickers, e di alcuni mi ero già accorto da solo, essendo un fan della stand-up comedy americana. Quando Luttazzi ripropone un’elaborata battuta di Carlin sull’esistenza di Dio cambiando la punch-line e infilandoci un riferimento all’8 per mille, non sta semplicemente “copiando”, sta ri-contestualizzando. Ri-contestualizza abbastanza o troppo poco? Ecco, qui sta il problema, se vogliamo considerarlo tale. Infatti la ri-contestualizzazione non è riscontrabile o comunque non è pregnante in tutte le occorrenze, e in molti casi il riutilizzo da parte di Luttazzi somiglia troppo a un semplice copia-incolla.
La mia ipotesi, per quel che vale, è che Luttazzi, grandissimo fan dei comici americani (questo è ancora un eufemismo: Luttazzi è platealmente divorato dalla passione per quei comici!), si sia lasciato trascinare dalla forza di quelle battute, le abbia amate a tal punto da sentirle proprie al pari di quelle che scrive (e ne scrive tantissime, cerchiamo di non dimenticarlo). La riappropriazione è anche un atto d’amore. Nel corso del tempo, forse la riappropriazione si è fatta meno attenta alle differenze tra omaggio, détournement e mera riproposizione.
Ora: come si esce da questa trappola? Credo che Luttazzi debba produrre una riflessione sul comico di quelle che sa scrivere lui, una riflessione che non rifugga l’autocritica. Deve esprimersi col cuore in mano, facendo leva sulla completezza d’artista che ha dimostrato in questi anni. In nome di quella completezza e con un’affermazione di dignità, ricordi che non può essere ridotto all’immagine di lui che ora rischia di affermarsi. Ai nitpickers mi sentirei di dire questo: “you made your point“. Avete dimostrato quello che volevate dimostrare, e un importante quotidiano ha rilanciato la vostra inchiesta. Non accanitevi. Non peccate d’orgoglio. Lasciate una via d’uscita tra la verità e la demolizione di un artista. Date a Luttazzi la possibilità di imparare da questa storia e usarla per crescere.
Wu Ming 1
Nota. A corollario suggerisco di leggere questa intervista ai WM sull’arte del remix e della citazione.
@Marco e pensare che sul film porno l’allusione alla minorenne nemmeno doveva far ridere, ma farti immedesimare con un panzone terribile che esercitava il suo potere su graziose ragazze (di straordinaria competenza, aggiungerei :D) . Evidentemente era quello il target dell’opera 😀
Tornando sull’argomento rapporto coi fan (che mi sembra il filo originario del post e dei commenti) quello che proprio non mi piace di Luttazzi è l’eliminazione dei contenuti su youtube. Credo che non gli portino chissà quale danno economico ai suoi spettacoli (infatti sponsorizza sul sito l’intervento a raiperunanotte, su cui la krassner non ha diritti, ma cose prese dai dvd le fa togliere…). Io invece penso che tutti dovrebbero essere liberi di condividere i suoi interventi, anche perchè in più di un’occasione è stato profetico (l’intervista a Travaglio nel 2001 e le recenti uscite di Ciampi e Veltroni sull’anti-stato). Sia dunque per ‘dirgli bravo’ sia per fare i raffronti con battute prese da altri (non uso il termine copiare, mi sembra improprio); che a me sembra cosa normalissima. La caccia al tesoro, ad esempio, la tirò fuori poco dopo che uscì Bollito Misto con Mostarda, non proprio una scusa dell’ultima ora, dopo che un fan gli disse di aver trovato qualcosa di simile ad una sua frase non ricordo dove. Luttazzi spiegò il meccanismo e invitò altri a trovarne ancora. Un commento mi fece ridere:”[frase citata che non ricordo ma comunque scontatissima]… la so! E’ Biancaneve!” Era il periodo dei commenti liberi, e non c’era nessuna accusa di plagio o ruberie. Magari ne avevano scoperte ‘poche’ anzichè tutte quelle di oggi, ma se era lecito e stimolante allora (almeno per me), perchè oggi dovrebbe essere penoso (sempre per me)?
Con la dovuta cautela, sarebbe come lagnarsi che Tarantino non fa mai ‘niente di suo’, e peggio non cita nei credits tutti i film da cui prende (sai che palle, tra l’altro). Capisco che sulle battute c’è una sensibilità diversa, sono piccole e veloci, quindi si pensa subito ad un copiare e basta senza rielaborare.
Comunque, ci sono fan, ormai ex-fan, che se non è tutto preso direttamente dall’iperurano si incazzano a morte traditi e offesi. Tra di questi si saranno già infiltrati lettori di Libero e Panorama, sicuramente, e ne esce una gran gogna che non serve a nessuno. Aspetto di vedere che farà Luttazzi, e come cambierà, se cambierà, l’atteggiamento futuro col suo pubblico.
Se il ‘fan’ in quanto ‘fanatico’ è una persona che ha scelto di amare qualcuno o qualcosa eleggendolo a simulacro di perfezione, reputandolo irrazionalmente un modello ideale a partire unicamente da alcune sue qualità positive (es. “Mi fa ridere, è contro berlusconi, ergo rappresenta il Giusto”), se il fan è uno che si inventa un mito di purezza che si incrina inevitabilmente al primo errore, se il fan è quello che non può perdonare al suo simbolo di aver macchiato la sua infantile rappresentazione, e allora sceglie una lapidazione purificatrice, se è tutte queste cose, allora il fan è senza dubbio un idiota, ma di sicuro non è utile.
La folla dei discepoli è la folla inferocita che insegue l’indegno maestro col forcone.
Il fan è quello che ama, e l’amore non perdona il tradimento.
Il fan sceglie irrazionalmente e mette tutti nella merda. Avete presente quelli che amano Berlusconi?
Finché collabora alla diffusione del nome e dei prodotti del suo idolo, il fan è certamente utile. Se poi si stufa di seguirlo perché ne intuisce la nascosta miseria, non lo è più. Di qui la convenienza degli idoli a tenersi buoni i fanclub con carinerie più o meno interessate (mailing list, epifanie…)
Non mi ero accorto di questo:
“Quindi, caro cittadino Saint-just, mettiti l’anima in pace, è proprio grazie ad Internet che sei stato smascherato.”
Francesca, guarda che Saint-just è un commentatore storico di Lipperatura, genovese se non ricordo male. Non è Luttazzi in incognito. Su, dài, capisco tutto, lo so che a “smascherare” ci si esalta, ma ora non imparanoiatevi a vedere il nemico sotto le spoglie di ogni commentatore che non è d’accordo con voi…
In compenso è sparita la mia replica ad amelia-wuming1. Wu ming 1, sei il solito squallido drittone.
Ma se questa cosa fosse successa a Enrico Bertolino lo avreste difeso?
Riuscite a trovarmi un altro autore satirico disposto a mettere nome e cognome e a dire quello che fa Luttazzi lo faccio anche io?
Secondo me la questione è molto semplice, ci ha provato ed è stato beccato.
Nessun linciaggio, semplicemente se rompi il cazzo al mondo con la tua rettitudine morale è normale che si DIMOSTRA che fai il furbetto le persone ti massacrano
Wu Ming va bene tutto ma luttazzi MENTE e ci prende per il culo
Le reazioni (di difesa e di offesa) sono proporzionali alla fama del personaggio, per questo, senza nulla togliere al bravo Bertolino, l’accostamento mi sembra improprio. Al di là di tutto credo che l’affare Luttazzi sarà un ottimo termometro sul funzionamento della società in rete: siamo capaci di discutere, vagliare, misurare meriti e demeriti dell’imputato con serenità? (E’ chiaro che la convocazione in tribunale se l’è meritata). O il web è solo un campo di battaglia, in cui si scontrano un’ordalia assetata di sangue e un esercito di adoratori di feticci? La cosa ironica è che -colpevole o meno- D. è adesso l’oggetto di un esperimento (più o meno controllato) sul panopticon (parole sue) digitale.
“Ma se questa cosa fosse successa a Enrico Bertolino lo avreste difeso?”
Aridaje.
Qui proprio non se ne esce.
Volete mettervelo in testa o no che tutti stiamo facendo a Luttazzi le stesse critiche di fondo? Mancanza di trasparenza, reazioni scomposte, fallimento nel gestire il rapporto con la comunità dei fan etc.
La differenza è tra chi si ferma a questo e chi invece pensa che si debba ragionare pure su altri aspetti (meno scontati) della vicenda: limiti e difetti delle pratiche culturali attuali, potenza e miseria delle dinamiche di rete, lati ancora in ombra della fan culture, aspettative nei confronti dei personaggi pubblici… E cerca di ricordare che Luttazzi è un artista più complesso di quel che si vuole far passare oggi, e non si può buttare nel cesso tutto quello che ha fatto.
Per me dire che Luttazzi ha sbagliato non è una conclusione o una sentenza, ma l’apertura di un discorso più vasto.
Se dopo oltre cento commenti devo ancora sentirmi dire che avrei tout court “difeso” Luttazzi, vuol dire che confrontarsi non serve a niente.
Sarai pure uno stronzo caro Luttazzi ma qui ti si aspetta al varco.
Non sembra la delusione dell’amore tradito quanto proprio una tensione intrinseca allo stare sul posto d’onore. Guai a sgarrare perchè di sotto non vedono l’ora di tirarti giù e prenderti a calci.
Il pueblo è unido e sembra non aspettare l’ora, come se la frode rendesse parafulmini su cui scaricare, legittimamente, il sacro odio di chi sta in basso.
Quell’aspetto orgiastico che dice Wm4 del fagocitare l’idolo.
Civiltà smaltata sottile sul caos.
Per questo le difese dei wuming sono solo arzigogoli, inutili. Davanti alla frode, ormai, siamo partiti.
E tutti a dire, con la forca in mano, ma… ma.. che dite ? E’ lui che ha fregato, che ha spudorato, la forca è la “naturale” conseguenza, bisogna tagliare le palle, se non ora quando e se non a lui a chi?
E’ spaventosamente fuori contesto ma quando anni fa un discusso Jovanotti salì sul palco con l’Harley nuova fiammante dicendo ‘ecco, grazie a voi ho potuto comprare la moto dei miei sogni’, molti si sentirono offesi e sfregiati, come a dire: bravi coglioni, grazie a voi fessi guardate quà, tiè alla faccia vostra.
Per dire, c’è sempre una sottile tensione tra l’uno e i tanti che lo acclamano, occhio a farli incazzare, quei tanti, occhio a rompere l’incantesimo, limitatevi a prenderli per il culo nel modo che amano, tipo propinargli ogni anno la stessa canzone, oppure lo stesso film o lo stesso comico da cent’anni, basta non atteggiarsi a superiori, restare compagnoni, insomma chiàgnere e fottere, come sempre.
D.
4 punti che proprio non funzionano:
1) “Luttazzi è la vittima di un accerchiamento.” Questa è la classica difesa tribale: indicare la persona come una vittima per disinnescare le critiche.
2) “Luttazzi ama così tanto i comici americani che sente le battute come sue.” Che risate. Da quando questo è un argomento a favore?
3) “Luttazzi scrive tantissime battute e ne ruba qualcuna.” Purtroppo questo non è vero, è vero il contrario: ne scrive qualcuna, e ne ruba moltissime. I numeri contano.
4) “Siete stati ripresi da un grande giornale, ora potete farvi da parte.” Altra strategia tribale: un osso vi è stato gettato, accontentatevi.
Il ragionamento è privo di qualsiasi senso e denuncia una assenza di argomenti: perché mai bisognerebbe farsi da parte quando si è stati ripresi da un giornale? Non si sa. Chi se l’incula il tuo giornale. Ci sono cose che si fanno per un bisogno di giustizia, per bilanciare del male. Non per i 15 minuti di celebrità. Qui mi pare manchi la percezione di quanto profondo sia il bisogno delle persone di onestà. Quanto rumore, istintivamente, le persone vogliono fare quando assistono ad un esempio di disonestà da parte di qualcuno che stimavano.
Se tu, Wu Ming 1, con la tua paternale credi di essere su un gradino più alto, e che dal quel gradino tu possa dire alla gente: “basta cagnara, andate a casa” è perché non hai alcun sentimento per quella gente.
@Amelia. Finchè il fan contribuisce a diffondere il nome e i prodotti del suo idolo, gli è certamente “utile”. Quando poi si stufa, magari perché ne ha intuito la nascosta miseria, allora non lo è più. Di qui le interessate carinerie di molti idoli ai propri fanclub (mailing list, epifanie… ).
@Amelia. Non hai capito. Finchè il fan contribuisce a diffondere il nome e i prodotti del suo idolo, gli è certamente “utile”. Quando poi si stufa, magari perché ne ha intuito la nascosta miseria, allora non lo è più. Di qui le interessate carinerie di molti idoli ai propri fanclub (mailing list, epifanie… ) per tenerseli buoni.
Non ho capito,
ma se tutti bilanciate il male tutti insieme fate un cratere, Luttazzi è uno solo…
la ragione non c’entra più, c’entra la misura.
tutto il bisogno di giustizia scarichiamolo su chi ci fotte imperialmente tutti i giorni, a Luttazzi quello che si merita e via, the show must go on dicevo, se poi gia la misura è colma, prendo il forcone e torno a casa anche se non ho avuto il mio brandello.
D.
Dopo aver letto tutti i commenti, mi vengono in mente tre questioni:
1) Luttazzi ha sbagliato, è colpevole, ok. Il punto è: chi lo ha giustamente “smascherato” si sta domandando qual è la giusta pena? Lo sputtanamento? La gogna? Il linciaggio? La morte artistica? L’induzione al suicidio? La strategia tribale e l’osso gettato non c’entrano. Il punto è: vogliamo bastonare il cane che affoga? Dov’è il limite tra il contrappasso e la vendetta?
2) Quanto peso ha, nella reazione contro Luttazzi, l’investimento morboso che nell’Italia berlusconiana si fa su certe figure salvifiche? Non sarà che parte del problema sta anche in questo?
3) Svariati commenti, qui e in giro, mettono al bando gli intellettualismi, i sociologismi, la retorica e chiedono che si parli pane al pane (come se questa non fosse retorica). Luttazzi ha rubato, punto, tutto il resto è fuffa, vaffanculo. Si rendono conto, questi “semplificatori”, che il loro linguaggio è lo stesso della Lega e della destra più becera? In una parola: del fascismo?
Posso rivelare che il suggerimento di “bastonare il cane che affoga” (affinché non morda più) mi venne dato via mail proprio da Wu Ming 1 allorché il malcapitato di turno era ***?
WM2: 2) Quanto peso ha, nella reazione contro Luttazzi, l’investimento morboso che nell’Italia berlusconiana si fa su certe figure salvifiche? Non sarà che parte del problema sta anche in questo?
In effetti, messa da parte come acquisita la responsabilità di Luttazzi (non di aver copiato, che è irrilevante; ma di aver mentito, e di aver accusato altri di copiare) l’aspetto notevole della faccenda è proprio questo. Perché evidenzia ancora una volta questa caratteristica ricorrente della storia italiana: l’attesa della figura messianica. Che sia Berlusconi, o un messia venuto a salvarci da Berlusconi, non cambia. E fin quando rivestiremo dei panni messianici delle nostre speranze il primo che ci appare in grado di dar loro concretezza, la delusione sarà sempre dietro l’angolo al tradimento del messia. Che saremo sempre pronti a lapidare, crocifiggere eccetera.
V.
A quanto detto da Vincenzo Oliva aggiungerei due consiederazioni:
1) i messia sono sempre un gran pacco;
2) la dimostrazione di quanto dici è l’atteggiamento molto frequente verso chi prova a sottrarsi alla logica tiranno/messia e viene tacciato di incoerenza o equilibrismo solo perché tiene posizioni più complesse.
C’è un grande desiderio si semplificazione, come riscontra il mio socio WM2, che è segno dei tempi, e un’insofferenza generalizzata per la complessità e l’articolazione di qualunque discorso. E’ del tutto evidente, per altro, che in Italia è in corso inevitabilmente un conflitto molare, ma questo dovrebbe farci tenere le antenne dritte piuttosto che farcele abbassare.
ho perduto il gusto-vizio di ridere
ascolto solo radiotre e se provo a guardare al tv mi sento estraneo
ora non so più quello che fa ridere e quello che è pericoloso
mi piaceva la satira ciò che mi faceva pensare sorridere con ritardo
ora esistono nuove leggi in itinere e se provo a capire mi viene mal di testa
vedevo che chi guardava la tv con le veline era allegro ed allora mi è venuto il dubbio di essere sbagliato
le battute e il dire e ripetere di luttazzi dopo poco mi stancavano perchè voglia di sorridere mentre il paese intendo la mia nazione si fa abbindolare tutta e ripeto tutta dai soldi del padrone del governo.
resto muto e nemmeno la malinconia mi sembra più giusta
forse l’aver creduto avere dato ficucia a larghe fascie della attuale opposizione
ora mi fa sentire un vento alle spalle che mi da fastidio e trovo da solo tanta confusione che però mi pare giusta
ma taccio e mi scanso
non mi fido più di alcuno.
“cose”
dario.
è molto interessante la prospettiva di WM4, circa il dissolversi dionisiaco, gli adoratori che mangiano il proprio dio. è senzaltro un’immagine potente che può spiegare il fenomeno psicologico e sociologico con il buon vecchio strumento del mito… ma dunque il punto di rottura tra i fan e DL, il punto critico di non ritorno qual’è stato? io direi che va rintracciato nel fatto stesso che non poteva esserci rapporto di fiducia, DL non poteva aprirsi onestamente, in quanto aveva nascosto in tasca un oggetto del desiderio troppo oscuro. davvero se mi metto nei panni di DL sto male, sento crescere uno psicodramma micidiale, una fuga psichica dove la mano destra prende e la sinistra rende il più in fretta, attentamente, “studiatamente”, ma in fretta, possibile. proprio con quel suo modo che ha di parlare a macchinetta, con la rapidità del prestigiatore che vuole, deve, forse innanzitutto a se stesso, nascondere il trucco. non voglio fare il processo, e tantomeno sollevare l’attenuante “per infermità” o altro che sia, ma dico, nascondere a se stesso, perché la partita in gioco è disastrosamente pericolosa, e le reazioni in rete, pacate o meno, minacciano un’onda terminale, un’ultima onda non tanto nei toni ma per la delusione da “terra desolata” (anch’io, scusate) che minaccia di lasciarsi dietro. urlata, pacata, leghista, nazista, comunista o buddhista che sia la riflessione, il guaio è che un personaggio mediatico come DL ha bisogno di una miccia di entusiasmo vagamente anfetaminico, come le sue performance, lui per primo, così come tutti i personaggi televisivi o come lui “meta”televisivi che siano, ha bisogno di un isterismo, qui in particolare riflesso del suo personaggio ripeto, e non solo per il fatto che è un comico, uno che lavora sull’euforia… insomma una diffidenza generalizzata, anche se non da campo di concentramento, ha il potere di rilassare i volti degli spettatori e frenarli nel dubbio, civile dubbio anche, ma le maschere, spettatrici della maschera comica pensante, se non ridono più non pensano più, e dunque la battaglia è persa… anzi oserei dire proprio nell’orizzonte della discussione “pacata” sui suoi errori, il nevrotico eccessivo DL rischia di svanire. dico per provocazione e taglio corto usando il paradosso, spero di essermi spiegato.
la vedo perciò un po’ diversamente dall’idea di WM1 di voler frenare la reazione isterica, magari dando dei “raccattacaccole” (ciò non può che esasperarli) a chi sta invece facendo un lavoro d’archivio che ha quasi dello storico, e sicuramente a sto punto ha più merito di diffondere in modo preciso, datato e capillare, gli “originali” (discussione sempre aperta sul termine, ok) di quanto non si voglia attribuire all’opera di DL, che quegli originali voleva nascondere quando non postporre a se stesso, anche se si può sempre dire che “senza di lui…” etc, ma non è così, concorrono altre cose, tutte ugualmente “senza le quali” luttazzi non sarebbe esistito (fino alla prima particella cosmica e all’esistenza di tutti noi, non se ne esce!), dunque onore semai all’anello luttazzi, un po’ meno all’ano nostro, onestamente un po’ raggirato. e non sono nemmeno a favore del il discorso su eliot o il postmoderno-citazionismo etc, non perché non sai interessantissimo di fondo (gaddis è il mio “scrittore preferito” nel 900 americano, per dire, e eliot “il mio poeta” etc), ma perché si rischia di passare una palla ipropria a un DL a mio avviso già troppo immerso in un’autostima antipaticissima che ne stava rovinando la carriera, un comico che gigioneggiava troppo sulle “proprie” battute, e a parte l’odiosissima operazione di dipingersi a tutto spiano come originali con colori e soggetti altrui (è la maschera di keaton che rimane la migliore identità del comico moderno), il trasformare a tradimento, a metà percorso, tutto ciò in un volontario esercizio postmoderno è pericoloso, e credo che lo scollerebbe ancora di più dai suoi fan, perlomeno se ciò avvenisse senza una radicale trasformazione (che poi è ciò che WM1 suggerisce, lo vedo bene, ma ripeto, non mi piace la strada, non mi pare propria, e forse sono io che sbaglio e tiro troppo terraterra)… insomma a me questo luttazzi esibitamente autoconsapevole della propria arguzia, ma ora vediamo così psicodrammaticamente falsamente autoconsapevole, non piaceva (come, devo dire, non mi piacevano da tempo le troppo frequenti uscite scatologiche che denunciavano troppo la sua estrazione strettamente cattolica di ex scout che deve liberarsi dicendo cacca pupù, anche se sappiamo benissimo che lo faceva con perizia superiore, e che incarnava benissimo un rito di passaggio al quale metà abbondantissima di italia manco si avvicina, quindi qui semai mi “alzo” troppo… eterno dramma della bilancia giudicante)
sparo: per recuperarsi a se stesso gli ci vorrebbe un salto mortale, durissimo credo, anzitutto rinunciare all’etichetta troppo ripetuta(gli) di “genio” (insopportabili ormai le lezioni sulla paternità delle battute, ma anche le tiratine di orecchie al “troppo buffonesco” carlin, che è sì un genio di una potenza espressiva inarrivabile, e dal quale poi si va a copiare, da un lato fingendo di correggerlo quando non è vero, o dall’altro indebolendo la gag forse solo a scopo aggiramento del copyright, come nell’affaire bonolis, perché la leggiadrìa colorata della farfalla che poi scoreggia è molto più azzeccata della “mosca”, per varie ragioni direi evidentissime in primis a DL… ma non dico questo per fare un terzo grado, bensì per evidenziare questa fuga dalla realtà per me tragica, giuro ne ho anche compassione, forse è un mio cinema ma vedo un narcisismo ferito che vuole raccogliere tutto il meglio del mondo per farlo proprio e solo proprio, e così costruirsi una personalità geniale che non può essere…)
e poi, smessi i panni di genio (autodefinito o definito dai fan, bach o goldberg che sia, accettare che è “troppo”) riconoscersi un bravo divulgatore. mi rendo conto che anch’io sto usando l’accetta, ma leggendo la raccolta di battute rubate si nota davvero come tutto, tutto o quasi il repertorio alto di DL non sia suo, e dunque come autore comico, toltogli quello, ne rimarrebbe un personaggio di gran lunga inferiore, per forza, sfido chiunque a gareggiare contro un alter ego costituito da tutti i migliori riassunti in uno, e che dunque, se forse avrebbe potuto esistere prima, prima dell’appropriazione, con le “proprie” battute sole, ora a un confronto con il se stesso grande e falsato non può rinascere… io davvero non credo in un Luttazzi che possa far ridere col proprio, ma ripeto, non in assoluto, bensì non dopo questo, o forse tra un po’ di tempo, un bel po’…. ancora a WM1: il paragone calzante per un lavoratore creativo non ancora pensionato è con la SIAE, non con la pensione a un cattivo attore: può uno che ha rubato materiale percepire copyright? no, a meno che non ci trasferiamo tutti in un mondo situazionista (ho conosciuto e stimato molto gallizio), ma allora nessuno avrà copyright di niente… ma anche questo lo sapete molto meglio di me. scusate la forma (e la sostanza!) ma vado di frettta.
Molto interessanti queste riflessioni sulle figure salvifico/messianiche.
Mi chiedo (non retoricamente) però se la “semplificazione” non sia inevitabile quando si parla di personaggi pubblici che si conoscono solo come tali (io non conosco Luttazzi “uomo”, ma il Luttazzi personaggio) e che lavorano per il fatto di essere “quel” personaggio.
Un esempio: si scopre che un ciclista fa uso di sostanza dopanti; “umanamente” posso anche comprendere perchè l’ha fatto (un calo di forma, così fan tutti, un risultato importante da raggiungere, un momento di debolezza, un consiglio errato, tutti possiamo sbagliare ecc.); non lo condanno a morte quindi come “uomo”, ma è automatico che le sue attività di ciclista mi interessino meno di prima.
@WM4: Non c’è dubbio che i messia siano sempre dei gran pacchi. In parte, è da aggiungere, perché nessun essere umano potrà mai essere all’altezza delle attese dei suoi fan. D’altra parte, il più delle volte chi si pone consapevolmente come messia è un gran furbone.
@Giuseppe D’Emilio.
Un problema, credo, è proprio quello che dici: la confusione inevitabile che si fa tra la figura concreta e la figura che conosciamo attraverso il mezzo. Perché l’idea che ci facciamo della prima ci viene per forza di cose dalla seconda. Ma non sta scritto da nessuna parte che la persona sia o debba essere come il suo personaggio.
V.
@nonhocapito
il tuo intervento contiene due espressioni rivelatrici: “Da quando questo è un argomento a favore?” e “Bilanciare il male”. Ecco, vedi, chi antepone a ogni cosa il proprio (anche transitorio, anche contingente) “essere contro” vedrà ogni posizione diversa dalla sua come “a favore”. Per te sul campo ci sono solo due opzioni: l’osanna e il crucifige. E infatti non sei il primo “crocifissore” ad aver malinteso la mia posizione (e quella di molti altri intervenuti qui) come una difesa di Luttazzi. Non serve assolutamente a nulla ribadire che le nostre critiche a Luttazzi sono le stesse che gli fate voi. Non serve perché non ascoltate più, non leggete più. Quello che si muove è un dispositivo. Se la cosa era partita come dinamica di intelligenza collettiva (e l’inchiesta è indubbiamente una potente manifestazione di intelligenza collettiva), ora prosegue al di là degli intenti iniziali, prosegue da sola, con una mentalità “purificatrice”, da crociata contro il male, resa dei conti chiliastica, raddrizzamento dell’assetto del mondo (“bilanciare il male”!) azzoppato dalla nequizia di… di chi? Di un comico che ha millantato la paternità di motti di spirito. In un commento sopra chiedevo se ciò non cominciasse a sembrarvi un tantino sproporzionato. No, è evidente che questa sproporzione non la cogliete. E nei vostri attacchi a ogni posizione più sfumata, che cerchi di affrontare la complessità della questione, cominciate a usare un linguaggio, come diceva WM2, che tanfa pericolosamente di fascismo.
Il fascismo, culturale, antropologico, è l’unico attuale collante della nazione.
Di questo, B. è la sintesi mirabile. Simulacro che regge un simulacro/paese.
Da questo, i suoi odiatori, me incluso, sappiano di non essere immuni, ma parte, ciascuno per il suo. Non siamo mai stati cittadini.
Abbiamo vissuto una breve stagione di cittadinanza per merito di pochi, la Resistenza, che da sola ha giustificato una menzogna,ben più grande di quelle dell’improvvido luttazzi, a fin di bene, ma che alla lunga non poteva funzionare: la Repubblica. Essa nasce dal broglio sul conteggio referendario. La maggioranza aveva votato per la monarchia, a sud in maniera schiacciante, quasi plebiscitaria.
Non abbiamo mai fatto una rivoluzione, non credo ne faremo mai. Ci piace il riot, la jacquerie, non cambiare qualcosa in profondità. troppo abituati, per secoli, ai re, o al papa re, come sudditi plebei ci piace vedere ogni tanto rotolare una testa, sputarci sopra e poi tornare a casa contenti. siamo il popolo più anti-illuminista dell’occidente.
B. siamo noi. avremo modo di accorgercene quando cadrà.
Nel frattempo godiamoci l’esecuzione di luttazzi.
L.
Luttazzi ha sempre rifiutato il ruolo di messia, eroe senza macchia, leader e persino contro-informatore (vedere la sua opinione su Grillo, la satira contro il potere della satira, non si va in teatro per essere informati). Ha anche detto facendo riferimento a Lenny Bruce che l’autore satirico non è superiore moralmente ai suoi avversari (nel blog). Quindi in qualche modo ha detto che lui stesso non è migliore di B. Quelli che dicono che la sua reazione alle domande scomode ricorda quelle di B non dice nulla di nuovo. Come sostengono i Wu Ming, Luttazzi ha sbagliato (non lo nego nemmeno io), ma Luttazzi è complesso come artista e le critiche spesso superficiali. Curioso e forse tragico è vedere che fa la fine del messia proprio Luttazzi che non aveva voluto questo ruolo per sé.
Il ruolo di messia a volte lo si cerca, ma molto più spesso sono altri che lo attribuiscono. In Italia, in campo ideologico in particolar modo, avviene proprio nel secondo modo.
V.
A proposito di quel che dice Marco, se ricordate, Luttazzi praticamente “chiuse” il blog (non scrisse più niente) per credo un paio d’anni? O forse meno, non ricordo precisamente, proprio perché disse che la gente stava cominciando a prenderlo troppo come un riferimento e quindi stava diventando un centro di potere, come Grillo. E dato che la satira è contro il potere, per poter continuare a farla coerentemente, sparì per un certo periodo.
Questa è un esempio di una nobiltà e di una coerenza, secondo me, che lui ha e che cozza terribilmente con i patetici comportamenti avuti verso i suoi fan.
Perché io posso tollerare il riuso di testi di altri grandi per dar loro nuova vita, riesco anche a cogliere il senso di quando lui parla di bruciare le battute se le copi: chiaramente avviene se due stanno sulla stessa piazza. E cmq con Grillo e Benigni non si lamentò più di tanto, anzi, diceva che tutto sommato vuol dire che le hanno ritenute degne.
Ciò che proprio non comprendo è: perché insistere ad attribuirsi la paternità delle battute? Come lo spiega? Cos’era? Un indizio per la caccia al tesoro? O magari, visto che il comico ha solo il vincolo di far ridere se stesso, tornava a casa a rideva come un pazzo? (del suo pubblico)
Credo che sia stato bruciato dalla vanità, che è forse il peccato più gratificante e diabolico.
Aggiungo, che se voi guardate o rileggete i suoi monologhi, le parti “originali” (almeno finché non “smascherate”) non mi sembrano affatto meno forti delle altre. Le battute meno forti ci sono anche tra quelle copiate, magari perché peggiorate nella trasposizione.
Ma fate attenzione a non farvi fregare dal fatto che il campione su cui ci stiamo basando è sbilanciato: leggiamo solo quelle copiate. Non abbiamo un elenco di quelle originali. E’ come quando lavoravo al call center, mi sembrava che l’azienda offrisse un servizio di merda perché tutti chiamavano a lamentarsi. Ma quelli che chiamavano erano un 30% di tutti i clienti e molti chiamavano ossessivamente.
Per cui occhio al campione, quando si fa il giudizio.
Suggerisco una visione collettiva e catartica di Brian di Nazareth.
http://www.youtube.com/watch?v=X64Yope2saU
buon giorno a tutti
Wu Ming 1 e 2, ho letto i vostri interventi, ma non li condivido. evocare il fascismo e la lega non c’entra nulla.
se Luttazzi chiedesse scusa e pubblicasse l’elenco dei plagi, sarei io il primo a iscrivermi al partito dei Wu Ming 1&2. Se non c’è l’ammissione della colpa, non ci può essere perdono.
uso il termine “perdono” perché io sono stato un accanito sostenitore di Luttazzi. Ho tutti i suoi libri e DVD, sono andato a vederlo a teatro ogni volta che mi capitava a tiro e ho citato battute che credevo sue in discussioni fra amici dandogli credito in maniera maniacale (perché pensavo che fosse giusto rendere merito all’autore). Luttazzi mi ha tradito, personalmente. Quando una persona di cui ti fidi ciecamente ti tradisce a questo modo, la perdoni solo se ammette la colpa. Se no, col cazzo che te la faccio passare liscia…
Questa frase di Wu Ming 2:“Quanto peso ha, nella reazione contro Luttazzi, l’investimento morboso che nell’Italia berlusconiana si fa su certe figure salvifiche? Non sarà che parte del problema sta anche in questo?” e questa di Vincenzo Oliva:“Il ruolo di messia a volte lo si cerca, ma molto più spesso sono altri che lo attribuiscono. In Italia, in campo ideologico in particolar modo, avviene proprio nel secondo modo” mi hanno fatto tornare in mente il concetto di “potere carismatico” (riferito proprio alle figure messianiche/salvifiche) espresso da Max Weber, riutilizzato e ben sintetizzato dallo storico I. Kershaw, in uno dei suoi saggi più famosi, in questo modo:” Il potere carismatico si basa sulla percezione, da parte di un seguito di fedeli, del senso della missione e delle doti di eroismo e di grandezza in possesso di un leader riconosciuto. Quella carismatica è una forma di dominio intrinsecamente instabile: essa tende a instaurarsi nei momenti di crisi ed entra in difficoltà quando non riesce a tenere fede alle aspettative create”.
Non so, forse sono andata un po’ OT, tuttavia, la domanda posta da Wu Ming2 mi pare una delle più importanti, tra tutte quelle sin qui formulate, su cui riflettere.
tra l’altro, è chiaro che per i “nuovi arrivati” come i sociologizzatori (passatemi il neologismo) l’accanimento dei fan sia incomprensibile. La questione va avanti da anni, fra menzogne, scuse improbabili, censure, insulti (da parte di cloni luttazziani a fan in buona fede che si ponevano delle domande). La montagna di prove e di comportamenti al limite dell’autocelebrazione è imponente, non ci sono aree grigie a cui appigliarsi per salvare qualcosa dell’artista Luttazzi. Almeno, non ce ne saranno fino a quando lui non ci dirà cosa è suo e cosa no. Perché è l’unico che ce ne può dare la certezza.
Quindi, cosa vogliamo salvare? e perché?
Vogliamo salvare Luttazzi solo perché è “uno dei nostri”? Mi suona tanto di berlusconismo.
Vogliamo salvare Luttazzi per le sue teorie sulla satira? Ok, ma lui si propone come comico. Come la mettiamo?
Il vetro a cui arrampicarsi per trovare “qualcosa di buono” in questa faccenda si fa sempre più scivoloso.
@ Re Rosso,
attenzione: il “fascismo” e il “leghismo” non stanno certo nell’andare contro Luttazzi, ma nel vantarsi di rifiutare la complessità, nel denunciare le “chiacchiere degli intellettuali”, i “sociologismi”, le “cavolate”. Tutto questo sta emergendo con prepotenza: il fastidio per chi vuole riflettere sulla questione. Anzi: chi vuole riflettere sulla questione viene subito iscritto di forza al partito opposto (partito del tutto immaginario). E’ un’apologia della semplificazione brutale che è tipica dei climi di linciaggio, e i fascismi non sono che istituzionalizzazioni dei climi di linciaggio. Per questo si usa quella metafora. Non vuol dire che gli ex-fan di Luttazzi siano fascisti, vuol dire che senza accorgersene stanno adottando comportamenti e retoriche che troviamo pericolose.
Detto questo: scusa, qualcuno ti ha chiesto di perdonare Luttazzi? Non mi pare, almeno non in questo thread. Il “perdono” è un concetto para-religioso che io personalmente aborro.
@ Re Rosso,
hai lasciato il secondo commento mentre scrivevo. Mi pare evidente che, ancora una volta iper-semplificando, stai contestando posizioni che qui non ha nessuno. A innalzare Luttazzi su un piedistallo in quanto “uno dei nostri” (anzi, calcisticamente: “Uno di noi / Luttazzi è uno di noi!”, sulle note di Guantanamera) erano semmai i suoi fan, non certo chi prova a riflettere sulla vicenda con un minimo di distacco critico. Calma e gesso. Detto questo, se per te nel lavoro ventennale di Luttazzi non c’è nulla da salvare, qui c’è gente che non è d’accordo. Accettalo.
Un’ultima cosa perché è ora di chiuderla, almeno per me.
Su Facebook si è formato un gruppo che si chiama “Noi stiamo con Daniele Luttazzi”. Stanno riutilizzando la mia mail riportata qui da Loredana, totalmente fuori contesto, senza un link, senza una spiegazione, addirittura ricopiando pare pare le righe di premessa: “Da uno scambio via mail con diverse persone, colgo l’opinione di Wu Ming 1 che mi ha autorizzato a pubblicarla.”
Questo è scorretto e falsifica la mia posizione sul tema. Io NON sto “con Daniele Luttazzi”, né ho mai inteso quel testo come contributo per una campagna “pro”. Giusto per chiarire. Vedo che certi “vizi di forma” rimproverati all’ammirato si sono trasmessi agli ammiratori, e con grande naturalezza.
io non rifiuto la complessità a prescindere, dico solo che questa vicenda in particolare non è più molto complessa, i fatti sono in enorme quantità e tutti a sfavore di Luttazzi. Le poche accuse ancora non dimostrate (i cloni dispensatori di incenso) non sono mai state chiarite dal diretto interessato, che elude le domande in proposito.
Il perdono è una faccenda del tutto personale, pensavo di essere stato chiaro. Intendevo dire che io, personalmente, come credo molti altri fan delusi, non posso mettermi ADESSO a ragionare sui concetti da voi espressi che esulano dalla questione. Le vostre sfumature suonano più come affumicature per nascondere i FATTI.
Per fare un esempio, magari non molto calzante, ma che secondo me spiega il rifiuto di quella che voi chiamate (secondo me impropriamente) “complessità”: vogliamo denunciare lo schifo della legge sulle intercettazioni o preferiamo discettare della sindrome del capo di governo che si sente accerchiato dai giudici e quindi reagisce scompostamente?
“Detto questo, se per te nel lavoro ventennale di Luttazzi non c’è nulla da salvare, qui c’è gente che non è d’accordo. Accettalo.”
Lo accetto, come no. Ma non dite che chi non la pensa così fa ragionamenti fascisti. Accettate anche voi.
In extremis.
“Ma non dite che chi non la pensa così fa ragionamenti fascisti.”
Ok, vedo che spiegare non serve a niente. Pazienza. E sì che nel commento prima mi sembrava di essere stato chiaro…
sei stato chiarissimo. Non sono gli ex-fan che sono fascisti, sono i ragionamenti di alcuni di loro, che rifiutano la complessità, a essere fascist(oid)i.
Io ti ho detto che secondo me la complessità IN QUESTA STORIA rischia di essere fumo negli occhi, e ti ho chiesto di rispettare il mio giudizio senza definirlo fascista. Spero di essere stato chiaro anch’io.
Anche perché adesso in giro per la rete (non intendo in questo blog, altrove) è partita l’ascrizione di Luttazzi al partito delle vittime. Finirà che dovremo odiare Ntoskrnl per averci svegliato da un sogno e George Carlin perché è più bravo di Luttazzi.
Quando ero piccolo mia nonna aveva un pollaio, e spesso mi capitava di andare a curiosare se le galline avessero fatto le uova. Un volta prendendo un uovo mi cadde dalla mano e si ruppe a terra. Mi stupii tantissimo di come le galline si affollarono incuranti della mia presenza per mangiarene il contenuto.
Efficenza della natura forse, ma qui mi pare stia succedendo qualcosa di simile, c’è una tale voglia di rivalsa da trasformare ciò che prima era simbolo e catalizzatore di questa in un simbolo negativo ma con funzione analoga, fulcro di una rivalsa che ha radici ben più profonde degli atti di Luttazzi.
Sinceramente questa roba dell’anti-intellettualismo e della complessità è la prima delle retoriche usate per rivendicare il diritto a vendere aria fritta.
So bene che in Italia la semplicità e la certezza sono “fasciste” e voi siete i sacerdoti del dubbio, ma in questa situazione c’è poco da inventarsi. O si dice chiaramente che si prende spunto dall’affare Luttazzi per spostarsi in discorsi da salotto sulla psicologia delle masse; che, insomma, si sta parlando d’altro, oppure la si pianta di buttare lì tremila mezze-giustificazioni o paralleli fuori luogo per poi dire che “non si sta difendendo nessuno”.
E’ come se Berlusconi sparasse un colpo in testa alla ex-moglie e si aprisse subito un dibattito dal titolo “Cazzo, che mira!”, sottotitolo “armi leggere all’alba del nuovo millennio”.
Questo sta succedendo in tutta la blogosfera (di sinistra): indulgenza plenaria a go go, il plagio non esiste, parliamo d’altro. Voi potrete pure prendervi in giro da soli, ma non pretendete che ReRosso o altre persone (specialmente quelli di maggior cultura e che sanno distinguere un discorso elevato dall’aria fritta) si bevano il tutto.
C’è una sostanziale differenza fra il disccorrere su un tema perdendosi magari in considerazioni più ampie e l’usare inutili intellettualismi per sviare dalle presunte colpe di Luttazzi.
Luttazzi ha fatto quello che ha fatto e si è difeso malissimo, prendetene atto, non andate più a vederlo in teatro o andateci perchè continuate a considerare quello che fa una intelligente satira.
Da qui ad usare parole come perdono e colpa c’è un baratro, la stessa distanza fra l’avere a che fare con un uomo ed un professionista e l’avere a che fare con una idea. Molti post sotto sotto sembrano incentrati sul tema “Era il mio eroe e mi ha tradito, ora voglio soddisfazione”.
Questo è sbagliato perchè Luttazzi è il primo ad essersi estratto da quella posizione.
Sempre IMHO.
Ahimé, Jack, alcuni post mi sembrano andare anche oltre. Il tentativo di ragionare sulla relazione tra acritica ammirazione, creazione del simbolo, caduta dell’idolo, etc. vengono tacciati di essere “intellettualismi” e “discorsi da salotto”. Addirittura il plagio teatrale viene metaforicamente equiparato all’omicidio… Ecco, questo è il Paese reale, ed evidentemente travalica i confini politici di Lega Nord e Berlusconi.
Sono sinceramente stufa di sentir tacciare come “discorsi da salotto” i tentativi di analisi e approfondimento di un fenomeno. Qualcuno mi spiega, cortesemente, a quali salotti si riferisce? Quale è l’idea che ha del salotto? E’ stata fatta propria la definizione di Renato Brunetta (“odio gli intellettuali, sto con la gente”)? Anche nel web? A cosa dovrebbe servire, anche, la rete, se non a cercare di capire? Oppure viene concepita soltanto come sfogatoio di massa, dove più i toni sono alti meglio ci si sente?
Secondo me – era il senso profondo del mio primo e male accolto intervento – rifiutare la complessità reale può anche essere fascismo (definizione un po’ gruppettara e politicistica, ma tant’è: io la chiamerei mera stupidità, diffusa un po’ ovunque dall’origine dei tempi). Rifiutare la complessità immaginaria è invece sano occamismo, economia di mezzi intellettuali.
Criticare i “discorsi fumosi” sempre e comunque è anti-intellettualismo (se volete chiamarlo fascista, va bene). Far partire i ragionamenti dai fatti accertati è invece semplice illuminismo, uso corretto della ragione.
Ecco, l’ipotesi che Luttazzi “si sia lasciato trascinare dalla forza di quelle battute, le abbia amate a tal punto da sentirle proprie” è appunto il tipo di ragionamento che qualunque rasoio filosofico dovrebbe tagliar via senza nemmeno baloccarcisi più di tanto.
E non sarebbe certo un rasoio “fascista”.
Wu Ming 4, non bari. Qui nessuno equipara nulla all’omicidio.
E non si atteggi a Farinata che ha in spregio persino l’inferno dove risiede, perché non è proprio il caso.
Sig.ra Lipperini, ho spiegato chiaramente (non solo io) cosa si intende con discorsi da salotto. Si intende che siamo di fronte ad un caso dotato di una certa peculiarità di cui si prende un aspetto marginale che ricorre in tremila altri casi simili per finire a parlare d’altro.
Più che lecito, ci mancherebbe altro, ma non si può tacciare chi tira le ovvie conclusioni sull’arista Luttazzi, sul comico Luttazzi e sull’uomo pubblico Luttazzi di essere grossolano. Qui si mettono avanti considerazioni sul rapporto artista-ammiratore, sulla folla, sulla costruzioni di idoli, sulle attese messianiche, per impedire anche un lucido e giusto giudizio di merito sui fatti che conosciamo da pochi giorni.
E’ permesso operare delle valutazioni senza che qualcuno alzi il dito e ci venga a spiegare che la proiezione di valori positivi su Luttazzi era eccessiva e che la folla ama procedere al linciaggio?
Direi che la censura – scorretta in sé – della Lipperini raggiunge il massimo del ridicolo quando cancella un commento ma lascia intatti gli interventi successivi che a quel commento facevano riferimento.
Chi prova a ragionare, anziché prendere subito posto da un lato o dall’altro, fa ‘intellettualismi’, dice ‘aria fritta’ (salvo essere sgamato immediatamente da quelli di ‘maggior cultura’, che mica se la bevono, eh?), ma il suo unico scopo è sviare l’attenzione dalle colpe di Luttazzi, l’infame che ha ucciso dei bambin… no, aspetta, ha causato un’esplosione atom… Ah, già, ha detto delle battute che non aveva scritto lui e talvolta è un tantino altezzoso, e (oh dei!) si è macchiato di ipocrisia.
In questo modo ha creato uno scompenso a quei tanti che avevano deciso che dovesse essere immune da errori, e che ora ritengono sprecate le loro risate ai suoi spettacoli. La pena che costoro hanno scelto di infliggergli sarà l’ostracizzazione e, naturalmente, il rifiuto del perdono, a meno di un pentimento, che essi richiedono come manco il Commendatore a Don Giovanni.
Perché è colpa sua se loro l’amavano, diamine!
Brian di Nazareth farebbe, davvero, bene a tutti.