Su Repubblica di oggi (e aggiungo solo che intervistare il Re è un sogno realizzato)
Stephen King torna al racconto lungo e cambia traduttore (da oggi, Wu Ming 1, che propone un King dal ritmo serrato e senza orpelli). Di più: dei quattro racconti di Notte buia, niente stelle (Sperling&Kupfer, pagg. 432, euro 20,90), tre riguardano le donne. Riguardano, per meglio dire, la violenza compiuta sulle donne: omicidio (in 1922, dove un agricoltore convince il figlio a uccidere la rispettiva moglie e madre, Arlette), stupro (Maxicamionista narra la tormentata vendetta della scrittrice Tess), menzogna (Darcy, la protagonista di Un bel matrimonio scopre che il marito è un serial killer). Un’attenzione non nuova, come racconta lo stesso King.
La questione femminile attraversa tutta la sua opera narrativa, e lei è uno dei pochissimi scrittori in grado di affrontare questo argomento con reale empatia. Questa volta, però, le donne sono le protagoniste quasi assolute e sono per lo più vittime del mondo maschile: significa che anche nel mondo reale le cose, da questo punto di vista, sono peggiorate?
Penso che nel mondo reale la condizione delle donne sia migliorata. Credo di avere una visione chiara – per quanto possa averla un uomo – dei problemi che alle donne tocca affrontare. Sono figlio di una ragazza madre che riceveva salari più bassi e veniva trattata con sufficienza perché senza marito. Non ho mai scordato quelle ingiustizie. La mia idea è che, nel complesso, le donne se la sappiano cavare in molte più situazioni e siano più abili degli uomini a risolvere problemi. Spero che nei miei libri questo si veda. Sto molto attento, cerco di evitare la pecca segnalata dal critico Leslie Fiedler: gli scrittori maschi americani hanno una visione semplicistica dei loro personaggi femminili, li rappresentano solo come «nullità» o come «esseri distruttivi». Io ho sempre cercato di fare meglio di così.
I personaggi femminili dei racconti sono vittime ma anche carnefici: la moglie assassinata di 1922 ha la volgarità avida di una grizzly mom. La stessa definizione (e la stessa prassi: difendere i propri cuccioli ad ogni costo) si potrebbe riferire alla terribile madre di Maxicamionista. E anche quando sono “soltanto” vittime, devono comunque uccidere per ristabilire un equilibrio. Sembra non esserci quella possibilità di redenzione intravista in The Dome: sembra, cioè, che la sua narrazione, in questi ultimi tempi, stia diventando più politica, e contemporaneamente , più pessimista. E’ così?
In realtà nessuna delle donne di Notte buia, niente stelle è una carnefice: non più di quanto lo fossero Carrie White o Dolores Claiborne. Tess e Darcy non innescano la violenza, ma reagiscono ad essa, facendo del loro meglio. Sono le sopravvissute. Quanto ad Arlette in 1922, è causa della propria sventura. Anche se questo non giustifica l’agire di suo marito.
Solo in uno dei quattro racconti, La giusta estensione, è presente l’elemento soprannaturale: e anche in questo caso è un soprannaturale sfumato e ambiguo, e il patto col diavolo del protagonista può essere interpretato come un’allucinazione. Si sta incamminando verso una narrazione più realistica?
Non mi sto intenzionalmente allontanando dal soprannaturale, come non mi ci sono intenzionalmente avvicinato. Come scrittore, lavoro sulle intuizioni. Quando mi viene l’idea per una storia, mi metto a scriverla. Prima di iniziare, però, mi faccio sempre una domanda: “Cosa rende questa storia tanto importante da essere scritta?”. Cerco di individuare il fulcro, quel che permetterà alla storia di funzionare a un livello tematico più profondo. In 1922 è il potere del senso di colpa. In Maxicamionista è l’alto prezzo della vendetta. In La giusta estensione è la gioia meschina che ci procura la rovina altrui. Quanto a Un bel matrimonio, il fulcro è una domanda: si può davvero conoscere un altro essere umano?
Nella postilla ai racconti lei annota: “si scrive male quando ci si rifiuta di raccontare storie su quel che la gente fa realmente”. Qui, come nelle sue opere precedenti, lei narra il punto di frattura delle vite ordinarie. Com’è diventato, quel punto, in tutti questi anni? Più forte o più fragile? Gli esseri umani si sono abituati all’orrore?
Sì, la gente è più abituata all’orrore. Come potrebbe essere altrimenti, dopo quel mattatoio che è stato il ventesimo secolo? E il secolo appena iniziato non si preannuncia meno turpe. Allo stesso tempo, siamo diventati più litigiosi, più disposti a ricorrere alla violenza per risolvere i nostri problemi. Horror e thriller sono due delle tante valvole di sfogo per questi sentimenti negativi.
Lei ha sempre posto una grandissima cura al linguaggio, allo stile, al suono delle parole: eppure la critica letteraria non glielo ha riconosciuto spesso. Continua ad esserci diffidenza, nell’ambiente accademico americano, nei confronti della narrativa ritenuta di genere?
La narrativa di genere ha un po’ più status letterario di un tempo, perché oggi molti bravi scrittori scrivono polizieschi, romanzi di spionaggio, thriller e horror. Mi viene in mente, per fare un esempio, The Passage di Justin Cronin. A rendere diffidenti i critici è stata la narrativa pulp che si scriveva nella prima metà del Novecento, e che io chiamo “lumpen-narrativa”. Da allora, la narrativa di genere ha conosciuto una lenta ma costante rivalutazione. Forse è vicino il giorno in cui i romanzi saranno giudicati per i loro meriti anziché per gli argomenti di cui trattano. Anche in futuro ci sarà più robaccia che buona letteratura, quindi il ruolo del critico letterario resta importante. Solo che io, per quanto riguarda i meriti, non faccio distinzioni tra quel che scrive una come Joyce Carol Oates e quel che scrive, poniamo, Laura Lippman. Una buona storia è una buona storia, a prescindere dal genere. E qual è una buona storia? Quella che dice la verità su di noi. Sulla condizione umana.
Aggiornamento: l’intervista a Wu Ming 1 andata in onda ieri a Fahrenheit.
Qui
@Daniele Marotta: “La via dell’immortalità non è in fila per uno…” questa è proprio bella. Applauso.
Premetto, non sono un fan di King, non ricordo nemmeno quando ho letto il suo ultimo libro, però lo trovo sempre piacevole. Non sarà forse “grande letteratura” ma del resto non credo che nessuno possa dire cosa è e cosa non è “grande letteratura”. Sicuramente è intrattenimento e devo ammettere che ogni tanto (o anche ogni spesso, senza regole) è bello leggere un romanzo per la storia, senza secondi pensieri se non l’economia spermatica del come andrà a finire.
Ricordiamo inoltre che King HA scritto dei bei romanzi, il già citato Dolores Claiborne ne è un esempio.
Ultima: S. King è un uomo ricco grazie a libri e film. Son contento per lui!
@Loredana Lipperini: Grazie dell’ulteriore spiegazione. Con gli orrori quotidiani ho una discreta pratica e confidenza, basta tenere gli occhi aperti, sono quindi curiosa di vedere se il loro racconto letterario sarà “una buona storia” secondo il canone dato da King in quest’intervista.
Proverò a leggere qualcosa di suo, magari proprio l’ultimo libro, così da iniziare a farmi un’idea.
Fahrenheit, radio 3, ieri: il Sottoscritto presenta “Notte buia, niente stelle”. Ecco l’mp3:
http://www.wumingfoundation.com/giap/?p=1910&cpage=1#comment-2957
sono sempre Daniz, per la cronaca. Lipperini, perché non mi libera qualche oretta? certo che a piantar secondini siete proprio duri! le dico che qui sto stretto, coll’angoscia d’essere presto APPROVATO dal suo team di Cruscati. vivo nell’ansia di una virgola fuori prostata… un rigo troppe gobbe. chiuda la censura qualche oretta… non è lei la regina dell’Opinione libera?
#Daniele Marotta
io un romanzo? sarebbe il primo a saperlo e alla sua portata di lettura. non so se lei fumetta, o sacripante, o disegna per fumetti, ho avuto poco tempo (manco l’ora d’aria Lipperì mi concedi!) di frugare tra i suoi intrugli. le dico subito che sono sensibilissimo all’arte fumettistica. vorrebbe un collaboratore?
#Wu Ming 1
accetto di buon cuore la sua definizione di mentecatto anche perché ad essere intelligenti come siete vobis viene voglia di disapprendere anche la più semplice arte dell’allaccio-stringas. se proprio proprio devo.
and the oscar goes to: “una virgola fuori prostata” e “la più semplice arte dell’allaccio-stringas”. Ex-aequo!
Gentile Daniz, le dirò il motivo per cui la metto in moderazione: è che non vedo la ragione per cui dal mio blog si debba risalire al suo, di cui non condivido neanche una virgola (ah, cara Diana, non so se questa volta sarai così fiera del tuo concordare). Facciamo così: lei non mette il suo link sotto il nome e io la smodero. Lei è libero di ululare alla censura con il consueto codazzo di “dalli alla cippa-lippa”. Io sono libera di non voler inviare neanche un navigatore dal mio blog al suo.
Nell’autunno 1994 David Foster Wallace dedicò il suo corso al Pomona College alla letteratura popolare. Tra i libri esaminati, titoli di Chandler, King, Ellroy e Harris. Qui:
http://www.hrc.utexas.edu/press/releases/2010/dfw/teaching/
ci sono foto delle sue copie di questi libri, coi suoi commenti manoscritti sui margini, le sue sottolineature etc.
@deniz
Frughi pure tra i miei intrugli e… …sacripante se scrive qualcosa lo leggerò senzameno, perbacco!
D.
(@Loredana, ho già visitato il blog di daniz, qualche giorno fa. Ho letto un lungo post sul complotto demoplutogiudaicomassonico dei banchieri universali e pur essendo ebrea non gli ho dato più peso di tanto. Ci sono miliardi di persone che scrivono in rete, liberamente, per fortuna. Non credo rappresentino una minaccia per la civiltà. D’altra parte, in casa tua sei padrona. Niente da dire, a parte che è molto umiliante “entrare in moderazione”, ci sono passata anch’io. E l’umiliazione non porta niente di buono, come vediamo. Non insegna niente. Per quanto riguarda il mio commento, ho apprezzato due trovate linguistiche di daniz, che mi hanno fatto ridere. Da qui a “concordare” su tutto il resto ce ne vuole: non so neanche in che consista, tutto il resto! Ciao, d)
Lungi da me l’idea di insegnare qualcosa a chicchessia. Quel che mi interessa è salvaguardare la discussione da eccessi di protagonismo, toni urlati, interventi off topic. Noto che con alcun* è impossibile.
Tornando in argomento. Domani escono per Bompiani i primi episodi del graphic novel tratto da “L’ombra dello Scorpione”. Mi pare ottima iniziativa.
Se interessa, sul blog della trasmissione di Radio 2 “Tutti i colori del giallo” è appena stata pubblicata un’intervista su NBNS che ho rilasciato a Luca Crovi qualche giorno fa.
http://giallo.blog.rai.it/2010/11/25/wuming-1-e-la-traduzione-di-stephen-king/
@lipperini
” proposito di informarsi prima di parlare, cosa che lady e compagni non fanno. Stephen King, che non è solito criticare i colleghi, ha avuto parole durissime proprio nei confronti di Stephenie Meyer”
E io che ho detto di diverso?
“La Mayer fa parte anche lei della corte del Re,una piccola damigella.”
E’ vero che siamo cippa-stupidi, ma la frase si presta a fraintendimenti, no? 😀
Già che Loredana mi offre il la, allora consiglio vivamente a tutti di provare la serie a fumetti tratta dalla serie la Torre Nera diretta dallo stesso King, pubblicata in u.s.a dalla marvel e in italia da Panini. E’ composta da miniserie suddivise in albi da edicola ma che vengono poi raccolte in volume da libreria..
E’ una storia epica, cupa e scarna, una lettura certamente evocativa.
D.
Horror? Fumetti? King? Ma siete matti? La letteratura è ben altro! Niccolò Tommaseo, cari mie, Francesco Filelfo, Carneade di Cirene! Eccoli i campioni del contemporaneo!
Loredana: sto leggendo la versione espansa dell’Ombra dello Scorpione. La prima uscita aveva avuto un taglio di 400 pagine 😛
Daniele Marotta: serie ben realizzata quella a fumetti della Torre Nera 🙂
#Lippa
non passerò per antisemita solo per giustificare una sua mania di dissensicidio. non è bello questo. come non è bello il resto ma….
#Diana
grazie per la nomination e l’intelligenza (non perché m’hai nominato all’oscar) ma perché vai oltre.
Dove le avrei dato dell’antisemita? Ho detto che non concordo con quanto scrive. E, per cortesia, piantiamola con questa storia della censura: ho già spiegato il motivo per cui metto alcuni utenti, a volte temporaneamente e a volte no, in moderazione. Basta così.
Daniele e M.T.: la serie della Torre nera è molto bella, in effetti. Sono curiosa di vedere come hanno realizzato la versione a fumetti di The Strand. Domani.
Io non vorrei continuare però mi permetta di dire che lei mette alcuni commentatori a gocciolare in quarantena.
Lippa, ma mettilo in blacklist questo qui, su, ci stai pure a ragionare… Ogni tanto ne arriva uno, è sempre lo stesso film. Tutti uguali, tutti con lo stesso intento (farsi notare mentre “te le cantano”), ma con un’importante differenza: ciascuno è più stupido e sgradevole di quello venuto prima e più intelligente e sensibile di quello che verrà dopo. Chissà chi verrà dopo ‘sto Daniz…
@wu ming,l’Uno
Se per questo, sarebbe il nostro vate che vien dopo in questa sua classifica……
Ma per cristiana pietà,non sia mai che il nuovo genio epico delle patrie lettere meriti d’esser l’ultimo a sforzarsi di pensare così profondamente…gli può far male aipiedi.
@Marotta: si parlava di King e della traduzione di WM1. Non vedo l’ora. Nessuno è stitico e che c’entrano Poe e Leopardi in questo contesto? Nessuno vi obbliga a leggere King, fate pure la propria personale lista di vostri numi tutelari. Ci lasciate contenti un attimo, per una quisquilia, per quattro racconti che ad alcuni di noi fan gran bene? Chiedere troppo?
@Diana: cosa c’è di umiliante nelle essere messa in moderazione?
Di nuovo con sta storia? Basta. Non solo per te, ma per me e in generale per tanti sarà più umiliante essere smoderati e non cambiare una virgola di quello che si scrive?. Fai come ti pare, ma comprati King, non stare dietro complotti demoplutogiudaicomassonico dei banchieri universali scritti da un fesso risentito.
Voglio esser io l’ultima stupida,accontento il wu ming che fa commenti presuntuosi in perfetto stile Papi,sembra un Bonaiuti qualsiasi.
Non mi sembra che dire che per molti la letteratura sia altra cosa dai romanzi,comunque apprezzabili,di King e dei Wu ming sia una così grande eresia.
Non tutti condividono questa idea di letteratura ,la polemica sui generi…non è così pretestuosa,ma il wu ming qui presente esordisce in modo arrogante con “mentecatti” e tira in ballo la notorietà che i commentatori avrebbero come unica intenzione,perchè dissentono dalla sua vulgata,invocando ridicole blacklists…magari amano solo un altro tipo di letteratura…e d’altronde se un blog è pubblico mica si può aspettare solo commenti unanimi.
Come a dire non disturbate il guidatore…frase appunto che mi ricorda qualcun altro.
Allora: la discussione sia su Stephen King, non sui singoli utenti, per cortesia. Ho ripristinato la moderazione: se qualcuno vuole chiamare censura la necessità di salvaguardare la discussione dal parlare a casaccio, faccia pure. A me interessa tutelare gli utenti che hanno voglia di discutere dell’argomento del post, non degli affari propri.
Solo per la precisione: “blacklist” è dove vanno a finire automaticamente lo spam e, se si vuole, i commenti dei troll. Ogni piattaforma per blog (WordPress, Typepad etc.) è dotata di quella funzione. Più in generale, la “blacklist” è usata da un server per filtrare spam, malware etc. E’ chiamata “blacklist” anche la lista degli IP da cui partono spam e incursioni, aggiornata ogni giorno e a cui attingono i software anti-spam:
http://en.wikipedia.org/wiki/Blacklist_%28computing%29
Mi sfugge il motivo di tanto accanimento contro King. Non è che la “Lippa” (se mi è concesso l’appellativo scherzoso) vi costringe a leggerlo, eh? Se non vi piace non è necessaria la clava da dare in testa a chi invece lo ama/lo ammira/lo legge con piacere se capita. E sulle storie ha ragione. Una buona storia è una buona storia. Dalla Bibbia in avanti.
Primo racconto letto. Una meraviglia. Complimenti a WM1.
Grazie, Vincent. Da lì la raccolta è tutta un crescendo.
E’ incredibile, ogni volta che si parla di King avviane la stessa, identica, cosa.
E’ incredibile come una persona così pacata, basta leggere le risposte, susciti tanto livore.
Non credo che nessuno sia mai stato costretto a leggere un suo libro, quindi rassegnatevi, la sua opera piace, molto, in tutto il mondo. E il suo successo internazionale rivele inoltre che la sua opera è universale.
@Loredana,
la democrazia non è dire quel cazzo che si vuole nei peggior temini possibili per rompre i coglioni. “Blacklist” è un termine/strumento bellissimo!
Il problema è che per molti il termine letteratura è un aggettivo. Ma non lo è.
Trasportiamo la questione sul piano musicale.
Se affermo che i beatles sono dei geni nessuno si sognerebbe di dire “che eresia, se i beatles sono dei geni allora mozart cosa è, un dio?”
Lo stesso vale per il cinema, non c’è tensione competitiva tra sergio leone, tarantino, monicelli e chaplin.
Nessuno si sognerebbe mai di dire che cinema è solo quello di chaplin o musica è solo quella di mozart.
In letteratura purtroppo, credo solo in Italia, rimane un’oasi di intellettualoidi che sostiene l’idea che letteratura sia un aggettivo proprio dello scrivere universale, eccelso ed immortale.
Prima o poi troveremo un vaccino…
Dal dizionario Sabatini Coletti, (notare le specificazioni “in passato” e “oggi”)
“letteratura [let-te-ra-tù-ra] s.f.
1. In passato, tutto ciò che è scritto a livello colto; oggi, ciò che è scritto a fini artistici, in prosa o in versi, e che è oggetto di sistemazione storica e analisi critica: …”
@Vincent
Credo che tu non abbia capito il senso del mio intervento, oppure io nono ho capito il senso della tua risposta. Io difendo King e la letteratura per me non è questione di argomento ma di efficacia, concordi? Secondo me, quando sono scritti ad un certo livello, i generi non sono che linguaggi diversi per parlare comunque dell’esistenza, certi modi possono piacere o non piacere, muoverci o meno delle corde, ma trovo sbagliato creare una graduatoria di valore in base agli argomenti.
D.
Tutto questo accorrere in difesa del vincitore (Stephen King ‘letto in tutto il mondo’) mi commuove. Il genio come manganello e olio di ricino da usare contro gli ‘intellettualoidi’ per i quali ci vorrebbe un ‘vaccino’ o direttamente l’eutanasia. Contro gli autori di successo si sviluppano due diverse patologie: da una parte l’invidia rancorosa, dall’altra l’ammirazione rancorosa, entrambe gonfie di moralismo e risentimento.
Guardatelo Saviano, eh, che vi farà un monte di bene, specie per l’autostima! Dovreste guardare il Grande Fratello, almeno imparereste qualcosa su voi stessi.
E che c’entra Saviano, adesso?
Io leggo Stephen King da più di dieci anni, sono stati forse i primi romanzi “adulti” che ho letto, è tra i miei autori preferiti, uno di quelli che hanno formato il mio gusto e sì oso dire, che mi hanno “insegnato” di più ma francamente ciò non mi impedisce di leggere e amare Saramago (altro autore decisivo per me), Orwell, Vassalli, Coetzee e altra letteratura che forse “lorsignori” considerano più nobile.
Stephen King è uno scrittore di enorme talento, e se la sua colpa è di scrivere best-seller, in una parola di essere “commerciale”..bè me ne farò una ragione.
Infatti, Paolo. Vendite o non vendite, Stephen King è e resta un genio. Lo hanno amato e si sono ispirati a lui anche scrittori come David Foster Wallace o Bret Easton Ellis, che certo non possono essere tacciati di confezionare libri da spiaggia.
Vasiliy: contro gli “intellettualoidi” non c’è niente da fare, purtroppo. Continueranno a essere convinti di possedere un talento incompreso, e a rigirarsi, loro sì, nel risentimento e, molto spesso, nell’assoluta ignoranza degli argomenti di cui pretendono di parlare.
La mia opinione è che esistano due generi di ‘intellettualoidi’, quelli che schifano gli scrittori e artisti di successo, legati a mode del passato, avvolti di rabbia impotente e che accampano pretese di superiorità morale e intelletuale infondate, e quelli che invece li ammirano, terrorizzati dall’idea di non essere abbastanza alla moda, e che usano il successo altrui per manganellare i loro ben più prossimi interlocutori (quelli definiti, in puro stile Mollica, ‘lorsignori’). Sono due atteggiamenti sgradevoli e benchè opposti in fondo molto simili: qui prevale il secondo, altrove il primo.
E per favore, evitiamo l’argomento ‘ignoranza’, come pure quello ‘se non ti piace cambia canale’ – sono veramente da talk show televisivo del pomeriggio.
Vasiliy, non lo evito affatto. Tu parli per stereotipi, e non vieni al punto. Allora, dimostrami in cosa King non sarebbe un grande scrittore, argomentandolo, e io rispetterò la tua opinione. Arrivare qui sbraitando di divisione degli intellettuali secondo categorie da quiz di Facebook è, oltre che ridicolo, ininfluente.
Ci vorrebbe forse Lacan per capire come mai la mera esistenza di King generi reazioni tanto sopra le righe e via via inviperèntisi. Ha certamente a che fare con qualcosa rimasto inelaborato a livello simbolico. Nel gergo lacaniano, la “forclusione” di qualcosa.
Wu Ming 1, è sempre lo stesso gruppo di Céline-addicted. Non capisco perché non si possano – eventualmente – leggere anche altri autori oltre al medesimo. Bah.
Anch’io sono un lettore di Céline… Solo che… Mi son mica mai sognato di dire questo è letteratura questo invece no… Figurarsi!… Che si comincia così, poi… Si arriva a dire: la mia è libertà, quella degli altri invece no!… Il mio cazzo è più lungo del tuo!… Ed è sempre la solita pastetta…Dio se ci siam rotti i maroni di ‘sta roba…
@wm1. la discussione sia su Stephen King, però, non sui singoli utenti – che non possono neanche replicare con la solita pastetta. Ho letto le pagine di Carrie con le annotazioni di DFW che hai linkato sopra. Belle. “Mommie=Sue”, ha annotato a un certo punto. Entrambe odiano Carrie perché le rende consapevoli dei loro peccati. Leggendo King ho pensato che sarebbe piaciuto a Flannery O’Connor, con quei fanatici che nel peccato ci sguazzano.
Mica era riferito a singoli utenti… Utenti di che, poi?… E’ il fenomeno a dar da pensare, in generale… Ché ogni volta si ripresenta questa solfa, vacca miseria, la proponga l’uno o la proponga l’altra… Mah!… King è un lettore di Flannery O’Connor, proprio come Springsteen… E questi tre hanno molto in comune tra loro…
ah, è un lettore di Flann! Mi pareva. La descrizione che ho letto in quelle due pagine (54-55, mi pare) poteva stare nel Cielo è dei violenti.
Il vaccino non serve contro la diversità di opinioni, se sincera e argomentata, ma contro il pregiudizio e la stupidità.
Vasily scendi dal piedistallo e dicci tu dove ti collochi?
Apprezzi o meno la letteratura di King?
Io amo king da ragazzo, è un autore che mi ha continuato a parlare negli anni nonostante la crescita e la maturità. Personalmente non sono terrorizzato da nulla e men che meno me ne frega delle mode. Sostengo quello che mi piace, da sempre, ragionandoci su alla faccia delle correnti borghesuccie e intellettualoidi di tutti gli ambienti.
Quoto loredana comunque.
Argomentiamo perché King non è un genio o un grande della letteratura contemporanea.
D.
Visto che continuate…se c’è un intellttualoide pieno di se stesso,qui è il wu ming 1,basta leggere le puntate NIE,ma poi dov’è tutto questo livore o incazzature di cui andate parlando?
Solo osservazioni di chi crede che ci sia una differenza ,e non marginale,tra la scittura di Cèline,Joyce,Dostoevskij,Kafka,Flaubert,Beckett…e Stephen King.
Oppure è tutta la stessa zuppa?
Chi ha mai detto che i suoi romanzi(non tutti però) sian delle ciofeche.Solo è altra cosa,ma non credo affatto il genio che qui proponete,anche se oggi questa parola si usa molto facilmente.
Mi sa che siete solo voi a prenderla di petto.
Uhm… Sì, è decisamente una forclusione.
Lady Yoko ha lanciato la palla in questo modo…
“Questo scrive solo per il cinema con un team degno della Nasa.
Cose anche piacevoli,sotto l’ombrellone.Peccato che la letteratura sia altrove.Se questo è un maestro,Cèline è un padreterno.”
Vedi Eloise, che tra King e Dostoevskij ci sia un abisso, è chiaro anche ai sassi. Io non ne avevo dubbi nemmeno a 14 anni quando ho letto per la prima volta l’antologia “a volte ritornano”…
Così come nessuno si sognerebbe di paragonare Mozart con i Queen.
Perché qualcuno di voi, Eloise o altri, sente questo bisogno bruciante di bastonare un King qualsiasi usando i classici come randello??
E’ una domanda vera la mia…
E ricordate comunque, Baudelaire amava Poe. Da lì viene tutto.
D.
Forclusione, concordo. Grave, anche.
Ps. Daniele, non metterei la mano sul fuoco sull’abisso fra King e alcuni classici.