LA CULTURA SECONDO LA DESTRA, LA CRISI DEL LIBRO E IL FANDOM DEL CAPITALISMO

Fra meno di un mese il Manifesto degli intellettuali antifascisti compirà centoun anni. Come è noto, venne redatto da Benedetto Croce in risposta al Manifesto degli intellettuali fascisti di Giovanni Gentile. Andrebbe riletto, anche alla luce delle non poche dichiarazioni da parte della destra di un secolo dopo sul fatto che la cultura, da quando c’è questo governo, è finalmente pluralista. Croce, dunque,  scriveva: “a senso dei signori intellettuali fascisti, noi ora in Italia saremmo allietati da una guerra di religione, dalle gesta di un nuovo evangelo e di un nuovo apostolato contro una vecchia superstizione”. L’ex ministro Sangiuliano, a cui Croce è caro, chioserebbe che oggi non c’è nessun nuovo evangelo e che in Italia, finalmente pluralista in fatto di cultura, la libertà non corre alcun rischio. E sicuramente gli farebbe eco Federico Mollicone, responsabile cultura di Fratelli d’Italia e presidente della commissione cultura alla Camera, nonché uomo di assoluto potere che infiltra i suoi in commissioni (come quella cinema che ha bocciato il documentario su Regeni, per dire) e festival e dovunque si pronunci, in modo distorto, la parola cultura.

Distorto, già. In questi giorni sono sotto gli occhi di tutti i dati che riguardano la vendita dei libri. C’è chi parla di stagnazione e chi senza mezzi termini di deriva. Ma le cose vanno male: per dire, le prenotazioni dei libri scendono velocemente, alcuni dicono che siamo “sotto la soglia di visibilità”. In genere, davanti a queste parole e questi numeri, diversi commentatori ribattono che non importa, e che ci sono gli eBook e le biblioteche: questo è vero e bello. Ma non si tiene mai conto che andando avanti così la crisi ci sarà, e l’editoria cambierà. Qualcuno dirà evviva, e io non sono fra questi: perché penso che i libri e il mondo del libro siano una parte indispensabile del nostro essere sociali. E’ la fine di un mondo? Possibile. Quello che verrà sarà migliore? Nessuno può saperlo, ma se leggo di certi fremiti di gioia per un mondo senza autori, sinceramente non sono ottimista: e spero di essere smentita.
(anche perché non si tratta solo di autori, ma di redattori, traduttori, editor, eccetera: immolare questi saperi e queste vite perché il capitalismo è fighissimo, come mi capita di leggere in certi commenti, mi fa orrore. Ma, si sa, sono novecentesca, e faccio un bel po’ di auguri a chi in questo preciso momento magnifica le sorti venture).
(e poi c’è una crisi economica spaventosa in atto, che evidentemente influisce sulla vendita dei libri. Staccare il mondo editoriale dal resto è faccenda pericolosa).

Ah, giusto. La cultura di Stato e di governo. Scusate se ci torno, ma è interessante: perché invece di spendere mezza parola su quel che sta avvenendo, si continua qua e là a scagliarsi contro  il Manuale Cencelli applicato dalla sinistra, contemporaneamente applicando il  contromanuale, per cui gli incarichi vanno a persone di provata fede: fra tutti, la nomina di Geronimo La Russa nel cda del Piccolo Teatro e il  caso Beatrice Venezi, che più politico di così si muore. Cosa fa Mollicone? Racconta  che l’intenzione della destra è superare il concetto di egemonia e arrivare “a una sintesi tra diverse culture”. Se intenda sintesi alla maniera di Hegel o di Marx non è dato sapere: ma, ancora una volta, la questione non è l’estenuante tiritera sull’egemonia, ma quella parolina che piace tanto alle destre tranne quando devono metterla in atto. Merito. Quando il Ministro Giuli protesta e grida “non vogliamo inquilini del privilegio”, come ha fatto in diverse occasioni, ci si chiede con chi sostituirebbe questi benedetti inquilini, perché rischia di ritrovarsi la casa sfitta. Certo, c’è Mogol, che Sangiuliano nominò consigliere per la cultura popolare, senza mai specificare che cosa avrebbe dovuto consigliare.  E poi tutti coloro che affollarono il famoso convegno sull’egemonia culturale, in primis Pingitore (che non a caso ha ricevuto fior di finanziamenti, a differenza di Bertolucci). Merito.

 

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